Basta sussidi all'inquinamento. Rafforziamo la Sanità Pubblica con 20 miliardi di Euro

0 hanno firmato. Arriviamo a 7.500.


Covid-19 sta provocando migliaia di vittime.

Ha richiesto il sacrificio di tanti operatori sanitari che ricorderemo come gli eroi dei nostri tempi. E ci ha fatto ricordare gli ospedali e i reparti chiusi per mancanza di fondi.
Se il numero di ventilatori polmonari disponibili è insufficiente anche in situazioni normali, lo dobbiamo ai Governi ed ai Presidenti di Regione che hanno sposato ed imposto tagli indiscriminati e lineari alla Sanità Pubblica.

Allo stesso tempo, l’Italia spende quasi 20 miliardi di Euro in sussidi ambientalmente dannosi, di cui 16,8 miliardi in sussidi ai combustibili fossili: petrolio, gas, carbone. Si tratta di cifre enormi, che permettono ad alcuni dei top manager del settore di portarsi a casa stipendi milionari.

La richiesta che qui avanziamo è che le risorse recuperabili grazie al taglio dei Sussidi Ambientalmente Dannosi vengano destinate per intero, a partire dal prossimo Documento di Economia e Finanza, a favore del rafforzamento strutturale della Sanità pubblica, per progetti di risanamento ambientale, per il "lavoro verde", e per accelerare la transizione energetica.

Passare dalle parole ai fatti: questo è il solo modo per rendere concretamente giustizia alle migliaia di vittime di Covid-19 e dei veleni prodotti ogni giorno dalla filiera dell’estrazione, trasformazione, distribuzione delle fonti fossili e suoi derivati. É il momento di mettere a posto le nostre priorità come Paese, rafforzando la Sanità, non chi inquina.

Mentre i vari governi succedutisi in Italia tra il 2009 ed il 2018 sottraevano 37 miliardi di Euro al Sistema Sanitario Nazionale e le Regioni smantellavano i reparti di terapia intensiva, le attività fossili mietevano morti e malattie nei siti di Falconara, Brindisi, Taranto, Gela, Milazzo, Priolo, Porto Torres e Viggiano, in Basilicata, dove essi estraggono l’80% degli idrocarburi su scala nazionale nella seconda piattaforma on shore più grande d'Europa. A Viggiano e Grumento Nova le attività petrolifere causavano un aumento dell'11% del tasso di mortalità tra uomini e donne (in tutto 632 morti) ed un incremento del 14% delle malattie del sistema circolatorio rispetto al resto della Basilicata. Inoltre, prossima vittima sacrificale dell'Italia-fossile sarà la Lombardia, nel cui sottosuolo verranno stoccati, in zona sismica, grandi quantità di gas.

I petrolieri hanno precise responsabilità a livello globale: per il clima, per la salute, per l’ambiente, quasi sempre per i conflitti locali e per le guerre. Secondo un recente studio condotto della Società italiana di medicina ambientale (Sima) in collaborazione con le Università di Bari e di Bologna, l'inquinamento è concausa del contagio di Covid-19: le polveri sottili trasportano il virus e ne favoriscono la diffusione. Anche questa ipotesi spiega il dilagare dei contagi nella Pianura Padana che, di fatti, è l'area più inquinata d'Europa. I petrolieri sono parte del problema dell'emergenza sanitaria del nostro Paese: in base al principio giuridico "chi inquina paga", è necessario che lo Stato metta mano al loro tesoretto fatto di privilegi, sgravi ed agevolazioni varie, per sostenere la Sanità pubblica, per fare le necessarie bonifiche, per rendere più verde il nostro sistema economico e sociale.

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, l'Italia detiene il macabro primato di 81.000 decessi prematuri, dovuti ogni anno alle conseguenze dell’inquinamento atmosferico provocato da auto, industrie, riscaldamento. Il fattore inquinamento, da solo, determina sul piano economico perdite pari al 5,6% del Prodotto Interno Lordo.

Oggi sappiamo bene che bruciare i combustibili fossili danneggia gravemente la nostra salute nonché il clima e la nostra economia. Sappiamo che abbiamo un bisogno urgente di rafforzare il nostro sistema sanitario.

E’ ora di dire basta: vogliamo un piano concreto al più presto per riallocare tutti i sussidi ai combustibili fossili e ambientalmente dannosi per rafforzare la salute e riavviare un’economia equa e ecosostenibile.

Coordinamento Nazionale No Triv