Criptare il segnale Rai o abolire il Canone TV. "Paga solo chi guarda".

Il problema

In Italia 4,6 milioni di persone in "povertá assoluta". In difficoltà un italiano su otto.

Si fa fatica a dire che le in Italia le cose vanno bene, o che se non altro la situazione sta migliorando, quando i numeri inconfutabilmente dimostrano che non è così: in questo paese, ci dice l’Istat, nel 2015 è aumentato il numero delle persone in stato di «povertá assoluta», ovvero le persone che non hanno mensilmente i soldi per acquistare quel paniere di beni e servizi «che, nel contesto italiano, vengono considerati essenziali per una determinata famiglia per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile», come recita la definizione ufficiale dell’Istat. Le famiglie povere nel 2014 erano 1 milione 470mila, vale a dire 4 milioni 102mila persone; nel 2015 sono aumentate rispettivamente a quota 1 milione 582 famiglie, e 4 milioni 598mila persone. Un fenomeno che è in aumento al Nord, in particolare per gli stranieri e tra chi vive in città. Si tratta del numero più alto dal 2005, e rappresenta una percentuale pari al 7,6 per cento della popolazione residente. Tutta gente che, ricordiamo, non dispone dei danari necessari a vivere in modo accettabile. Ancora, sono 8 milioni 307mila le persone giudicate «relativamente povere», che stanno soltanto un po’ meglio dei «poveri assoluti» (che sono considerati in questo ambito). Un italiano su otto. Questo naturalmente grava ancor di piú, se consideriamo il fatto che gli stipendi in italia sono fra i più bassi, se non addirittura i piú bassi d’Europa. Detto ciò sembra davvero inverosimile ed irragionevole esigere il pagamento di una tassa di questo tipo, e  ancor più se pensiamo che il nostro paese già si colloca al 12° posto come uno dei paesi più tassati al mondo.

Illeicitá del Canone RAI

Se il canone Rai è una tassa e non una tariffa per un servizio, come ha sancito la Cassazione, appare però una sorta di tassa espropriativa, semplicemente perchè, pagando 100 euro all’anno per un apparecchio televisivo, equivale, nel giro di pochi anni, ad aver sborsato un importo il cui valore supera di molto quello del bene tassato.

Altro punto: giacchè il canone è un’imposta e non una tariffa, sarebbe illegale esigerne il pagamento attraverso una bolletta il cui scopo è quello di coprire il costo di un servizio divisibile.

In caso contrario, i Comuni potrebbero adottare lo stesso metodo per chiedere ad esempio il pagamento dell’imposta municipale unica, motivando tale scelta con la necessità di scongiurare l’evasione. Inoltre sarebbe inadeguato obbligare i contribuenti alla disdetta canone rai sotto la propria responsabilità. Questo perchè le attuali leggi italiane in vigore non prevedono sanzioni penali per mancata dichiarazione Irpef fino alla soglia di 50 mila euro.

Il Canone RAI nella bolletta della luce é una truffa

La RAI-Radiotelevisione Italiana S.p.A. è una azienda così come lo è SKY o Mediaset. Queste ultime trasmettono sia in libera visione, finanziandosi con le pubblicità, che a pagamento, con le formule: pay-tv, pay for view, on demand, dove ognuno è libero, sulla base degli interessi personali e della qualità dei programmi, di scegliere, sottoscrivere un abbonamento e pagare il canone stabilito.

Con la legge di Stabilità 2016, è stato introdotto il prelievo del canone RAI dalle utenze elettriche a partire dal mese di luglio 2016. Questa decisione parte già male, poiché basata sulla presunzione della presenza di un apparecchio televisivo per il solo fatto di avere l'elettricità, come a dire, che, chi ha conseguito la patente nautica oltre le 12 miglia abbia presumibilmente un transatlantico e non una semplice qualifica professionale. Senza contare che si vanno a ledere diritti e si concretizzano abusi e reati; primo tra tutti quello di truffa come previsto dall'art. 640 del c.p. punti 1 e 2 e procedibilità d'ufficio, di concorrenza sleale art. 2598 c.c punto 3 e turbativa di industria e commercio, art. 513 c.p., non ultimo l'abuso d'ufficio art. 323 c.p.

