Revocate il procedimento disciplinare al prof. Christian Raimo!


Revocate il procedimento disciplinare al prof. Christian Raimo!
Il problema
«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di di6usione» recita l’art. 21 della Costituzione italiana. In seguito al provvedimento disciplinare che sospende il prof. Christian Raimo colpevole di "comportamento in grave contrasto sia sotto il profilo oggettivo che soggettivo con gli obblighi sanciti dal codice di comportamento dei pubblici dipendenti" appare evidente che il pronome “tutti” vada limitato a chi non ricopra il ruolo di docente. Tutti, tranne un docente. Un docente, secondo l’U6icio provvedimenti disciplinari del Ministero dell’Istruzione e del merito, per essere tale deve “rispettare le istituzioni” non insegnando i principi della democrazia su cui esse si fondano, ma evitando di esprimere qualsiasi giudizio sul pensiero o sull'operato degli esseri umani che ricoprono cariche istituzionali. Il suddetto codice di comportamento, adottato con D.M. n. 105 del 26.04.2022, all’articolo 13, dispone che il dipendente si astenga “dal pubblicare, tramite l’utilizzo dei social network, contenuti che possano nuocere all’immagine dell’Amministrazione” e ciò appare in netto contrasto con il succitato articolo 21 della Costituzione e con l’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea che recita: «Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera».
La sospensione di ben tre mesi dal lavoro con cui si punisce il prof. Raimo (concedendogli un umiliante "assegno alimentare") per aver espresso, in un ambito extrascolastico e con termini coloriti e metaforici, il suo giudizio sull'operato del ministro Valditara, è la prova di un sistema punitivo che, per primo, non rispetta le istituzioni. L’istituzione che reprime e punisce chi esprime il proprio pensiero se questo non è allineato, è un'istituzione che non cresce ed educa cittadini liberi, ma alleva sudditi. Se i termini usati dal prof. Raimo siano stati lesivi e o6ensivi della persona del Ministro, si sarebbe potuto giudicare nei termini di una querela per di6amazione sporta dal diretto interessato, invece l'U6icio scolastico regionale ha scelto il repressivo strumento del provvedimento disciplinare senza "se" e senza "ma" che sfrutta la superiorità gerarchica. La satira e il sarcasmo usati per criticare la politica, passando per Aristofane e per Dante, e arrivando a Charlie Hebdo, sono forme legittime di espressione libera e - come tali - non possono essere punite.
Poiché il Ministro ha giurato di "essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le sue funzioni nell'interesse esclusivo della Nazione" ci sembra grave che - per un 'reato' di opinione - le classi del prof. Raimo subiscano una perdita di continuità didattica ma soprattutto l'allontanamento del loro insegnante, con cui hanno stabilito un rapporto di fiducia e di lavoro comune, in nome di un sistema punitivo. Inoltre il Ministro, che nella sua posizione apicale è il primo dipendente dell'istituzione che presiede, ha a6ermato al termine di un incontro con i vertici di Confindustria Ceramica a Sassuolo (Modena), rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano un commento sul provvedimento di sospensione (fonte Ansa): "Io ho un milione e 200mila dipendenti, figuriamoci se mi devo occupare di tutti i procedimenti disciplinari che sono tanti. E' un problema dell'U6icio scolastico regionale del Lazio, non mi occupo di queste cose". Riteniamo questa dichiarazione particolarmente grave in quanto crea una pericolosa sovrapposizione tra la PERSONA, in questo caso il ministro Valditara, che esercita la funzione pubblica, e lo STATO. Ricordiamo infatti al ministro che, in quanto docenti, siamo alle dipendenze dello Stato e del ministero e non della persona del ministro che, in quanto figura politica, copre l'incarico temporaneamente.
Come docenti, colleghe e colleghi del prof. Raimo, siamo certi che la sua passione civica e il suo impegno nella società siano un valore aggiunto all'essere docente in una scuola che dovrebbe essere luogo di confronto libero e democratico, culla di dibattiti e scambi argomentati. In questo contesto vogliamo ria6ermare con decisione la nostra volontà di crescere e far crescere giovani cittadini liberi di esprimersi. Per questo esprimiamo piena solidarietà al collega Raimo ritenendo che il caso non sia personale ma piuttosto che questo genere di provvedimenti leda la libertà di espressione e di pensiero per cui l'uomo combatte da sempre atteggiamenti dittatoriali e autoritari ed esercizi di potere.
Chiediamo una sostanziale revisione del codice disciplinare dei dipendenti pubblici!
Chiediamo che il provvedimento nei confronti del prof. Raimo venga immediatamente ritirato!
