Liguria: per una sanità pubblica e ben gestita


Liguria: per una sanità pubblica e ben gestita
Il problema
Articolo 1 della Liguria promuove questa petizione per avanzare proposte concrete.
Chiediamo chiarimenti e risposte efficaci al presidente della regione Liguria e alle ASL.
CORONAVIRUS, COME TUTELARCI: Differenziare gli ospedali per i malati di Covid 19 e fare non le navi ma strutture per ricoveri post-Covid 19. Fare più controlli e più assistenza territoriale. La vita e la sicurezza di tutti noi dipendono da una vera pianificazione dell’emergenza, sia per le cure ospedaliere che per quelle domiciliari.
C’è bisogno di un piano sanitario per l’emergenza e per tornare alla normalità c’è bisogno di un progetto condiviso con i cittadini che rilanci la sanità pubblica, che dia garanzie di organizzazione, di presenza di servizi e di strutture adeguate ai rischi sanitari e che dia risposte concrete alla domanda di salute dei cittadini, non in base alle disponibilità economiche. C’è bisogno che il diritto alla salute sia garantito innanzitutto dal servizio pubblico. Non ci siamo trovati di fronte ad una influenza, ma ad una pandemia!
Pandemia da Covid 19 che ha mostrato le debolezze ed anche le risorse importanti di cui ancora dispone il nostro servizio sanitario, grazie anche al sacrificio, talvolta a rischio della vita, di molti operatori. Una pandemia che, come abbiamo visto, non si ferma in pochi giorni; anche superato il picco, ci sono ancora tante persone non immuni che, se la fase 2 non sarà gestita bene, rischiano il contatto e una ripresa dei contagi
Manca un Piano Emergenziale visto che, nonostante esplicite e reiterate richieste, la regione e le ASL non lo hanno fatto e non forniscono riscontro, anzi procedono nominando ‘commissario dei commissari’ dovrebbe dimettersi chi già non ha saputo coordinare per mesi questa delicata fase sanitaria.
CHIEDIAMO, perciò, DI SOTTOSCRIVERE LA NOSTRA PETIZIONE,
OSPEDALI: NO all’accesso indifferenziato. Tenendo conto che purtroppo i dati dei contagi, che vedono ancora la Liguria con il Piemonte nelle prime posizioni, ci dicono che non è finito l'impegno contro l’epidemia; non è, dunque, troppo tardi per differenziare le funzioni e garantire un progressivo recupero dell’attività ordinaria attraverso la previsione di reparti o ospedali Covid dedicati e di reparti o ospedali “puliti “per poter davvero avere il ritorno ad un’attività regolare. Per fare ospedali o reparti e percorsi Covid dedicati ci vuole però una programmazione e una visione strategica che coinvolgano tutti gli operatori, sia la direzione sanitaria sia la direzione amministrativa.
TEST: L’attività di controllo tramite tamponi è stata effettuata in maniera insufficiente senza un vero programma di coordinamento e con scelte logistiche improprie. Addirittura, concentrando tutto sui laboratori di Genova, c’è stato anche lo smarrimento di molti test o forti ritardi nei risultati. I laboratori delle ASL ora possono effettuare i test ed e’ quindi necessario, come fanno da tempo altre regioni, aumentare la capacità di indagine per evitare il contagio dai pazienti asintomatici. Chiediamo, come hanno fatto l’Emilia, il Veneto e anche la Toscana, di introdurre i test sierologici per la ricerca degli anticorpi nel tariffario Regionale e senza ticket, in modo che i medici curanti lo possano prescrivere quando ci sono sintomi che lo motivano. Inoltre, tutti i lavoratori e le persone che vanno in ospedale per qualunque motivo devono fare il test, anche per un problema non respiratorio; poi, in caso di positività, si dovranno ricercare e testare tutti i contatti tramite i Servizi territoriali (o l’App immuni di cui si parla).
DPI: la sicurezza nel lavoro degli operatori sanitari è condizione indispensabile. Servono perciò certezze sulla fornitura dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) a tutti gli operatori sanitari, secondo il reale rischio. Le misure per prevenire il contagio devono essere implementate nel pubblico, nelle strutture private e nelle Residenze per anziani e disabili.