Vediamo perché:

Mediaset premium contratto d'utenza elettrica è vincolante tra due parti, dove una s'impegna a fornire l'energia e l'altra, in qualità di consumatore, a pagarne il prezzo del consumo, in base ai chilowattora. In un contratto così fatto non si può inserire nessun altro soggetto a pretendere la retribuzione di un suo servizio, per di più presunto, che non è ricompreso nei termini contrattuali già siglati tra le parti.

Inserendo il canone RAI nelle utenze elettriche si ha:

a) l'inadempienza contrattuale della società elettrica, art. 1218 c.c., che invece di limitarsi ai termini del contratto, ovvero fornire l'elettricità, v'introduce arbitrariamente servizi non richiesti, con il relativo diritto del consumatore al risarcimento del danno emergente derivante dai costi aggiuntivi art. 2043 c.c.

b) la concorrenza sleale di RAI S.p.A. nei confronti di SKY, Mediaset Premium ed altre società, che forniscono servizi televisivi a canone, previa sottoscrizione di un contratto, tramite decoder o tessera prepagata, infatti al punto 3 dell'art. 2598 c.c. “compie atti di concorrenza sleale chiunque: si vale direttamente o indirettamente di ogni altro mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale e idoneo a danneggiare l'altrui azienda”.

La RAI prelevando il canone d'abbonamento direttamente dalle utenze elettriche, storna di fatto la clientela alle altre aziende, si crea clienti in maniera forzosa e viene svincolata dal dover fornire prodotti di qualità, dal rispetto del diritto d'informazione, art. 21 della costituzione, massimizza impropriamente i dividendi agli azionisti ed è posta in una posizione di monopolio e privilegio rispetto alle altre aziende, che nei bilanci hanno anche la voce di rischio d'impresa.

RAI S.p.A. in concorso con la società per l'energia elettrica, consumano anche il reato di truffa art. 640 c.p.; il citato articolo, al primo comma dice che; viene punito chiunque procura a se o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno tramite artifici e raggiri; e già la presunzione della presenza di apparecchio adatto a ricevere segnali radio è di per sé un artificio, inducendo taluno in errore, si pensa di pagare una tassa e invece è un abbonamento, e si prevede una pena detentiva da uno a cinque anni più una multa:

1) se il fatto è commesso ai danni dello Stato, e colpire il popolo degli utenti d'elettricità si va a colpire uno degli elementi costitutivi dello Stato ed il più importante;

2) se il fatto è commesso ingenerando nella persona offesa l’erroneo convincimento di dovere eseguire un ordine dell’Autorità, ovvero di dover pagare una tassa quando di fatto è un abbonamento, perché le tasse si pagano allo Stato e non ad una azienda com'è la RAI, e l'insieme dei due fatti, ma anche uno solo dei due, ci porta alla procedibilità d'ufficio. Il governo con questo provvedimento non pratica una lotta all'evasione fiscale, ma stabilisce un patto con un'azienda, che viene posta in una posizione dominante e con introiti economici monopolistici, e dalla quale ci si aspetta riconoscenza. Non possiamo quindi escludere che vi possa essere una contro parte: finanziare in qualche modo il partito politico che ha reso questo possibile, un maggiore controllo dell’informazione, assunzioni di favore, e possibile voto di scambio.
C'è anche il conflitto d'interessi o meglio l'abuso d'ufficio art. 323 c.p., quando il politico-legislatore è anche, direttamente o tramite società di comodo, azionista della società privilegiata e favorita; si spiegano così: il condono fiscale alle società che gestiscono le slot machine e il gioco-scommessa in genere, il prelievo dei canoni RAI S.p.A. dalle bollette della luce e il decreto per il salvataggio di banche, in quest'ultimo caso al vincolo azionario s'aggiunge quello di parentela tra beneficiati e politici-legislatori.  A pensar male si fa peccato ma spesso s'indovina..

 

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Omar SabatiniPromotore della petizione
Questa petizione aveva 3476 sostenitori

Il problema

In Italia 4,6 milioni di persone in "povertá assoluta". In difficoltà un italiano su otto.

