

Petizione pubblica: NO al Forno crematorio nel territorio di Casapulla
Il problema
Petizione pubblica per la tutela della salute, dell’ambiente e della trasparenza decisionale
Negli ultimi mesi la comunità di Casapulla è stata chiamata a confrontarsi con un progetto destinato a incidere in modo profondo sul territorio: la realizzazione di un impianto crematorio all’interno dell’area cimiteriale comunale. La questione non riguarda soltanto un’opera pubblica o una scelta amministrativa. Riguarda la qualità dell’aria, la salute dei cittadini, la tutela dei residenti, il rapporto con i Comuni confinanti, il futuro urbanistico di un’area già fortemente antropizzata e il principio, fondamentale, secondo cui nessun interesse economico può prevalere sulla sicurezza ambientale e sanitaria di una comunità. Non si tratta di esprimere un giudizio sulla cremazione come scelta personale, civile o religiosa o di avere una preclusione a priori rispetto all’istallazione di tali impianti in aree adeguatamente isolate. Il punto è un altro: è opportuno collocare un impianto di combustione, con emissioni in atmosfera e produzione di residui speciali, in una area urbana caratterizzata da centri abitati molto addensati quale è il conglomerato dei comuni situati tra Caserta e Santa Maria Capua Vetere?
Noi riteniamo di no. Tale conglomerato urbano, infatti, è come se fosse il centro abitato di una grande città e fare un impianto del genere in tale contesto comporterebbe una serie di problemi per le decine di migliaia di persone che vivono in questo territorio. Proviamo a fare chiarezza.
Di cosa stiamo parlando?
Un forno crematorio non è una semplice struttura di servizio cimiteriale. È un impianto industriale - già dichiarato “industria insalubre di prima classe” dalla sentenza n. 14 del 3 gennaio 2022 del Consiglio di Stato - di trattamento termico ad alte temperature. Il suo funzionamento comporta combustione, consumo energetico, emissioni in atmosfera, produzione di polveri sottili e gestione di residui derivanti dal trattamento dei fumi. Anche quando dotato di sistemi di filtraggio e abbattimento, un impianto di questo tipo non elimina completamente le emissioni. Può ridurle, ma non annullarle.
La quantità complessiva di sostanze rilasciate dipende anche dal numero di cremazioni effettuate, dalla durata dell’attività, dalla tecnologia adottata, dai materiali combusti insieme alla salma e dall’efficacia dei controlli. Per questo la domanda centrale non è soltanto: “l’impianto è tecnicamente autorizzabile?”. La domanda corretta è: “è prudente, necessario e giustificato collocarlo proprio qui?”.
Noi riteniamo di no, visto che l’area è a ridosso dei centri densamente abitati di diversi comuni (Casapulla, San Prisco, Casagiove, Curti, Santa Maria Capua Vetere e la stessa Caserta) e considerato che - come riportato nel rapporto ISDE dell’ Associazione Italiana Medici per l’Ambiente https://www.isdenews.it/pubblicato-il-primo-position-paper-italiano-sui-possibili-effettiambientali-e-sanitari-della-realizzazione-di-forni-crematori-in-aree-urbane/ - “le polveri e gli agenti inquinanti, derivanti dalla combustione ad elevate temperature, si diffondono nell’aria anche per lunghe distanze, e nel corso del tempo si depositano sul suolo, accumulandosi in questa matrice e causando un’alterazione dell’equilibrio chimico-fisico e biologico del terreno”.
