PERCHè SERVE IL CONGEDO DI MATERNITA’ PROLUNGATO E OBBLIGATORIO!

Il problema

Abbiamo letto in questi giorni un entusiastico proclama della ministra Elena Bonetti sul congedo obbligatorio per i padri. 

Non troviamo nulla di male in questo, ma pensiamo che, come sempre, le cose fatte in modo approssimativo siano il viatico per grande disagio e ingiustizia futuri se messe in atto in modo approssimativo e suscettibile di strumentalizzazioni che tolgono diritti anziché estenderli. 

Vogliamo cogliere le notizie di questi ultimi giorni per ribadire che il congedo materno è necessario, per non dire fondamentale.

A noi pare un’ovvietà, evidentemente non lo è! 

E che i soli 5 mesi obbligatori che noi madri abbiamo ( 2 + 3 o 1 + 4) sono assolutamente inadeguati alle esigenze del neonato. 

Affermiamo che il rapporto tra una madre e suo figlio vada assolutamente tutelato e questo andrebbe fatto nel famoso superiore interesse del minore, principalmente.

Pensiamo che la gestione della genitorialità sia diventata sempre più un tema politico. 

A tal proposito vogliamo formulare una proposta: 

Chiediamo che il congedo di maternità venga prolungato all’anno di vita, al fine di permettere il corretto sviluppo e la naturale evoluzione del bambino.

Chiediamo che sia considerato lavoro, il lavoro di cura stesso della madre verso il figlio. Perché necessità di tempo, energie fisiche e mentali. È tempo di valore che rappresenta un investimento sull’esistenza.  

Chiediamo che siano istituiti dei corsi di formazione/aggiornamento fruibili on demand in questo periodo di latenza dal lavoro per permettere alle donne di non perdere il contatto con il mondo lavorativo e non farle trovare discriminate al loro ritorno. 

Chiediamo che lo Stato sostenga questi percorsi di formazione/aggiornamento con dei bonus annuali simili a quelli per docenti e discenti e che controlli le buone pratiche delle aziende, incentivandole positivamente se agiscono in tal senso. 

Chiediamo, per evitare che si crei un’ulteriore discriminazione sul lavoro, che si de-tassino le assunzioni in sostituzione di maternità, in modo da favorire le aziende che hanno personale in congedo. 

Chiediamo che le aziende che licenziano, de-mansionano, e discriminano le donne in maternità siano sanzionate con pene pecuniarie.

Chiediamo che al rientro della madre dal congedo siano garantiti part-time e orari compatibili con la famiglia in modo che si passi gradualmente da un periodo a un altro. E che siano detassati gli stipendi fino al completo rientro full time. 

Chiediamo che le aziende siano, per buona pratica, portate ad assumere e contrattualizzare stabilmente il 50% del personale femminile. 

Chiediamo che i legittimi congedi di paternità richiesti siano da consumarsi non in alternativa o in staffetta con i miseri 5 mesi della madre ma in supporto o in epoche successive, quando i bambini sono più grandi, rispettando le esigenze della loro crescita, nei momenti in cui può essere utile e possibile interscambiarsi con la madre. 

Proponiamo, come alternativa praticabile,15 mesi di congedo obbligatorio da condividere tra i due genitori, di cui almeno i primi 10 mesi dalla nascita siano destinati in modo esclusivo alla madre. E che ci siano permessi parificati a quelli per l’allattamento per entrambi fino al quattordicesimo anno di età dei figli. 

Perché chiediamo tutto questo? 

Perché un neonato deve stare vicino a sua madre!

Dopo essere stato nove mesi dentro il grembo materno, il bambino si ritrova in un contesto completamente estraneo a lui: il mondo esterno. 

L’unico suo collegamento alla precedente vita, protetta e ovattata, è il corpo della madre, appunto, da cui lui stesso proviene. Il battito del cuore materno, l’odore della sua pelle, il timbro della sua voce, sono elementi a lui familiari, gli unici che conosce. Oltre all’allattamento che gli permette di sfamarsi, c’è il mondo-madre, dunque, che lui associa alla sopravvivenza in generale e da cui non si percepisce separato ancora per molti mesi dopo la sua nascita. Per la madre vale quasi lo stesso, perché quell’essere che ha avuto in grembo, da un punto di vista istintivo e intra-psichico fa parte ancora del suo corpo. 

Ci vuole tempo perché entrambi facciano quei passaggi necessari per percepirsi a pieno titolo come due entità a se stanti. 

Nei primi mesi di vita, secondo Mahler, per esempio, il rapporto madre-bambino è necessariamente simbiotico. Necessariamente. 

Poi, attorno a 5 mesi, comincia un nuovo periodo che dura fino a circa 3 anni; si tratta del periodo di separazione-individuazione, durante il quale il bambino comincia a sviluppare un senso di sé, distaccandosi molto gradualmente dalla madre. 

