
Terza missiva fresca, fresca:
«Cisterna del Friuli, 17 ottobre 2018
OGGETTO: archiviazione Segnalazione n. 39/18 COA di … - 550-551/18. R.R.
Motivazioni per la richiesta della riapertura del caso a carico degli avvocati XXX, …, …. Varie.
In riscontro alla segnalazione in oggetto, il Consiglio di Disciplina, con missiva di data 21 settembre 2018 sottoscritta dal Presidente, mi comunica che “nella seduta plenaria del 22.06.2018 ha disposto l’archiviazione della notizia di illecito disciplinare di cui alla segnalazione della Sig.ra Luigina Ortis”.
Pur non volendo scivolare nell’offesa, a questo punto mi vedo costretta ad esprimermi in modo diretto e manifesto.
Vista poi la gravità della situazione venutasi a creare a seguito della stratificazione di illeciti dimostrati ma non riconosciuti o ignorati – si suppone – volontariamente, espongo quanto segue.
Fino a prova contraria l’infedele patrocinio è stato da me convalidato con mezzi e prove indubitabili, tanto quanto lo sono le dimostrazioni attinenti alle testimonianze NON aderenti al vero rilasciate dalle due avvocatesse (proc. pen. 1441/12) a favore del collega trevigiano, nativo in terra palermitana.
Si deduce, allora, che la chimerica giustificazione correlata alla «manifesta infondatezza» è sostanzialmente una dichiarazione non veritiera, altamente denigratoria della mia persona, e tendente a far fuorviare l’attenzione dal CONTENUTO presente su molteplici documenti, tra cui quelli sottoscritti da professionisti di provata lealtà e competenza.
Le «PROVE CONTRARIE» non sono mai state presentate dal signor XXX, né da nessun altro.
Pacifico è, quindi, dichiarare: l’unico escamotàge possibile per occultare l’infedele patrocinio è stato – nell’arco degli anni – quello di NON CONSIDERARE le prove che ne dimostrano la fondatezza e l’attuazione effettiva.
In pratica, le prove da me prodotte sono state volontariamente fatte evaporare a livello intellettivo, benché a livello concreto siano tuttora tangibili e verificabili.
Tuttavia, l’ipotesi più immediata e spontanea suggerisce che nulla sia stato vagliato dal Vicepresidente Avvocato … che, con la relazione da lui stesso redatta, ha persuaso il Consiglio ad archiviare – all’unanimità – il mio copioso Esposto, frutto di impegno assiduo, di adeguate informazioni tecnico-giuridiche, di consultazioni plurime, … di tanto Amore per la Vita e la Verità.
Se l’Esposto fosse stato scrupolosamente vagliato, il Vicepresidente e i signori Consiglieri avrebbero compreso che il collega XXX si è premurato di inventare e costruire mentalmente una realtà fittizia a lui favorevole che, però, non trova alcun riscontro nella realtà concreta e documentale, tantomeno nella logica che sgorga dagli eventi occorsi.
Per rimediare agli illeciti e per verificare quanto ho asserito, sarebbe sufficiente farne la COMPARAZIONE e il CONFRONTO cartaceo, visivo, scorrendo le parole a voce alta e con dovuta attenzione (così come suggeriscono gli esperti).
Verrebbe a galla l’AUTOCELEBRAZIONE del XXX, nonché la correità e le programmate inefficienze di alcuni legali, tra cui quelli intervenuti a mia difesa (???) nel procedimento penale N. 1441/12.
Ritengo che il DEPISTAGGIO dal vero fattuale non sia accettabile e che, nel suddetto contesto, non sia stato rispettato il DIRITTO ALLA DIFESA. Non mi dilungo oltre perché tutto è già stato provato all’interno delle trattazioni che ho inoltrato a Codesto Onorevole Consiglio.
I tecnici forensi e gli avvocati che ho consultato (esternamente ai contenziosi) hanno sottolineato con forza e sicurezza quanto sia importante «SCINDERE I FATTI DALL’OPINIONE» astratta e dai concetti indefiniti e incorporei.
Pertanto, sono curiosa di capire e conoscere il CRITERIO DI RAGIONAMENTO e i principi logici attraverso cui gli illeciti oggettivi e fattuali sono stati “trasformati” e interpretati dal Consiglio come lecite azioni deontologiche, civili, morali.
Il confronto intellettuale è doveroso e, in democrazia, dovrebbe essere sempre possibile.
Con certezza affermo che, per rendere effettivamente valido e corretto il giudizio valutativo da Voi fornito, Signori Consiglieri, è necessario che presentiate l’esatta prova CONTRARIA rispetto a ciò che io ho dimostrato concretamente e indubitabilmente.