Quali sono le possibili emissioni? Come riportato nel citato rapporto ISDE dell’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente: “la combustione dei corpi umani porta al rilascio di una miscela complessa di sostanze dannose, tra cui monossido di carbonio (CO), acido cloridrico (HCl), mercurio, ossidi di azoto (NOx), biossido di zolfo (SO2), composti organici volatili (COV), metalli pesanti, composti organici clorurati (ad es. diossine, furani, policlorobifenili) e particolato (PM)”. Alcune di queste sostanze sono persistenti, possono depositarsi nel suolo, accumularsi nel tempo, entrare nelle matrici ambientali e, in determinate condizioni, nella catena alimentare. Sempre dal report ISDE si legge “Il particolato, ad esempio, costituito da particelle solide di varie dimensioni, generate dal processo di combustione, è in grado anche di veicolare numerose sostanze tossiche ed è stato classificato dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) come cancerogeno certo (classe 1A), oltre ad essere causa ben nota di numerose patologie non oncologiche acute e croniche. Il particolato è responsabile, nel breve termine (anche entro poche ore dall’esposizione), di incrementi di morbosità e mortalità per cause cardiocircolatorie (ad es. infarti, ictus, scompensi cardiaci, aritmie) e respiratorie (ad es. riacutizzazioni di broncopatie croniche, asma) e, nel lungo termine (anni), di tumore maligno del polmone e di altri tipi di cancro, di malattie metaboliche, neurodegenerative e del neurosviluppo, di effetti negativi sulla riproduzione e sulla gravidanza…” e, ancora, anche “il mercurio (Hg) genera gravi preoccupazioni per la salute pubblica, perché è tossico a concentrazioni anche minime, è altamente volatile e persistente nelle matrici ambientali, è in grado di accumularsi nella catena alimentare e particolarmente pericoloso soprattutto per esposizioni in età pediatrica e in gravidanza per le sue conseguenze sul neurosviluppo”. Insomma: il problema non va valutato solo in termini di concentrazione istantanea al camino, ma anche in termini di carico emissivo complessivo, durata dell’esercizio, ricaduta sul territorio e presenza di popolazione esposta. Alcune di queste sostanze - come le diossine - sono persistenti, possono depositarsi nel suolo, accumularsi nel tempo, entrare nelle matrici ambientali e, in determinate condizioni, nella catena alimentare. Questo è particolarmente rilevante in aree densamente abitate, dove le emissioni dell’impianto si sommano a quelle già prodotte dal traffico, dal riscaldamento, dalle attività produttive e da altre pressioni ambientali.
Il problema del vuoto normativo
In Italia manca ancora una disciplina nazionale organica, specifica e aggiornata che definisca in modo puntuale le norme tecniche per la realizzazione dei crematori, i limiti emissivi, le tecnologie obbligatorie, i criteri localizzativi e le modalità di monitoraggio degli inquinanti più critici (fonte La Repubblica, 2024: https://www.repubblica.it/green-and-blue/2024/04/08/news/ quanto_inquina_la_cremazione-422413810/). Questa assenza normativa non può essere usata come una scorciatoia. Al contrario, deve imporre maggiore prudenza. Quando le regole sono incomplete e gli effetti potenziali riguardano la salute pubblica, il compito delle istituzioni è applicare il principio di precauzione. Prima si dimostra, con dati indipendenti e verificabili, che l’opera è necessaria, proporzionata e sicura. Solo dopo si decide. Tale prassi decisionale non si è verificata nel caso di Casapulla
Perché Casapulla è un caso delicato
Il progetto riguarda un’area cimiteriale inserita in un contesto urbano densamente popolato e prossimo a territori comunali confinanti. La sua eventuale realizzazione non produrrebbe effetti solo entro i confini amministrativi di Casapulla, ma coinvolgerebbe - come ribadito - anche le comunità vicine, in particolare quelle esposte alle possibili ricadute emissive. Una decisione di tale portata non può essere trattata come una pratica tecnica ordinaria. Richiede trasparenza piena, partecipazione pubblica, coinvolgimento degli enti sanitari e ambientali, confronto con i Comuni limitrofi, analisi del fabbisogno reale e valutazione cumulativa degli impatti. La sostenibilità di un impianto non può essere misurata solo sulla base dell’investimento previsto o del ritorno economico per l’ente. La salute, l’ambiente, il valore delle abitazioni, la vivibilità dei quartieri e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni sono beni primari, non voci accessorie di un piano finanziario.
La nostra posizione
Noi cittadini, residenti, associazioni e firmatari della presente petizione esprimiamo la nostra contrarietà alla realizzazione di un forno crematorio nell’area urbana di Casapulla. Chiediamo che l’Amministrazione comunale sospenda ogni ulteriore passaggio amministrativo finalizzato alla realizzazione dell’impianto e apra una fase pubblica, trasparente e documentata di valutazione. Non chiediamo decisioni ideologiche. Chiediamo decisioni fondate su dati, tutela della salute e responsabilità istituzionale.
