

Proposta per una strategia nazionale su IA, Biologia Sintetica e Biosicurezza
Il problema
Negli ultimi mesi, ricercatori internazionali hanno dimostrato che modelli di Intelligenza Artificiale sono in grado di progettare interi genomi virali funzionali. È un passo scientifico straordinario per la medicina, ma anche un segnale chiaro: la capacità tecnica di comporre organismi tramite IA esiste già, mentre la nostra preparazione a livello nazionale è ancora indietro.
Come professionista che lavora quotidianamente con l'Intelligenza Artificiale, credo che la risposta giusta non sia bloccare la ricerca o creare nuova burocrazia, ma dotare l'Italia di infrastrutture, incentivi e capacità di risposta rapida che rendano l'innovazione biotecnologica più sicura, non più lenta.
Per questo ho scritto una lettera aperta al Governo con una proposta concreta in sette punti:
1. Un'infrastruttura di biosicurezza "Safety by Default": strumenti tecnici gratuiti e automatizzati per individuare rischi reali, senza creare oneri per chi fa ricerca onesta.
2. Incentivi fiscali e una certificazione volontaria "Biosecure by Design – Italia" per chi adotta buone pratiche, invece di sanzioni generalizzate.
3. Una "Fast Lane Bioinnovazione Responsabile": una corsia rapida con l'amministrazione per chi dimostra standard di sicurezza affidabili.
4. Una sandbox nazionale AI-bio per testare applicazioni innovative insieme a startup, università e regolatori, in un ambiente controllato.
5. Una Rete Italiana di Risposta Biologica Rapida, capace di reagire a una minaccia biologica entro 100 giorni, sul modello della "100 Days Mission" promossa da CEPI a livello internazionale.
6. Un canale confidenziale e non punitivo per segnalare anomalie e quasi-incidenti, per imparare dagli errori invece di nasconderli.
7. Cooperazione internazionale contro le minacce biologiche esterne: aggiornamento dei controlli export dual-use per includere l'IA generativa, collaborazione con NATO, UE, Europol e Interpol, sostegno a un meccanismo di verifica per la Convenzione sulle Armi Biologiche, e monitoraggio delle partnership scientifiche verso paesi con standard di biosicurezza inadeguati.
Le minacce biologiche non conoscono confini: un patogeno progettato o rilasciato altrove può arrivare in Italia attraverso viaggi, commerci o ricerca collaborativa. Una strategia seria deve guardare sia dentro che fuori dai nostri confini, senza chiudere la porta alla collaborazione scientifica internazionale, che resta un valore imprescindibile.
Non chiediamo di fermare la ricerca né di introdurre vincoli indiscriminati sull'Intelligenza Artificiale o sulle biotecnologie. Chiediamo che l'Italia diventi un Paese capace di innovare più velocemente e di reagire più prontamente, dentro e fuori dai propri confini, trasformando la biosicurezza in un vantaggio competitivo per ricerca, imprese e cittadini.
Qui sotto il testo integrale della lettera che stiamo inviando al Presidente del Consiglio, al Ministro della Salute, al Ministro dell'Università e della Ricerca e al Ministro delle Imprese e del Made in Italy.
Se condividi questa proposta, firma e condividi la petizione: più siamo, più probabile è che questo tema arrivi davvero in Parlamento.
---
Proposta per una strategia nazionale su Intelligenza Artificiale, Biologia Sintetica e Biosicurezza
Alla cortese attenzione del Presidente del Consiglio dei Ministri,
del Ministro della Salute,
del Ministro dell'Università e della Ricerca,
del Ministro delle Imprese e del Made in Italy,
e delle Istituzioni parlamentari competenti.
L'integrazione tra Intelligenza Artificiale e biologia sintetica apre opportunità straordinarie per il Paese: nuove terapie, vaccini più rapidi, diagnostica avanzata, soluzioni contro l'antibiotico-resistenza, agricoltura più resiliente e un settore biotech italiano più competitivo.
Recentemente, ricercatori di Stanford e dell'Arc Institute hanno dimostrato che un modello di IA può progettare da zero genomi virali completamente nuovi che, una volta sintetizzati in laboratorio, risultano funzionali e capaci di infettare ceppi batterici resistenti agli antibiotici. Il lavoro è stato condotto con cautele rigorose — escludendo dal training virus che infettano esseri umani, animali o piante — ma dimostra che la capacità di comporre genomi tramite IA esiste già, mentre gli strumenti di governance per indirizzarla in sicurezza sono ancora incompleti.
