UN MORBO ANTROPOLOGICO

Il problema

Da un’interessante riflessione avanzata dall’antropologo Piero Vereni sul suo Blog (https://pierovereni.blogspot.com/2020/03/note-antropologiche-sul-coronavirus.html?spref=fb&fbclid=IwAR3Zl-4FgWvU5BKsUDrYMAHsn31L9xZwIHZbCgad_Iz8uzo_jcEfQfIDIOs e da un’intervista all’antropologo Marc Aime presidente dell’ANPIA (https://it.mashable.com/cultura/2345/cosi-il-virus-invisibile-cambiera-la-nostra-societa-intervista-allantropologo-marco-aime?fbclid=IwAR386eVW-lCwpywriOAvAHMnXIvl0KLiXj52Bv637LwK3XThrdA6-lHjqz8 si nota chiaramente quanto possa essere utile, anzi indispensabile, una riflessione antropologica sul particolare periodo storico che stiamo vivendo. Il Coronavirus sta mettendo chiaramente in evidenza come sia necessario un contributo antropologico alla civiltà occidentale e moderna. I recenti fatti hanno già dimostrato come possa essere semplice trasformarsi “nell’altro”, nel “rispedito ai confini” nell’ “untore”. Dalle parole di Piero Vereni si evince l’importanza che una struttura sociale può avere nel supportare gli individui al superamento di una crisi come quella che stiamo affrontando in queste ore.  Le risposte di Aime ci parlano di isolamento come malattia, di un individualismo che sfocia anche nelle istituzioni. È importante analizzare e comprendere il virus non solo dal punto di vista biologico e patologico, ma anche dal punto di vista socio - culturale. E in questo può e deve entrare in gioco l’antropologia culturale. O meglio, dovrebbero entrare in gioco gli antropologi e le antropologhe, perché, purtroppo gli antropologi vengono chiamati in causa molto poco spesso nelle ultime settimane, come accadeva anche prima del morbo. Quello che auspichiamo è che il coronavirus possa essere virale anche in questo senso rendendo virale la voce dell’antropologia culturale nel dibattito pubblico.  Un dibattito che si esprime nelle reti televisive, suoi giornali, nelle radio. Insomma nel confronto tra medici, economisti e psicologi anche gli antropologi potrebbero adesso porre l’attenzione su quei concetti come io, l’altro, la comunità, l’interrelazione, il rapporto tra una comunità e l’ambiente che vive e non ultimi forse anche lo scambio e il dono.

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Giulia GoggiPromotore della petizione
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Il problema

Da un’interessante riflessione avanzata dall’antropologo Piero Vereni sul suo Blog (https://pierovereni.blogspot.com/2020/03/note-antropologiche-sul-coronavirus.html?spref=fb&fbclid=IwAR3Zl-4FgWvU5BKsUDrYMAHsn31L9xZwIHZbCgad_Iz8uzo_jcEfQfIDIOs e da un’intervista all’antropologo Marc Aime presidente dell’ANPIA (https://it.mashable.com/cultura/2345/cosi-il-virus-invisibile-cambiera-la-nostra-societa-intervista-allantropologo-marco-aime?fbclid=IwAR386eVW-lCwpywriOAvAHMnXIvl0KLiXj52Bv637LwK3XThrdA6-lHjqz8 si nota chiaramente quanto possa essere utile, anzi indispensabile, una riflessione antropologica sul particolare periodo storico che stiamo vivendo. Il Coronavirus sta mettendo chiaramente in evidenza come sia necessario un contributo antropologico alla civiltà occidentale e moderna. I recenti fatti hanno già dimostrato come possa essere semplice trasformarsi “nell’altro”, nel “rispedito ai confini” nell’ “untore”. Dalle parole di Piero Vereni si evince l’importanza che una struttura sociale può avere nel supportare gli individui al superamento di una crisi come quella che stiamo affrontando in queste ore.  Le risposte di Aime ci parlano di isolamento come malattia, di un individualismo che sfocia anche nelle istituzioni. È importante analizzare e comprendere il virus non solo dal punto di vista biologico e patologico, ma anche dal punto di vista socio - culturale. E in questo può e deve entrare in gioco l’antropologia culturale. O meglio, dovrebbero entrare in gioco gli antropologi e le antropologhe, perché, purtroppo gli antropologi vengono chiamati in causa molto poco spesso nelle ultime settimane, come accadeva anche prima del morbo. Quello che auspichiamo è che il coronavirus possa essere virale anche in questo senso rendendo virale la voce dell’antropologia culturale nel dibattito pubblico.  Un dibattito che si esprime nelle reti televisive, suoi giornali, nelle radio. Insomma nel confronto tra medici, economisti e psicologi anche gli antropologi potrebbero adesso porre l’attenzione su quei concetti come io, l’altro, la comunità, l’interrelazione, il rapporto tra una comunità e l’ambiente che vive e non ultimi forse anche lo scambio e il dono.

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Giulia GoggiPromotore della petizione

I decisori

RAI Radiotelevisione Italiana
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Petizione creata in data 16 marzo 2020