PREVENIRE SI PUÒ
PREVENIRE SI PUÒ
Il problema
Manifesto per la promozione della salute mentale dei bambini e per la prevenzione dei disturbi psichiatrici nell’adulto
In tutto il mondo i disturbi psichici crescono senza sosta. I dati più recenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (2025) parlano di oltre un miliardo di persone che convivono con un disturbo mentale, e misurano la gravità del suo impatto sociale ed economico con cifre che dovrebbero interrogarci: a questa sofferenza si dà una risposta sanitaria inadeguata nel 76-85% dei casi nei paesi a basso e medio reddito, e nel 35-50% dei casi persino nei paesi ad alto reddito. In Italia il quadro non è più rassicurante: secondo i dati del Ministero della Sanità, le persone che soffrono di un disturbo psichico di entità media o grave superano i 16 milioni, e aumentano del 6% ogni anno.
Insieme ai malati cresce la spesa. Da noi come nei paesi più avanzati, i costi sanitari aumentano, e con essi la pressione esercitata sull’opinione pubblica
perché si investa sempre di più in questo settore della sanità, pubblica e privata.
Eppure ciò che davvero dovrebbe colpirci è un’altra cosa: il silenzio. Nel dibattito culturale e politico mancano quasi del tutto le riflessioni e le iniziative capaci di mettere in opera programmi centrati sulla prevenzione, e non soltanto sulla cura, dei disturbi psichiatrici. A differenza di quanto avviene in ogni altro campo della medicina, in psichiatria la spesa sanitaria e la cultura stessa degli operatori continuano a ignorare che la prevenzione è possibile — e necessaria.
La prevenzione dei disturbi mentali è possibile?
La prevenzione dei disturbi psichici più gravi è stata percorsa finora lungo due strade fondamentali. La prima, affidata in particolare alla genetica, ha dato risultati importanti là dove si è riusciti a dimostrarne l’origine organica: l’esempio più noto è la sindrome di Down. La seconda, affidata soprattutto al lavoro degli psicoterapeuti, ha permesso di verificare due fatti decisivi: che esiste un rapporto significativo fra le esperienze sfavorevoli vissute dal bambino nei primi anni della sua vita e l’insorgere, in adolescenza o nell’età adulta, dei disturbi e delle malattie psichiatriche più comuni e più gravi; e che proprio quei disturbi si possono prevenire, intervenendo precocemente e nel modo giusto.
È al passaggio successivo che questo manifesto è particolarmente dedicato: a quel compito, su cui finora poco o nulla è stato fatto, di mettere a frutto in modo sistematico le possibilità aperte da questa conquista fondamentale della ricerca scientifica moderna.
Articolazione del progetto
Pensato per accompagnare l’intero arco dello sviluppo, il progetto si articola in tre iniziative distinte ma complementari.
La prima è dedicata ai primi mille giorni di vita del bambino. Attivata a livello di distretto sociosanitario e appoggiata ai consultori, alle case della salute e ai reparti di maternità, dovrebbe raggiungere tutte le donne che aspettano un bambino e desiderano portare avanti la loro gravidanza. Le visite domiciliari ne sarebbero il cuore, insieme al sostegno psicologico e psicoterapeutico per le madri e per le famiglie che vivono situazioni di difficoltà, con un’attenzione particolare al tema delle depressioni gestazionali e post partum. Dietro queste parole c’è una realtà che conosciamo bene: quando una madre è schiacciata dalla depressione, il bambino che ne cerca lo sguardo può trovarvi soltanto il vuoto, impara presto a ritirarsi e, nei casi più dolorosi, arriva a invertire i ruoli, cercando di accudire chi dovrebbe accudirlo. Intervenire in tempo significa proteggere quel primo legame nel momento esatto in cui si forma, e con esso lo sviluppo che da quel legame dipenderà, evitando ferite in grado di determinare le malattie psichiatriche più gravi.
La seconda è dedicata ai bambini vittime di maltrattamento, abuso e incuria. Prevede l’apertura, a livello interdistrettuale, di appositi centri affidati a
psicoterapeuti esperti, dove il bambino — messo in protezione dal servizio sociale e dal Tribunale dei Minori — possa essere aiutato, quando è possibile insieme ai suoi familiari, a elaborare le esperienze traumatiche che ha vissuto. Un intervento da estendere a tutti i minori ospiti delle strutture educative e giudiziarie e ai bambini coinvolti nelle separazioni più conflittuali.
La terza è dedicata in particolare ai bambini in età scolare. Si fonda sul potenziamento dei servizi di psicologia scolastica e sulla presenza, nelle case della salute e nei servizi sociosanitari, di persone capaci di dare ascolto alle difficoltà del bambino e del ragazzo: per evitare le valutazioni non necessarie e, soprattutto, l’uso indiscriminato, costoso e spesso inutile degli psicofarmaci.