Per questo l'Italia deve prepararsi, non frenando ricerca, startup, università e industria, ma creando le infrastrutture, gli incentivi e le capacità operative che rendano l'innovazione più sicura, più veloce e più affidabile.
La risposta non deve essere una nuova stratificazione di autorizzazioni, registri e obblighi indistinti. Deve essere un sistema moderno basato su pochi principi concreti:
- Sicurezza tecnica "by default" nei punti davvero critici.
- Regole proporzionate al rischio e semplici da applicare.
- Incentivi che rendano conveniente adottare buone pratiche.
- Collaborazione stabile tra istituzioni, ricerca, sanità e industria.
- Capacità nazionale di identificare e contrastare rapidamente una minaccia biologica, qualunque ne sia l'origine.
Riteniamo urgente che l'Italia si doti di una strategia chiara su questo fronte, allineata alle migliori pratiche internazionali e ambiziosa nel posizionare il nostro Paese come attore proattivo in Europa. Chiediamo pertanto al Governo e al Parlamento di avviare una strategia nazionale su Intelligenza Artificiale, Biologia Sintetica e Biosicurezza fondata sui seguenti sette impegni.
1. Infrastruttura di biosicurezza "Safety by Default"
Rendere disponibili a università, startup, PMI, laboratori e fornitori di DNA/RNA sintetico strumenti tecnici condivisi, automatizzati e interoperabili per individuare richieste o sequenze con reali indicatori di rischio.
Questa infrastruttura dovrebbe essere semplice da integrare nei flussi di lavoro già esistenti, rispettare la riservatezza industriale e scientifica, ridurre al minimo i falsi allarmi e riservare la revisione umana ai soli casi effettivamente anomali. Non una nuova burocrazia centralizzata, dunque, ma servizi tecnici e standard aperti che abbassino costi e complessità per chi innova responsabilmente.
Esistono già strumenti internazionali open source e gratuiti, come il Common Mechanism di IBBIS, progettati per supportare lo screening efficiente e sicuro di sequenze DNA e RNA, senza imporre a ogni operatore di creare soluzioni proprietarie costose.
2. Incentivi e certificazione volontaria
Rendere la biosicurezza un vantaggio competitivo, non un costo aggiuntivo. Proponiamo incentivi fiscali, supporto specialistico e criteri premiali nei bandi pubblici per startup, PMI, centri di ricerca e aziende che adottino standard riconosciuti di biosicurezza, cybersecurity e gestione responsabile dell'IA applicata alla biologia.
Proponiamo inoltre una certificazione volontaria, chiara e credibile, ad esempio "Biosecure by Design – Italia", utile per accedere a partenariati, investimenti, programmi di innovazione e opportunità internazionali.
L'obiettivo non è creare un bollino formale, ma offrire un segnale affidabile a investitori, clienti, ospedali, università, partner industriali e istituzioni: chi adotta buone pratiche deve poter operare con maggiore fiducia, più rapidamente e con meno incertezza.
3. Fast Lane per la bioinnovazione responsabile
I progetti che dimostrano di utilizzare standard affidabili di sicurezza, qualità e gestione dei dati dovrebbero beneficiare di una corsia di interlocuzione rapida con le amministrazioni competenti.
Chiediamo l'istituzione di una "Fast Lane Bioinnovazione Responsabile", con:
- Un punto di contatto coordinato tra salute, ricerca, industria e organismi tecnici competenti.
- Template e linee guida riutilizzabili per ridurre documentazione duplicata e consulenze non necessarie.
- Tempi di risposta dichiarati per chiarimenti regolatori e valutazioni preliminari.
- Possibilità di dialogo tempestivo per startup e imprese prima che gli investimenti diventino irreversibili.
- Riconoscimento delle buone pratiche già adottate, evitando che la conformità generi ulteriore frizione amministrativa.
La sicurezza deve accelerare la bioinnovazione, non rallentarla. Un sistema chiaro e prevedibile può rendere l'Italia più attrattiva per ricercatori, imprese, capitali e partnership internazionali.
4. Sandbox nazionale AI-bio
Proponiamo una sandbox nazionale AI-bio, volontaria e a tempo determinato, in cui scienziati, startup, università, IRCCS, ospedali, aziende biotech, farmaceutiche, laboratori e regolatori possano testare applicazioni innovative in un contesto controllato e collaborativo.
