

Come è noto (o dovrebbe esserlo) l’Italia è un Paese a forte rischio sismico. La pericolosità sismica (cioè, l’entità dei terremoti) è, da noi, assai inferiore rispetto a quella di altri Paesi (quali, ad esempio, il Giappone), ma, come sottolineo da tempo, la vulnerabilità sismica del nostro costruito (cioè, la sua capacità di resistere ai terremoti suddetti) è, purtroppo, assai più elevata di quella che caratterizza almeno alcuni di tali Paesi.
Per rinfrescare la memoria a chi si fosse dimenticato di quanto sopra, in un mio articolo pubblicato oggi da VILLAGGIO GLOBALE (https://www.vglobale.it/2024/01/20/terremoti-un-triste-elenco-che-sollecita-lurgenza-della-prevenzione/ ricordo i molti eventi, quantomeno violenti, che risultano averci colpito in tempi storici. Inizio dai ben 37 che provocarono almeno 1.000 vittime. In tale articolo, mi soffermo, anzitutto, sull’evento più devastante (anche se non più violento), quello di MESSINA E REGGIO CALABRIA del 28 dicembre 1908 (di magnitudo momento Mw=7,1), che, assieme al successivo violentissimo maremoto, causò ben 120.000 vittime.
Successivamente, cito gli altri 45 terremoti che risultano esser stati di magnitudo maggiori od uguali a 6,0. Per quanto riguarda i terremoti di magnitudo inferiore a 6,0, aggiungo solo, per la loro rilevanza, i due significativi avvenuti in Emilia-Romagna il 20 ed il 29 maggio 2012, che accaddero totalmente inattesi dai più e che provocarono gravi danni soprattutto a molti capannoni industriali, che erano stati assai mal costruiti.
Per quanto riguarda alcuni dei terremoti italiani violenti, ma meno devastanti di quello di Messina e Reggio Calabria, 3 miei ulteriori articoli furono pubblicati il 16 ed il 17 gennaio.
Il primo, pubblicato da INGENIO (https://www.ingenio-web.it/articoli/i-piu-violenti-terremoti-che-in-passato-colpirono-l-italia-in-gennaio/ ricorda in dettaglio i terremoti violenti che accaddero nel solo mese di gennaio, cioè quelli:
- di Verona del 3 gennaio 1117 (di Mw=6,8, con oltre 30.000 vittime), che fu l’evento sismico noto più violento ad aver colpito l’area padana;
- della VAL DI NOTO del 9÷11 gennaio 1693 (di magnitudo momento massima stimata Mw s max=7,3÷7,4, con almeno 60.000 vittime, dovute in parte al successivo maremoto), che fu l’evento sismico italiano noto più violento;
- di Foligno del 13 gennaio 1832 (di magnitudo momento stimata Mw s=6,3, con almeno 40 vittime);
- della Marsica del 13 gennaio 1915 (di magnitudo momento stimata Mws=7,0, con oltre 30.500 vittime), che fu uno degli eventi italiani più catastrofici;
- del Belìce del 14÷15 gennaio 1968 (di magnitudo momento massima Mw max= 6,4, con 231÷370 vittime);
- del Friuli del 25 gennaio 1348 (di magnitudo Richter stimata Ms max≈7,0, con 9.900÷20.000 vittime), che fu pure assai catastrofico.
Il secondo articolo, pubblicato da LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA (https://lanuovabq.it/it/tutte-le-volte-che-in-gennaio-la-terra-tremo-e-puo-farlo-ancora verte, con maggiori dettagli, sui soli tre terremoti verificatisi attorno a metà gennaio: quelli succitati di Foligno, del Belice e della Marsica.
Il terzo articolo, infine, pubblicato da VASTOWEB.COM (https://www.vastoweb.com/news/attualita/1138084/il-13-gennaio-1915-nella-marsica-uno-dei-terremoti-piu-devastanti-ad-aver-colpito-litalia si limita a trattare approfonditamente del terremoto della Marsica.
Il ricordo dei numerosi terremoti violenti elencati nel quattro articoli summenzionati, terremoti che devastarono l’Italia in passato (causando sovente gravissimi danni e, soprattutto, tante vittime), dovrebbe bastare a convincere, chi ancora ne dubitasse, che il terremoto costituisce un rischio reale, e periodico, in Italia e che, quindi, dato che dal 70% all’80% del nostro patrimonio edilizio risulta ancora insicuro da punto di vista sismico, occorre che siano urgentemente attivate corrette politiche di prevenzione sismica.
Appare evidente, da quanto ho sopra ricordato, che pochissima parte del territorio italiano risulta esente dal rischio sismico. Come si può anche notare da quanto è riportato negli articoli, il numero di vittime causato da un terremoto non è stato e non è solo funzione della magnitudo dell’evento: la PERICOLOSITÀ SISMICA dipende pure dalle caratteristiche del terreno ove il terremoto si verifica, dalla profondità ipocentrale e, in sintesi, dalla distribuzione dell’energia sismica nel campo delle frequenze. Il RISCHIO SISMICO, poi, dipende, oltre che dalla pericolosità sismica, anche dalla VULNERABILITÀ SISMICA del costruito (cioè dalla sua qualità, in termini di resistenza sismica) e dall’ESPOSIZIONE (cioè, per quanto riguarda la salvaguardia della vita umana, dal numero di persone che sono ospitate nelle varie strutture presenti nella zona colpita dal sisma).
Ricordo anche che, purtroppo, statisticamente parlando, è già (a mio avviso) da TROPPO TEMPO che non si verifica un terremoto violento in Italia (è dai tempi del terremoto di NORCIA del 2016) e che è già da TROPPO, TROPPO TEMPO che un evento estremamente violento non si verifica nell’Italia Meridionale (è dai tempi del terremoto di MESSINA E REGGIO CALABRIA del 1908).
Chiedo, quindi, nuovamente, per cercare di ridurre il numero di vittime che saranno provocate dai prossimi, inevitabili, violenti terremoti, di aiutarmi a convincere i nostri governanti ad adottare urgentemente CORRETTE POLITICHE DI PREVENZIONE SISMICA (oltre che degli altri rischi naturali), politiche che prevedano anche un uso, molto più vasto di quello attuale, dell’ISOLAMENTO SISMICO e delle ALTRE MODERNE TECNOLOGIE ANTISISMICHE (di cui, peraltro, disponiamo da decenni). A tal fine, chiedo ai lettori di firmare (se non lo hanno ancora fatto) e di far firmare ad altri questa PETIZIONE, che è corredata da numerosi aggiornamenti, molti dei quali vertono sulla prevenzione sismica e citano violenti terremoti avvenuti sia in Italia che in altri Paesi e le moderne tecnologie antisismiche.
Il numero di firme a tale petizione sta tuttora crescendo. Oggi è già pari a 1.076, ma quanto più elevato esso sarà, tanto maggiore sarà la probabilità che il Governo, i Governatori Regionali ed i Segretari dei partiti politici (destinatari della petizione) prestino la dovuta attenzione alla petizione.