RACCOLTA FIRME CONTRO L’INTRODUZIONE DEL TASER IN PROVINCIA DI VICENZA


RACCOLTA FIRME CONTRO L’INTRODUZIONE DEL TASER IN PROVINCIA DI VICENZA
Il problema
Un’arma in più non è sicurezza in più. È democrazia in meno.
Il Consorzio di Polizia Locale “NEVI”, il più grande del Veneto, riunisce 17 Comuni consorziati e 9 convenzionati per un bacino complessivo di circa 150 mila abitanti. La decisione di introdurre il Taser 10 – arma a impulsi elettrici di ultima generazione, capace di sparare dieci dardi tra i 3 e i 13 metri – non riguarda una sola amministrazione, ma un intero territorio della Provincia di Vicenza.
Il Taser è classificato come “non letale”, ma può provocare lesioni gravi e, in alcune circostanze, anche la morte. La stessa azienda produttrice, la statunitense Axon Enterprise, riconosce nei propri documenti la possibilità di gravi conseguenze, in particolare in presenza di condizioni cardiache, neurologiche o di alterazione psicofisica.
Il problema non è la sicurezza. È il modello di sicurezza.
Davvero la risposta al disagio sociale, alle crisi di salute mentale, alle fragilità, deve essere un’arma elettrica? Davvero pensiamo che la prevenzione si costruisca con strumenti di forza e non con investimenti in salute mentale, servizi territoriali, formazione e presenza sul territorio?
Quando uno strumento nasce come “eccezionale”, il rischio è che diventi ordinario. Che venga usato non solo nei casi estremi, ma anche nelle situazioni meno pericolose, magari contro persone disarmate o in evidente stato di vulnerabilità.
Le nostre richieste
Chiediamo che questa sperimentazione cessi immediatamente.
Siamo consapevoli che difficilmente ciò potrà avvenire nel breve periodo. Per questo, pretendiamo almeno:
-la pubblicazione dei dati relativi a ogni singolo utilizzo del Taser;
-la totale trasparenza sui protocolli operativi e sanitari;
-un monitoraggio indipendente sugli effetti sanitari;
-una verifica pubblica periodica dell’impatto dello strumento sul territorio.
Ribadiamo però che, alla luce delle sperimentazioni fallimentari in Italia e all’estero, questa strada dovrebbe essere abbandonata. In Italia, solo nel 2025, quattro persone sono decedute in episodi in cui è stato utilizzato il Taser. Numeri che impongono prudenza, riflessione e responsabilità politica.
Per queste ragioni chiediamo che, terminata la fase di sperimentazione, non si proceda alla stabilizzazione e diffusione definitiva dello strumento.
Non siamo contro le forze dell’ordine.
Siamo contro l’idea che la sicurezza coincida con l’introduzione di nuove armi.
La Provincia di Vicenza merita una sicurezza fondata su prevenzione, coesione sociale e dignità delle persone.
“Quando ti convincono che sei in pericolo, possono venderti qualsiasi protezione, anche se sei tu il primo a doverne essere protetto.”
– Michela Murgia
Per una sicurezza giusta, non violenta, umana.
Firma anche tu.

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Il problema
Un’arma in più non è sicurezza in più. È democrazia in meno.
Il Consorzio di Polizia Locale “NEVI”, il più grande del Veneto, riunisce 17 Comuni consorziati e 9 convenzionati per un bacino complessivo di circa 150 mila abitanti. La decisione di introdurre il Taser 10 – arma a impulsi elettrici di ultima generazione, capace di sparare dieci dardi tra i 3 e i 13 metri – non riguarda una sola amministrazione, ma un intero territorio della Provincia di Vicenza.
Il Taser è classificato come “non letale”, ma può provocare lesioni gravi e, in alcune circostanze, anche la morte. La stessa azienda produttrice, la statunitense Axon Enterprise, riconosce nei propri documenti la possibilità di gravi conseguenze, in particolare in presenza di condizioni cardiache, neurologiche o di alterazione psicofisica.
Il problema non è la sicurezza. È il modello di sicurezza.
Davvero la risposta al disagio sociale, alle crisi di salute mentale, alle fragilità, deve essere un’arma elettrica? Davvero pensiamo che la prevenzione si costruisca con strumenti di forza e non con investimenti in salute mentale, servizi territoriali, formazione e presenza sul territorio?
Quando uno strumento nasce come “eccezionale”, il rischio è che diventi ordinario. Che venga usato non solo nei casi estremi, ma anche nelle situazioni meno pericolose, magari contro persone disarmate o in evidente stato di vulnerabilità.
Le nostre richieste
Chiediamo che questa sperimentazione cessi immediatamente.
Siamo consapevoli che difficilmente ciò potrà avvenire nel breve periodo. Per questo, pretendiamo almeno:
-la pubblicazione dei dati relativi a ogni singolo utilizzo del Taser;
-la totale trasparenza sui protocolli operativi e sanitari;
-un monitoraggio indipendente sugli effetti sanitari;
-una verifica pubblica periodica dell’impatto dello strumento sul territorio.
Ribadiamo però che, alla luce delle sperimentazioni fallimentari in Italia e all’estero, questa strada dovrebbe essere abbandonata. In Italia, solo nel 2025, quattro persone sono decedute in episodi in cui è stato utilizzato il Taser. Numeri che impongono prudenza, riflessione e responsabilità politica.
Per queste ragioni chiediamo che, terminata la fase di sperimentazione, non si proceda alla stabilizzazione e diffusione definitiva dello strumento.
Non siamo contro le forze dell’ordine.
Siamo contro l’idea che la sicurezza coincida con l’introduzione di nuove armi.
La Provincia di Vicenza merita una sicurezza fondata su prevenzione, coesione sociale e dignità delle persone.
“Quando ti convincono che sei in pericolo, possono venderti qualsiasi protezione, anche se sei tu il primo a doverne essere protetto.”
– Michela Murgia
Per una sicurezza giusta, non violenta, umana.
Firma anche tu.

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Petizione creata in data 1 marzo 2026