La sandbox dovrebbe coprire, ad esempio, IA per scoperta di farmaci, design proteico, genomica, diagnostica, terapia fagica, sequenziamento, automazione di laboratorio e strumenti di sorveglianza sanitaria.
Il suo scopo non sarebbe aggirare le regole, ma renderle più intelligenti: chiarire requisiti, identificare problemi reali, migliorare la sicurezza dei prodotti e produrre linee guida pratiche basate sull'esperienza. Il quadro europeo considera le sandbox regolatorie uno strumento utile per migliorare la valutazione scientifica e rendere più chiari i requisiti per le innovazioni biotech.
5. Rete Italiana di Risposta Biologica Rapida
L'Italia deve poter individuare, analizzare e contrastare rapidamente una minaccia biologica naturale, accidentale o deliberata. Proponiamo una rete operativa pubblico-privata permanente, che colleghi Istituto Superiore di Sanità, Istituti Zooprofilattici Sperimentali, IRCCS, università, ospedali sentinella, laboratori di sequenziamento, imprese biotech, farmaceutiche, produttori di diagnostica e capacità produttive nazionali.
La rete dovrebbe predisporre prima delle crisi:
Protocolli comuni di sorveglianza genomica e condivisione protetta dei segnali.
- Capacità di diagnostica rapida e modellazione epidemiologica supportata da IA.
- Pipeline per candidati vaccinali, terapeutici e diagnostici.
- Accordi predefiniti per trial clinici, produzione, approvvigionamento e distribuzione.
- Esercitazioni periodiche per testare coordinamento, tempi di attivazione e resilienza delle filiere.
La proposta si ispira alla "100 Days Mission" promossa da CEPI: sviluppare la capacità di rendere disponibili diagnostici, terapie iniziali e vaccini pronti alla produzione entro 100 giorni dall'identificazione di una nuova minaccia pandemica.
6. Apprendere dagli incidenti, senza logica punitiva
Proponiamo un canale nazionale confidenziale, protetto e non punitivo per segnalare anomalie, vulnerabilità, errori, quasi-incidenti e tentativi di accesso sospetti connessi alla biologia sintetica e all'IA applicata alla ricerca biologica.
Il sistema dovrebbe garantire protezione per chi segnala in buona fede, salvaguardare le informazioni sensibili e produrre analisi aggregate utili a migliorare procedure, standard tecnici e preparazione collettiva. Non un registro pubblico degli esperimenti, né uno strumento sanzionatorio generalizzato: un'infrastruttura di apprendimento che renda più probabile individuare un problema prima che produca conseguenze.
La sicurezza più efficace non è quella che costringe al silenzio chi rileva un errore; è quella che permette a istituzioni e operatori di imparare rapidamente, correggere e condividere le soluzioni.
7. Cooperazione internazionale contro le minacce biologiche esterne
Le minacce biologiche non conoscono confini: un patogeno progettato o rilasciato altrove può raggiungere l'Italia attraverso viaggi, commerci, ricerca collaborativa o incidenti in paesi terzi. Una strategia nazionale credibile deve quindi guardare anche fuori dai nostri confini.
Chiediamo che il Governo si impegni a:
- Aggiornare il regime di controllo delle esportazioni dual-use (Regolamento UE 2021/821) per includere esplicitamente strumenti di IA generativa applicati al design molecolare e biologico, non solo materiali fisici.
- Rafforzare la cooperazione con NATO, Unione Europea, Europol ed Interpol sul monitoraggio delle minacce biologiche emergenti legate all'IA, partecipando attivamente ai tavoli tecnici già avviati su questo fronte.
- Sostenere in sede internazionale l'introduzione di un meccanismo di verifica per la Convenzione sulle Armi Biologiche (BTWC), oggi priva di strumenti di controllo effettivo, a differenza di quanto previsto per le armi chimiche.
- Monitorare le partnership di ricerca e i trasferimenti tecnologici verso paesi con standard di biosicurezza non adeguati, senza limitare la collaborazione scientifica legittima ma introducendo verifiche proporzionate nei casi ad alto rischio.
- Integrare i controlli sanitari di frontiera con capacità di rilevamento rapido per patogeni sospetti, in coordinamento con il sistema europeo di allerta precoce e con l'Organizzazione Mondiale della Sanità.