Cosa chiediamo
Chiediamo al Comune di Casapulla:
1. di sospendere l’iter relativo al progetto di forno crematorio fino alla piena conclusione di valutazioni ambientali, sanitarie, urbanistiche e partecipative; di rendere pubblici tutti gli atti relativi alla proposta, inclusi progetto, piano economico finanziario, studi ambientali, pareri tecnici, eventuali prescrizioni, valutazioni urbanistiche e documentazione sanitaria;
2. di promuovere un’assemblea pubblica permanente aperta ai cittadini di Casapulla e dei Comuni confinanti;
3. di coinvolgere formalmente ASL, ARPAC, Provincia, Regione Campania e Comuni limitrofi in una valutazione condivisa degli impatti;
4. di predisporre uno studio indipendente sul reale fabbisogno territoriale di nuovi impianti crematori, verificando anche l’utilizzo degli impianti già esistenti;
5. di effettuare una valutazione preventiva dell’impatto sanitario e ambientale, comprensiva di modellistica delle ricadute al suolo, studio dei venti, analisi delle emissioni cumulative, valutazione del particolato ultrafine, dei metalli pesanti, delle diossine, dei furani, dei composti organici volatili e degli odori;
6. di valutare l’impatto sul valore degli immobili, sulla vivibilità dell’area e sulla percezione di sicurezza dei residenti; di rispettare pienamente il principio di precauzione, ponendo la salute pubblica al di sopra di ogni valutazione economica.
Conclusione
Casapulla e i comuni limitrofi non hanno bisogno di nuove fonti di preoccupazione ambientale nel cuore del proprio tessuto urbano. Ha bisogno di pianificazione, salute, trasparenza, rispetto dei cittadini e tutela del territorio. Per queste ragioni chiediamo che il progetto di forno crematorio nell’area urbana di Casapulla non venga realizzato allo stato attuale in quanto previsto in un’area urbana densamente popolata e a ridosso dei centri abitati di diversi comuni (Casapulla, San Prisco, Casagiove, Curti, Santa Maria Capua Vetere e la stessa Caserta) e in quanto sprovvisto dei tipi di valutazione e di consultazione pubblica menzionati sopra.
Invitiamo cittadini, associazioni, professionisti, medici, tecnici, docenti, amministratori e rappresentanti delle comunità limitrofe a sottoscrivere questa petizione.
PRIMI FIRMATARI
| NOME | QUALIFICA | COMUNE DI RIFERIMENTO
-
Agostino Santillo, Camera dei Deputati, Casapulla
- Antonio Lieto, docente universitario, Casapulla
-
Enrica Alifano, Camera dei Deputati, Casagiove
- Anna Di Nardo, impiegata d'azienda, Casapulla
-
Danilo Della Valle, Europarlamentare, Caserta
- Santa Santillo, Avvocato, Casapulla
- Raffaele Aveta, Consiglio Regionale, Santa Maria Capua Vetere
-
Michele Sarogni, Imprenditore, Casapulla
-
Mariacristina Di Gennaro, Docente, Casapulla
-
Francesco Trepiccione, Agente finanziario, Casapulla
-
Don Felice Provvisto, Parroco della Chiesa di S.Elpidio, Casapulla
- Luigi Costanzo, Medico di famiglia, ISDE Napoli (Associazione Italiana Medici per l'Ambiente), Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana
-
Antonio Natale, Medico, Casapulla
-
Luigi Santillo, Medico, Casapulla
-
Nicola Belluomo, Generale in pensione - Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana, Casapulla
-
Franco Laudante, Funzionario Provincia di Caserta, Casapulla
-
Mària Sorbo, Avvocato, Casapulla
-
Nicola Migliore, Laureando in Medicina, Casapulla
-
Fabio Manzo, Biologo, Casapulla
-
Alessia Merola, Funzionario amministrativo, Casapulla
-
Alessandro Modugno, Ingegnere ambientale, Casapulla
-
Alessandro Orlando, Impiegato, Casapulla
-
Rosaria Lillo, Docente scolastico, Casapulla
-
Concetta Maria Santillo, Insegnante scuola secondaria, Casapulla
-
Gianmauro Perrini, Ingegnere, Casapulla
-
Carmela Casertano, Impiegata, Casapulla
-
Paolo Buonpane, Impiegato, Casapulla
-
Stefania Di Monaco, Casalinga, Casapulla
-
Dario Arrighi, laureando in Ingegneria, Casapulla
-
Pietro Antonio Granatello, Pensionato, Casapulla
-
Rita Foniciello, Casalinga, Casapulla
-
Alessandro Gallo, Pensionato, Caserta
-
Luigi Mincione, Commercialista in pensione, San Prisco
-
Mario Ianniello, Pensionato, Casapulla
-
Vincenzo Palmiero, Pensionato, Casagiove
-
Luigi Granatello, Presidente Unitre, Casagiove
- Elpidio Tierno, Pensionato, Caserta
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Il problema
Petizione pubblica per la tutela della salute, dell’ambiente e della trasparenza decisionale
Negli ultimi mesi la comunità di Casapulla è stata chiamata a confrontarsi con un progetto destinato a incidere in modo profondo sul territorio: la realizzazione di un impianto crematorio all’interno dell’area cimiteriale comunale. La questione non riguarda soltanto un’opera pubblica o una scelta amministrativa. Riguarda la qualità dell’aria, la salute dei cittadini, la tutela dei residenti, il rapporto con i Comuni confinanti, il futuro urbanistico di un’area già fortemente antropizzata e il principio, fondamentale, secondo cui nessun interesse economico può prevalere sulla sicurezza ambientale e sanitaria di una comunità. Non si tratta di esprimere un giudizio sulla cremazione come scelta personale, civile o religiosa o di avere una preclusione a priori rispetto all’istallazione di tali impianti in aree adeguatamente isolate. Il punto è un altro: è opportuno collocare un impianto di combustione, con emissioni in atmosfera e produzione di residui speciali, in una area urbana caratterizzata da centri abitati molto addensati quale è il conglomerato dei comuni situati tra Caserta e Santa Maria Capua Vetere?
