PROPOSTE per contribuire alla formazione di un programma realmente progressista.

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Il problema

Premessa

Sappiamo che nelle precedenti elezioni politiche l’avanzata della destra non è stato tanto il frutto di un maggior numero di consensi quanto di un progressivo svuotamento dell’elettorato di sinistra che ha scelto di non andare a votare.

Il recupero di quell’elettorato, tradizionalmente più esigente di quello di destra, può avvenire solo se la proposta politica del centrosinistra si fa portatrice di valori, ideali e soluzioni che tradizionalmente le appartengono ma che, nel tempo, si sono appannati; conseguentemente una vasta parte dell’opinione pubblica si è allontanata dalla politica, dalla quale non si sente più rappresentata.

Nel frattempo i referendum sulle proposte di modifiche costituzionali hanno ampiamente dimostrato:

1)   l’attaccamento ai valori costituzionali della maggior parte della popolazione;

2)   la disponibilità delle persone ad andare a votare quando hanno consapevolezza dell’importanza del loro voto.

I problemi concreti e spesso drammatici sono numerosi: dalle risposte da dare all’emergenza climatica alle soluzioni da predisporre per accompagnare al meglio una popolazione che invecchia, senza ricambio demografico e con patologie anche nuove che ci trovano impreparati. Poi tutti gli altri che conosciamo e spesso sperimentiamo sulla nostra pelle: le carenze della sanità, i ritardi della giustizia, le incertezze dello sviluppo, l’aumento delle disuguaglianze e l’estensione delle aree di disagio e povertà. Sono problemi immensi e richiedono riflessioni e preparazione adeguate col tempo necessario. Ma nel frattempo non possiamo rimanere fermi. Non può essere che la ricerca dell’ottimo schiacci e impedisca la realizzazione del buono. Che le discussioni sui massimi sistemi siano di ostacolo a iniziative anche minute ma dal grande valore simbolico e politico. 

Le semplici proposte che seguono, che si ispirano agli articoli della Costituzione riportati, possono costituire un utile vademecum operativo, orientato dal richiamo dei superiori valori costituzionali e dalla constatazione della relativa facilità di attuazione. Vengono sottoposte all’attenzione dell’opinione pubblica come strumento di servizio alle intenzioni del fare concreto e come mezzo per sondare volontà e disponibilità alla realizzazione di un programma autenticamente riformista.

Art. 1: L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Se la sovranità appartiene al popolo e non alle segreterie dei partiti è necessario che sia il popolo a scegliere i propri rappresentanti!

Proposte: 

-          eliminazione di qualunque meccanismo che metta nelle mani delle segreterie di partito la scelta dei suoi rappresentanti (eliminazione dei listini bloccati) all’interno di un ampio elenco di nomi comunque anch’essi scelti dagli iscritti (es. primarie, parlamentarie o comunque le si voglia chiamare);

-          divieto per chiunque, di presentarsi in più di un collegio.

Art. 11 - L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo

L’articolo è quanto mai chiaro e va semplicemente applicato.


 

Proposte: 

-          messa in campo di tutte le attività diplomatiche necessarie per la cessazione dei conflitti e comunque immediata cessazione della fornitura di armi a paesi invasori e che comunque non si muovono per assicurare pace e giustizia tra i popoli;

-          cessazione delle forniture di armi ad Israele ed applicazione di sanzioni in maniera quanto meno simmetrica a quanto fatto con la Russia.

Art. 36 - Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

L’attuazione concreta di questo articolo e soprattutto il suo mantenimento nel tempo è passato attraverso l’attuazione di un automatismo che, nel secolo scroso, si chiamava scala mobile. La scala mobile è stata smontata in vari passaggi fino al suo definitivo abbandono con l’accordo Governo – Sindacati – Rappresentanze imprenditoriali. Ad oggi stipendi e salari hanno visto ridursi nettamente il potere d’acquisto e si sono ampliate le fasce della povertà, assoluta e relativa.

