Comitato FOPPADEZZASOLARI
21 sept. 2014
Gentili amiche, cari amici come forse avrete saputo l’incontro di giovedì scorso tra il comitato e il Comune di Milano non ha avuto il risultato sperato. Infatti le nostre proposte, avanzate a fine luglio per evitare il cantiere di calaggio delle TBM alla stazione di via Foppa - parco Solari, non sono state accolte in quanto allo stato attuale ogni variante al progetto definitivo risulta molto difficile per tutte le implicazioni che comporterebbe a livello autorizzativo e contrattuale. Il comitato, nella giornata di venerdì 19 settembre, ultimo giorno possibile dalla data di pubblicazione in GU della Delibera CIPE 66/2013, si è visto perciò costretto a depositare un ricorso al TAR della Lombardia. Ma vorremmo fare anche una riflessione prendendo spunto da questa vicenda che ancora una volta vede contrapposti cittadini a pubbliche amministrazioni per l’utilizzo del territorio. Perché in occasione dell’avvio di grandi opere come questa, definita strategica a livello nazionale, la cui progettazione ebbe inizio il 29 settembre 1998 (v. SILOS scheda n. 87) , la nostra legislazione non prevede che da subito nel processo decisionale vengano coinvolti i diretti interessati, ovvero le popolazioni che dovranno sostenere l’impatto dell’opera sul loro territorio ? Un progetto partito 16 anni fa è venuto a conoscenza dei cittadini tramite formale AVVISO DI PROCEDIMENTO il 27 giugno 2013, 15 anni dopo. Una formale comunicazione di legge a fronte di un processo autorizzativo già concluso. Ma funziona questo burocratico modo di comunicare e coinvolgere i cittadini ? Spesso infatti leggiamo sui giornali di comunità locali che si oppongono a scelte calate dall’alto, top-down, ed alla fine le istituzioni si devono comunque confrontare con i residenti prima di aprire i cantieri con rilevanti costi economici e sociali. Non sarebbe allora meglio fare un aperto dibattito prima di aver già stipulato contratti vincolanti con società di costruzione e banche ? Perché nelle Conferenze dei Servizi il legislatore ha previsto il parere di un gran numero di enti ed istituzioni ma non quello dei cittadini coinvolti ? Perché non si prova a studiare anche in Italia il consolidato modello francese, datato 1995, che verte sull’attività della “Commissione nazionale di dibattito pubblico - CNDP” http://www.debatpublic.fr/son-role un'autorità amministrativa indipendente la cui missione è di informare i cittadini e garantire che le loro opinioni siano prese in considerazione nel processo decisionale per la realizzazioni delle grandi opere ? Se questo modello di democrazia partecipativa funziona in Francia perché non potrebbe funzionare anche in Italia ? Questa naturalmente è una domanda che non rivolgiamo al Comune di Milano, ma al legislatore nazionale, al governo ed alle associazioni ambientaliste. Per approfondimenti sul tema vi invitiamo a leggere alcuni studi, scaricabili dalla rete: SCELTE STRATEGICHE PER LE INFRASTRUTTURE IN ITALIA (The European House Ambrosetti”) e SCELTE DI LOCALIZZAZIONE DELLE OPERE PUBBLICHE: IL FENOMENO NIMBY (Banca d’Italia - Eurosistema) che con rigore affronta le problematiche derivanti dalle “asimmetrie informative tra decisori e comunità” Nel ringraziarvi per l’attenzione vi invitiamo come sempre a far firmare questa petizione dal maggior numero possibile di persone. Grazie a tutti Comitato Foppa Dezza Solari
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