Ci sono infiniti studi che confermano questa ipotesi… ma soprattutto c’è la natura e la sua organizzazione sociale che da millenni funziona così, in particolare per i mammiferi come noi. Aggiungiamo che una madre che può e vuole serenamente prendersi cura dei suoi figli sta svolgendo una funzione utile all’intera società crescendo un individuo che domani sarà un adulto sano. Oggi siamo donne che lavorano e che vogliono emanciparsi sempre più. Noi siamo convinte che l’emancipazione per noi non passi dal rinunciare a essere specificatamente donna, dall’appiattirsi su un generico indifferenziato genere. 

La donna può essere realizzata sul lavoro e non snaturare la sua specificità, dunque?

La nostra risposta è : tutto dipende da come la politica e le leggi si orientano per permetterle di realizzarsi a 360 gradi. 

Senza andare troppo lontano, ci pare assurdo che oggi, per seguire delle forzature ideologiche, si continui strumentalmente a volere appiattire quelle differenze che sono invece necessarie, soprattutto nella crescita di un bambino. 

Madri e padri hanno ruoli differenti nella crescita dei figli. 

Allora, partendo da questo assioma, inalienabile, ti chiediamo di firmare questo documento perché vogliamo ribadire:

Ai politici che dovrebbero combattere per salvaguardare questa differenza e fare disegni di legge per una vera emancipazione delle donne sul lavoro, rispettando la loro specificità; rendendo obbligatoria la maternità fino all’anno di vita, concedendo bonus di formazione, de-tassando le aziende sulle assunzioni in sostituzione di maternità e nei rientri.

Ai padri che giustamente devono rivendicare il diritto di avere un congedo paterno, di unirsi alla nostra richiesta lottando con noi per ottenerlo in epoche differenti dalle madri o in sinergia con esse.

Infine, vogliamo dire, con serenità e determinazione, alle neo o future mamme, alle donne che non lo saranno mai per scelta o per destino, che la maternità non è privativa, semmai arricchente. È un’esperienza di grande gioia e felicità che non ha nulla a che vedere con una libertà negata o deficitaria. 

A queste donne noi diciamo che la vera rivoluzione, la giusta emancipazione, è combattere per la specificità dell’essere donna e madre. 

E se queste donne non sono d’accordo, pazienza!, ma che almeno permettano alle altre di vivere la loro maternità dignitosamente e senza discriminazione sul lavoro!

Per questi motivi ti chiediamo di firmare la nostra petizione e farla girare. 

Grazie!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Marcella FormentiPromotore della petizione

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Il problema

Abbiamo letto in questi giorni un entusiastico proclama della ministra Elena Bonetti sul congedo obbligatorio per i padri. 

Non troviamo nulla di male in questo, ma pensiamo che, come sempre, le cose fatte in modo approssimativo siano il viatico per grande disagio e ingiustizia futuri se messe in atto in modo approssimativo e suscettibile di strumentalizzazioni che tolgono diritti anziché estenderli. 

Vogliamo cogliere le notizie di questi ultimi giorni per ribadire che il congedo materno è necessario, per non dire fondamentale.

A noi pare un’ovvietà, evidentemente non lo è! 

E che i soli 5 mesi obbligatori che noi madri abbiamo ( 2 + 3 o 1 + 4) sono assolutamente inadeguati alle esigenze del neonato. 

Affermiamo che il rapporto tra una madre e suo figlio vada assolutamente tutelato e questo andrebbe fatto nel famoso superiore interesse del minore, principalmente.

Pensiamo che la gestione della genitorialità sia diventata sempre più un tema politico. 

A tal proposito vogliamo formulare una proposta: 

Chiediamo che il congedo di maternità venga prolungato all’anno di vita, al fine di permettere il corretto sviluppo e la naturale evoluzione del bambino.

Chiediamo che sia considerato lavoro, il lavoro di cura stesso della madre verso il figlio. Perché necessità di tempo, energie fisiche e mentali. È tempo di valore che rappresenta un investimento sull’esistenza.  

Chiediamo che siano istituiti dei corsi di formazione/aggiornamento fruibili on demand in questo periodo di latenza dal lavoro per permettere alle donne di non perdere il contatto con il mondo lavorativo e non farle trovare discriminate al loro ritorno. 

Chiediamo che lo Stato sostenga questi percorsi di formazione/aggiornamento con dei bonus annuali simili a quelli per docenti e discenti e che controlli le buone pratiche delle aziende, incentivandole positivamente se agiscono in tal senso. 

Chiediamo, per evitare che si crei un’ulteriore discriminazione sul lavoro, che si de-tassino le assunzioni in sostituzione di maternità, in modo da favorire le aziende che hanno personale in congedo. 

Chiediamo che le aziende che licenziano, de-mansionano, e discriminano le donne in maternità siano sanzionate con pene pecuniarie.

Chiediamo che al rientro della madre dal congedo siano garantiti part-time e orari compatibili con la famiglia in modo che si passi gradualmente da un periodo a un altro. E che siano detassati gli stipendi fino al completo rientro full time. 

