Riconoscere Bo e Eva come cani di quartiere dell'Istituto Agrario Garibaldi di Roma


Riconoscere Bo e Eva come cani di quartiere dell'Istituto Agrario Garibaldi di Roma
Il problema
Bo e Eva vivevano da 10 anni nell'Istituto Agrario Garibaldi di Roma, tra via Ardeatina e via di Vigna Murata, in VIII Municipio.
Amici dei gatti, trascorrevano la loro vita sereni in un ex maneggio dismesso, all'interno dei 76 ettari dell'Istituto. Accuditi da brave e affezionate persone.
Poi, a novembre 2023, un dirigente scolastico non attento al contesto educativo ha mandato a distruggere la rete che circondava l'ex maneggio in vista di una bonifica che non è mai arrivata. Così, a febbraio 2024, una forza politica di VIII Municipio ha deciso di fare uno "scoop" entrando nello spazio ormai lasciato aperto e fotografando le zone di degrado rimaste dentro questo ex maneggio.
Entrambe le azioni sono state compiute senza alcun rispetto del fatto che proprio lì, proprio in quell'ex maneggio, vivevano sereni 2 cani perfettamente integrati con l'ambiente circostante ed una stupenda colonia di gatti registrata regolarmente.
Immaginate cosa è successo? Il preside ha chiesto alla ASL la cattura di Bo e Eva per portarli a Muratella, nonostante ai microfoni della RAI avesse parlato di rispetto della Biodiversità. La forza politica che ha fatto lo scoop, nonostante avesse dichiarato ai giornali di conoscere l'esistenza dei cani, è invece semplicemente scomparsa.
E così due cani ormai anziani, che per 10 anni hanno vissuto liberi in campagna, sarebbero finiti chiusi dentro una gabbia di cemento di 3 metri quadrati se le persone che li amano e si sono sempre occupate di loro non si fossero organizzate per portarli via (contro i gatti, essendo una colonia regolarmente registrata, nessuno si può accanire).
Bo e Eva non sono finiti a Muratella ma non continueranno neanche a vivere dove hanno vissuto per 10 anni: non avranno più la compagnia dei loro amici gatti, non riceveranno più la visita quotidiana delle persone che erano la loro famiglia. Non è un po' morire anche questo?
Questa è una brutta storia. Fatta di insensibilità, di mancanza di empatia, di una politica miope che non rispetta i cittadini umani e quelli non umani.
Bo e Eva avrebbero potuto essere le mascotte dell'Istituto Agrario Garibaldi. I cittadini hanno anche avanzato la proposta di realizzare a loro spese un recinto tutto per loro, per evitare qualunque problematica per i cani di famiglia che passeggiano regolarmente dentro l'Istituto Agrario.
Nonostante la mediazione della Garante dei Diritti degli Animali di Roma Capitale, l'interlocuzione con il dirigente scolastico non ha avuto esito positivo.
Bo e Eva avevano il diritto di finire la loro esistenza dove l'hanno sempre vissuta. Perché i 76 ettari del Garibaldi NON sono di proprietà del Preside e neanche di un partito politico che si è occupato dell'Istituto Agrario solo ed unicamente per fare uno scoop.
Ma i presidi ed i partiti politici passano. I 76 ettari restano.
Se ci sono persone amiche di Bo e Eva per favore contattateci: non arrendiamoci alla violenza "istituzionale".
Con la nostra firma chiediamo che Bo e Eva siano le mascotte dell'Istituto Agrario: facciamoci sentire. La normativa regionale prevede sia la figura del cane di quartiere che del cane libero accudito: questo chiediamo, solo l'applicazione della legge.
