NON FERMATE LA RIGENERAZIONE URBANA

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Il problema

Le nostre città hanno urgente bisogno di interventi di rigenerazione che consentano di risolvere diffusi fenomeni di degrado architettonico, di efficientamento energetico ed adeguamento sismico, di riqualificazione e rivitalizzazione socio/economico di ampi tessuti consolidati nel rispetto e nella valorizzazione del patrimonio storico-artistico ed ambientale.

L'articolo 10 del Decreto semplificazioni (Convertito nella Legge 120/20) recentemente approvato dal Parlamento, purtroppo, impedirà per molti anni una reale rigenerazione nelle aree della città consolidata ed una auspicata riqualificazione delle aree sottoposte a vincolo paesaggistico.

La norma, infatti, stabilisce che in tutte le zone omogenee A (solo a Roma 7300 ettari e quindi ben oltre il centro storico classicamente inteso) delle nostre città si possono demolire e ricostruire edifici esistenti solo se inseriti in un piano particolareggiato di recupero e di riqualificazione; la demolizione ricostruzione ed è assentita come ristrutturazione edilizia solo se si ricostruisce con la stessa sagoma, sedime, planivolumetria, prospetti e caratteristiche tipologiche.

Analoga limitazione vale per tutte le aree con vincolo paesistico (che nel Lazio si estendono per oltre il 75% del territorio) prescindendo dalle diverse graduazioni dei vincoli stessi e dalle possibilità già previste dalle norme preesistenti.

La gestione del vincolo, in una corretta prassi urbanistica, deve essere necessariamente puntuale e incentrata attorno a reali obiettivi di conservazione, gestione e valorizzazione e non certo basata su valutazioni aprioristiche tali da rendere migliaia di ettari un tutt'uno indistinto senza nessuna gradualità valoriale, priva di qualsiasi criticità presente da correggere e potenzialità da sviluppare.

Limitare l’attività dei progettisti tracciando una linea indifferenziata in un territorio già normato da Piani Regolatori e Paesaggistici, come è previsto da questo provvedimento legislativo, non può che essere frutto di una posizione ideologica, dannosa e contraria a qualsiasi forma di innovazione: da un lato si introducono all'interno della normativa edilizia elementi di pianificazione urbanistica estemporanei e confusi che inaspriranno le già complesse procedure di intervento e dall’altro si ripropone una incomprensibile teoria del "com'era, dov'era" sempre e comunque.

Nelle zone A e negli ambiti sottoposti a estesi vincoli paesaggistici del nostro territorio esistono diffuse situazioni di degrado, caratterizzate da edifici privi di qualsiasi qualità, spesso frutto della speculazione degli anni '60, '70, '80, che potrebbero, anzi dovrebbero, essere demoliti e ricostruiti diversamente e con maggiore qualità architettonica e migliore inserimento paesaggistico.

La stagione che si stava aprendo basata sulla limitazione del consumo di suolo, la fine dell'espansione dei grandi agglomerati urbani e il riordino dei tessuti consolidati oggi viene fermata da una norma figlia di una visione ideologica che farà arretrare il paese aumentando il divario, innanzitutto culturale, nei confronti delle altre nazioni che non solo non intralciano ma bensì incentivano la rigenerazione urbana e il contenimento del consumo del suolo.

Per questo chiediamo alle forze politiche di intervenire urgentemente per modificare una norma sbagliata che ferma la rigenerazione urbana, nega all'Architettura contemporanea il diritto di esprimersi nelle aree consolidate della città e impedisce la riqualificazione delle aree sottoposte ad estesi vincoli paesaggistici.

                                                                                                                     

Appello promosso da:

In/Arch – Istituto Nazionale di Architettura

Territorio Roma

NoiProfessionisti

Ordine degli Ingegneri di Roma

 

ADERISCONO:

ANCE

FEDERBALNEARI ITALIA

ANCE ROMA ACER

FEDERLAZIO

OICE

CONFIMI INDUSTRIA

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I decisori

Presidenza del consiglio dei ministri, Governo Italiano
Presidenza del consiglio dei ministri, Governo Italiano

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Petizione creata in data 31 ottobre 2020