Per una scuola che forma persone libere: no ai veti sull'educazione affettiva e universale

Per una scuola che forma persone libere: no ai veti sull'educazione affettiva e universale

Firmatari recenti
Martina Callegaro e altri 19 hanno firmato di recente.

Il problema

Con l'approvazione della legge sul "consenso informato" preventivo, il nostro Paese compie una chiara regressione culturale. Non si tratta solo di una norma che crea ostacoli burocratici, ma di un provvedimento dal sapore oscurantista che mina le fondamenta del ruolo educativo della scuola.

Sono una madre, una lavoratrice e una consigliera nell'amministrazione del mio Comune. Vivo la scuola ogni giorno come spazio fondamentale di crescita umana, civile ed emotiva. 
Per questo, oggi, sono molto preoccupata da quella che sento come una gravissima minaccia.

Un attacco alla libertà e alla prevenzione
La legge vieta l'educazione sessuo-affettiva all'infanzia e alla primaria e la sottopone al consenso delle famiglie alle medie inferiori e superiori. Questa è una scelta che ignora l'evidenza scientifica e ci riporta indietro di decenni. 
Il paradosso è evidente: assistiamo alla demolizione di percorsi che, sostenuti negli anni da ASL e patrocinati dal Ministero stesso e dalle Commissioni governative, erano stati riconosciuti come modelli d’eccellenza per prevenire la violenza e promuovere il rispetto.
Ma, al di là di questa incoerenza, è la sostanza del provvedimento a preoccupare profondamente: si depotenzia il ruolo educativo e di equità sociale della scuola, sottraendole il compito di formare cittadini consapevoli e liberi.

La scuola è l’unico presidio che può garantire a tutte e tutti, indipendentemente dall'estrazione sociale, l’accesso a modelli educativi paritari. Impedire questi percorsi o subordinarli all'autorizzazione dei genitori significa condannare proprio i ragazzi più vulnerabili, quelli che provengono da contesti in cui la cultura del rispetto, della parità e l'attenzione alla sfera del benessere emotivo non sono praticati, a restare privi degli unici strumenti efficaci per prevenire la violenza di genere e liberarsi da logiche di possesso e dominio. Educare all’affettività significa anche molto di più: è l’opportunità di sviluppare autoconsapevolezza, capacità di ascoltarsi e profonda empatia verso l’altro. Educare alle relazioni sane significa permettere a ogni ragazzo e ragazza di conoscersi, di imparare il rispetto reciproco e, in ultima istanza, di costruire consapevolmente il proprio percorso, dotandosi degli anticorpi necessari contro la violenza.

Il tradimento delle convenzioni internazionali 
Tale provvedimento segna anche un tradimento degli impegni internazionali assunti dal nostro Paese. 
Con questa normativa, l'Italia si allontana dagli obiettivi stabiliti dai trattati che ha sottoscritto. 
Ad esempio, la Convenzione di Istanbul che impegna lo Stato ad integrare nei programmi scolastici la parità di genere e la prevenzione della violenza; la logica del "consenso preventivo" rende di fatto tale insegnamento opzionale e frammentario, contravvenendo al dovere di garantire un'educazione sistematica e uniforme. 
Analogamente, la Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia sancisce il diritto dei minori a un'educazione volta a promuovere tolleranza, pace e uguaglianza, elementi fondamentali per una crescita consapevole. 
E questi sono solo degli esempi, poiché appare palese come la legge in questione strida con l'intero impianto dei diritti umani che incaricano inderogabilmente lo Stato di tutelare lo sviluppo dei minori, doveri che non possono essere subordinati a veti che ne limitano la portata universale.

La richiesta 
Con questa petizione chiediamo alle istituzioni di rivedere le recenti linee guida ministeriali contenute nella Legge 11 novembre 2024, n. 166 che introducono il 'consenso informato' preventivo per l'educazione sessuo-affettiva (cd. “Legge Valditara”) per:

1. Fermare la deriva oscurantista: riconoscere che l'educazione all'affettività è un pilastro della formazione, non un terreno di censura. Chiediamo il ripristino di una piena autonomia didattica, libera da veti preventivi.

2. Smettere di ostacolare la prevenzione reale: la parità tra uomo e donna è un valore costituzionale e la prevenzione della violenza un’urgenza sociale. Trattare l'educazione relazionale come un tema da sottoporre a "nulla osta" famigliare significa svuotarla di significato e renderla subalterna a visioni limitanti.

3. Garantire uguaglianza e dignità: assicurare che la scuola resti un luogo capace di offrire modelli paritari, inclusivi e formativi, contrastando attivamente il retaggio di dominio e promuovendo al contempo il benessere emotivo di ogni studente.

Il futuro che vogliamo
Come madre, amministratrice locale e cittadina, trovo inaccettabile una scuola che si chiude, che nasconde il mondo ai ragazzi o che cede alla paura. Vogliamo una scuola libera e coraggiosa, che formi persone capaci di relazionarsi con rispetto, parità e consapevolezza, fornendo gli anticorpi contro la violenza. Il futuro delle nostre figlie e dei nostri figli non può essere sacrificato sull'altare di una visione regressiva.

Chiedo a tutte le cittadine e i cittadini, le madri, i padri, le e gli insegnanti che vedono in questa legge un pericolo per la libertà di unirsi a questo appello.

Firma per difendere un' educazione libera, consapevole e al riparo dall'oscurantismo.

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Giulia BortolottoPromotore della petizione

244

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Martina Callegaro e altri 19 hanno firmato di recente.