- Includere nel Rapporto Pubblico Annuale sulla Biosicurezza una sezione dedicata alla dimensione internazionale del rischio, con particolare attenzione a scenari di origine estera, naturale, accidentale o deliberata.
L'obiettivo non è chiudere l'Italia alla collaborazione scientifica internazionale, che resta un valore imprescindibile, ma garantire che la cooperazione avvenga in un quadro di sicurezza condivisa, capace di distinguere partnership legittime da rischi concreti.
Un investimento strategico
Chiediamo inoltre che una parte degli investimenti pubblici in IA e biotecnologie sia orientata allo sviluppo di IA difensiva: strumenti per sorveglianza genomica, diagnosi precoce, screening, analisi di dati epidemiologici, progettazione rapida di contromisure, simulazione della diffusione di agenti infettivi e protezione delle infrastrutture biologiche digitali.
Queste tecnologie non rappresentano soltanto una misura di sicurezza. Possono diventare una filiera industriale italiana ed europea ad alto valore aggiunto, capace di attrarre talenti, creare impresa, rafforzare il sistema sanitario e generare soluzioni esportabili.
Una strategia seria non può limitarsi a chiedere "come impedire gli abusi". Deve chiedersi come costruire una nazione capace di innovare in modo migliore e di reagire con tempestività quando serve. La biosecurity, se progettata bene, non è una barriera all'innovazione: è l'infrastruttura che la rende sostenibile, credibile e competitiva.
Non chiediamo di fermare la ricerca, né di introdurre vincoli indiscriminati sull'Intelligenza Artificiale o sulle biotecnologie. Chiediamo capacità concrete: strumenti tecnici condivisi, incentivi proporzionati, una regolazione collaborativa, una risposta sanitaria e industriale preparata, e un'alleanza stabile tra Stato, ricerca e impresa.
Un'Italia più pronta di fronte ai rischi biologici sarà anche un'Italia più innovativa, più competitiva e più attraente per chi vuole costruire terapie, diagnostici e tecnologie che migliorino la vita delle persone.
Chiediamo al Governo e al Parlamento di avviare un confronto pubblico, tecnico e interdisciplinare per trasformare questi principi in una strategia nazionale operativa.
Con osservanza

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Il problema
Negli ultimi mesi, ricercatori internazionali hanno dimostrato che modelli di Intelligenza Artificiale sono in grado di progettare interi genomi virali funzionali. È un passo scientifico straordinario per la medicina, ma anche un segnale chiaro: la capacità tecnica di comporre organismi tramite IA esiste già, mentre la nostra preparazione a livello nazionale è ancora indietro.
Come professionista che lavora quotidianamente con l'Intelligenza Artificiale, credo che la risposta giusta non sia bloccare la ricerca o creare nuova burocrazia, ma dotare l'Italia di infrastrutture, incentivi e capacità di risposta rapida che rendano l'innovazione biotecnologica più sicura, non più lenta.
Per questo ho scritto una lettera aperta al Governo con una proposta concreta in sette punti:
1. Un'infrastruttura di biosicurezza "Safety by Default": strumenti tecnici gratuiti e automatizzati per individuare rischi reali, senza creare oneri per chi fa ricerca onesta.
2. Incentivi fiscali e una certificazione volontaria "Biosecure by Design – Italia" per chi adotta buone pratiche, invece di sanzioni generalizzate.
3. Una "Fast Lane Bioinnovazione Responsabile": una corsia rapida con l'amministrazione per chi dimostra standard di sicurezza affidabili.
4. Una sandbox nazionale AI-bio per testare applicazioni innovative insieme a startup, università e regolatori, in un ambiente controllato.
5. Una Rete Italiana di Risposta Biologica Rapida, capace di reagire a una minaccia biologica entro 100 giorni, sul modello della "100 Days Mission" promossa da CEPI a livello internazionale.
6. Un canale confidenziale e non punitivo per segnalare anomalie e quasi-incidenti, per imparare dagli errori invece di nasconderli.
7. Cooperazione internazionale contro le minacce biologiche esterne: aggiornamento dei controlli export dual-use per includere l'IA generativa, collaborazione con NATO, UE, Europol e Interpol, sostegno a un meccanismo di verifica per la Convenzione sulle Armi Biologiche, e monitoraggio delle partnership scientifiche verso paesi con standard di biosicurezza inadeguati.