Questa è la metodologia su cui si fonda sia la scienza che la legge penale e civile, ma è anche il criterio che – da ben dodici anni – è stato totalmente omesso dalle Autorità per valutare e risolvere il caso della popolana Luigina Ortis.
Secondo il parere di alcuni esperti, l’odierna disinvolta archiviazione può ritenersi una provocazione e nel contempo una porta sbattuta in faccia all’imparzialità, all’equanimità, all’onestà.
E poi, siccome la «manifesta infondatezza» NON è RISCONTRABILE nell’oggettività dei fatti e dei documenti, volendo fare chiarezza, viene naturale domandarsi per quale altra sottesa ragione sia stato frettolosamente archiviato l’ESPOSTO che ho scritto.
Una domanda facile facile sorge spontanea e quindi chiedo: il Vicepresidente Avvocato …, colui che ha redatto la specifica «relazione» riguardante le mie trattazioni proponendone poi l’archiviazione, ha davvero studiato i DIECI FASCICOLI da me inoltrati all’attenzione del Consiglio Distrettuale di Disciplina di …?
Quanto tempo ha impiegato per effettuare i collegamenti tra i numerosi eventi occorsi e le idonee comparazioni documentali?
Ha visionato anche la “MEMORIA DIFENSIVA” composta da alcune centinaia di pagine, fatta pervenire su chiavetta USB?
Ha, forse, confutato le prove oggettive che ho presentato?
Visto che non ne ho contezza e che tutto è stato tenuto nell’ombra del dubbio, cosa ha fatto a favore della giustizia super partes?
L’archiviazione potrebbe essere convincente e persuasiva solamente se per ogni mia dichiarazione formulata su base documentale (ovvero: tutte!), il Consiglio producesse altrettante CONTRODEDUZIONI avvalorandole con dati reali comprovati da fonte cartacea; ovvero, dichiarando FALSA la documentazione da me presentata, assumendosi, in tal caso, tutta la responsabilità su quanto andrà a dichiarare. È evidente che se codesto Consiglio non vuole, o non è in grado di produrre delle controdeduzioni significa che l’archiviazione non doveva avvenire e che avrebbe dovuto procedere nel rispetto della Giustizia e della Verità al di là di ogni ragionevole dubbio.
Non sono più accettabili idee preconcette pregiudizievoli, né parole volanti ed evanescenti, ritenute attendibili e accolte come tali solo perché gravitano sulla base e sull’incidenza della posizione di potere dominante di chi le pronuncia, e quindi sull’autoreferenzialità gratuita.
Considerando la sicurezza con cui il Consiglio Distrettuale ha archiviato il mio Esposto (dd. 12 aprile 2018) a carico dell’avvocato XXX, ritengo non ci sia alcun problema se RENDO PUBBLICHE le argomentazioni e le prove documentali, anzi l’intero ESPOSTO, compreso i nominativi dei presunti immacolati signori XXX, …, …, ….
Dal 2006 a oggi, le Autorità che si sono alternate nell’emettere un giudizio inerente all’operato compiuto dall’avvocato XXX
- HANNO NEGATO L’EVIDENZA riscontrabile negli eventi e nel loro snocciolarsi temporale;
- NON HANNO CONSIDERATO I DOCUMENTI;
- HANNO ESCLUSO e scartato il contenuto di tutti gli elementi probatori che ho prodotto per dimostrare la realtà fattuale;
- NON HANNO ASCOLTATO I MIEI TESTIMONI;
- MI HANNO NEGATO ogni confronto diretto, vis a vis, con chi mi stava danneggiando fortemente;
- NON MI HANNO RICONOSCIUTA COME ESSERE SENZIENTE E RAZIOCINANTE, anzi hanno annullato la valenza di «persona» e i miei dati identificativi sono stati usati soltanto (in modo esclusivo) per condannarmi illegittimamente e per tapparmi la bocca altrettanto iniquamente.
È del tutto evidente che il suddetto procedimento sia stato applicato – in primis – con l’INTENTO di OCCULTARE IL VERO FATTUALE scomodo a qualcuno, o a più, e – in secundis – con l’obiettivo di sottrarre e salvare da giusta condanna il signor XXX e le colleghe compiacenti.
Ormai la disparità di trattamento è ben visibile a tutti e, nel mio caso, è stata applicata continuativamente senza che i fautori avessero il timore di essere perseguiti dalla legge italiana.
Il nesso è semplice da capire: a volte la legge è rappresentata da chi la vìola.
