Mise à jour sur la pétitionVerlegen sie die Wittenberger Judensau! (Main) Relocate the Wittenberg Judensau!Osservatore Romano article (Italian)

Dr. Richard HarveyLondon, Royaume-Uni
27 juil. 2017
Please circulate to Italian speakers (or use google translate)
La scrofa
di Wittenberg -
di ANNA FOA
Sulla facciata della chiesa Santa
Maria di Wittenberg c’è un bassorilievo,
datato 1305, che raffigura
un antico motivo antiebraico diffuso
nell’area tedesca nel Medioevo,
quello della Judensau, la scrofa degli
ebrei. Ecco come lo descrive nel 1543, nel
suo Shem Hamphoras, Martin Lutero, che in
quella chiesa predicò: «Qui a Wittenberg si
può vedere, sulla nostra Chiesa, una scrofa
scolpita in pietra. Sotto di lei, dei porcellini
e degli ebrei che ne succhiano il latte. Dietro
di lei, un rabbino che solleva la sua zampa
destra, ne tira la coda con la sinistra, si
piega e contempla con zelo il Talmud sotto
la groppa dell’animale, come se vi leggesse
qualcosa di straordinario: un riferimento evidente
al luogo dove si trova il loro Shem
H a m p h o ra s (il nome di Dio)». Il testo che lo
spiega è, come il motivo iconologico che descrive,
al tempo stesso virulento e osceno.
Si tratta del testo più violentemente antiebraico
di Lutero, scritto contemporaneamente
a Degli ebrei e delle loro menzogne un testo,
che appartiene alla fase più tarda della vita
del Riformatore, che gli ha fatto attribuire
da molte parti l’etichetta di antisemita.
Il motivo della Judensau è precedente alla
Riforma protestante, la sua prima apparizione
può essere fatta risalire al 1210 e si trova
sul retro di un banco di legno del coro della
cattedrale di Colonia. Fra Due e Cinquecento
se ne ritrovano un’infinità di esemplari, in
legno o pietra, nelle pareti, soprattutto esterne,
di chiese tedesche, svizzere, francesi, belghe,
del Nord Europa. Gli ebrei prendono il
latte da una scrofa, loro che hanno in odio il
maiale, e si nutrono dei suoi escrementi:
questo il messaggio della Judensau.
La Judensau appartiene a quell’insieme di
accuse antiebraiche — scarsamente condivise
dalla Chiesa ma formulate in linguaggio religioso
e fatte proprie da tanta parte del clero
— quali l’avvelenamento dei pozzi, il sacrilegio
dell’ostia, l’omicidio rituale, il foetor
Judaicus, l’alleanza con il diavolo, volte a
colpire l’ebreo per la sua natura e non per le
sue credenze.
Uno scivolamento verso una concezione
dell’ebreo come naturalmente diverso, privo
di possibilità di cambiare e diventare, ricevendo
eventualmente il battesimo, come i
cristiani. Di qui, l’equiparazione di questo
complesso di accuse all’antisemitismo, fenomeno
molto più vicino a noi e formulato in
un linguaggio diverso, prevalentemente in
termini di razza, ma che identifica ugualmente
nell’ebreo una radicale diversità a
prescindere dalla sua fede religiosa.
Non a caso, i due opuscoli di Lutero del
1543 furono più volte ripubblicati sotto il nazismo,
dando fra l’altro materia alle feroci
caricature antisemite dello «Stürmer». Un
richiamo che faceva di Lutero, nell’immagine
nazista, il precursore della politica antisemita
di Hitler.
Nel 2016 il bassorilievo di Wittenberg sale
agli onori della cronaca: si forma un’asso ciazione
guidata da un pastore protestante e da
una comunità evangelica di suore che manifesta
di fronte alla chiesa, tutti i mercoledì, e
che chiede di toglierlo e di esporlo nel museo
della Shoah: «Dopo Auschwitz, possiamo
conservare la scrofa degli ebrei?».
D all’altra parte, si sostiene che proprio la
sua presenza consente di richiamare il secolare
insegnamento del disprezzo della Chiesa
nei confronti degli ebrei e si propone di
affiancarvi un’iscrizione che lo spieghi e
contestualizzi. Nella polemica si inserisce
l’estrema destra chiedendo il mantenimento
del bassorilievo come parte della storia tedesca:
«Non sono sempre e solo i tedeschi a
doversi pentire!» si proclama. Il consiglio
municipale di Wittenberg ha allora deciso di
mantenerlo, sia pur affiancandovi una targa
commemorativa dei sei milioni di ebrei morti
nella Shoah.
La storia viene così un’altra volta appiattita:
qui da Lutero si passa automaticamente
ad Auschwitz. Ma non era quello che volevano
affermare i nazisti? Le cose sono forse
più complicate, e il passaggio non era così
automatico. Ma è difficile spiegarlo a colpi
di targhe e di iscrizioni. Forse, il posto di
quel bassorilievo dovrebbe proprio essere in
un museo, dove fosse possibile inserirlo nel
suo contesto storico. Ma non, di nuovo, in
quello della Shoah. Perché, per quanto violenta
e oscena fosse l’immagine della scrofa
degli ebrei, non ha creato Auschwitz, certo
non allora, quando è stata immaginata nel
medioevo tedesco. E nemmeno dopo, se
non indirettamente, nell’uso strumentale e
distorto che ne ha fatto il nazismo.
Soutenir maintenant
Signez cette pétition
Copier le lien
Facebook
WhatsApp
X
E-mail