#PerBoeEva
#IstitutoAgrarioGaribaldi
#BoeEvamascottedelGaribaldi
#BoeEvaFanClub
RIFERIMENTI NORMATIVI:
La Regione Lazio, recependo la legge quadro nazionale in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo (Legge n. 281 del 14 agosto 1991), ha pubblicato nel 1997 la L.R. 21 ottobre 1997 numero 34 (“Tutela degli Animali di affezione e prevenzione del randagismo”) che all’ articolo 9 – Cani di quartiere riconosce il diritto al cane di essere animale libero, mediante valutazione delle condizioni definite dalla Asl locale di riferimento,
in accordo con le associazioni animaliste operanti sul territorio: “ Laddove si accerti la non sussistenza di condizioni di pericolo per uomini, animali e cose, si riconosce al cane il diritto di essere animale libero. Tale animale viene definito cane di quartiere”;
Ai sensi della legge regionale sopra citata, sono le associazioni animaliste proponenti il singolo cane come libero accudito ad esserne poi ritenute responsabili per la loro custodia come previsto dall’ art. 9 citato: “Tali associazioni propongono al servizio veterinario dell’azienda USL di riferimento il riconoscimento dei singoli animali, dei quali assumono
l’onere della gestione e la responsabilità”;
Al comma 3 del sopra citato art. 9 della Legge Regionale 34 del 1997 i cani devono essere vaccinati, sorvegliati e sterilizzati dal servizio veterinario della ASL competente per territorio o da un medico veterinario libero professionista convenzionato con il servizio veterinario dalla ASL o da un medico veterinario delle associazioni di volontariato animalista e per la protezione degli animali
Il comma 4 dell’art. 9 della Legge Regionale 34 del 1997, infine, precisa che i cani di quartiere devono essere iscritti all'anagrafe canina, tatuati a nome dell'associazione di volontariato di riferimento e portare una medaglietta ben visibile dove devono essere indicati chiaramente i dati relativi al comune di appartenenza;
Successivamente, la Circolare del Ministro della Sanità numero 5 del 14 maggio 2001 di attuazione della legge 14 agosto 1991, n. 281, ha confermato come valida l’istituzionalizzazione del cane di quartiere prevedendo di catturare i cani randagi, curarli, tatuarli, sterilizzarli e reimmetterli nello stesso territorio dal quale sono stati prelevati con l'obiettivo che detti cani abbiano “la possibilita' di sopravvivere, in
relazione alla loro notevole capacita' di adattamento e considerato il fatto che la gente del quartiere, non dovendosi attribuire l'onere della responsabilita' della proprieta' del cane, si adoperera' per procurare al tradizionale amico dell'uomo i parametri minimi di convivenza: alimenti e alloggio di fortuna”;
Nel 2005, il Regolamento Comunale sulla Tutela degli Animali del Comune di Roma (approvato all’unanimità dal Consiglio Comunale il 24 ottobre 2005 e in vigore dal 9 novembre 2005) è tornato sulla figura del cane di quartiere istituzionalizzando una nuova figura all’ art. 33 – Cani liberi accuditi precisando che “il Comune di Roma riconosce e
promuove la figura del cane libero accudito”;
L’art. 33 del Regolamento Comunale sulla Tutela degli Animali del Comune di Roma precisa che “Le associazioni animaliste, o i privati cittadini che abitualmente si prendono cura dei cani che vorrebbero far riconoscere come cani liberi accuditi, propongono all’Ufficio competente per la tutela degli animali ed al Servizio veterinario della Azienda USL territorialmente competente per i parere tecnico il riconoscimento dei singoli cani, dei quali assumono l’onere della gestione volto a garantire all’animale i parametri minimi di sostentamento dei cani” tornando a puntualizzare che “I cani liberi accuditi devono essere vaccinati e sterilizzati gratuitamente dal Servizio veterinario della Azienda USL territorialmente competente o da un medico veterinario libero professionista convenzionato con il
Servizio Veterinario della Azienda USL territorialmente competente o da un medico veterinario indicato dalle associazioni di volontariato animalista e per la protezione degli animali regolarmente iscritte all’Albo regionale”;
