
Cordiali amici, scrupolosi lettori, l’avermi seguita negli aggiornamenti mi ha permesso di condividere con Voi la «fiducia» nell’autenticità, per questo Vi ringrazio immensamente. È stato un lavoro di lungo respiro: trovare la forza per non abbandonare la fiducia nel bene e nel vero è il risultato di sforzi ripetuti giorno dopo giorno, è qualche cosa di vivo che non dobbiamo mai separare dalla vita quotidiana.
Il perseverare è difficile, ma essenziale.
«Se non ci opponiamo al male lo alimentiamo in modo tacito»: rinfrancata dalle parole di Papa Francesco (12.08.2018) proseguo con nuovi aggiornamenti basati su un confronto a più voci. I miei discorsi saranno diretti, incisivi, efficaci. Sicuramente scomodi a coloro i quali si sono ostinati a nascondere i loro disegni iniqui adoperando la menzogna, l’ipocrisia, il disprezzo, e lavorando in gran segreto per farmi tacere.
Posto che tutto evolve, penso siate con me concordi sul fatto che ogni male possa e debba essere riparato (serenamente) apportando equanimità e giustezza negli eventi occorsi.
L’obiettivo a cui aspiro è proprio questo; sono certa di raggiungerlo perché onora la vita (che è sacra!) e perché si fonda su parole dichiarative di realtà.
Vi comunico quanto segue:
- L’8 maggio la casa di mia proprietà è stata aggiudicata con vendita senza incanto; un mese e mezzo dopo sono venuta a conoscenza che l’acquirente si è ritirato, pertanto il Giudice ha disposto nuova vendita all’asta dell’immobile a novembre 2018.
- In quest’ultimo periodo ho parlato e mi sono confrontata con quattro legali i quali mi hanno riferito di non essersi mai resi disponibili a contrastare l’operato di un collega e, quindi, di non aver neppure proceduto con azioni giudiziarie nei confronti di un avvocato. Per loro è una questione di principio, di scelta compiuta a inizio carriera. Avrei gradito mettessero per iscritto questa loro decisione, ma non hanno ritenuto opportuno aderire alla mia richiesta.
Dunque dovrò cercare e trovare l’ago nel pagliaio.
- Attualmente, seppur a distanza di sedici anni, resta indubitabile e indispensabile riaprire il caso per accertare con ragionevole oggettività la causa primaria del decesso del fautore del sinistro stradale. Dalle autorità preposte potrebbe essere chiamato a deporre (testimonianza) un amico (suo compaesano) e la di lui famiglia. L’interrogazione potrebbe vertere sul comportamento e sulle modalità di assunzione delle sostanze stupefacenti, adottati dal giovane signore che ha provocato l’incidente. Ho saputo che a qualcuno era persino noto dove (in quale città) egli facesse rifornimento della droga e con quale frequenza.
Purtroppo i miei patrocinatori sono rimasti inerti così che nessuno ha supportato il vero oggettivo. Di più. Altri soggetti, intervistati dai giornalisti anni fa, si sono ben guardati dal mettere sulla giusta strada la ricerca della verità, avvalorando ciò che tuttora risulta fittizio. Pertanto è molto importante che i precedenti mancati controlli e gli assenti accertamenti vengano ora effettivamente svolti su tutti i componenti della famiglia (compreso il proprietario del furgone), ovvero sui tre responsabili dell’indennizzo iscritti e identificati nel fascicolo della Procura della Repubblica (04.06.2002). Ci sono molti che sanno e non parlano. A questo punto l’omertà va debellata! Non era necessario giungere ad un simile livello: lo hanno generato e alimentato coloro i quali hanno avuto l’interesse di celare verità e realtà scomode.
Vogliamo far chiarezza? Vogliamo conoscere la verità vera e completa? Io voglio salvare la mia vita, schiacciata dalle ingiustizie, dalle correità e dalla legge del più forte (dove «forte» sta per chi usa in modo improprio il potere che detiene).
- Una chiosa. Nell’arco di questi ultimi quattro anni, la persona che gratuitamente mi ha accompagnata in auto dove era necessario che io mi recassi, avendo percorso decine di migliaia di chilometri è stato costretto a sostituire l’automobile anticipatamente.
Se detta persona non mi avesse aiutata, manifestando peraltro una generosità eccelsa e una comprensione profonda del mio caso, sarei finita nella condizione di «SEPOLTA VIVA». Di conseguenza ci sarebbe stato “qualcuno” pronto a rinchiudermi in un ospizio coattivamente, privandomi dell’autodeterminazione e della libertà personale; sarei deceduta in una manciata di giorni per ragioni che non sto a enunciare.
Con i prossimi aggiornamenti cercherò di fornirVi dati oggettivi su cui riflettere. Il singolo Bene alimenta il Bene comune.
Grazie vivissime per il Vostro ascolto e la Vostra ragionata cordialità.