PERSONALE: la carenza di personale e posti letto nelle ASL, che per anni hanno subito i tagli nei fondi, nei servizi territoriali sociali e sanitari, ha avuto pesanti ricadute anche sulla gestione dell’attuale emergenza. E’ necessario quindi aumentare le dotazioni di personale non solo limitate all’emergenza, per garantire migliore assistenza ed evitare fenomeni di grave stress ed affaticamento tra gli operatori sanitari. E’ il momento di assumere immediatamente il personale di cui le ASL sono in difetto. Fermo restando, anche per il futuro, l'obiettivo di un netto riequilibrio nella dotazione del personale, con parametri riferiti al numero di abitanti nelle diverse Asl della Liguria visto che le attuali dotazioni penalizzano fortemente le ASL più periferiche. Quindi, come consente il DL Rilancio adottato dal governo, completare e, dove serve, incrementare le piante organiche, procedendo alla stabilizzazione dei precari esistenti da anni (OSS, Educatori ecc.) e anche di quelli assunti a tempo determinato per l'emergenza recuperando al pubblico servizio e prestazioni che, a causa delle lunghe liste di attesa, sono diventate mercato per la sanità privata. determinando così la rinuncia alle prestazioni per chi non può permettersi il costo del ricorso al privato. Non vanno dimenticati anche i gravi problemi di carenza di personale che si registrano nei servizi territoriali per anziani, malati di mente, dipendenze e disabilità, prevenzione nei luoghi di lavoro, servizi essenziali per ridare valore al principio della riforma sanitaria e della che parlano, non a caso, di prevenzione e di tutela della salute, cura e riabilitazione.
Principi in gran parte disattesi dalle logiche di sola compatibilità economica e dalla spinta alla privatizzazione che, purtroppo, ha prevalso per molti anni. Solo quest’anno, già prima del virus, il ministro della sanità aveva previsto di invertire la logica dei tagli mettendo 2 miliardi in più nel fondo sanitario e 10 miliardi in tre anni erano stati annunciati. La pandemia giustifica ancora di più questa scelta.
SERVIZI TERRITORIALI E MEDICI DI BASE: non ultime per importanza ci sono poi le carenze dei servizi del territorio. Nelle ASL si sono riscontrate anche di fronte al Covid19 le mancanze create dall’assenza di un livello di cure intermedie tra cure domiciliari ed ospedale. Per affrontare le emergenze servono soluzioni per l’intera popolazione, non solo per gli ospedali; ci vorrebbe un rapporto strutturato con i medici di base e con equipe dedicate capaci di evitare, ove possibile, il ricovero. Cure a domicilio, medici di base supportati, equipe mobili con gli infermieri territoriali previsti dal governo eviterebbero spostamenti non necessari e la pressione sugli ospedali. Ossigenoterapia, ossimetri da polso ecc. sono servizi che possono essere forniti a domicilio ai pazienti, con sintomi leggeri o in convalescenza. Occorre creare un sistema capillare che garantisca l’adeguato isolamento dei pazienti, usando gli strumenti della telemedicina e il rapporto con i medici di base e gli infermieri di famiglia. In questo quadro ci preme anche dire che le RSA, che hanno visto molte vittime, non possono essere destinate a ricoveri o post ricoveri di pazienti Covid positivi, è necessario istituire sedi adeguate di post ricovero per pazienti Covid anche NON autonomi usando non le navi, che costano e non potranno essere permanenti , ma strutture della sanità sottoutilizzate o chiuse che di certo possono essere messe a norma con costi inferiori rispetto alle Navi usate per fare propaganda e restare nella disponibilità e nel patrimonio pubblico.
SICUREZZA E TUTELA PER I CITTADINI e PER GLI OPERATORI SANITARI: l’emergenza non può giustificare la mancanza di norme di tutela per gli operatori sanitari e anche per i cittadini. Serve trovare un meccanismo normativo indennitario (sul modello di quello previsto per infezioni HCV o HIV dalla L.210/1992) per chi - operatore o paziente - ha contratto il virus in ospedale, senza costringere i danneggiati al lungo e costoso iter giudiziario. In questa logica anche le responsabilità degli amministratori - ove esistenti e salve le azioni della Magistratura per i casi dolosi - vanno identificate sotto il profilo delle capacità e delle competenze utilizzate nelle scelte che hanno portato agli eventi contestati.
EMERGE QUINDI L’IMPORTANZA DEL RILANCIO DEL SERVIZIO SANITARIO PUBBLICO E ANCHE DI UN DIVERSO RAPPORTO TRA STATO E REGIONI: è emersa l’importanza di una sanità capace di prevenire e di saper rispondere alle emergenze. Le istituzioni pubbliche sono una garanzia a tutela dei bisogni della collettività visto che il tipo di risposta che ci devono garantire non deve dipendere solo dai fattori economici e per questo motivo non è la stessa risposta che, con altra logica di profitto, forniscono i servizi privati. Occorre anche ripensare e definire il rapporto tra stato e regioni, rafforzando una funzione di controllo e di indirizzo da parte dello stato che, soprattutto nei casi di emergenza nazionale come questo, possa evitare che ci siano sistemi di tutela differenziata in base alla Regione di residenza.
Per tutto questo è infatti indispensabile che sulla Sanità, ma non solo per le emergenze, ci sia e prevalga una visione d’insieme, garantita da un’azione d’indirizzo e di coordinamento dello stato.
