STOP ALLE NUOVE CENTRALINE IDROELETTRICHE IN VAL DI SCALVE

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Lucio Mario Toninelli ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Presidente della CM e a

La Val di Scalve, piccolo gioiello nascosto fra le montagne Orobiche, è letteralmente disseminata di centraline idroelettriche, per la maggior parte private che poco o nulla portano alla popolazione locale, mentre privano la valle del suo paesaggio unico e stravolgono il suo ricchissimo habitat.

Fra impianti esistenti, in fase di ultimazione e richieste in varie fase di approvazione, arriviamo a 32. Il fiume Dezzo, nel suo sviluppo di circa 25 chilometri, non ha più un solo chilometro in cui l’acqua scorra naturalmente e libera.

Questo è frutto dell’inerzia delle amministrazioni passate; della loro poca trasparenza, e  anche di quelle attuali; del disinteresse e la poca informazione ai cittadini. E, non ultimo, dell’equivoco del “è energia pulita”. L’acqua NON è una risorsa inesauribile, dipende dai cambiamenti climatici e dall’uso che ne facciamo. Le strutture non sono a costo ecologico zero: i lavori per realizzarle devastano l’alveo dei corsi d’acqua e le rive, per sempre.

Riflettiamo:

⁃ Ogni nuova centralina sottrae un pezzo del nostro patrimonio paesaggistico, della nostra diversità ambientale e biologica. Un pezzo che viene sequestrato ad uso privato. 

⁃ Ogni nuovo impianto crea un relitto destinato a durare in eterno, anche quando la sua utilità sarà esaurita.  E nulla più sarà ripristinato come prima.  

⁃ Ogni impianto, crea una discontinuità nel corso di un torrente, qualunque cosa ne dicano i progettisti: il Deflusso Minimo Vitale è una foglia di fico; le scale di risalita una una trappola per pesci, anche qualora ci fossero: e NON ci sono nella quasi totalità degli impianti scalvini.

⁃ La quasi totalità degli impianti è di proprietà privata e porta ben poco o nulla alla Valle. Il danno e la beffa: il costo di quegli impianti li paghiamo noi contribuenti nelle bollette.

⁃ Gli impianti non portano alcun lavoro continuo in Valle perché sono ormai tutto gestiti da computer da luoghi fuori dalla Valle. Fra i progetti che rischiano approvazioni in tempi brevi, quelli più critici sono il “Gaffione”, nel Comune di Schilpario; l’impianto “Dezzolo”, che interessa Vilminore, Azzone e Colere; l’impianto “Abeti”, a Schilpario; la derivazione chiamata “Teveno", sul torrente Nembo; infine  l’impianto del “Tino”, nel comune di Vilminore. Tutti privati, ad eccezione dell’ultimo.

Questi impianti completeranno la distruzione dell’habit naturale scalvino. In particolare:

⁃ Quello del “Gaffione” si incunea, con una condotta di mezzo metro di diametro, lungo una valle selvaggia di rara bellezza e ricchezza naturalistica, che attraversa la zona mineraria più importate della Valle. La stessa che gli amministratori dicono di voler valorizzare. Le conseguenze sono devastanti per il paesaggio e imprevedibili per la stabilità delle sottostanti miniere. e per tutto l’equilibrio idrico a valle.

⁃ Quello di Dezzolo, ad essere la quarta derivazione, senza soluzione di continuità, su un tratto i soli 4 chilometri del torrente Dezzo, da Dezzolo al Saccolino: Dezzolo, Italgen Unione e Saccolino, una dopo l’altra si passano l’acqua che derivano dal Dezzo.

⁃ Quello degli Abeti, toglierà l’ultima acqua al Dezzo in un tratto già critico, disseccandolo per una buona parte dell’anno. Con danni a Valle difficili da calcolare perché è sconosciuta la dinamica carsica delle falde acquifere dei Campelli.

⁃ L’impianto “Teveno” va ad aggiungersi ad altre derivazioni esistenti, in contiguità con altri impianti. Per il Nembo, già in crisi d’acqua, sarà il Requiem finale.

⁃ Quello del “Tino” impoverisce un torrente già misero e imprevedibile di suo. Una rapina d’acqua a un morto di sete. L’unica attenuante: sarebbe di proprietà pubblica.

Volete che questo accada?  Se, “SI”, state sereni, tutto accadrà senza che ne sappiate nulla.  Ci giudicheranno i nostri figli e nipoti.

Se “NON” lo volete, fate sentire la vostra voce e firmate l'appello.

Grazie

COMITATO "ACQUA DI SCALVE"

 

 

 

 

 

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