GIUSTIZIA PER EZIO - STORIA DI MALASANITÀ CHE TUTTI DEVONO SAPERE!!!

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VI CHIEDO DI CONDIVIDERE IL PIÙ POSSIBILE E FIRMARE LA PETIZIONE, FACCIAMOLO IN PRIMIS PER EZIO E LA SUA FAMIGLIA, OLTRE CHE PER TUTTI NOI !!!

Quella che vi sto per raccontare è una storia di malasanità che tutta Italia e anche oltre deve sapere.
Parliamo di Ezio, l'uomo della mia vita. 27 anni appena, una casa appena costruita, tanti progetti, tra i quali il nostro matrimonio, programmato per il 30/05/20. Tutto pronto, eravamo felici, ma il suo vestito da sposo purtroppo l'ha indossato nel giorno più brutto. Lui non c'è più, vittima di una sanità che non funziona, vittima del dio denaro che sovrasta tutto, che appanna i cuori e le menti, vittima dell'ambizione di medici che hanno voluto far accrescere il nome di un ospedale che purtroppo sta crollando.
Questa è la sua storia:
Ezio è nato il 3/06/1992. Già dalla nascita tanti problemi, corse in ospedale e paure, fino alla diagnosi, sindrome di Marfan, una sindrome ancora poco conosciuta ma che adeguatamente controllata garantisce uno stile di vita normale e un'aspettativa di vita pari al resto della popolazione.
La vita scorreva normale, fino al malore, il 14/04/19 sul posto di lavoro. La corsa in ambulanza e il parere dei medici del ps di S B (VR), che ci dicevano di rivolgerci al più presto ad un cardiochirurgo a causa dell'aorta che ormai presentava un diametro rischioso. E' stato a quel punto che ci siamo rivolti alla cardiochirurgia di B T (VR).
La situazione risultava abbastanza grave ma risolvibile con una semplice plastica dell'aorta. Ci siamo fidati, B T è l'eccellenza dicevano, arriva gente da tutta Italia, addirittura dalla Germania, il polo è nuovo ed efficiente, siamo in buone mani.
Arriva così il primo intervento. La sera prima uno specializzando entra in stanza e ci dice: "Abbiamo visto dagli esami che forse sarà necessario sostituire anche la valvola aortica. in quel caso preferiresti biologica o meccanica?". La meccanica era assolutamente consigliabile, data l'età, perché nella maggior parte dei casi garantisce una durata a vita. Abbiamo ascoltato i medici e abbiamo optato per la meccanica. L'intervento (17/06/19), eseguito dal dott. O., riesce perfettamente, la valvola era stata cambiata e tutto funzionava correttamente.
Nel giro di un paio di giorni però, è subentrata la febbre. All'inizio febbricola, tra i 37.2 e i 37.8. Il normale processo infiammatorio dicevano. Ma la febbre non è mai andata via.
Premetto che il fratello minore aveva subito lo stesso intervento solo qualche mese prima all'ospedale Sant'Orsola di Bologna (anche lui aveva presentato febbre nei giorni successivi ma era stato tempestivamente trattato con antibiotici prima generici e poi, una volta venuti a conoscenza del batterio responsabile dell'infezione, con antibiotici specifici). Nulla di questo è successo B T: nessuno ha fatto esami specifici, nessun antibiotico è stato somministrato. Si procedeva a Tachipirina per abbassare l'unico sintomo che avrebbe dovuto far drizzare le antenne ai medici. Dopo un paio di settimane Ezio è stato dimesso (con febbre oscillante tra i 38 e i 39 permanete) per essere trasferito a V G, una struttura specializzata in riabilitazione cardiochirurgica. Durante la sua permanenza li i problemi continuavano; la febbre non diminuiva e la ferita non si chiudeva, anzi, continuava ad aprire "voragini" dalle quali usciva liquido e pus. Dopo 3 settimane è stato dimesso anche da li. La riabilitazione sarebbe continuata a casa, con visite ambulatoriali settimanali a B T per medicare la ferita che, dopo quasi 2 mesi non si chiudeva. Ogni settimana eravamo la, la febbre persisteva, toccando picchi anche di 40 41. Ad ogni medicazione eravamo seguiti da specializzandi, ai quali mai una volta è saltato in mente di fare un'emocoltura per capire l'origine del problema o fare una tac, dalla quale si sarebbe capito tutto. E' tutto normale dicevano, la febbre andrà via.