Sempre l’art. 33 del Regolamento Comunale sulla Tutela degli Animali del Comune di Roma prevede che “I cani liberi accuditi, dopo vaccinazioni e sterilizzazioni, devono essere iscritti all’anagrafe canina, muniti di microchip a nome dell’associazione animalista di riferimento o del privato cittadino o del competente Ufficio comunale per la tutela degli animali e portare una medaglietta ben visibile dove devono essere indicati chiaramente la dicitura “cane libero accudito”, recapito telefonico e dati del privato cittadino che abitualmente si prende cura dell’animale” e prevede che i cani liberi accuditi siano reimmessi sul territorio e siano seguiti a titolo gratuito, per quanto di competenza, dal Servizio Veterinario Azienda USL competente per territorio o da un medico veterinario libero professionista convenzionato con il Servizio Veterinario della Azienda USL territorialmente competente o da un medico veterinario indicato dalle associazioni di volontariato animalista e per la protezione degli animali regolarmente iscritte all’Albo regionale oltre che dall’Ufficio comunale competente per la tutela degli animali;
CONSIDERATO CHE
Nel corso degli anni diversi cani di quartiere, di indole docile, particolarmente sociali ed estremamente predisposti al contatto diretto con l’essere umano, sono stati istituiti all’interno della città di Roma grazie a cittadini che hanno voluto dedicarsi a loro, garantendo cibo, cure e un riparo sicuro (parco degli Eucalipti, parco Fao, quartiere Testaccio, Ostia, quartiere Garbatella, tanto per citarne alcuni), pienamente integrati nella comunità umana e molto spesso finendo per essere adottati dai loro stessi riferimenti umani;
Decine di cani liberi accuditi (CLA), non aggressivi ma non predisposto al contatto con l’essere umano, hanno invece avuto cibo garantito da tutor e da associazioni animaliste continuando a vivere nelle fasce esterne all’urbanizzazione della città e quindi non in prossimità degli insediamenti umani;
Il riconoscimento di un cane di quartiere o di un cane libero accudito (CLA) è sempre sottoposto ad un parere tecnico vincolante della sua compatibilità con l’ambiente circostante (umano o non umano) ad opera della ASL competente per territorio, anche se è sempre possibile per il Comune di Roma in qualità di massima autorità sanitaria la possibilità di procedere con propri pareri tecnici etologici al fine di confermare il riconoscimento di un cane di quartiere o di un CLA ;
CONSIDERATO INOLTRE CHE
La rete dei canili pubblici e privati convenzionati con il Comune di Roma non è in grado di garantire ospitalità a tutti i cani randagi della Capitale e sono troppi i cani che rischiano di vivere la loro intera esistenza dentro una gabbia, nonostante gli sforzi dell’amministrazione comunale e delle associazioni animaliste a far sì che i canili siano solo un luogo di
passaggio;
Molti cani, pur non aggressivi, non sono né adottabili né recuperabili al contatto con l’essere umano a causa di una condizione di feralità per la quale sono da generazioni abituati a vivere in modo del tutto indipendente e distante dall’uomo;
SI CHIEDE CHE I CANI BO E EVA, DA 10 ANNI RESIDENTI ALL'INTERNO DELL'ISTITUTO AGRARIO GARIBALDI DI ROMA
possano, in virtù delle normativa nazionale e regionale di riferimento, essere istituzionalizzati come cane di quartiere o cane libero accudito presso l'Istituto Agrario Garibaldi di Roma
in collaborazione con le associazioni animaliste registrate al RUNTS, con la ASL, con Città Metropolitana di Roma Capitale ( ex Provincia di Roma), proprietaria del terreno dell'Istituto Agrario Garibaldi e competente anche della riqualificazione dell'Istituto Agrario Garibaldi.
La richiesta nasce dalla loro condizione di animali liberi, anziani, sterilizzati, compatibili con l’essere umano, al fine di svolgere il resto della loro esistenza fuori dalle gabbie dei canili senza aggravare i costi sostenuti dal Comune di Roma per la tutela degli animali e senza trasformare la loro esistenza in una condanna a vita in prigione senza essere colpevoli
di alcun reato.