Noi riteniamo di no. Tale conglomerato urbano, infatti, è come se fosse il centro abitato di una grande città e fare un impianto del genere in tale contesto comporterebbe una serie di problemi per le decine di migliaia di persone che vivono in questo territorio. Proviamo a fare chiarezza.
Di cosa stiamo parlando?
Un forno crematorio non è una semplice struttura di servizio cimiteriale. È un impianto industriale - già dichiarato “industria insalubre di prima classe” dalla sentenza n. 14 del 3 gennaio 2022 del Consiglio di Stato - di trattamento termico ad alte temperature. Il suo funzionamento comporta combustione, consumo energetico, emissioni in atmosfera, produzione di polveri sottili e gestione di residui derivanti dal trattamento dei fumi. Anche quando dotato di sistemi di filtraggio e abbattimento, un impianto di questo tipo non elimina completamente le emissioni. Può ridurle, ma non annullarle.
La quantità complessiva di sostanze rilasciate dipende anche dal numero di cremazioni effettuate, dalla durata dell’attività, dalla tecnologia adottata, dai materiali combusti insieme alla salma e dall’efficacia dei controlli. Per questo la domanda centrale non è soltanto: “l’impianto è tecnicamente autorizzabile?”. La domanda corretta è: “è prudente, necessario e giustificato collocarlo proprio qui?”.
Noi riteniamo di no, visto che l’area è a ridosso dei centri densamente abitati di diversi comuni (Casapulla, San Prisco, Casagiove, Curti, Santa Maria Capua Vetere e la stessa Caserta) e considerato che - come riportato nel rapporto ISDE dell’ Associazione Italiana Medici per l’Ambiente https://www.isdenews.it/pubblicato-il-primo-position-paper-italiano-sui-possibili-effettiambientali-e-sanitari-della-realizzazione-di-forni-crematori-in-aree-urbane/ - “le polveri e gli agenti inquinanti, derivanti dalla combustione ad elevate temperature, si diffondono nell’aria anche per lunghe distanze, e nel corso del tempo si depositano sul suolo, accumulandosi in questa matrice e causando un’alterazione dell’equilibrio chimico-fisico e biologico del terreno”.