Le minacce biologiche non conoscono confini: un patogeno progettato o rilasciato altrove può arrivare in Italia attraverso viaggi, commerci o ricerca collaborativa. Una strategia seria deve guardare sia dentro che fuori dai nostri confini, senza chiudere la porta alla collaborazione scientifica internazionale, che resta un valore imprescindibile.
Non chiediamo di fermare la ricerca né di introdurre vincoli indiscriminati sull'Intelligenza Artificiale o sulle biotecnologie. Chiediamo che l'Italia diventi un Paese capace di innovare più velocemente e di reagire più prontamente, dentro e fuori dai propri confini, trasformando la biosicurezza in un vantaggio competitivo per ricerca, imprese e cittadini.
Qui sotto il testo integrale della lettera che stiamo inviando al Presidente del Consiglio, al Ministro della Salute, al Ministro dell'Università e della Ricerca e al Ministro delle Imprese e del Made in Italy.
Se condividi questa proposta, firma e condividi la petizione: più siamo, più probabile è che questo tema arrivi davvero in Parlamento.
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Proposta per una strategia nazionale su Intelligenza Artificiale, Biologia Sintetica e Biosicurezza
Alla cortese attenzione del Presidente del Consiglio dei Ministri,
del Ministro della Salute,
del Ministro dell'Università e della Ricerca,
del Ministro delle Imprese e del Made in Italy,
e delle Istituzioni parlamentari competenti.
L'integrazione tra Intelligenza Artificiale e biologia sintetica apre opportunità straordinarie per il Paese: nuove terapie, vaccini più rapidi, diagnostica avanzata, soluzioni contro l'antibiotico-resistenza, agricoltura più resiliente e un settore biotech italiano più competitivo.
Recentemente, ricercatori di Stanford e dell'Arc Institute hanno dimostrato che un modello di IA può progettare da zero genomi virali completamente nuovi che, una volta sintetizzati in laboratorio, risultano funzionali e capaci di infettare ceppi batterici resistenti agli antibiotici. Il lavoro è stato condotto con cautele rigorose — escludendo dal training virus che infettano esseri umani, animali o piante — ma dimostra che la capacità di comporre genomi tramite IA esiste già, mentre gli strumenti di governance per indirizzarla in sicurezza sono ancora incompleti.
Per questo l'Italia deve prepararsi, non frenando ricerca, startup, università e industria, ma creando le infrastrutture, gli incentivi e le capacità operative che rendano l'innovazione più sicura, più veloce e più affidabile.
La risposta non deve essere una nuova stratificazione di autorizzazioni, registri e obblighi indistinti. Deve essere un sistema moderno basato su pochi principi concreti:
- Sicurezza tecnica "by default" nei punti davvero critici.
- Regole proporzionate al rischio e semplici da applicare.
- Incentivi che rendano conveniente adottare buone pratiche.
- Collaborazione stabile tra istituzioni, ricerca, sanità e industria.
- Capacità nazionale di identificare e contrastare rapidamente una minaccia biologica, qualunque ne sia l'origine.
Riteniamo urgente che l'Italia si doti di una strategia chiara su questo fronte, allineata alle migliori pratiche internazionali e ambiziosa nel posizionare il nostro Paese come attore proattivo in Europa. Chiediamo pertanto al Governo e al Parlamento di avviare una strategia nazionale su Intelligenza Artificiale, Biologia Sintetica e Biosicurezza fondata sui seguenti sette impegni.
1. Infrastruttura di biosicurezza "Safety by Default"
Rendere disponibili a università, startup, PMI, laboratori e fornitori di DNA/RNA sintetico strumenti tecnici condivisi, automatizzati e interoperabili per individuare richieste o sequenze con reali indicatori di rischio.
Questa infrastruttura dovrebbe essere semplice da integrare nei flussi di lavoro già esistenti, rispettare la riservatezza industriale e scientifica, ridurre al minimo i falsi allarmi e riservare la revisione umana ai soli casi effettivamente anomali. Non una nuova burocrazia centralizzata, dunque, ma servizi tecnici e standard aperti che abbassino costi e complessità per chi innova responsabilmente.
Esistono già strumenti internazionali open source e gratuiti, come il Common Mechanism di IBBIS, progettati per supportare lo screening efficiente e sicuro di sequenze DNA e RNA, senza imporre a ogni operatore di creare soluzioni proprietarie costose.
