RAI, i coloni non sono "escursionisti": chiediamo rettifica e sospensione del giornalista

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Il problema

A: RAI (Amministratore Delegato, Direttore di TG1 e TG2, Direzione Approfondimento) · Commissione parlamentare di Vigilanza RAI · Ordine dei Giornalisti (Consiglio Nazionale e Ordine regionale competente) · Usigrai · Federazione Nazionale della Stampa Italiana


Tra il 24 e il 25 luglio 2026, i servizi del TG1 e del TG2 hanno raccontato quanto avvenuto nel villaggio palestinese di Tell, presso la colonia di Havat Gilad, con la formula: "Un gruppo di palestinesi ha attaccato alcuni israeliani che stavano facendo un'escursione."

Chiediamo ai destinatari di questa petizione di intervenire con fermezza perché il servizio pubblico rispetti gli obblighi di verità, completezza e correttezza dell'informazione che la legge e il Contratto di Servizio gli impongono.

Perché quella formula è inaccettabile. Definire "in escursione" persone che, secondo le evidenti ricostruzioni video e le cronache indipendenti, erano coloni presentatisi armati alle porte di un villaggio palestinese — in un'area accessibile solo previo coordinamento con le forze di sicurezza — non è una sfumatura lessicale. È una scelta di parole che ribalta ruoli e responsabilità in un contesto già qualificato dal diritto internazionale, adottando di fatto la terminologia delle prime comunicazioni militari israeliane invece di una ricostruzione verificata e indipendente. Su un tema di questa gravità, il servizio pubblico non può limitarsi a rilanciare la versione di una delle parti. E non è la prima volta, tutt'altro.

Il quadro giuridico, che il servizio pubblico ha il dovere di rappresentare. Non si tratta di opinioni, ma di atti delle massime istituzioni internazionali:

  • Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU, con la risoluzione 2334 (2016), approvata con 14 voti a favore e l'astensione degli Stati Uniti, ha riaffermato che gli insediamenti israeliani nel territorio palestinese occupato dal 1967, inclusa Gerusalemme Est, non hanno alcuna validità giuridica e costituiscono una flagrante violazione del diritto internazionale, oltre che un ostacolo alla soluzione dei due Stati. United Nations
  • Il rapporto di attuazione della stessa risoluzione documenta che nel periodo di riferimento le autorità israeliane hanno promosso o approvato oltre 6.310 unità abitative nella Cisgiordania occupata, inclusa Gerusalemme Est, a conferma che l'espansione degli insediamenti è proseguita in violazione della richiesta dell'ONU. 
  • La Corte Internazionale di Giustizia, nel parere del 19 luglio 2024, ha stabilito che la presenza continuata di Israele nel territorio palestinese occupato è illegale, che Israele è obbligato a porvi fine il più rapidamente possibile, a cessare immediatamente ogni nuova attività di insediamento e a evacuare tutti i coloni dal territorio occupato. La Corte ha inoltre rilevato che le politiche israeliane violano il divieto internazionale di segregazione razziale.

Chi devasta la Cisgiordania e costringe famiglie palestinesi allo sfollamento non lo fa "in escursione": lo fa nel quadro di un regime di occupazione e colonizzazione dichiarato illegale dalle più alte istanze del diritto internazionale.

Perché riguarda tutti noi. Questi telegiornali sono finanziati dal canone pagato dai cittadini. Il servizio pubblico non è un megafono di una delle parti in conflitto: ha il dovere di un'informazione accurata, verificata e pluralista. Qui non c'è alcun Hamas da evocare per giustificare l'ambiguità: c'è un episodio di violenza dei coloni in territorio occupato, e c'è stata una scelta editoriale che lo ha mascherato. Un servizio pubblico non può permettersi questo tentennamento, e i cittadini non sono più disposti a tollerarlo.

Cosa chiediamo, concretamente:

  1. Una rettifica pubblica in onda su TG1 e TG2, che ricostruisca correttamente i fatti e ne collochi il contesto secondo il diritto internazionale.
  2. La sospensione immediata dell'inviato dagli incarichi di corrispondenza sul Medio Oriente, in via cautelare, fino alla conclusione delle verifiche interne sulla vicenda.
  3. La ricollocazione a un diverso incarico, oltre alla responsabilità editoriale in una copertura che ha compromesso l'accuratezza dell'informazione su uno scenario tanto delicato, si attuino le verifiche per accertare l'incompatibilità degli inviati (vedasi Giovan Battista Brunori) nel ruolo: la fiducia dei cittadini richiede che chi rappresenta il servizio pubblico su quel fronte ne garantisca terzietà e rigore.
  4. Una verifica interna della RAI sul rispetto degli standard editoriali e del Contratto di Servizio in relazione a questi servizi, con individuazione delle responsabilità nella catena redazionale — non solo dell'inviato, ma anche di chi ha approvato e mandato in onda quei testi.
  5. Una valutazione deontologica da parte dell'Ordine dei Giornalisti sul rispetto del dovere di verità sostanziale dei fatti (art. 2 legge 69/1963) e dei principi della Carta di Roma.
  6. L'impegno della RAI ad adottare, per la copertura del Medio Oriente, linee editoriali che garantiscano la verifica indipendente delle fonti e non l'adozione acritica della terminologia di una delle parti.


Il servizio pubblico appartiene ai cittadini. Chiediamo che torni a meritare la fiducia di chi lo paga e lo guarda.

 

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Michele SpallinoPromotore della petizione

I decisori

Antonio Preziosi
Antonio Preziosi
Direttore del TG2
Gian Marco Chiocci
Gian Marco Chiocci
Direttore del TG1
Simona Agnes
Simona Agnes
Presidente RAI
Roberto Sergi
Roberto Sergi
Direttore Generale (Corporate) RAI
Giampaolo Rossi
Giampaolo Rossi
Amministratore Delegato RAI

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