Atualização do abaixo-assinadoRichiesta d'intervento in difesa della popolazione di GazaL’atteggiamento laissez-faire di Trump dà a Netanyahu il via libera per l’escalation a Gaza
Carlo Maria SpinolaCapalbio, Itália
16 de set. de 2025

Il New York Times afferma che, mentre altre grandi nazioni, tra cui finalmente la UE, hanno avvertito Israele delle gravi perdite civili e dei rischi di prolungare la guerra a Gaza, Trump rimane per lo più uno spettatore. Martedì, fuori dalla Casa Bianca, ha dichiarato di non aver discusso della questione con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e, quando gli è stato chiesto se appoggiasse l’offensiva, il presidente ha risposto:

“Beh, devo vedere — non so molto al riguardo.”

Dati gli enormi aiuti militari americani a Israele, solo gli Stati Uniti possono frenare Netanyahu, e l’inazione di Trump equivale a un lasciapassare per il leader israeliano.

Lunedì, il senatore Rubio ha partecipato a una conferenza stampa con Netanyahu, durante la quale il leader israeliano ha promesso di “sconfiggere” Hamas senza dare alcun segnale di voler perseguire negoziati di pace. Rubio non ha espresso dissenso né preoccupazione.

Ha però sottolineato che Trump vuole ancora un accordo di cessate il fuoco che liberi gli ostaggi rimasti a Gaza, ma ha attribuito ad Hamas la responsabilità della prosecuzione della guerra. Non ha lasciato intendere in alcun modo di condividere l’opinione di numerosi governi arabi e occidentali secondo cui l’operazione su Gaza City mette a rischio le ultime speranze di pace e la vita degli ostaggi.

L’approccio laissez-faire di Trump verso Israele affronterà presto una prova. La prossima settimana l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite terrà il suo incontro annuale a New York, e diversi stretti alleati degli Stati Uniti — tra cui Francia, Australia, Canada e Gran Bretagna — hanno dichiarato che riconosceranno lo Stato palestinese.

Un simile passo, anche se essenzialmente simbolico, sta provocando la furia dei leader della destra israeliana che minacciano di rispondere con l’annessione della Cisgiordania. L’annessione romperebbe le relazioni che Israele ha costruito negli ultimi anni con alcuni dei suoi principali vicini arabi, ancora in piedi nonostante la guerra a Gaza.

La posizione americana risulta del tutto comprensibile se si considera che,  secondo il Washington Post, Trump e alcuni suoi partner internazionali stanno discutendo un piano per costruire una “Riviera del Medio Oriente” sulle macerie di Gaza. Un progetto che comporterebbe il controllo statunitense, e un pagamento ai palestinesi che se ne vanno.

Il prospetto di 38 pagine visionato dal Washington Post prevede una ricollocazione dei più di 2 milioni di abitanti di Gaza, sia attraverso partenze “volontarie” verso un altro Paese (non identificato), sia in zone ristrette e sorvegliate all’interno della Striscia.

Dunque un progetto immobiliare sulle spalle dei palestinesi, e degli ostaggi israeliani, da sviluppare sulle fosse comuni di Gaza.

Copiar link
WhatsApp
Facebook
Nextdoor
E-mail
X