Il problema
Articolo 1 della Liguria promuove questa petizione per avanzare proposte concrete.
Chiediamo chiarimenti e risposte efficaci al presidente della regione Liguria e alle ASL.
CORONAVIRUS, COME TUTELARCI: Differenziare gli ospedali per i malati di Covid 19 e fare non le navi ma strutture per ricoveri post-Covid 19. Fare più controlli e più assistenza territoriale. La vita e la sicurezza di tutti noi dipendono da una vera pianificazione dell’emergenza, sia per le cure ospedaliere che per quelle domiciliari.
C’è bisogno di un piano sanitario per l’emergenza e per tornare alla normalità c’è bisogno di un progetto condiviso con i cittadini che rilanci la sanità pubblica, che dia garanzie di organizzazione, di presenza di servizi e di strutture adeguate ai rischi sanitari e che dia risposte concrete alla domanda di salute dei cittadini, non in base alle disponibilità economiche. C’è bisogno che il diritto alla salute sia garantito innanzitutto dal servizio pubblico. Non ci siamo trovati di fronte ad una influenza, ma ad una pandemia!
Pandemia da Covid 19 che ha mostrato le debolezze ed anche le risorse importanti di cui ancora dispone il nostro servizio sanitario, grazie anche al sacrificio, talvolta a rischio della vita, di molti operatori. Una pandemia che, come abbiamo visto, non si ferma in pochi giorni; anche superato il picco, ci sono ancora tante persone non immuni che, se la fase 2 non sarà gestita bene, rischiano il contatto e una ripresa dei contagi
Manca un Piano Emergenziale visto che, nonostante esplicite e reiterate richieste, la regione e le ASL non lo hanno fatto e non forniscono riscontro, anzi procedono nominando ‘commissario dei commissari’ dovrebbe dimettersi chi già non ha saputo coordinare per mesi questa delicata fase sanitaria.
CHIEDIAMO, perciò, DI SOTTOSCRIVERE LA NOSTRA PETIZIONE,
OSPEDALI: NO all’accesso indifferenziato. Tenendo conto che purtroppo i dati dei contagi, che vedono ancora la Liguria con il Piemonte nelle prime posizioni, ci dicono che non è finito l'impegno contro l’epidemia; non è, dunque, troppo tardi per differenziare le funzioni e garantire un progressivo recupero dell’attività ordinaria attraverso la previsione di reparti o ospedali Covid dedicati e di reparti o ospedali “puliti “per poter davvero avere il ritorno ad un’attività regolare. Per fare ospedali o reparti e percorsi Covid dedicati ci vuole però una programmazione e una visione strategica che coinvolgano tutti gli operatori, sia la direzione sanitaria sia la direzione amministrativa.
TEST: L’attività di controllo tramite tamponi è stata effettuata in maniera insufficiente senza un vero programma di coordinamento e con scelte logistiche improprie. Addirittura, concentrando tutto sui laboratori di Genova, c’è stato anche lo smarrimento di molti test o forti ritardi nei risultati. I laboratori delle ASL ora possono effettuare i test ed e’ quindi necessario, come fanno da tempo altre regioni, aumentare la capacità di indagine per evitare il contagio dai pazienti asintomatici. Chiediamo, come hanno fatto l’Emilia, il Veneto e anche la Toscana, di introdurre i test sierologici per la ricerca degli anticorpi nel tariffario Regionale e senza ticket, in modo che i medici curanti lo possano prescrivere quando ci sono sintomi che lo motivano. Inoltre, tutti i lavoratori e le persone che vanno in ospedale per qualunque motivo devono fare il test, anche per un problema non respiratorio; poi, in caso di positività, si dovranno ricercare e testare tutti i contatti tramite i Servizi territoriali (o l’App immuni di cui si parla).
DPI: la sicurezza nel lavoro degli operatori sanitari è condizione indispensabile. Servono perciò certezze sulla fornitura dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) a tutti gli operatori sanitari, secondo il reale rischio. Le misure per prevenire il contagio devono essere implementate nel pubblico, nelle strutture private e nelle Residenze per anziani e disabili.