Proposta: ripristino di meccanismi (scala mobile o altro) per la difesa effettiva e tempestiva del potere d’acquisto di stipendi, salari e pensioni.

 

Art. 53 - Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

E’, probabilmente, uno degli articoli di cui sono state date le interpretazioni più fantasiose, arrivando a sostenere che anche una “flat tax” si ispira a criteri di progressività perché chi guadagna di più paga “proporzionalmente” di più. Ma il criterio di progressività si riferisce alla progressività delle aliquote; quando è stata introdotta l’irpef, nel 1974, le aliquote erano 32, dal 10% al 72% (per la parte eccedente i 500 milioni di vecchie lire); oggi le aliquote sono 3 (23%, 33%, 43%). Inoltre, per le rendite finanziarie è prevista una aliquota unica ordinaria del 26% (12,5% come aliquota agevolata solo per i titoli di stato) e quindi, sostanzialmente, le pensioni ed il lavoro sono comunque tassati di più delle rendite finanziarie.

Essendo impossibile tutelare, contemporaneamente, redditi da lavoro e pensioni da una parte e capitali dall’altra come centrosinistra sarebbe bene scegliere esplicitamente da che parte stare.

Proposte: 

-          reintrodurre un sistema di aliquote effettivamente progressivo e modulabile in funzione degli obiettivi di finanza pubblica e/o di (re)distribuzione del reddito. In ogni caso il tetto per l’aliquota massima non sarà superiore al 75% per le quote eccedenti i 500.000 euro;

-          mettere in atto tutto quello che serve perché le grandi multinazionali che operano anche in Italia non si trovino a pagare aliquote reali addirittura al di sotto dell’aliquota irpef minima;

-          abolire il sistema di tassazione “per competenza” a favore del sistema “per cassa”; 

-          semplificare i regimi fiscali evitando che vengano tassate in maniera differente attività che producono un uguale reddito.

Art. 54 - Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.


 

I parlamentari sono sicuramente cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche. Non può esserci disciplina e onore, e di conseguenza nemmeno tolleranza, quando si hanno percentuali di assenza superiori al 50% (parliamo di oltre 100 tra deputati e senatori) o si vota per conto di colleghi assenti (i cosiddetti “pianisti”).

Proposte: 

-          modificare la legge sulle indennità, prevista dalla costituzione (art.69), trasformandola in “gettoni di presenza” per le singole votazioni;

-          prevedere la decadenza automatica dal ruolo (con conseguente divieto di ricandidarsi) per:

·         quanti hanno percentuali di assenza superiori al 50% calcolate nelle ultime 26 settimane (alla fine di ogni settimana) 

·         svolgono l’attività di “pianisti” 

·         sono titolari del tesserino usato dai “pianisti”.

-          disciplinare numero e cumuli retributivi di quanti esercitano funzioni pubbliche

Proposte a parte andrebbero articolate per:

-          Limitare il cumulo di incarichi e cariche ed il reddito derivane da più cariche;

-          proibire che adeguamenti di gettoni siano approvati e applicati in corso di esercizio;

-          Eliminazione di odiosi privilegi di cui godono anche coloro che hanno svolto e terminato il loro mandato parlamentare.

Tanto per capire da dove siamo partiti è utile leggere quanto accaduto nel lontano 1861.

Art.50 dello Statuto Albertino: “Le funzioni di Senatore e di Deputato non danno luogo ad alcuna retribuzione o indennità”.

Nel giugno 1861 il Senatore Roncalli propose il rimborso del biglietto del treno per i Senatori residenti lontano da Torino (capitale del Regno d’Italia in quel momento). La proposta fu respinta dal Senato del Regno con la seguente motivazione: “Servire il Paese è un privilegio, da vivere come un dovere. Chi lo serve in armi rischia tutto, anche la propria vita, senza nulla chiedere in cambio”.

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Luigi SacchiPromotore della petizione

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