Prima la storia, poi le intitolazioni: un periodo di attesa per i luoghi pubblici

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Il problema

Chiediamo alle istituzioni italiane di adottare un principio semplice: prima di intitolare importanti luoghi e infrastrutture pubbliche a persone recentemente scomparse, lasciamo trascorrere un adeguato periodo di tempo, così che il giudizio storico possa maturare con maggiore distanza.


La questione è tornata al centro dell'attenzione con l'intitolazione dell'aeroporto di Milano Malpensa a Silvio Berlusconi, avvenuta nel luglio 2024, poco più di un anno dopo la sua morte. La decisione fu adottata dal Consiglio di Amministrazione dell'ENAC, con il successivo via libera del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Nel 2026 il TAR Lombardia ha confermato la legittimità della procedura, precisando che gli aeroporti sono infrastrutture del demanio statale e che la loro denominazione non è assimilabile alla normale toponomastica locale.

Non contestiamo quindi che l'intitolazione di Malpensa sia stata ritenuta legalmente possibile. Proponiamo di discutere se sia anche una buona regola per il futuro.

La legge italiana n. 1188 del 23 giugno 1927 stabilisce, per strade e piazze pubbliche, un limite generale di dieci anni dalla morte prima di poterle intitolare a persone contemporanee, prevedendo la possibilità di deroghe in casi particolari. È una norma nata quasi un secolo fa, ma ancora vigente.

Il caso degli aeroporti dimostra però che questo principio non copre necessariamente tutte le grandi infrastrutture pubbliche. Proprio sulla base della disciplina dell'aviazione civile, ENAC ha successivamente seguito una procedura analoga anche per l'aeroporto di Olbia-Costa Smeralda, intitolato al Principe Karim Aga Khan IV.

Questo apre una questione che va oltre Berlusconi.

Perché aspettare?

Le intitolazioni di grandi infrastrutture, aeroporti, strade, piazze e altri luoghi pubblici non sono semplici atti amministrativi: contribuiscono a determinare quali persone una comunità decide di ricordare nello spazio pubblico e come le generazioni future le incontreranno.

Una persona appena scomparsa può essere stata contemporaneamente importante, amata, contestata e divisiva. È difficile stabilire immediatamente quale sarà il suo peso nella storia.

Un periodo di attesa non significherebbe cancellare, sminuire o condannare nessuno.

Significherebbe semplicemente separare il cordoglio dal giudizio storico.

Non chiediamo che ogni intitolazione debba necessariamente aspettare dieci anni. Chiediamo che, soprattutto per le infrastrutture di maggiore rilevanza nazionale, venga valutata l'opportunità di introdurre un periodo minimo di riflessione, eventualmente accompagnato da criteri trasparenti e da una procedura pubblica per le eventuali eccezioni.

Una proposta che valga per tutti

Questa richiesta non nasce per stabilire se Silvio Berlusconi sia stato un personaggio "buono" o "cattivo".

Berlusconi è stato imprenditore, più volte Presidente del Consiglio, parlamentare italiano ed europeo e una figura di enorme influenza nella storia politica, economica e mediatica italiana. Proprio perché la sua figura è così importante e controversa, può essere ragionevole lasciare alla storia il tempo necessario per valutarla.

Lo stesso principio dovrebbe valere indipendentemente dall'orientamento politico della persona commemorata.

Oggi si discute di Berlusconi; domani si potrebbe discutere di qualsiasi altro ex Presidente del Consiglio, artista, imprenditore, militare, dirigente o personaggio pubblico.

La regola dovrebbe essere uguale per tutti.

Cosa chiediamo

Chiediamo al Governo, al Parlamento, alle Regioni, agli enti locali e alle autorità competenti di:

- valutare l'introduzione di un periodo minimo di attesa prima delle nuove intitolazioni a persone recentemente scomparse;
- applicare, ove possibile, un principio analogo anche alle grandi infrastrutture pubbliche che non rientrano direttamente nella legge sulla toponomastica;
- prevedere criteri trasparenti e pubblici per eventuali deroghe;
- evitare che decisioni di enorme valore simbolico vengano prese principalmente sulla spinta del momento politico o emotivo;
- garantire che il criterio sia generale e imparziale, indipendente dalla posizione politica della persona commemorata.

Non chiediamo di decidere oggi chi meriti di essere ricordato dalla storia.

Chiediamo di lasciare alla storia il tempo di farlo.

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Flavio D'AscenziPromotore della petizione

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