Arriviamo a domenica 11/08/19, la febbre sale a 41, i brividi lo fanno saltare sul divano, i denti che si chiudono in una morsa che non gli permette nemmeno di parlare. La corsa in ps, sempre a B T. Esito? Pure analisi del sangue e raggi al torace. Dimesso in codice bianco con un ticket di 90€ da pagare.
Martedì 13/08 è il giorno della medicazione settimanale (la ferita non si è ancora chiusa). "Fortuna" vuole che arriviamo in ambulatorio in piena crisi piretica (40.6). Il ricovero immediato e la tac d'urgenza dopo 2 mesi di agonia. Ovviamente la tac rivela un disastro. L'infezione aveva già mangiato tutto, non c'era più niente da salvare. Ezio è stato preso per i capelli, con un secondo intervento il 17/08/19, sempre per mano del dott. O.. Un'intervento di 14 ore, durante il quale il chirurgo ha tolto tutto ciò che si poteva, reimpiantando una nuova protesi aortica e una valvola biologica, più difficilmente infettabile. Ne sono seguite 6 settimane di antibiotico. La febbre per fortuna non c'era più ma già dalla tac fatta dopo l'intervento risultava una sacca a livello valvolare della quale nessuno capiva l'origine. Prima della dimissione viene eseguita una seconda tac, la quale rivela che la sacca è causata da un punto di sutura interno che è saltato (la sacca c'era subito dopo l'intervento, è saltato subito? non è stata suturata bene? Chi lo sa).
Ezio viene dimesso con la raccomandazione di fare la tac entro metà novembre per monitorare la situazione. Ovviamente la tac non è andata bene poichè avevano riscontrato il cedimento di altri punti: l'aorta era staccata per metà. Unica soluzione era l'intervento, o vivere in pace gli ultimi giorni che rimanevano di vita (opzione che non è stata minimamente nominata).
siamo arrivati così al terzo intervento in 5 mesi, sempre per mano del dottor O., il 14/11/19. L'anestesista (ovviamente sempre una specializzanda), salita il giorno prima dell'intervento, riferiva un livello di rischio 4 su una scala da 1 a 5. Sono state rassicuranti le parole del dott. O., il quale ci diceva:"Voi dovete ascoltare solo me, io ho una soluzione per tutto, mi sono studiato bene l'intervento e questi sono solo numeri".
Ezio è morto in sala operatoria il 15/11/19 alle 00.50. Ha lottato per 17 ore. La sua voglia di vivere non è bastata. L'errore o la fatalità in medicina ci stanno. Non ci sta la negligenza.
Nessuno sa cos'è successo in sala operatoria, ma lui non è morto li, lui è stato condannato a morte dalla negligenza che c'è stata nei mesi precedenti.
Nessuno ce lo porterà indietro. Noi viviamo nel dolore, nella rabbia e nei sensi di colpa per non averlo portato a Bologna da subito. Chi vive un'esperienza a b T capisce che il P C è una pura macchina da soldi. Andato l'intervento quello che succede dopo non è più un problema loro. Noi ci siamo fidati quando i medici ci dicevano è normale. Dopotutto io faccio buste paga, di certo di cardiochirurgia non so niente. Ma loro? Perché non si sono accorti dell'infezione? Perché iniziare a fare esami solo quando sono diventati a carico nostro? Perché se ne sono lavati le mani tutti?
Noi procederemo senza dubbio con i nostri avvocati, ma le persone arrivano a B T con la speranza di trovare una struttura d'eccellenza. L'Italia deve sapere cosa succede li dentro. L'Italia deve sapere che li si muore, che si diventa mera carne da macello. Che muori per didattica. Voglio aiutare chi dovrà intraprendere il nostro percorso, perché non si muore a 27 anni così.

Vi prego di aiutarmi.

Grazie.

Rossella