

Riconoscimento del lavoro del cuoco come lavoro usurante
Il problema
Al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, al Governo e al Parlamento della Repubblica Italiana.
La nostra richiesta
Chiediamo che il lavoro del cuoco e degli operatori della cucina professionale venga riconosciuto, per le sue caratteristiche e condizioni di svolgimento, tra le attività particolarmente gravose e usuranti, prevedendo adeguate forme di tutela previdenziale e lavorativa.
Perché lo chiediamo
Fare il cuoco non significa semplicemente preparare e cucinare degli alimenti.
Significa spesso lavorare per molte ore consecutive in piedi, in ambienti caratterizzati da alte temperature, umidità, rumore e ritmi di lavoro intensi.
A questo si aggiungono:
turni spezzati e orari irregolari;
lavoro serale, notturno, nei fine settimana e nei giorni festivi;
movimentazione di pentole, attrezzature, casse e materie prime;
posture statiche e movimenti ripetitivi;
pressione costante durante i momenti di maggiore servizio;
difficoltà nel conciliare il lavoro con la vita familiare e sociale;
una significativa usura fisica e psicologica che può aumentare con il passare degli anni.
Queste condizioni caratterizzano quotidianamente il lavoro di migliaia di professionisti della ristorazione italiana.
Non chiediamo privilegi
Chiediamo che venga riconosciuta la realtà di un mestiere fondamentale per il nostro Paese.
La cucina professionale è una parte importante della cultura, dell’economia e dell’occupazione italiana. Tuttavia, chi svolge questo lavoro per decenni può arrivare all’età pensionabile con un livello di usura fisica significativo.
Per questo chiediamo alle istituzioni di valutare concretamente l’inserimento del lavoro del cuoco tra le attività riconosciute come usuranti o particolarmente gravose, attraverso uno studio specifico delle condizioni di lavoro e dei loro effetti nel lungo periodo.
La nostra richiesta alle istituzioni
Chiediamo:
di avviare uno studio nazionale sulle condizioni di lavoro dei cuochi e del personale di cucina;
di valutare il riconoscimento del lavoro del cuoco tra le attività particolarmente gravose e/o usuranti;
di prevedere, ove ne ricorrano i presupposti, forme di tutela previdenziale adeguate all’effettiva usura professionale;
di coinvolgere lavoratori, associazioni di categoria e organizzazioni sindacali nella definizione delle future tutele.
Una firma per chi lavora nelle cucine
Questa petizione è rivolta a tutti coloro che conoscono il valore e la fatica di questo mestiere: cuochi, chef, aiuto cuochi, personale di cucina, lavoratori della ristorazione e cittadini che vogliono sostenere questa richiesta.
Una firma non risolve da sola il problema.
Ma tante firme possono portare questa richiesta all’attenzione delle istituzioni e aprire finalmente una discussione seria sul futuro di chi passa una parte importante della propria vita professionale dentro una cucina.
Chiediamo che il lavoro del cuoco venga riconosciuto e tutelato per quello che realmente è: un mestiere fondamentale, ma anche fisicamente e psicologicamente impegnativo.
Firma e condividi la petizione.

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Il problema
Al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, al Governo e al Parlamento della Repubblica Italiana.
La nostra richiesta
Chiediamo che il lavoro del cuoco e degli operatori della cucina professionale venga riconosciuto, per le sue caratteristiche e condizioni di svolgimento, tra le attività particolarmente gravose e usuranti, prevedendo adeguate forme di tutela previdenziale e lavorativa.
Perché lo chiediamo
Fare il cuoco non significa semplicemente preparare e cucinare degli alimenti.
Significa spesso lavorare per molte ore consecutive in piedi, in ambienti caratterizzati da alte temperature, umidità, rumore e ritmi di lavoro intensi.
A questo si aggiungono:
turni spezzati e orari irregolari;
lavoro serale, notturno, nei fine settimana e nei giorni festivi;
movimentazione di pentole, attrezzature, casse e materie prime;
posture statiche e movimenti ripetitivi;
pressione costante durante i momenti di maggiore servizio;
difficoltà nel conciliare il lavoro con la vita familiare e sociale;
una significativa usura fisica e psicologica che può aumentare con il passare degli anni.
Queste condizioni caratterizzano quotidianamente il lavoro di migliaia di professionisti della ristorazione italiana.
Non chiediamo privilegi
Chiediamo che venga riconosciuta la realtà di un mestiere fondamentale per il nostro Paese.
La cucina professionale è una parte importante della cultura, dell’economia e dell’occupazione italiana. Tuttavia, chi svolge questo lavoro per decenni può arrivare all’età pensionabile con un livello di usura fisica significativo.
Per questo chiediamo alle istituzioni di valutare concretamente l’inserimento del lavoro del cuoco tra le attività riconosciute come usuranti o particolarmente gravose, attraverso uno studio specifico delle condizioni di lavoro e dei loro effetti nel lungo periodo.
La nostra richiesta alle istituzioni
Chiediamo:
di avviare uno studio nazionale sulle condizioni di lavoro dei cuochi e del personale di cucina;
di valutare il riconoscimento del lavoro del cuoco tra le attività particolarmente gravose e/o usuranti;
di prevedere, ove ne ricorrano i presupposti, forme di tutela previdenziale adeguate all’effettiva usura professionale;
di coinvolgere lavoratori, associazioni di categoria e organizzazioni sindacali nella definizione delle future tutele.
Una firma per chi lavora nelle cucine
Questa petizione è rivolta a tutti coloro che conoscono il valore e la fatica di questo mestiere: cuochi, chef, aiuto cuochi, personale di cucina, lavoratori della ristorazione e cittadini che vogliono sostenere questa richiesta.
Una firma non risolve da sola il problema.
Ma tante firme possono portare questa richiesta all’attenzione delle istituzioni e aprire finalmente una discussione seria sul futuro di chi passa una parte importante della propria vita professionale dentro una cucina.
Chiediamo che il lavoro del cuoco venga riconosciuto e tutelato per quello che realmente è: un mestiere fondamentale, ma anche fisicamente e psicologicamente impegnativo.
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Petizione creata in data 13 agosto 2026