Si fa fatica a dire che le in Italia le cose vanno bene, o che se non altro la situazione sta migliorando, quando i numeri inconfutabilmente dimostrano che non è così: in questo paese, ci dice l’Istat, nel 2015 è aumentato il numero delle persone in stato di «povertá assoluta», ovvero le persone che non hanno mensilmente i soldi per acquistare quel paniere di beni e servizi «che, nel contesto italiano, vengono considerati essenziali per una determinata famiglia per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile», come recita la definizione ufficiale dell’Istat. Le famiglie povere nel 2014 erano 1 milione 470mila, vale a dire 4 milioni 102mila persone; nel 2015 sono aumentate rispettivamente a quota 1 milione 582 famiglie, e 4 milioni 598mila persone. Un fenomeno che è in aumento al Nord, in particolare per gli stranieri e tra chi vive in città. Si tratta del numero più alto dal 2005, e rappresenta una percentuale pari al 7,6 per cento della popolazione residente. Tutta gente che, ricordiamo, non dispone dei danari necessari a vivere in modo accettabile. Ancora, sono 8 milioni 307mila le persone giudicate «relativamente povere», che stanno soltanto un po’ meglio dei «poveri assoluti» (che sono considerati in questo ambito). Un italiano su otto. Questo naturalmente grava ancor di piú, se consideriamo il fatto che gli stipendi in italia sono fra i più bassi, se non addirittura i piú bassi d’Europa. Detto ciò sembra davvero inverosimile ed irragionevole esigere il pagamento di una tassa di questo tipo, e  ancor più se pensiamo che il nostro paese già si colloca al 12° posto come uno dei paesi più tassati al mondo.

Illeicitá del Canone RAI

Se il canone Rai è una tassa e non una tariffa per un servizio, come ha sancito la Cassazione, appare però una sorta di tassa espropriativa, semplicemente perchè, pagando 100 euro all’anno per un apparecchio televisivo, equivale, nel giro di pochi anni, ad aver sborsato un importo il cui valore supera di molto quello del bene tassato.

Altro punto: giacchè il canone è un’imposta e non una tariffa, sarebbe illegale esigerne il pagamento attraverso una bolletta il cui scopo è quello di coprire il costo di un servizio divisibile.

In caso contrario, i Comuni potrebbero adottare lo stesso metodo per chiedere ad esempio il pagamento dell’imposta municipale unica, motivando tale scelta con la necessità di scongiurare l’evasione. Inoltre sarebbe inadeguato obbligare i contribuenti alla disdetta canone rai sotto la propria responsabilità. Questo perchè le attuali leggi italiane in vigore non prevedono sanzioni penali per mancata dichiarazione Irpef fino alla soglia di 50 mila euro.

Il Canone RAI nella bolletta della luce é una truffa

La RAI-Radiotelevisione Italiana S.p.A. è una azienda così come lo è SKY o Mediaset. Queste ultime trasmettono sia in libera visione, finanziandosi con le pubblicità, che a pagamento, con le formule: pay-tv, pay for view, on demand, dove ognuno è libero, sulla base degli interessi personali e della qualità dei programmi, di scegliere, sottoscrivere un abbonamento e pagare il canone stabilito.

Con la legge di Stabilità 2016, è stato introdotto il prelievo del canone RAI dalle utenze elettriche a partire dal mese di luglio 2016. Questa decisione parte già male, poiché basata sulla presunzione della presenza di un apparecchio televisivo per il solo fatto di avere l'elettricità, come a dire, che, chi ha conseguito la patente nautica oltre le 12 miglia abbia presumibilmente un transatlantico e non una semplice qualifica professionale. Senza contare che si vanno a ledere diritti e si concretizzano abusi e reati; primo tra tutti quello di truffa come previsto dall'art. 640 del c.p. punti 1 e 2 e procedibilità d'ufficio, di concorrenza sleale art. 2598 c.c punto 3 e turbativa di industria e commercio, art. 513 c.p., non ultimo l'abuso d'ufficio art. 323 c.p.

