Atualização do abaixo-assinadoRichiesta d'intervento in difesa della popolazione di GazaNetanyahu e Trump studiano la deportazione dei palestinesi di Gaza in Sud Sudan
Carlo Maria SpinolaCapalbio, Itália
21 de ago. de 2025

Il New York Times riferisce che, per mesi, gli israeliani e Trump hanno discusso della deportazione dei palestinesi da Gaza. Ora, una possibile destinazione di cui si discute è il misero Sud Sudan martoriato da una  guerra civile durata sette anni e ora strisciante.

Secondo persone informate sui fatti, alcuni alti funzionari sud-sudanesi hanno discusso in privato questa possibilità con funzionari israelian. I colloqui tra Israele e Sud Sudan rispondono a interessi comuni: i funzionari israeliani sperano che quanti più palestinesi possibile lascino Gaza, mentre il Sud Sudan si vuole ingraziare il presidente Trump che ha piu volte prospettato la deportazione dei due milioni di abitanti di Gaza in paesi che li avrebbero accolti con tutti i comfort.

L'estremista Bezalel Smotrich,  ministro israeliano delle Finanze, ha dichiarato più tranchant che i gazawi saranno presto trasferiti “in paesi terzi”, ribadendo recentemente che Gaza è “una parte inseparabile della terra di Israele”.

Ma la maggioranza dei gazawi non ha, anche volendo, nessuna via di fuga dalla Striscia perché il Sud Sudan è un paese dilaniato da violenze etniche e carestie, oltre che una nazione in gran parte cristiana e animista che ha combattuto duramente per l’indipendenza dal Sudan, musulmano come i palestinesi. 

Edmund Yakani, executive director deĺla Community Empowerment for Progress Organization, ONLUS del Sud Sudan, sostiene che non importa quanto urgenti siano i bisogni del Sud Sudan, il governo non dovrebbe “usare la questione palestinese come merce di scambio per migliorare le proprie relazioni internazionali ”, aggiungendo “Quella che stiamo sostenendo ha un solo nome: pulizia etnica.”

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The New York Times reports that for months, Israelis and Trump have spoken about deportation of Palestinians from Gaza. Now, one possible destination under discussion is war-torn, impoverished South Sudan, as part of Israel’s project of mass deportation of Palestinians from Gaza.

Senior South Sudanese officials have privately discussed this possibility with Israeli officials. The talks between Israel and South Sudan serve the interests of both sides: Israeli officials hope that as many Palestinians as possible will leave Gaza, while South Sudan seeks to curry favor with President Trump, who in the recent past has repeatedly raised the idea of relocating Gaza’s two million residents in "beautiful countries".

Bezalel Smotrich, Israel’s extremist finance minister, has declared that Gazans will soon be transferred “to third countries,” recently reiterating that Gaza is “an inseparable part of the land of Israel.” 

But the majority of Gazans, even if they wished, have no way out of the enclave. South Sudan is an impossible candidate, torn apart by ethnic violence and famine, and is also a largely Christian and animist country that fought hard to gain independence from Sudan, a Muslim nation like the Palestinians.

Edmund Yakani, executive director of the Community Empowerment for Progress Organization, a South Sudanese NGO, argued that no matter how urgent South Sudan’s need for international aid, the government should not “use the issue of Palestinians as bargaining chips to improve its foreign relations,” adding: “What we are supporting here is Ethnic Cleansing.”

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