Quali sono le possibili emissioni? Come riportato nel citato rapporto ISDE dell’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente: “la combustione dei corpi umani porta al rilascio di una miscela complessa di sostanze dannose, tra cui monossido di carbonio (CO), acido cloridrico (HCl), mercurio, ossidi di azoto (NOx), biossido di zolfo (SO2), composti organici volatili (COV), metalli pesanti, composti organici clorurati (ad es. diossine, furani, policlorobifenili) e particolato (PM)”. Alcune di queste sostanze sono persistenti, possono depositarsi nel suolo, accumularsi nel tempo, entrare nelle matrici ambientali e, in determinate condizioni, nella catena alimentare. Sempre dal report ISDE si legge “Il particolato, ad esempio, costituito da particelle solide di varie dimensioni, generate dal processo di combustione, è in grado anche di veicolare numerose sostanze tossiche ed è stato classificato dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) come cancerogeno certo (classe 1A), oltre ad essere causa ben nota di numerose patologie non oncologiche acute e croniche. Il particolato è responsabile, nel breve termine (anche entro poche ore dall’esposizione), di incrementi di morbosità e mortalità per cause cardiocircolatorie (ad es. infarti, ictus, scompensi cardiaci, aritmie) e respiratorie (ad es. riacutizzazioni di broncopatie croniche, asma) e, nel lungo termine (anni), di tumore maligno del polmone e di altri tipi di cancro, di malattie metaboliche, neurodegenerative e del neurosviluppo, di effetti negativi sulla riproduzione e sulla gravidanza…” e, ancora, anche “il mercurio (Hg) genera gravi preoccupazioni per la salute pubblica, perché è tossico a concentrazioni anche minime, è altamente volatile e persistente nelle matrici ambientali, è in grado di accumularsi nella catena alimentare e particolarmente pericoloso soprattutto per esposizioni in età pediatrica e in gravidanza per le sue conseguenze sul neurosviluppo”. Insomma: il problema non va valutato solo in termini di concentrazione istantanea al camino, ma anche in termini di carico emissivo complessivo, durata dell’esercizio, ricaduta sul territorio e presenza di popolazione esposta. Alcune di queste sostanze - come le diossine - sono persistenti, possono depositarsi nel suolo, accumularsi nel tempo, entrare nelle matrici ambientali e, in determinate condizioni, nella catena alimentare. Questo è particolarmente rilevante in aree densamente abitate, dove le emissioni dell’impianto si sommano a quelle già prodotte dal traffico, dal riscaldamento, dalle attività produttive e da altre pressioni ambientali.
Il problema del vuoto normativo
In Italia manca ancora una disciplina nazionale organica, specifica e aggiornata che definisca in modo puntuale le norme tecniche per la realizzazione dei crematori, i limiti emissivi, le tecnologie obbligatorie, i criteri localizzativi e le modalità di monitoraggio degli inquinanti più critici (fonte La Repubblica, 2024: https://www.repubblica.it/green-and-blue/2024/04/08/news/ quanto_inquina_la_cremazione-422413810/). Questa assenza normativa non può essere usata come una scorciatoia. Al contrario, deve imporre maggiore prudenza. Quando le regole sono incomplete e gli effetti potenziali riguardano la salute pubblica, il compito delle istituzioni è applicare il principio di precauzione. Prima si dimostra, con dati indipendenti e verificabili, che l’opera è necessaria, proporzionata e sicura. Solo dopo si decide. Tale prassi decisionale non si è verificata nel caso di Casapulla
Perché Casapulla è un caso delicato
Il progetto riguarda un’area cimiteriale inserita in un contesto urbano densamente popolato e prossimo a territori comunali confinanti. La sua eventuale realizzazione non produrrebbe effetti solo entro i confini amministrativi di Casapulla, ma coinvolgerebbe - come ribadito - anche le comunità vicine, in particolare quelle esposte alle possibili ricadute emissive. Una decisione di tale portata non può essere trattata come una pratica tecnica ordinaria. Richiede trasparenza piena, partecipazione pubblica, coinvolgimento degli enti sanitari e ambientali, confronto con i Comuni limitrofi, analisi del fabbisogno reale e valutazione cumulativa degli impatti. La sostenibilità di un impianto non può essere misurata solo sulla base dell’investimento previsto o del ritorno economico per l’ente. La salute, l’ambiente, il valore delle abitazioni, la vivibilità dei quartieri e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni sono beni primari, non voci accessorie di un piano finanziario.
La nostra posizione
Noi cittadini, residenti, associazioni e firmatari della presente petizione esprimiamo la nostra contrarietà alla realizzazione di un forno crematorio nell’area urbana di Casapulla. Chiediamo che l’Amministrazione comunale sospenda ogni ulteriore passaggio amministrativo finalizzato alla realizzazione dell’impianto e apra una fase pubblica, trasparente e documentata di valutazione. Non chiediamo decisioni ideologiche. Chiediamo decisioni fondate su dati, tutela della salute e responsabilità istituzionale.
