Revisione dell'Equo Compenso per Copia Privata su Dispositivi con PVR e Time Shift


Revisione dell'Equo Compenso per Copia Privata su Dispositivi con PVR e Time Shift
Il problema
ARTICOLO DI DDAY DEL 16 LUGLIO 2025 : PREVISTO AUMENTO ULTERIORE DELLE TARIFFE SIAE!
ANCHE Associazione Supporti e Sistemi Multimediali Italiana contraria!
Premessa
Nel 2025, i consumatori italiani si trovano ancora a pagare un cosiddetto “equo compenso per copia privata” alla SIAE (o ad altri enti di gestione collettiva) su dispositivi di uso comune, come televisori, decoder o set-top box dotati di funzioni PVR (Personal Video Recorder) e Time Shift, persino quando non includono alcun supporto di archiviazione di massa.
Nel dettaglio: per ogni TV o decoder venduto che supporta queste funzioni (tramite USB o slot SD esterni), viene richiesto un contributo fisso di 4€ (fonte: Decreto Ministeriale 20 giugno 2014, aggiornato periodicamente). Si tratta di un importo spesso disproporzionato rispetto al prezzo effettivo del prodotto – basti pensare ai dispositivi venduti a meno di 50€, che costituiscono una fetta rilevante del mercato di elettronica di consumo, soprattutto tra le famiglie a basso reddito.
Cosa chiediamo
Chiediamo al Ministero della Cultura di rivedere e aggiornare il Decreto sul compenso per copia privata secondo i seguenti principi:
Esenzione totale dal contributo per copia privata per i dispositivi:
con prezzo al pubblico inferiore a 50€;
privi di memoria di archiviazione di massa integrata (es. TV e decoder con solo porte USB o slot SD);
che non effettuano la copia automatica o persistente di contenuti (es. Time Shift volatile, buffer circolare ecc.).
Riduzione proporzionale e trasparente degli importi negli altri casi, tenendo conto:
del reale valore commerciale del dispositivo;
della capacità effettiva di memorizzazione integrata;
dell’effettivo utilizzo da parte del consumatore medio per la copia privata.
Chiediamo al Ministero della Cultura di rivedere e aggiornare il Decreto sul compenso per copia privata secondo i seguenti principi:
Esenzione totale dal contributo per copia privata per i dispositivi:
con prezzo al pubblico inferiore a 50€;
privi di memoria di archiviazione di massa integrata (es. TV e decoder con solo porte USB o slot SD);
che non effettuano la copia automatica o persistente di contenuti (es. Time Shift volatile, buffer circolare ecc.).
Riduzione proporzionale e trasparente degli importi negli altri casi, tenendo conto:
del reale valore commerciale del dispositivo;
della capacità effettiva di memorizzazione integrata;
dell’effettivo utilizzo da parte del consumatore medio per la copia privata.
Attribuzione del compenso solo su base volontaria e attivabile: l’eventuale equo compenso dovrebbe ricadere sul consumatore esclusivamente nel caso in cui decida di attivare in modo irrevocabile le funzionalità di registrazione (PVR) o di pausa in diretta (Time Shift). Questo approccio garantirebbe equità e proporzionalità, evitando un prelievo indiscriminato su dispositivi che, nella maggior parte dei casi, non vengono utilizzati per effettuare copie di opere protette. In questo modo, si tutelerebbe chi sceglie consapevolmente di abilitare tali funzioni, senza penalizzare chi non le utilizza.
Perché è importante
📉 1. Un balzello sproporzionato e anacronistico
Il principio dell’equo compenso nasce per rimborsare autori e artisti delle perdite derivanti dalla possibilità concessa ai consumatori di fare copie private di opere protette, senza scopo di lucro.
Tuttavia, imporre un compenso fisso su qualsiasi dispositivo potenzialmente in grado di registrare, anche senza contenuti precaricati e senza memoria, equivale a una tassa preventiva sulla tecnologia, che penalizza l’innovazione e l’accessibilità.
🕰️ 2. Funzioni “Time Shift” esistono dagli anni ‘80
I videoregistratori VHS con registrazione temporizzata e pausa dal vivo esistevano oltre 40 anni fa e non erano soggetti ad alcun compenso analogo. Oggi la SIAE impone un pagamento anche se il televisore scrive solo temporaneamente su una chiavetta USB esterna.