Chiediamo che le aziende siano, per buona pratica, portate ad assumere e contrattualizzare stabilmente il 50% del personale femminile. 

Chiediamo che i legittimi congedi di paternità richiesti siano da consumarsi non in alternativa o in staffetta con i miseri 5 mesi della madre ma in supporto o in epoche successive, quando i bambini sono più grandi, rispettando le esigenze della loro crescita, nei momenti in cui può essere utile e possibile interscambiarsi con la madre. 

Proponiamo, come alternativa praticabile,15 mesi di congedo obbligatorio da condividere tra i due genitori, di cui almeno i primi 10 mesi dalla nascita siano destinati in modo esclusivo alla madre. E che ci siano permessi parificati a quelli per l’allattamento per entrambi fino al quattordicesimo anno di età dei figli. 

Perché chiediamo tutto questo? 

Perché un neonato deve stare vicino a sua madre!

Dopo essere stato nove mesi dentro il grembo materno, il bambino si ritrova in un contesto completamente estraneo a lui: il mondo esterno. 

L’unico suo collegamento alla precedente vita, protetta e ovattata, è il corpo della madre, appunto, da cui lui stesso proviene. Il battito del cuore materno, l’odore della sua pelle, il timbro della sua voce, sono elementi a lui familiari, gli unici che conosce. Oltre all’allattamento che gli permette di sfamarsi, c’è il mondo-madre, dunque, che lui associa alla sopravvivenza in generale e da cui non si percepisce separato ancora per molti mesi dopo la sua nascita. Per la madre vale quasi lo stesso, perché quell’essere che ha avuto in grembo, da un punto di vista istintivo e intra-psichico fa parte ancora del suo corpo. 

Ci vuole tempo perché entrambi facciano quei passaggi necessari per percepirsi a pieno titolo come due entità a se stanti. 

Nei primi mesi di vita, secondo Mahler, per esempio, il rapporto madre-bambino è necessariamente simbiotico. Necessariamente. 

Poi, attorno a 5 mesi, comincia un nuovo periodo che dura fino a circa 3 anni; si tratta del periodo di separazione-individuazione, durante il quale il bambino comincia a sviluppare un senso di sé, distaccandosi molto gradualmente dalla madre. 

Ci sono infiniti studi che confermano questa ipotesi… ma soprattutto c’è la natura e la sua organizzazione sociale che da millenni funziona così, in particolare per i mammiferi come noi. Aggiungiamo che una madre che può e vuole serenamente prendersi cura dei suoi figli sta svolgendo una funzione utile all’intera società crescendo un individuo che domani sarà un adulto sano. Oggi siamo donne che lavorano e che vogliono emanciparsi sempre più. Noi siamo convinte che l’emancipazione per noi non passi dal rinunciare a essere specificatamente donna, dall’appiattirsi su un generico indifferenziato genere. 

La donna può essere realizzata sul lavoro e non snaturare la sua specificità, dunque?

La nostra risposta è : tutto dipende da come la politica e le leggi si orientano per permetterle di realizzarsi a 360 gradi. 

Senza andare troppo lontano, ci pare assurdo che oggi, per seguire delle forzature ideologiche, si continui strumentalmente a volere appiattire quelle differenze che sono invece necessarie, soprattutto nella crescita di un bambino. 

Madri e padri hanno ruoli differenti nella crescita dei figli. 

Allora, partendo da questo assioma, inalienabile, ti chiediamo di firmare questo documento perché vogliamo ribadire:

Ai politici che dovrebbero combattere per salvaguardare questa differenza e fare disegni di legge per una vera emancipazione delle donne sul lavoro, rispettando la loro specificità; rendendo obbligatoria la maternità fino all’anno di vita, concedendo bonus di formazione, de-tassando le aziende sulle assunzioni in sostituzione di maternità e nei rientri.

Ai padri che giustamente devono rivendicare il diritto di avere un congedo paterno, di unirsi alla nostra richiesta lottando con noi per ottenerlo in epoche differenti dalle madri o in sinergia con esse.

Infine, vogliamo dire, con serenità e determinazione, alle neo o future mamme, alle donne che non lo saranno mai per scelta o per destino, che la maternità non è privativa, semmai arricchente. È un’esperienza di grande gioia e felicità che non ha nulla a che vedere con una libertà negata o deficitaria. 

A queste donne noi diciamo che la vera rivoluzione, la giusta emancipazione, è combattere per la specificità dell’essere donna e madre. 

E se queste donne non sono d’accordo, pazienza!, ma che almeno permettano alle altre di vivere la loro maternità dignitosamente e senza discriminazione sul lavoro!

Per questi motivi ti chiediamo di firmare la nostra petizione e farla girare. 

Grazie!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Marcella FormentiPromotore della petizione

I decisori

Presidenza del consiglio dei ministri, Governo Italiano
Presidenza del consiglio dei ministri, Governo Italiano
Elena Bonetti
Elena Bonetti
Ministro della Famiglia e delle Pari opportunità

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Petizione creata in data 20 ottobre 2021