Il problema

Con l'approvazione della legge sul "consenso informato" preventivo, il nostro Paese compie una chiara regressione culturale. Non si tratta solo di una norma che crea ostacoli burocratici, ma di un provvedimento dal sapore oscurantista che mina le fondamenta del ruolo educativo della scuola.

Sono una madre, una lavoratrice e una consigliera nell'amministrazione del mio Comune. Vivo la scuola ogni giorno come spazio fondamentale di crescita umana, civile ed emotiva. 
Per questo, oggi, sono molto preoccupata da quella che sento come una gravissima minaccia.

Un attacco alla libertà e alla prevenzione
La legge vieta l'educazione sessuo-affettiva all'infanzia e alla primaria e la sottopone al consenso delle famiglie alle medie inferiori e superiori. Questa è una scelta che ignora l'evidenza scientifica e ci riporta indietro di decenni. 
Il paradosso è evidente: assistiamo alla demolizione di percorsi che, sostenuti negli anni da ASL e patrocinati dal Ministero stesso e dalle Commissioni governative, erano stati riconosciuti come modelli d’eccellenza per prevenire la violenza e promuovere il rispetto.
Ma, al di là di questa incoerenza, è la sostanza del provvedimento a preoccupare profondamente: si depotenzia il ruolo educativo e di equità sociale della scuola, sottraendole il compito di formare cittadini consapevoli e liberi.

La scuola è l’unico presidio che può garantire a tutte e tutti, indipendentemente dall'estrazione sociale, l’accesso a modelli educativi paritari. Impedire questi percorsi o subordinarli all'autorizzazione dei genitori significa condannare proprio i ragazzi più vulnerabili, quelli che provengono da contesti in cui la cultura del rispetto, della parità e l'attenzione alla sfera del benessere emotivo non sono praticati, a restare privi degli unici strumenti efficaci per prevenire la violenza di genere e liberarsi da logiche di possesso e dominio. Educare all’affettività significa anche molto di più: è l’opportunità di sviluppare autoconsapevolezza, capacità di ascoltarsi e profonda empatia verso l’altro. Educare alle relazioni sane significa permettere a ogni ragazzo e ragazza di conoscersi, di imparare il rispetto reciproco e, in ultima istanza, di costruire consapevolmente il proprio percorso, dotandosi degli anticorpi necessari contro la violenza.

Il tradimento delle convenzioni internazionali 
Tale provvedimento segna anche un tradimento degli impegni internazionali assunti dal nostro Paese. 
Con questa normativa, l'Italia si allontana dagli obiettivi stabiliti dai trattati che ha sottoscritto. 
Ad esempio, la Convenzione di Istanbul che impegna lo Stato ad integrare nei programmi scolastici la parità di genere e la prevenzione della violenza; la logica del "consenso preventivo" rende di fatto tale insegnamento opzionale e frammentario, contravvenendo al dovere di garantire un'educazione sistematica e uniforme. 
Analogamente, la Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia sancisce il diritto dei minori a un'educazione volta a promuovere tolleranza, pace e uguaglianza, elementi fondamentali per una crescita consapevole. 
E questi sono solo degli esempi, poiché appare palese come la legge in questione strida con l'intero impianto dei diritti umani che incaricano inderogabilmente lo Stato di tutelare lo sviluppo dei minori, doveri che non possono essere subordinati a veti che ne limitano la portata universale.

La richiesta 
Con questa petizione chiediamo alle istituzioni di rivedere le recenti linee guida ministeriali contenute nella Legge 11 novembre 2024, n. 166 che introducono il 'consenso informato' preventivo per l'educazione sessuo-affettiva (cd. “Legge Valditara”) per:

1. Fermare la deriva oscurantista: riconoscere che l'educazione all'affettività è un pilastro della formazione, non un terreno di censura. Chiediamo il ripristino di una piena autonomia didattica, libera da veti preventivi.

2. Smettere di ostacolare la prevenzione reale: la parità tra uomo e donna è un valore costituzionale e la prevenzione della violenza un’urgenza sociale. Trattare l'educazione relazionale come un tema da sottoporre a "nulla osta" famigliare significa svuotarla di significato e renderla subalterna a visioni limitanti.

3. Garantire uguaglianza e dignità: assicurare che la scuola resti un luogo capace di offrire modelli paritari, inclusivi e formativi, contrastando attivamente il retaggio di dominio e promuovendo al contempo il benessere emotivo di ogni studente.

Il futuro che vogliamo
Come madre, amministratrice locale e cittadina, trovo inaccettabile una scuola che si chiude, che nasconde il mondo ai ragazzi o che cede alla paura. Vogliamo una scuola libera e coraggiosa, che formi persone capaci di relazionarsi con rispetto, parità e consapevolezza, fornendo gli anticorpi contro la violenza. Il futuro delle nostre figlie e dei nostri figli non può essere sacrificato sull'altare di una visione regressiva.

Chiedo a tutte le cittadine e i cittadini, le madri, i padri, le e gli insegnanti che vedono in questa legge un pericolo per la libertà di unirsi a questo appello.

Firma per difendere un' educazione libera, consapevole e al riparo dall'oscurantismo.

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Giulia BortolottoPromotore della petizione

I decisori

Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza
Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza
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Commissioni Istruzione di Camera e Senato
Commissioni Istruzione di Camera e Senato
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Giuseppe Valditara
Giuseppe Valditara
Ministro dell'Istruzione e del Merito

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