2. Incentivi e certificazione volontaria
Rendere la biosicurezza un vantaggio competitivo, non un costo aggiuntivo. Proponiamo incentivi fiscali, supporto specialistico e criteri premiali nei bandi pubblici per startup, PMI, centri di ricerca e aziende che adottino standard riconosciuti di biosicurezza, cybersecurity e gestione responsabile dell'IA applicata alla biologia.
Proponiamo inoltre una certificazione volontaria, chiara e credibile, ad esempio "Biosecure by Design – Italia", utile per accedere a partenariati, investimenti, programmi di innovazione e opportunità internazionali.
L'obiettivo non è creare un bollino formale, ma offrire un segnale affidabile a investitori, clienti, ospedali, università, partner industriali e istituzioni: chi adotta buone pratiche deve poter operare con maggiore fiducia, più rapidamente e con meno incertezza.
3. Fast Lane per la bioinnovazione responsabile
I progetti che dimostrano di utilizzare standard affidabili di sicurezza, qualità e gestione dei dati dovrebbero beneficiare di una corsia di interlocuzione rapida con le amministrazioni competenti.
Chiediamo l'istituzione di una "Fast Lane Bioinnovazione Responsabile", con:
- Un punto di contatto coordinato tra salute, ricerca, industria e organismi tecnici competenti.
- Template e linee guida riutilizzabili per ridurre documentazione duplicata e consulenze non necessarie.
- Tempi di risposta dichiarati per chiarimenti regolatori e valutazioni preliminari.
- Possibilità di dialogo tempestivo per startup e imprese prima che gli investimenti diventino irreversibili.
- Riconoscimento delle buone pratiche già adottate, evitando che la conformità generi ulteriore frizione amministrativa.
La sicurezza deve accelerare la bioinnovazione, non rallentarla. Un sistema chiaro e prevedibile può rendere l'Italia più attrattiva per ricercatori, imprese, capitali e partnership internazionali.
4. Sandbox nazionale AI-bio
Proponiamo una sandbox nazionale AI-bio, volontaria e a tempo determinato, in cui scienziati, startup, università, IRCCS, ospedali, aziende biotech, farmaceutiche, laboratori e regolatori possano testare applicazioni innovative in un contesto controllato e collaborativo.
La sandbox dovrebbe coprire, ad esempio, IA per scoperta di farmaci, design proteico, genomica, diagnostica, terapia fagica, sequenziamento, automazione di laboratorio e strumenti di sorveglianza sanitaria.
Il suo scopo non sarebbe aggirare le regole, ma renderle più intelligenti: chiarire requisiti, identificare problemi reali, migliorare la sicurezza dei prodotti e produrre linee guida pratiche basate sull'esperienza. Il quadro europeo considera le sandbox regolatorie uno strumento utile per migliorare la valutazione scientifica e rendere più chiari i requisiti per le innovazioni biotech.
5. Rete Italiana di Risposta Biologica Rapida
L'Italia deve poter individuare, analizzare e contrastare rapidamente una minaccia biologica naturale, accidentale o deliberata. Proponiamo una rete operativa pubblico-privata permanente, che colleghi Istituto Superiore di Sanità, Istituti Zooprofilattici Sperimentali, IRCCS, università, ospedali sentinella, laboratori di sequenziamento, imprese biotech, farmaceutiche, produttori di diagnostica e capacità produttive nazionali.
La rete dovrebbe predisporre prima delle crisi:
Protocolli comuni di sorveglianza genomica e condivisione protetta dei segnali.
- Capacità di diagnostica rapida e modellazione epidemiologica supportata da IA.
- Pipeline per candidati vaccinali, terapeutici e diagnostici.
- Accordi predefiniti per trial clinici, produzione, approvvigionamento e distribuzione.
- Esercitazioni periodiche per testare coordinamento, tempi di attivazione e resilienza delle filiere.
La proposta si ispira alla "100 Days Mission" promossa da CEPI: sviluppare la capacità di rendere disponibili diagnostici, terapie iniziali e vaccini pronti alla produzione entro 100 giorni dall'identificazione di una nuova minaccia pandemica.
6. Apprendere dagli incidenti, senza logica punitiva
Proponiamo un canale nazionale confidenziale, protetto e non punitivo per segnalare anomalie, vulnerabilità, errori, quasi-incidenti e tentativi di accesso sospetti connessi alla biologia sintetica e all'IA applicata alla ricerca biologica.