Vediamo perché:

Mediaset premium contratto d'utenza elettrica è vincolante tra due parti, dove una s'impegna a fornire l'energia e l'altra, in qualità di consumatore, a pagarne il prezzo del consumo, in base ai chilowattora. In un contratto così fatto non si può inserire nessun altro soggetto a pretendere la retribuzione di un suo servizio, per di più presunto, che non è ricompreso nei termini contrattuali già siglati tra le parti.

Inserendo il canone RAI nelle utenze elettriche si ha:

a) l'inadempienza contrattuale della società elettrica, art. 1218 c.c., che invece di limitarsi ai termini del contratto, ovvero fornire l'elettricità, v'introduce arbitrariamente servizi non richiesti, con il relativo diritto del consumatore al risarcimento del danno emergente derivante dai costi aggiuntivi art. 2043 c.c.

b) la concorrenza sleale di RAI S.p.A. nei confronti di SKY, Mediaset Premium ed altre società, che forniscono servizi televisivi a canone, previa sottoscrizione di un contratto, tramite decoder o tessera prepagata, infatti al punto 3 dell'art. 2598 c.c. “compie atti di concorrenza sleale chiunque: si vale direttamente o indirettamente di ogni altro mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale e idoneo a danneggiare l'altrui azienda”.

La RAI prelevando il canone d'abbonamento direttamente dalle utenze elettriche, storna di fatto la clientela alle altre aziende, si crea clienti in maniera forzosa e viene svincolata dal dover fornire prodotti di qualità, dal rispetto del diritto d'informazione, art. 21 della costituzione, massimizza impropriamente i dividendi agli azionisti ed è posta in una posizione di monopolio e privilegio rispetto alle altre aziende, che nei bilanci hanno anche la voce di rischio d'impresa.

RAI S.p.A. in concorso con la società per l'energia elettrica, consumano anche il reato di truffa art. 640 c.p.; il citato articolo, al primo comma dice che; viene punito chiunque procura a se o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno tramite artifici e raggiri; e già la presunzione della presenza di apparecchio adatto a ricevere segnali radio è di per sé un artificio, inducendo taluno in errore, si pensa di pagare una tassa e invece è un abbonamento, e si prevede una pena detentiva da uno a cinque anni più una multa:

1) se il fatto è commesso ai danni dello Stato, e colpire il popolo degli utenti d'elettricità si va a colpire uno degli elementi costitutivi dello Stato ed il più importante;

2) se il fatto è commesso ingenerando nella persona offesa l’erroneo convincimento di dovere eseguire un ordine dell’Autorità, ovvero di dover pagare una tassa quando di fatto è un abbonamento, perché le tasse si pagano allo Stato e non ad una azienda com'è la RAI, e l'insieme dei due fatti, ma anche uno solo dei due, ci porta alla procedibilità d'ufficio. Il governo con questo provvedimento non pratica una lotta all'evasione fiscale, ma stabilisce un patto con un'azienda, che viene posta in una posizione dominante e con introiti economici monopolistici, e dalla quale ci si aspetta riconoscenza. Non possiamo quindi escludere che vi possa essere una contro parte: finanziare in qualche modo il partito politico che ha reso questo possibile, un maggiore controllo dell’informazione, assunzioni di favore, e possibile voto di scambio.
C'è anche il conflitto d'interessi o meglio l'abuso d'ufficio art. 323 c.p., quando il politico-legislatore è anche, direttamente o tramite società di comodo, azionista della società privilegiata e favorita; si spiegano così: il condono fiscale alle società che gestiscono le slot machine e il gioco-scommessa in genere, il prelievo dei canoni RAI S.p.A. dalle bollette della luce e il decreto per il salvataggio di banche, in quest'ultimo caso al vincolo azionario s'aggiunge quello di parentela tra beneficiati e politici-legislatori.  A pensar male si fa peccato ma spesso s'indovina..

 

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Omar SabatiniPromotore della petizione

I decisori

Luigi Di Maio
Ministro per gli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
Roberto Fico
Presidente della Camera dei Deputati
Beppe Grillo
Beppe Grillo
Movimento 5 Stelle
Alessandro Di Battista
Alessandro Di Battista
Movimento 5 stelle

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Petizione creata in data 7 gennaio 2017