Questa forzatura normativa restringe l’accesso a funzioni ormai essenziali per chi lavora su turni, ha disabilità, o semplicemente non può guardare un contenuto in diretta.
💸 3. SIAE e consimili già ricevono fondi pubblici e contributi rilevanti
La SIAE ha oltre 95 milioni di euro di introiti da copia privata (fonte: Relazione AGCOM, ultimo dato disponibile), ai quali si sommano altre entrate da licenze, contratti e contributi ministeriali. Non si può giustificare un ulteriore prelievo sui consumatori più fragili per dispositivi dal valore ridotto e funzionalità minime.
🌍 4. Confronti internazionali
In Germania, i compensi sono proporzionali alla capacità del dispositivo e spesso nulli per prodotti “passivi” senza memoria.
In Regno Unito la copia privata è illegale, ma nessun compenso è imposto per dispositivi elettronici.
In Paesi Bassi e Scandinavia, le tariffe sono minime e trasparenti, e i dispositivi "modulari" (senza hard disk) non sono tassati in automatico.
Chi ci perde davvero?
I consumatori, che pagano di più senza ricevere un servizio in cambio.
I produttori di elettronica low-cost, che vedono aumentare il prezzo dei prodotti con margini già bassi.
I rivenditori, che si trovano a dover giustificare agli utenti un rincaro inspiegabile.
I pazienti e le strutture sanitarie, che in certi casi pagano la SIAE anche per avere una radio accesa in sala d’attesa.
Le nostre proposte sono ragionevoli
Non chiediamo l’abolizione totale dell’equo compenso, ma una revisione intelligente, tecnologicamente aggiornata e socialmente equa:
Niente compenso su TV e decoder economici, modulari e senza memoria;
Parametri più coerenti con il reale impatto sulla “copia privata”;
Maggiore trasparenza su chi incassa, quanto incassa e come vengono spesi quei fondi.
Firma e condividi
Firma questa petizione per chiedere al Ministero della Cultura di intervenire con una nuova normativa sull’equo compenso, che rispecchi il 2025 – non il 1995.
👉 Smettiamo di pagare per funzioni che dovrebbero essere di base. Basta tasse nascoste. Basta compensi sproporzionati.

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Il problema
ARTICOLO DI DDAY DEL 16 LUGLIO 2025 : PREVISTO AUMENTO ULTERIORE DELLE TARIFFE SIAE!
ANCHE Associazione Supporti e Sistemi Multimediali Italiana contraria!
Premessa
Nel 2025, i consumatori italiani si trovano ancora a pagare un cosiddetto “equo compenso per copia privata” alla SIAE (o ad altri enti di gestione collettiva) su dispositivi di uso comune, come televisori, decoder o set-top box dotati di funzioni PVR (Personal Video Recorder) e Time Shift, persino quando non includono alcun supporto di archiviazione di massa.
Nel dettaglio: per ogni TV o decoder venduto che supporta queste funzioni (tramite USB o slot SD esterni), viene richiesto un contributo fisso di 4€ (fonte: Decreto Ministeriale 20 giugno 2014, aggiornato periodicamente). Si tratta di un importo spesso disproporzionato rispetto al prezzo effettivo del prodotto – basti pensare ai dispositivi venduti a meno di 50€, che costituiscono una fetta rilevante del mercato di elettronica di consumo, soprattutto tra le famiglie a basso reddito.
Cosa chiediamo
Chiediamo al Ministero della Cultura di rivedere e aggiornare il Decreto sul compenso per copia privata secondo i seguenti principi:
Esenzione totale dal contributo per copia privata per i dispositivi:
con prezzo al pubblico inferiore a 50€;
privi di memoria di archiviazione di massa integrata (es. TV e decoder con solo porte USB o slot SD);
che non effettuano la copia automatica o persistente di contenuti (es. Time Shift volatile, buffer circolare ecc.).
Riduzione proporzionale e trasparente degli importi negli altri casi, tenendo conto:
del reale valore commerciale del dispositivo;
della capacità effettiva di memorizzazione integrata;
dell’effettivo utilizzo da parte del consumatore medio per la copia privata.