Una proposta politica
Non spetta a noi, in questa fase, indicare i provvedimenti politici e amministrativi capaci di dare vita a questo progetto. Vale la pena però osservare subito una cosa: la sua realizzazione utilizzerebbe in larga parte risorse già esistenti o già programmate — dalle case della salute allo psicologo scolastico — e richiederebbe investimenti rivolti soprattutto alla formazione e alla necessità di rendere sistematiche e accessibili a tutti risorse che le leggi vigenti già garantiscono. Non chiediamo di inventare mezzi nuovi: chiediamo di usare meglio, e con coraggio, ciò che già abbiamo.
Per la prima e più immediata di queste iniziative — quella dedicata ai primi mille giorni — non chiediamo nemmeno di immaginare qualcosa di nuovo: le istituzioni hanno già indicato la strada. La Linea Guida Nazionale sulla gravidanza fisiologica (SNLG 1/2025) raccomanda di estendere a tutte le donne in gravidanza, fin dal primo trimestre, lo screening per la depressione e l’ansia; e già nel 2020 l’Accordo Stato-Regioni sui primi mille giorni di vita ne aveva tracciato la direzione. Eppure in Italia mancano ancora percorsi clinici condivisi e uniformi: le raccomandazioni esistono, ma restano in larga parte lettera morta. Colmare la distanza fra ciò che già sappiamo di dover fare e ciò che davvero facciamo è il primo, concreto banco di prova.
Il punto su cui vogliamo insistere è un altro, ed è più grande: la possibilità, e insieme la necessità, di dare vita a una vera e propria rivoluzione culturale sul tema della salute mentale.
In un mondo dominato dalle emergenze legate alla guerra e agli squilibri economici e sociali, riportare l’attenzione dei media, dell’opinione pubblica e della politica su un tema come la prevenzione dei disturbi psichiatrici può sembrare poco realistico. Sommessamente, vogliamo però ricordare qui l’importanza di una battaglia come quella di Basaglia nella costruzione del clima culturale e politico in cui prese forma la Riforma Sanitaria; e un dato semplice: una prevenzione efficace dei disturbi psichiatrici più comuni permetterebbe di rendere sostenibili nel tempo spese altrimenti destinate a diventare incontrollabili.
Dare spazio a una proposta come questa nei programmi di governo per la prossima legislatura non sarebbe un gesto di generosità: sarebbe la prova di un interesse reale per il futuro del nostro paese.
Luigi Cancrini

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Il problema
Manifesto per la promozione della salute mentale dei bambini e per la prevenzione dei disturbi psichiatrici nell’adulto
In tutto il mondo i disturbi psichici crescono senza sosta. I dati più recenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (2025) parlano di oltre un miliardo di persone che convivono con un disturbo mentale, e misurano la gravità del suo impatto sociale ed economico con cifre che dovrebbero interrogarci: a questa sofferenza si dà una risposta sanitaria inadeguata nel 76-85% dei casi nei paesi a basso e medio reddito, e nel 35-50% dei casi persino nei paesi ad alto reddito. In Italia il quadro non è più rassicurante: secondo i dati del Ministero della Sanità, le persone che soffrono di un disturbo psichico di entità media o grave superano i 16 milioni, e aumentano del 6% ogni anno.
Insieme ai malati cresce la spesa. Da noi come nei paesi più avanzati, i costi sanitari aumentano, e con essi la pressione esercitata sull’opinione pubblica
perché si investa sempre di più in questo settore della sanità, pubblica e privata.
Eppure ciò che davvero dovrebbe colpirci è un’altra cosa: il silenzio. Nel dibattito culturale e politico mancano quasi del tutto le riflessioni e le iniziative capaci di mettere in opera programmi centrati sulla prevenzione, e non soltanto sulla cura, dei disturbi psichiatrici. A differenza di quanto avviene in ogni altro campo della medicina, in psichiatria la spesa sanitaria e la cultura stessa degli operatori continuano a ignorare che la prevenzione è possibile — e necessaria.
La prevenzione dei disturbi mentali è possibile?
La prevenzione dei disturbi psichici più gravi è stata percorsa finora lungo due strade fondamentali. La prima, affidata in particolare alla genetica, ha dato risultati importanti là dove si è riusciti a dimostrarne l’origine organica: l’esempio più noto è la sindrome di Down. La seconda, affidata soprattutto al lavoro degli psicoterapeuti, ha permesso di verificare due fatti decisivi: che esiste un rapporto significativo fra le esperienze sfavorevoli vissute dal bambino nei primi anni della sua vita e l’insorgere, in adolescenza o nell’età adulta, dei disturbi e delle malattie psichiatriche più comuni e più gravi; e che proprio quei disturbi si possono prevenire, intervenendo precocemente e nel modo giusto.