Mi chiedo e Vi chiedo: se un soggetto incarna la legge e nel contempo la manomette o la infrange, da chi potrà essere redarguito se egli stesso fa contemporaneamente le veci del controllato e del controllore?
Non provo nessun piacere nel far condannare (seppur giustamente!) qualcuno; io voglio solamente che vengano rispettate le leggi civili, morali, deontologiche al fine di salvare la mia esistenza in vita posta in serissimo pericolo da professionisti che hanno trasgredito oggettivamente i più elementari dettami del vivere comune e della legislazione vigente.
I fatti indicano che la classe forense forma un «UNICUM» compatto e, come ha dichiarato il XXX, persino «INTOCCABILE»: questa è di certo l’unica verità che ha proferito.
Nell’ambito del quadro descritto è presente una sistematica e iniqua “abitudine”: ecco perché risulta oltremodo necessario ripristinare l’ordine, la coerenza, l’applicazione delle regole civili ed etiche, il rispetto e l’onesta collaborazione.
Entro nuovamente nel merito della questione e affermo che il patrocinio non diligente, non probo, non leale, compiuto con dolo dall’avvocato XXX, è stato nascosto dal più volte menzionato Consiglio dietro la MASCHERA dell’INFONDATEZZA: infondatezza che ad oggi è solo «presunta» in quanto non dimostrata (neppure da altre Autorità).
I Signori Consiglieri danno per certo ciò che in realtà risulta essere una inconsistente e aleatoria asserzione, non supportata da alcun elemento concreto, né da alcuna comparazione logico-deduttiva attendibile.
La «manifesta infondatezza» resta pertanto un dogma, ma si sa che i dogmi e gli assiomi astratti nulla valgono avanti alla legge umana o nei tribunali, a meno che non vengano fatti valere attraverso l’uso improprio o iniquo di posizione dominante.
Purtroppo, nel mio specifico caso, pur di zittirmi definitivamente pare che tutto sia lecito e ammissibile, ad eccezione della coerenza e della piena considerazione del vero oggettivo.
Così come il COA di … ha vidimato le parcelle del collega XXX (formulate sulla base di attività non svolte o svolte in modo pessimo) SENZA PRIMA NULLA VERIFICARE, si suppone che alla stessa stregua anche il Consiglio Distrettuale di Disciplina di … (Organo superiore) abbia archiviato il mio ESPOSTO, dettagliato e corretto nelle comparazioni, ricco di prove – ragionamenti – deduzioni, refertato e giustificato con idonei richiami al codice civile e penale, al CDF e a ben definite sentenze di riferimento per le singole tematiche trattate.
Tanto premesso per chiedere:
- con quali argomenti il Vicepresidente e i componenti del Consiglio Distrettuale hanno cassato ogni dato concreto che tuttora dimostra – senza ombra di dubbio – la serie di illeciti e gli infedeli patrocini attuati con dolo dall’avvocato XXX?
Mi si dia contezza in forma scritta.
- Con quali prove o ragionamenti hanno confutato le contradditorie e non veritiere testimonianze, espresse in sede di giudizio dalle colleghe di studio e dal medico legale di fiducia del XXX, nonché quelle rilasciate dal medesimo legale?
Mi si dia contezza in forma scritta.
Se i gravi illeciti – che ho declinato e provato diligentemente – fossero correttamente valutati, si aprirebbe il vaso di Pandora e chissà quali e quante CONGIUNTURE verrebbero a galla durante il loro espandersi a cerchi sempre più ampi, come fa il sasso quando viene gettato in acqua.
Questo è il parere di alcuni legali che hanno constatato la lunga sequela di inadempienze compiute con dolo dall’avvocato XXX.
Poi, per stemperare un pochino la gravità della situazione, con un pizzico di ironia hanno aggiunto che, nel caso si volesse accettare per buono il giudizio riguardante la «manifesta infondatezza» del mio Esposto, sarebbe necessario “BRUCIARE” l’ampia e puntuale documentazione attraverso cui ho graniticamente dimostrato l’infedele patrocinio, le ingannevoli garanzie e i danni esistenziali, morali ed economici causatimi dall’ormai noto sig. XXX.
Per tutte le motivazioni espresse, ritengo doveroso che il Consiglio Distrettuale mi fornisca e mi faccia pervenire la copia della “Relazione” stilata dal Vicepresidente Avvocato … affinché io sia messa nella condizione di CAPIRE qualcosa di più rispetto a ciò che esprimono le due eteree parole «manifesta infondatezza».