Chiediamo al Ministero della Cultura di rivedere e aggiornare il Decreto sul compenso per copia privata secondo i seguenti principi:
Esenzione totale dal contributo per copia privata per i dispositivi:
con prezzo al pubblico inferiore a 50€;
privi di memoria di archiviazione di massa integrata (es. TV e decoder con solo porte USB o slot SD);
che non effettuano la copia automatica o persistente di contenuti (es. Time Shift volatile, buffer circolare ecc.).
Riduzione proporzionale e trasparente degli importi negli altri casi, tenendo conto:
del reale valore commerciale del dispositivo;
della capacità effettiva di memorizzazione integrata;
dell’effettivo utilizzo da parte del consumatore medio per la copia privata.
Attribuzione del compenso solo su base volontaria e attivabile: l’eventuale equo compenso dovrebbe ricadere sul consumatore esclusivamente nel caso in cui decida di attivare in modo irrevocabile le funzionalità di registrazione (PVR) o di pausa in diretta (Time Shift). Questo approccio garantirebbe equità e proporzionalità, evitando un prelievo indiscriminato su dispositivi che, nella maggior parte dei casi, non vengono utilizzati per effettuare copie di opere protette. In questo modo, si tutelerebbe chi sceglie consapevolmente di abilitare tali funzioni, senza penalizzare chi non le utilizza.
Perché è importante
📉 1. Un balzello sproporzionato e anacronistico
Il principio dell’equo compenso nasce per rimborsare autori e artisti delle perdite derivanti dalla possibilità concessa ai consumatori di fare copie private di opere protette, senza scopo di lucro.
Tuttavia, imporre un compenso fisso su qualsiasi dispositivo potenzialmente in grado di registrare, anche senza contenuti precaricati e senza memoria, equivale a una tassa preventiva sulla tecnologia, che penalizza l’innovazione e l’accessibilità.
🕰️ 2. Funzioni “Time Shift” esistono dagli anni ‘80
I videoregistratori VHS con registrazione temporizzata e pausa dal vivo esistevano oltre 40 anni fa e non erano soggetti ad alcun compenso analogo. Oggi la SIAE impone un pagamento anche se il televisore scrive solo temporaneamente su una chiavetta USB esterna.
Questa forzatura normativa restringe l’accesso a funzioni ormai essenziali per chi lavora su turni, ha disabilità, o semplicemente non può guardare un contenuto in diretta.
💸 3. SIAE e consimili già ricevono fondi pubblici e contributi rilevanti
La SIAE ha oltre 95 milioni di euro di introiti da copia privata (fonte: Relazione AGCOM, ultimo dato disponibile), ai quali si sommano altre entrate da licenze, contratti e contributi ministeriali. Non si può giustificare un ulteriore prelievo sui consumatori più fragili per dispositivi dal valore ridotto e funzionalità minime.
🌍 4. Confronti internazionali
In Germania, i compensi sono proporzionali alla capacità del dispositivo e spesso nulli per prodotti “passivi” senza memoria.
In Regno Unito la copia privata è illegale, ma nessun compenso è imposto per dispositivi elettronici.
In Paesi Bassi e Scandinavia, le tariffe sono minime e trasparenti, e i dispositivi "modulari" (senza hard disk) non sono tassati in automatico.
Chi ci perde davvero?
I consumatori, che pagano di più senza ricevere un servizio in cambio.
I produttori di elettronica low-cost, che vedono aumentare il prezzo dei prodotti con margini già bassi.
I rivenditori, che si trovano a dover giustificare agli utenti un rincaro inspiegabile.
I pazienti e le strutture sanitarie, che in certi casi pagano la SIAE anche per avere una radio accesa in sala d’attesa.
Le nostre proposte sono ragionevoli
Non chiediamo l’abolizione totale dell’equo compenso, ma una revisione intelligente, tecnologicamente aggiornata e socialmente equa:
Niente compenso su TV e decoder economici, modulari e senza memoria;
Parametri più coerenti con il reale impatto sulla “copia privata”;
Maggiore trasparenza su chi incassa, quanto incassa e come vengono spesi quei fondi.
Firma e condividi
Firma questa petizione per chiedere al Ministero della Cultura di intervenire con una nuova normativa sull’equo compenso, che rispecchi il 2025 – non il 1995.
👉 Smettiamo di pagare per funzioni che dovrebbero essere di base. Basta tasse nascoste. Basta compensi sproporzionati.

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Petizione creata in data 1 giugno 2025