

Ieri, nel Milanese, alle 16.59 e (secondo le informazioni rese disponibili) con epicentro a Trezzano sul Naviglio (cioè a pochi chilometri da Milano), si è verificato un terremoto di magnitudo 3,9: si è trattato, quindi (per un paese fortemente sismico in molte altre sue parti, come l’Italia), di un evento modesto. Infatti, esso non ha causato né vittime né danni, ma solo tanta paura, come è comprensibile in una zona così densamente popolata quale è la Lombardia.
Nonostante ciò, questo pur modesto terremoto deve far pensare. Infatti, occorre rendersi finalmente conto che, da un lato, nessuna parte del territorio italiano è totalmente esente dal rischio sismico e dall’altro che, ovunque in Italia, terremoti già avvenuti in passato prima o poi si verificheranno nuovamente.
Riguardo al secondo punto, è da notare che quello di ieri è stato il più forte terremoto con epicentro nel Milanese ad avvenire negli ultimi 500 anni. Infatti, il terremoto più forte che si ricordi storicamente nel Milanese avvenne il 26 novembre 1396, con epicentro nei pressi di Monza: la scossa fu del VII-VIII grado nella scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS) e di magnitudo stimata 5,5. Anche questo terremoto non risulta aver causato alcuna vittima, ma solo notevoli danni alla città di Monza.
Altri terremoti che nel passato colpirono Milano, con magnitudo superiore a 4,0, risultano essere avventi nel 1228 e nel 1918 (e Brescia fu colpita da un analogo sisma nel settembre 1540).
Andando ancora indietro nel tempo, non va, comunque, dimenticato, il cosiddetto terremoto di Verona del 3 gennaio 1117, del IX grado della Scala Mercalli nelle aree epicentrali, di magnitudo stimata 6,9 e con epicentro della prima scossa tra Zevio e Belfiore (nella campagna veronese). Infatti, esso è il più forte evento sismico avvenuto nell'area padana di cui si abbia notizia. Fu talmente violento da causare, oltre a 30.000 vittime, vastissimi danni non solo a Verona e nei territori limitrofi, ma anche in diversi altri centri dell'Italia settentrionale, sia veneti, che emiliani, che pure lombardi.
Nel 1117, a seguito dell'evento maggiormente distruttivo (che fu registrato in un'ampia area, dalla Slovenia alla Francia e dal centro Italia alla bassa Germania), si verificarono forti repliche per tutto il 1117: il 12 gennaio, il 4 giugno, il 1º luglio, il 1º ottobre ed il 30 dicembre. Secondo alcuni studiosi, gli epicentri principali in Pianura Padana potrebbero essere stati due: uno nel territorio veronese e l'altro in quello cremonese: si dovrebbero a quest'ultimo il crollo della costruenda cattedrale di Cremona e altri gravi danni nelle città emiliane.
Del terremoto del 1117, ben presto, però, se ne dimenticarono i miei corregionali emiliani, che finirono per ritenere, erroneamente, che l’Emilia fosse asismica: si “svegliarono” solo alle ore 4.03.52 del 20 maggio 2012, quando una violenta scossa di terremoto (di magnitudo 6.1 e profondità ipocentrale di 6,3 km), con epicentro a Finale Emilia, diede inizio a un evento sismico che fu avvertito in gran parte dell’Italia centro-settentrionale. Le aree maggiormente interessate furono le province di Ferrara, Bologna, Modena e di Reggio Emilia, nonché la vicina Rovigo. Alle ore 9 del 29 maggio, poi, si verificò una seconda scossa, di magnitudo 5.9, seguita, quel giorno, da altre tre (una alle 12:55, di magnitudo 5.5, una alle 13:00, di magnitudo 5.0 ed una ulteriore scossa alla stessa ora, di magnitudo 4.9). Il primo sisma causò 7 vittime ed oltre 5.000 sfollati, mentre il secondo causò 20 vittime ed ulteriori sfollati, nonché ingenti danni, per svariati miliardi di euro.
Ma, allora, esistono parti realmente asismiche dell’Italia? Veniamo, ovviamente, alla Sardegna.
La maggior parte dell'opinione pubblica crede che almeno la Sardegna sia totalmente "asismica". Tanto che è classificata tutta in zona sismica 4, la meno pericolosa.
Ma non è del tutto vero: infatti, alcuni terremoti, sebbene moderati, hanno avuto luogo in passato pure in Sardegna.
Basti leggere una semplice iscrizione ,graffita su una parete della sagrestia della Cattedrale di Cagliari, che ricorda uno dei terremoti avvenuti nell'isola, di magnitudo momento stimata 4,9 (vedasi la figura allegata):
“Ad[ì] 4 Juny terremotus factus est 1616
[Al 4 di giugno 1616, ci fu un terremoto]”.
In conclusione, ieri pomeriggio, il terremoto, fortunatamente con poca violenza, ha, purtroppo, dato una piccola dimostrazione che non intende attendere la fine dell'emergenza da covid-19 per farsi vivo, anche in zone considerate poco sismiche, come il Milanese. Come ho già più volte scritto, ciò dovrebbe far riflettere per le molte zone italiane che sono assai più sismiche, considerato che circa il 70% del patrimonio edilizio italiano non è in grado di resistere ai terremoti ai quali le zone ove si trova sono già state soggette e, prima o poi, inevitabilmente, saranno di nuovo soggette.
URGE, QUINDI, L’ATTIVAZIONE DI CORRETTE POLITICHE DI PREVENZIONE DAI RISCHI DAI RISCHI NATURALI, COME E’ CHIESTO DALLA MIA PETIZIONE DI CHANGE.ORG,INDIRIZZATA AL GOVERNO, AI GOVERNATORI REGIONALI ED AI SEGRETARI DEI PARTITI POLITICI,
CHE E’ IN ATTESA DI ULTERIORI FIRMATARI!