Chiedo, inoltre, venga fissato un incontro con il Consiglio, possibilmente in presenza dell’avvocato XXX, affinché possa verificare di persona se realmente è stato studiato a fondo il mio caso e affinché possa finalmente confrontarmi, faccia a faccia, con il legale che ha leso volontariamente i miei diritti, compreso il DIRITTO ALLA VITA! … appropriandosi indebitamente del mio denaro e, per via indiretta, anche di quello dei miei amici.
Reputo altresì indispensabile l’audizione testimoniale (non eseguita) dei Signori enunciati al punto 7. dell’Esposto, ovvero: “[…] …”.
INVOCO IL DIRITTO ALLA VITA e Vi domando:
- quanto vale la vita di una persona?
- Il mio soffio vitale è forse diverso dal Vostro?
- L’esistenza in vita è più o meno importante a seconda del potere sociale e professionale che una persona detiene?
- Cosa sarebbe accaduto se l’avvocato XXX avesse agito nei confronti di una persona detentrice di una rilevante posizione sociale adottando le stesse modalità di azione che ha applicato nei miei riguardi?
La responsabilità professionale sarebbe stata riconosciuta?
Siamo tutti uguali avanti alla legge? O le leggi valgono e vengono applicate a simpatia?
Secondo il XXX “nei tribunali vige la legge della Giungla e vince sempre il più forte”. In tale contesto Egli non faceva di certo riferimento alla virtù della fortezza interiore, ma ad una insana prevaricazione, dove gli illeciti, le iniquità e le impunità fanno da padrone.
La MANIFESTA INGIUSTIZIA (cfr. specifiche dimostrazioni) mi costringe a esporre ciò che non avrei mai voluto circostanziare.
Negli anni ho avuto modo di confrontarmi con legali rispettosi e competenti i quali hanno dichiarato che dietro al mio caso fosse presente e stesse «lavorando» qualcosa di «losco e pericoloso».
Non sono voluti intervenire direttamente a mia tutela per timore di ritorsioni personali e professionali.
Due mesi fa uno di loro mi ha pronosticato anche l’archiviazione dell’ultimo Esposto, non perché fosse infondato ma perché, qualora la verità fattuale e documentale fosse stata correttamente apprezzata dal Consiglio Distrettuale, sarebbe scoppiato il finimondo in ambito giudiziario, a seguito e a motivo delle evidenti e varie responsabilità professionali stratificatesi nel tempo e a vari livelli.
Sarebbero stati, infatti, smascherati gli errori giudiziari a cascata, si sarebbe svelata la correità dei miei patrocinatori con la controparte (proc. pen. 1441/12), sarebbe emerso il tentativo omicidiario mascherato di legittimità posto in essere da soggetti privi di scrupoli e sicuri dell’impunità.
Ecco spiegato perché il “vero scomodo” a uno o più avvocati doveva essere ancora una volta sepolto e occultato a scapito di una cittadina innocente, priva di potere sociale, che non gode di appoggi, né di una rete di relazioni ad alto livello o di alto rango.
Sono certa che la verità prevarrà sulla menzogna nel momento in cui l’Altissimo lo “decide e lo permette” (uso il tempo presente perché mi sto riferendo all’Eterno Presente!). Così è.
La politica e la legge affermano che la difesa della vita sia un valore universale.
Contrariamente, l’archiviazione dell’Esposto rappresenta il verdetto di condanna a morte dell’innocente sopravvissuta Luigina Ortis.
Sappiatelo, perché ne renderete conto a Dio Onnipotente, ovvero a Colui il quale mi ha donato il soffio vitale.
LA VITA è SACRA: non avendo considerato la mia supplica di giustizia, a mio parere Voi avvocati avete calpestato un’Essenza Divina, dopo che i vostri Colleghi XXX, …, …, … – nella piena certezza dell’impunità – per anni mi hanno inflitto trattamenti disumani e degradanti, ossia vere e proprie torture (cfr. menzogne a gogò, scredito spietato, false testimonianze, appropriazione indebita di denaro, correità, minacce, ecc.).
Avete archiviato la verità oggettiva dando valore assoluto alla menzogna e alla disparità di trattamento.
A mio avviso (e non solo!), avete vilipeso la mia dignità confermando e approvando in tal modo e di riflesso la sopraffazione gratuita intrisa di offese, disprezzo, arroganza, persecuzione sociale e giudiziaria poste in essere, con dileggio della mia persona, dal signor XXX e dalle sue colleghe compiacenti.
Mi sono rivolta al Consiglio Distrettuale di Disciplina con rispetto e fiducia, ora non mi resta altro che rivolgermi all’Altissimo supplicandoLo di fare Giustizia a tutto tondo. Dio vede e provvede.
«ERRARE HUMANUM EST, PERSEVERARE AUTEM DIABOLICUM».
Distinti saluti».