29.339
Il problema
Bo e Eva vivevano da 10 anni nell'Istituto Agrario Garibaldi di Roma, tra via Ardeatina e via di Vigna Murata, in VIII Municipio.
Amici dei gatti, trascorrevano la loro vita sereni in un ex maneggio dismesso, all'interno dei 76 ettari dell'Istituto. Accuditi da brave e affezionate persone.
Poi, a novembre 2023, un dirigente scolastico non attento al contesto educativo ha mandato a distruggere la rete che circondava l'ex maneggio in vista di una bonifica che non è mai arrivata. Così, a febbraio 2024, una forza politica di VIII Municipio ha deciso di fare uno "scoop" entrando nello spazio ormai lasciato aperto e fotografando le zone di degrado rimaste dentro questo ex maneggio.
Entrambe le azioni sono state compiute senza alcun rispetto del fatto che proprio lì, proprio in quell'ex maneggio, vivevano sereni 2 cani perfettamente integrati con l'ambiente circostante ed una stupenda colonia di gatti registrata regolarmente.
Immaginate cosa è successo? Il preside ha chiesto alla ASL la cattura di Bo e Eva per portarli a Muratella, nonostante ai microfoni della RAI avesse parlato di rispetto della Biodiversità. La forza politica che ha fatto lo scoop, nonostante avesse dichiarato ai giornali di conoscere l'esistenza dei cani, è invece semplicemente scomparsa.
E così due cani ormai anziani, che per 10 anni hanno vissuto liberi in campagna, sarebbero finiti chiusi dentro una gabbia di cemento di 3 metri quadrati se le persone che li amano e si sono sempre occupate di loro non si fossero organizzate per portarli via (contro i gatti, essendo una colonia regolarmente registrata, nessuno si può accanire).
Bo e Eva non sono finiti a Muratella ma non continueranno neanche a vivere dove hanno vissuto per 10 anni: non avranno più la compagnia dei loro amici gatti, non riceveranno più la visita quotidiana delle persone che erano la loro famiglia. Non è un po' morire anche questo?
Questa è una brutta storia. Fatta di insensibilità, di mancanza di empatia, di una politica miope che non rispetta i cittadini umani e quelli non umani.
Bo e Eva avrebbero potuto essere le mascotte dell'Istituto Agrario Garibaldi. I cittadini hanno anche avanzato la proposta di realizzare a loro spese un recinto tutto per loro, per evitare qualunque problematica per i cani di famiglia che passeggiano regolarmente dentro l'Istituto Agrario.
Nonostante la mediazione della Garante dei Diritti degli Animali di Roma Capitale, l'interlocuzione con il dirigente scolastico non ha avuto esito positivo.
Bo e Eva avevano il diritto di finire la loro esistenza dove l'hanno sempre vissuta. Perché i 76 ettari del Garibaldi NON sono di proprietà del Preside e neanche di un partito politico che si è occupato dell'Istituto Agrario solo ed unicamente per fare uno scoop.
Ma i presidi ed i partiti politici passano. I 76 ettari restano.
Se ci sono persone amiche di Bo e Eva per favore contattateci: non arrendiamoci alla violenza "istituzionale".
Con la nostra firma chiediamo che Bo e Eva siano le mascotte dell'Istituto Agrario: facciamoci sentire. La normativa regionale prevede sia la figura del cane di quartiere che del cane libero accudito: questo chiediamo, solo l'applicazione della legge.