Cosa chiediamo
Chiediamo al Comune di Casapulla:
1. di sospendere l’iter relativo al progetto di forno crematorio fino alla piena conclusione di valutazioni ambientali, sanitarie, urbanistiche e partecipative; di rendere pubblici tutti gli atti relativi alla proposta, inclusi progetto, piano economico finanziario, studi ambientali, pareri tecnici, eventuali prescrizioni, valutazioni urbanistiche e documentazione sanitaria;
2. di promuovere un’assemblea pubblica permanente aperta ai cittadini di Casapulla e dei Comuni confinanti;
3. di coinvolgere formalmente ASL, ARPAC, Provincia, Regione Campania e Comuni limitrofi in una valutazione condivisa degli impatti;
4. di predisporre uno studio indipendente sul reale fabbisogno territoriale di nuovi impianti crematori, verificando anche l’utilizzo degli impianti già esistenti;
5. di effettuare una valutazione preventiva dell’impatto sanitario e ambientale, comprensiva di modellistica delle ricadute al suolo, studio dei venti, analisi delle emissioni cumulative, valutazione del particolato ultrafine, dei metalli pesanti, delle diossine, dei furani, dei composti organici volatili e degli odori;
6. di valutare l’impatto sul valore degli immobili, sulla vivibilità dell’area e sulla percezione di sicurezza dei residenti; di rispettare pienamente il principio di precauzione, ponendo la salute pubblica al di sopra di ogni valutazione economica.
Conclusione
Casapulla e i comuni limitrofi non hanno bisogno di nuove fonti di preoccupazione ambientale nel cuore del proprio tessuto urbano. Ha bisogno di pianificazione, salute, trasparenza, rispetto dei cittadini e tutela del territorio. Per queste ragioni chiediamo che il progetto di forno crematorio nell’area urbana di Casapulla non venga realizzato allo stato attuale in quanto previsto in un’area urbana densamente popolata e a ridosso dei centri abitati di diversi comuni (Casapulla, San Prisco, Casagiove, Curti, Santa Maria Capua Vetere e la stessa Caserta) e in quanto sprovvisto dei tipi di valutazione e di consultazione pubblica menzionati sopra.
Invitiamo cittadini, associazioni, professionisti, medici, tecnici, docenti, amministratori e rappresentanti delle comunità limitrofe a sottoscrivere questa petizione.
PRIMI FIRMATARI
| NOME | QUALIFICA | COMUNE DI RIFERIMENTO
-
Agostino Santillo, Camera dei Deputati, Casapulla
- Antonio Lieto, docente universitario, Casapulla
-
Enrica Alifano, Camera dei Deputati, Casagiove
- Anna Di Nardo, impiegata d'azienda, Casapulla
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Danilo Della Valle, Europarlamentare, Caserta
- Santa Santillo, Avvocato, Casapulla
- Raffaele Aveta, Consiglio Regionale, Santa Maria Capua Vetere
-
Michele Sarogni, Imprenditore, Casapulla
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Mariacristina Di Gennaro, Docente, Casapulla
-
Francesco Trepiccione, Agente finanziario, Casapulla
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Don Felice Provvisto, Parroco della Chiesa di S.Elpidio, Casapulla
- Luigi Costanzo, Medico di famiglia, ISDE Napoli (Associazione Italiana Medici per l'Ambiente), Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana
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Antonio Natale, Medico, Casapulla
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Luigi Santillo, Medico, Casapulla
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Nicola Belluomo, Generale in pensione - Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana, Casapulla
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Franco Laudante, Funzionario Provincia di Caserta, Casapulla
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Mària Sorbo, Avvocato, Casapulla
-
Nicola Migliore, Laureando in Medicina, Casapulla
-
Fabio Manzo, Biologo, Casapulla
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Alessia Merola, Funzionario amministrativo, Casapulla
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Alessandro Modugno, Ingegnere ambientale, Casapulla
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Alessandro Orlando, Impiegato, Casapulla
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Rosaria Lillo, Docente scolastico, Casapulla
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Concetta Maria Santillo, Insegnante scuola secondaria, Casapulla
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Gianmauro Perrini, Ingegnere, Casapulla
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Carmela Casertano, Impiegata, Casapulla
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Paolo Buonpane, Impiegato, Casapulla
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Stefania Di Monaco, Casalinga, Casapulla
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Dario Arrighi, laureando in Ingegneria, Casapulla
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Pietro Antonio Granatello, Pensionato, Casapulla
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Rita Foniciello, Casalinga, Casapulla
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Alessandro Gallo, Pensionato, Caserta
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Luigi Mincione, Commercialista in pensione, San Prisco
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Mario Ianniello, Pensionato, Casapulla
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Vincenzo Palmiero, Pensionato, Casagiove
-
Luigi Granatello, Presidente Unitre, Casagiove
- Elpidio Tierno, Pensionato, Caserta
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Petizione creata in data 2 luglio 2026