È al passaggio successivo che questo manifesto è particolarmente dedicato: a quel compito, su cui finora poco o nulla è stato fatto, di mettere a frutto in modo sistematico le possibilità aperte da questa conquista fondamentale della ricerca scientifica moderna.
Articolazione del progetto
Pensato per accompagnare l’intero arco dello sviluppo, il progetto si articola in tre iniziative distinte ma complementari.
La prima è dedicata ai primi mille giorni di vita del bambino. Attivata a livello di distretto sociosanitario e appoggiata ai consultori, alle case della salute e ai reparti di maternità, dovrebbe raggiungere tutte le donne che aspettano un bambino e desiderano portare avanti la loro gravidanza. Le visite domiciliari ne sarebbero il cuore, insieme al sostegno psicologico e psicoterapeutico per le madri e per le famiglie che vivono situazioni di difficoltà, con un’attenzione particolare al tema delle depressioni gestazionali e post partum. Dietro queste parole c’è una realtà che conosciamo bene: quando una madre è schiacciata dalla depressione, il bambino che ne cerca lo sguardo può trovarvi soltanto il vuoto, impara presto a ritirarsi e, nei casi più dolorosi, arriva a invertire i ruoli, cercando di accudire chi dovrebbe accudirlo. Intervenire in tempo significa proteggere quel primo legame nel momento esatto in cui si forma, e con esso lo sviluppo che da quel legame dipenderà, evitando ferite in grado di determinare le malattie psichiatriche più gravi.
La seconda è dedicata ai bambini vittime di maltrattamento, abuso e incuria. Prevede l’apertura, a livello interdistrettuale, di appositi centri affidati a
psicoterapeuti esperti, dove il bambino — messo in protezione dal servizio sociale e dal Tribunale dei Minori — possa essere aiutato, quando è possibile insieme ai suoi familiari, a elaborare le esperienze traumatiche che ha vissuto. Un intervento da estendere a tutti i minori ospiti delle strutture educative e giudiziarie e ai bambini coinvolti nelle separazioni più conflittuali.
La terza è dedicata in particolare ai bambini in età scolare. Si fonda sul potenziamento dei servizi di psicologia scolastica e sulla presenza, nelle case della salute e nei servizi sociosanitari, di persone capaci di dare ascolto alle difficoltà del bambino e del ragazzo: per evitare le valutazioni non necessarie e, soprattutto, l’uso indiscriminato, costoso e spesso inutile degli psicofarmaci.
Una proposta politica
Non spetta a noi, in questa fase, indicare i provvedimenti politici e amministrativi capaci di dare vita a questo progetto. Vale la pena però osservare subito una cosa: la sua realizzazione utilizzerebbe in larga parte risorse già esistenti o già programmate — dalle case della salute allo psicologo scolastico — e richiederebbe investimenti rivolti soprattutto alla formazione e alla necessità di rendere sistematiche e accessibili a tutti risorse che le leggi vigenti già garantiscono. Non chiediamo di inventare mezzi nuovi: chiediamo di usare meglio, e con coraggio, ciò che già abbiamo.
Per la prima e più immediata di queste iniziative — quella dedicata ai primi mille giorni — non chiediamo nemmeno di immaginare qualcosa di nuovo: le istituzioni hanno già indicato la strada. La Linea Guida Nazionale sulla gravidanza fisiologica (SNLG 1/2025) raccomanda di estendere a tutte le donne in gravidanza, fin dal primo trimestre, lo screening per la depressione e l’ansia; e già nel 2020 l’Accordo Stato-Regioni sui primi mille giorni di vita ne aveva tracciato la direzione. Eppure in Italia mancano ancora percorsi clinici condivisi e uniformi: le raccomandazioni esistono, ma restano in larga parte lettera morta. Colmare la distanza fra ciò che già sappiamo di dover fare e ciò che davvero facciamo è il primo, concreto banco di prova.
Il punto su cui vogliamo insistere è un altro, ed è più grande: la possibilità, e insieme la necessità, di dare vita a una vera e propria rivoluzione culturale sul tema della salute mentale.
In un mondo dominato dalle emergenze legate alla guerra e agli squilibri economici e sociali, riportare l’attenzione dei media, dell’opinione pubblica e della politica su un tema come la prevenzione dei disturbi psichiatrici può sembrare poco realistico. Sommessamente, vogliamo però ricordare qui l’importanza di una battaglia come quella di Basaglia nella costruzione del clima culturale e politico in cui prese forma la Riforma Sanitaria; e un dato semplice: una prevenzione efficace dei disturbi psichiatrici più comuni permetterebbe di rendere sostenibili nel tempo spese altrimenti destinate a diventare incontrollabili.
Dare spazio a una proposta come questa nei programmi di governo per la prossima legislatura non sarebbe un gesto di generosità: sarebbe la prova di un interesse reale per il futuro del nostro paese.
Luigi Cancrini

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Petizione creata in data 6 luglio 2026