PERSONALE: la carenza di personale e posti letto nelle ASL, che per anni hanno subito i tagli nei fondi, nei servizi territoriali sociali e sanitari, ha avuto pesanti ricadute anche sulla gestione dell’attuale emergenza. E’ necessario quindi aumentare le dotazioni di personale non solo limitate all’emergenza, per garantire migliore assistenza ed evitare fenomeni di grave stress ed affaticamento tra gli operatori sanitari. E’ il momento di assumere immediatamente il personale di cui le ASL sono in difetto. Fermo restando, anche per il futuro, l'obiettivo di un netto riequilibrio nella dotazione del personale, con parametri riferiti al numero di abitanti nelle diverse Asl della Liguria visto che le attuali dotazioni penalizzano fortemente le ASL più periferiche. Quindi, come consente il DL Rilancio adottato dal governo, completare e, dove serve, incrementare le piante organiche, procedendo alla stabilizzazione dei precari esistenti da anni (OSS, Educatori ecc.) e anche di quelli assunti a tempo determinato per l'emergenza recuperando al pubblico servizio e prestazioni che, a causa delle lunghe liste di attesa, sono diventate mercato per la sanità privata. determinando così la rinuncia alle prestazioni per chi non può permettersi il costo del ricorso al privato. Non vanno dimenticati anche i gravi problemi di carenza di personale che si registrano nei servizi territoriali per anziani, malati di mente, dipendenze e disabilità, prevenzione nei luoghi di lavoro, servizi essenziali per ridare valore al principio della riforma sanitaria e della che parlano, non a caso, di prevenzione e di tutela della salute, cura e riabilitazione.
Principi in gran parte disattesi dalle logiche di sola compatibilità economica e dalla spinta alla privatizzazione che, purtroppo, ha prevalso per molti anni. Solo quest’anno, già prima del virus, il ministro della sanità aveva previsto di invertire la logica dei tagli mettendo 2 miliardi in più nel fondo sanitario e 10 miliardi in tre anni erano stati annunciati. La pandemia giustifica ancora di più questa scelta.
SERVIZI TERRITORIALI E MEDICI DI BASE: non ultime per importanza ci sono poi le carenze dei servizi del territorio. Nelle ASL si sono riscontrate anche di fronte al Covid19 le mancanze create dall’assenza di un livello di cure intermedie tra cure domiciliari ed ospedale. Per affrontare le emergenze servono soluzioni per l’intera popolazione, non solo per gli ospedali; ci vorrebbe un rapporto strutturato con i medici di base e con equipe dedicate capaci di evitare, ove possibile, il ricovero. Cure a domicilio, medici di base supportati, equipe mobili con gli infermieri territoriali previsti dal governo eviterebbero spostamenti non necessari e la pressione sugli ospedali. Ossigenoterapia, ossimetri da polso ecc. sono servizi che possono essere forniti a domicilio ai pazienti, con sintomi leggeri o in convalescenza. Occorre creare un sistema capillare che garantisca l’adeguato isolamento dei pazienti, usando gli strumenti della telemedicina e il rapporto con i medici di base e gli infermieri di famiglia. In questo quadro ci preme anche dire che le RSA, che hanno visto molte vittime, non possono essere destinate a ricoveri o post ricoveri di pazienti Covid positivi, è necessario istituire sedi adeguate di post ricovero per pazienti Covid anche NON autonomi usando non le navi, che costano e non potranno essere permanenti , ma strutture della sanità sottoutilizzate o chiuse che di certo possono essere messe a norma con costi inferiori rispetto alle Navi usate per fare propaganda e restare nella disponibilità e nel patrimonio pubblico.
SICUREZZA E TUTELA PER I CITTADINI e PER GLI OPERATORI SANITARI: l’emergenza non può giustificare la mancanza di norme di tutela per gli operatori sanitari e anche per i cittadini. Serve trovare un meccanismo normativo indennitario (sul modello di quello previsto per infezioni HCV o HIV dalla L.210/1992) per chi - operatore o paziente - ha contratto il virus in ospedale, senza costringere i danneggiati al lungo e costoso iter giudiziario. In questa logica anche le responsabilità degli amministratori - ove esistenti e salve le azioni della Magistratura per i casi dolosi - vanno identificate sotto il profilo delle capacità e delle competenze utilizzate nelle scelte che hanno portato agli eventi contestati.
EMERGE QUINDI L’IMPORTANZA DEL RILANCIO DEL SERVIZIO SANITARIO PUBBLICO E ANCHE DI UN DIVERSO RAPPORTO TRA STATO E REGIONI: è emersa l’importanza di una sanità capace di prevenire e di saper rispondere alle emergenze. Le istituzioni pubbliche sono una garanzia a tutela dei bisogni della collettività visto che il tipo di risposta che ci devono garantire non deve dipendere solo dai fattori economici e per questo motivo non è la stessa risposta che, con altra logica di profitto, forniscono i servizi privati. Occorre anche ripensare e definire il rapporto tra stato e regioni, rafforzando una funzione di controllo e di indirizzo da parte dello stato che, soprattutto nei casi di emergenza nazionale come questo, possa evitare che ci siano sistemi di tutela differenziata in base alla Regione di residenza.
Per tutto questo è infatti indispensabile che sulla Sanità, ma non solo per le emergenze, ci sia e prevalga una visione d’insieme, garantita da un’azione d’indirizzo e di coordinamento dello stato.
PETIZIONE CHIUSA
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Petizione creata in data 19 maggio 2020