#PerBoeEva
#IstitutoAgrarioGaribaldi
#BoeEvamascottedelGaribaldi
#BoeEvaFanClub
RIFERIMENTI NORMATIVI:
La Regione Lazio, recependo la legge quadro nazionale in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo (Legge n. 281 del 14 agosto 1991), ha pubblicato nel 1997 la L.R. 21 ottobre 1997 numero 34 (“Tutela degli Animali di affezione e prevenzione del randagismo”) che all’ articolo 9 – Cani di quartiere riconosce il diritto al cane di essere animale libero, mediante valutazione delle condizioni definite dalla Asl locale di riferimento,
in accordo con le associazioni animaliste operanti sul territorio: “ Laddove si accerti la non sussistenza di condizioni di pericolo per uomini, animali e cose, si riconosce al cane il diritto di essere animale libero. Tale animale viene definito cane di quartiere”;
Ai sensi della legge regionale sopra citata, sono le associazioni animaliste proponenti il singolo cane come libero accudito ad esserne poi ritenute responsabili per la loro custodia come previsto dall’ art. 9 citato: “Tali associazioni propongono al servizio veterinario dell’azienda USL di riferimento il riconoscimento dei singoli animali, dei quali assumono
l’onere della gestione e la responsabilità”;
Al comma 3 del sopra citato art. 9 della Legge Regionale 34 del 1997 i cani devono essere vaccinati, sorvegliati e sterilizzati dal servizio veterinario della ASL competente per territorio o da un medico veterinario libero professionista convenzionato con il servizio veterinario dalla ASL o da un medico veterinario delle associazioni di volontariato animalista e per la protezione degli animali
Il comma 4 dell’art. 9 della Legge Regionale 34 del 1997, infine, precisa che i cani di quartiere devono essere iscritti all'anagrafe canina, tatuati a nome dell'associazione di volontariato di riferimento e portare una medaglietta ben visibile dove devono essere indicati chiaramente i dati relativi al comune di appartenenza;
Successivamente, la Circolare del Ministro della Sanità numero 5 del 14 maggio 2001 di attuazione della legge 14 agosto 1991, n. 281, ha confermato come valida l’istituzionalizzazione del cane di quartiere prevedendo di catturare i cani randagi, curarli, tatuarli, sterilizzarli e reimmetterli nello stesso territorio dal quale sono stati prelevati con l'obiettivo che detti cani abbiano “la possibilita' di sopravvivere, in
relazione alla loro notevole capacita' di adattamento e considerato il fatto che la gente del quartiere, non dovendosi attribuire l'onere della responsabilita' della proprieta' del cane, si adoperera' per procurare al tradizionale amico dell'uomo i parametri minimi di convivenza: alimenti e alloggio di fortuna”;
Nel 2005, il Regolamento Comunale sulla Tutela degli Animali del Comune di Roma (approvato all’unanimità dal Consiglio Comunale il 24 ottobre 2005 e in vigore dal 9 novembre 2005) è tornato sulla figura del cane di quartiere istituzionalizzando una nuova figura all’ art. 33 – Cani liberi accuditi precisando che “il Comune di Roma riconosce e
promuove la figura del cane libero accudito”;
L’art. 33 del Regolamento Comunale sulla Tutela degli Animali del Comune di Roma precisa che “Le associazioni animaliste, o i privati cittadini che abitualmente si prendono cura dei cani che vorrebbero far riconoscere come cani liberi accuditi, propongono all’Ufficio competente per la tutela degli animali ed al Servizio veterinario della Azienda USL territorialmente competente per i parere tecnico il riconoscimento dei singoli cani, dei quali assumono l’onere della gestione volto a garantire all’animale i parametri minimi di sostentamento dei cani” tornando a puntualizzare che “I cani liberi accuditi devono essere vaccinati e sterilizzati gratuitamente dal Servizio veterinario della Azienda USL territorialmente competente o da un medico veterinario libero professionista convenzionato con il
Servizio Veterinario della Azienda USL territorialmente competente o da un medico veterinario indicato dalle associazioni di volontariato animalista e per la protezione degli animali regolarmente iscritte all’Albo regionale”;