353
Il problema
«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di di6usione» recita l’art. 21 della Costituzione italiana. In seguito al provvedimento disciplinare che sospende il prof. Christian Raimo colpevole di "comportamento in grave contrasto sia sotto il profilo oggettivo che soggettivo con gli obblighi sanciti dal codice di comportamento dei pubblici dipendenti" appare evidente che il pronome “tutti” vada limitato a chi non ricopra il ruolo di docente. Tutti, tranne un docente. Un docente, secondo l’U6icio provvedimenti disciplinari del Ministero dell’Istruzione e del merito, per essere tale deve “rispettare le istituzioni” non insegnando i principi della democrazia su cui esse si fondano, ma evitando di esprimere qualsiasi giudizio sul pensiero o sull'operato degli esseri umani che ricoprono cariche istituzionali. Il suddetto codice di comportamento, adottato con D.M. n. 105 del 26.04.2022, all’articolo 13, dispone che il dipendente si astenga “dal pubblicare, tramite l’utilizzo dei social network, contenuti che possano nuocere all’immagine dell’Amministrazione” e ciò appare in netto contrasto con il succitato articolo 21 della Costituzione e con l’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea che recita: «Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera».
La sospensione di ben tre mesi dal lavoro con cui si punisce il prof. Raimo (concedendogli un umiliante "assegno alimentare") per aver espresso, in un ambito extrascolastico e con termini coloriti e metaforici, il suo giudizio sull'operato del ministro Valditara, è la prova di un sistema punitivo che, per primo, non rispetta le istituzioni. L’istituzione che reprime e punisce chi esprime il proprio pensiero se questo non è allineato, è un'istituzione che non cresce ed educa cittadini liberi, ma alleva sudditi. Se i termini usati dal prof. Raimo siano stati lesivi e o6ensivi della persona del Ministro, si sarebbe potuto giudicare nei termini di una querela per di6amazione sporta dal diretto interessato, invece l'U6icio scolastico regionale ha scelto il repressivo strumento del provvedimento disciplinare senza "se" e senza "ma" che sfrutta la superiorità gerarchica. La satira e il sarcasmo usati per criticare la politica, passando per Aristofane e per Dante, e arrivando a Charlie Hebdo, sono forme legittime di espressione libera e - come tali - non possono essere punite.
Poiché il Ministro ha giurato di "essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le sue funzioni nell'interesse esclusivo della Nazione" ci sembra grave che - per un 'reato' di opinione - le classi del prof. Raimo subiscano una perdita di continuità didattica ma soprattutto l'allontanamento del loro insegnante, con cui hanno stabilito un rapporto di fiducia e di lavoro comune, in nome di un sistema punitivo. Inoltre il Ministro, che nella sua posizione apicale è il primo dipendente dell'istituzione che presiede, ha a6ermato al termine di un incontro con i vertici di Confindustria Ceramica a Sassuolo (Modena), rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano un commento sul provvedimento di sospensione (fonte Ansa): "Io ho un milione e 200mila dipendenti, figuriamoci se mi devo occupare di tutti i procedimenti disciplinari che sono tanti. E' un problema dell'U6icio scolastico regionale del Lazio, non mi occupo di queste cose". Riteniamo questa dichiarazione particolarmente grave in quanto crea una pericolosa sovrapposizione tra la PERSONA, in questo caso il ministro Valditara, che esercita la funzione pubblica, e lo STATO. Ricordiamo infatti al ministro che, in quanto docenti, siamo alle dipendenze dello Stato e del ministero e non della persona del ministro che, in quanto figura politica, copre l'incarico temporaneamente.
Come docenti, colleghe e colleghi del prof. Raimo, siamo certi che la sua passione civica e il suo impegno nella società siano un valore aggiunto all'essere docente in una scuola che dovrebbe essere luogo di confronto libero e democratico, culla di dibattiti e scambi argomentati. In questo contesto vogliamo ria6ermare con decisione la nostra volontà di crescere e far crescere giovani cittadini liberi di esprimersi. Per questo esprimiamo piena solidarietà al collega Raimo ritenendo che il caso non sia personale ma piuttosto che questo genere di provvedimenti leda la libertà di espressione e di pensiero per cui l'uomo combatte da sempre atteggiamenti dittatoriali e autoritari ed esercizi di potere.
Chiediamo una sostanziale revisione del codice disciplinare dei dipendenti pubblici!
Chiediamo che il provvedimento nei confronti del prof. Raimo venga immediatamente ritirato!
353
I decisori
Aggiornamenti sulla petizione
Condividi questa petizione
Petizione creata in data 19 novembre 2024