Il sistema dovrebbe garantire protezione per chi segnala in buona fede, salvaguardare le informazioni sensibili e produrre analisi aggregate utili a migliorare procedure, standard tecnici e preparazione collettiva. Non un registro pubblico degli esperimenti, né uno strumento sanzionatorio generalizzato: un'infrastruttura di apprendimento che renda più probabile individuare un problema prima che produca conseguenze.
La sicurezza più efficace non è quella che costringe al silenzio chi rileva un errore; è quella che permette a istituzioni e operatori di imparare rapidamente, correggere e condividere le soluzioni.
7. Cooperazione internazionale contro le minacce biologiche esterne
Le minacce biologiche non conoscono confini: un patogeno progettato o rilasciato altrove può raggiungere l'Italia attraverso viaggi, commerci, ricerca collaborativa o incidenti in paesi terzi. Una strategia nazionale credibile deve quindi guardare anche fuori dai nostri confini.
Chiediamo che il Governo si impegni a:
- Aggiornare il regime di controllo delle esportazioni dual-use (Regolamento UE 2021/821) per includere esplicitamente strumenti di IA generativa applicati al design molecolare e biologico, non solo materiali fisici.
- Rafforzare la cooperazione con NATO, Unione Europea, Europol ed Interpol sul monitoraggio delle minacce biologiche emergenti legate all'IA, partecipando attivamente ai tavoli tecnici già avviati su questo fronte.
- Sostenere in sede internazionale l'introduzione di un meccanismo di verifica per la Convenzione sulle Armi Biologiche (BTWC), oggi priva di strumenti di controllo effettivo, a differenza di quanto previsto per le armi chimiche.
- Monitorare le partnership di ricerca e i trasferimenti tecnologici verso paesi con standard di biosicurezza non adeguati, senza limitare la collaborazione scientifica legittima ma introducendo verifiche proporzionate nei casi ad alto rischio.
- Integrare i controlli sanitari di frontiera con capacità di rilevamento rapido per patogeni sospetti, in coordinamento con il sistema europeo di allerta precoce e con l'Organizzazione Mondiale della Sanità.
- Includere nel Rapporto Pubblico Annuale sulla Biosicurezza una sezione dedicata alla dimensione internazionale del rischio, con particolare attenzione a scenari di origine estera, naturale, accidentale o deliberata.
L'obiettivo non è chiudere l'Italia alla collaborazione scientifica internazionale, che resta un valore imprescindibile, ma garantire che la cooperazione avvenga in un quadro di sicurezza condivisa, capace di distinguere partnership legittime da rischi concreti.
Un investimento strategico
Chiediamo inoltre che una parte degli investimenti pubblici in IA e biotecnologie sia orientata allo sviluppo di IA difensiva: strumenti per sorveglianza genomica, diagnosi precoce, screening, analisi di dati epidemiologici, progettazione rapida di contromisure, simulazione della diffusione di agenti infettivi e protezione delle infrastrutture biologiche digitali.
Queste tecnologie non rappresentano soltanto una misura di sicurezza. Possono diventare una filiera industriale italiana ed europea ad alto valore aggiunto, capace di attrarre talenti, creare impresa, rafforzare il sistema sanitario e generare soluzioni esportabili.
Una strategia seria non può limitarsi a chiedere "come impedire gli abusi". Deve chiedersi come costruire una nazione capace di innovare in modo migliore e di reagire con tempestività quando serve. La biosecurity, se progettata bene, non è una barriera all'innovazione: è l'infrastruttura che la rende sostenibile, credibile e competitiva.
Non chiediamo di fermare la ricerca, né di introdurre vincoli indiscriminati sull'Intelligenza Artificiale o sulle biotecnologie. Chiediamo capacità concrete: strumenti tecnici condivisi, incentivi proporzionati, una regolazione collaborativa, una risposta sanitaria e industriale preparata, e un'alleanza stabile tra Stato, ricerca e impresa.
Un'Italia più pronta di fronte ai rischi biologici sarà anche un'Italia più innovativa, più competitiva e più attraente per chi vuole costruire terapie, diagnostici e tecnologie che migliorino la vita delle persone.
Chiediamo al Governo e al Parlamento di avviare un confronto pubblico, tecnico e interdisciplinare per trasformare questi principi in una strategia nazionale operativa.
Con osservanza

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Petizione creata in data 7 agosto 2026