Sempre l’art. 33 del Regolamento Comunale sulla Tutela degli Animali del Comune di Roma prevede che “I cani liberi accuditi, dopo vaccinazioni e sterilizzazioni, devono essere iscritti all’anagrafe canina, muniti di microchip a nome dell’associazione animalista di riferimento o del privato cittadino o del competente Ufficio comunale per la tutela degli animali e portare una medaglietta ben visibile dove devono essere indicati chiaramente la dicitura “cane libero accudito”, recapito telefonico e dati del privato cittadino che abitualmente si prende cura dell’animale” e prevede che i cani liberi accuditi siano reimmessi sul territorio e siano seguiti a titolo gratuito, per quanto di competenza, dal Servizio Veterinario Azienda USL competente per territorio o da un medico veterinario libero professionista convenzionato con il Servizio Veterinario della Azienda USL territorialmente competente o da un medico veterinario indicato dalle associazioni di volontariato animalista e per la protezione degli animali regolarmente iscritte all’Albo regionale oltre che dall’Ufficio comunale competente per la tutela degli animali;
CONSIDERATO CHE
Nel corso degli anni diversi cani di quartiere, di indole docile, particolarmente sociali ed estremamente predisposti al contatto diretto con l’essere umano, sono stati istituiti all’interno della città di Roma grazie a cittadini che hanno voluto dedicarsi a loro, garantendo cibo, cure e un riparo sicuro (parco degli Eucalipti, parco Fao, quartiere Testaccio, Ostia, quartiere Garbatella, tanto per citarne alcuni), pienamente integrati nella comunità umana e molto spesso finendo per essere adottati dai loro stessi riferimenti umani;
Decine di cani liberi accuditi (CLA), non aggressivi ma non predisposto al contatto con l’essere umano, hanno invece avuto cibo garantito da tutor e da associazioni animaliste continuando a vivere nelle fasce esterne all’urbanizzazione della città e quindi non in prossimità degli insediamenti umani;
Il riconoscimento di un cane di quartiere o di un cane libero accudito (CLA) è sempre sottoposto ad un parere tecnico vincolante della sua compatibilità con l’ambiente circostante (umano o non umano) ad opera della ASL competente per territorio, anche se è sempre possibile per il Comune di Roma in qualità di massima autorità sanitaria la possibilità di procedere con propri pareri tecnici etologici al fine di confermare il riconoscimento di un cane di quartiere o di un CLA ;
CONSIDERATO INOLTRE CHE
La rete dei canili pubblici e privati convenzionati con il Comune di Roma non è in grado di garantire ospitalità a tutti i cani randagi della Capitale e sono troppi i cani che rischiano di vivere la loro intera esistenza dentro una gabbia, nonostante gli sforzi dell’amministrazione comunale e delle associazioni animaliste a far sì che i canili siano solo un luogo di
passaggio;
Molti cani, pur non aggressivi, non sono né adottabili né recuperabili al contatto con l’essere umano a causa di una condizione di feralità per la quale sono da generazioni abituati a vivere in modo del tutto indipendente e distante dall’uomo;
SI CHIEDE CHE I CANI BO E EVA, DA 10 ANNI RESIDENTI ALL'INTERNO DELL'ISTITUTO AGRARIO GARIBALDI DI ROMA
possano, in virtù delle normativa nazionale e regionale di riferimento, essere istituzionalizzati come cane di quartiere o cane libero accudito presso l'Istituto Agrario Garibaldi di Roma
in collaborazione con le associazioni animaliste registrate al RUNTS, con la ASL, con Città Metropolitana di Roma Capitale ( ex Provincia di Roma), proprietaria del terreno dell'Istituto Agrario Garibaldi e competente anche della riqualificazione dell'Istituto Agrario Garibaldi.
La richiesta nasce dalla loro condizione di animali liberi, anziani, sterilizzati, compatibili con l’essere umano, al fine di svolgere il resto della loro esistenza fuori dalle gabbie dei canili senza aggravare i costi sostenuti dal Comune di Roma per la tutela degli animali e senza trasformare la loro esistenza in una condanna a vita in prigione senza essere colpevoli
di alcun reato.

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Petizione creata in data 9 maggio 2024