Per una durata più equa della patente di guida per le persone con disabilità e in terapia


Per una durata più equa della patente di guida per le persone con disabilità e in terapia
Il problema
Negli ultimi anni, a molte persone con disabilità – in particolare a chi è in cura con psicofarmaci – viene concessa una patente di guida con validità limitata a un solo anno, a seguito di visita presso la Commissione Medica Locale.
Questa prassi sta causando gravi disagi:
- visite mediche ripetute a intervalli eccessivamente ravvicinati
- costi economici significativi per certificazioni, visite e pratiche amministrative
- stress e difficoltà organizzative che si sommano a una condizione di vita già complessa
Una durata di validità così breve appare sproporzionata e non giustificata da evidenze oggettive. Essere in cura con psicofarmaci, infatti, non equivale automaticamente a essere guidatori pericolosi, soprattutto quando la terapia è stabile, monitorata e compatibile con la guida, come attestato dai medici curanti.
Dai dati disponibili a livello nazionale (ISTAT e ACI), non risulta che le persone con disabilità o con invalidità certificata causino un numero maggiore di incidenti stradali rispetto alla popolazione generale. Il rischio stradale è invece fortemente correlato a comportamenti come l’abuso di alcol o sostanze stupefacenti, l’eccesso di velocità e la guida distratta, fattori che prescindono dalla presenza di una disabilità riconosciuta.
Eppure, molti guidatori che assumono alcol o sostanze, o che adottano condotte di guida altamente rischiose, mantengono una patente di lunga durata solo perché non rientrano in categorie soggette a valutazione sanitaria periodica.
Non chiediamo che la validità della patente venga equiparata automaticamente a quella decennale prevista per la popolazione generale.
Chiediamo però una durata più ragionevole ed equilibrata (ad esempio pluriennale), che tenga conto della stabilità clinica della persona e non imponga rinnovi annuali come regola generale.
Questa situazione rischia di configurare una discriminazione indiretta, in contrasto con:
- la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (ratificata dall’Italia con la Legge n. 18/2009), che tutela il diritto alla mobilità, all’autonomia e alla piena partecipazione alla vita sociale
- l’articolo 3 della Costituzione italiana, che impone allo Stato di rimuovere gli ostacoli che limitano l’uguaglianza dei cittadini
- lo spirito dell’articolo 119 del Codice della Strada, che prevede valutazioni individuali dell’idoneità alla guida, e non automatismi penalizzanti basati sulla sola presenza di una disabilità o di una terapia farmacologica
Il sospetto è che la riduzione estrema della durata della patente risponda più a esigenze di autotutela amministrativa o a logiche economiche, piuttosto che a una reale necessità di sicurezza stradale.
Chiediamo quindi:
- criteri più equi e personalizzati nella determinazione della durata della patente
- il superamento della prassi del rinnovo annuale automatico
- il rispetto dei diritti e della dignità delle persone con disabilità, senza penalizzazioni ingiustificate
La sicurezza stradale è un obiettivo fondamentale. Ma non può essere perseguita sacrificando l’equità, l’inclusione e i diritti di una parte della cittadinanza.

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Il problema
Negli ultimi anni, a molte persone con disabilità – in particolare a chi è in cura con psicofarmaci – viene concessa una patente di guida con validità limitata a un solo anno, a seguito di visita presso la Commissione Medica Locale.
Questa prassi sta causando gravi disagi:
- visite mediche ripetute a intervalli eccessivamente ravvicinati
- costi economici significativi per certificazioni, visite e pratiche amministrative
- stress e difficoltà organizzative che si sommano a una condizione di vita già complessa
Una durata di validità così breve appare sproporzionata e non giustificata da evidenze oggettive. Essere in cura con psicofarmaci, infatti, non equivale automaticamente a essere guidatori pericolosi, soprattutto quando la terapia è stabile, monitorata e compatibile con la guida, come attestato dai medici curanti.
Dai dati disponibili a livello nazionale (ISTAT e ACI), non risulta che le persone con disabilità o con invalidità certificata causino un numero maggiore di incidenti stradali rispetto alla popolazione generale. Il rischio stradale è invece fortemente correlato a comportamenti come l’abuso di alcol o sostanze stupefacenti, l’eccesso di velocità e la guida distratta, fattori che prescindono dalla presenza di una disabilità riconosciuta.
Eppure, molti guidatori che assumono alcol o sostanze, o che adottano condotte di guida altamente rischiose, mantengono una patente di lunga durata solo perché non rientrano in categorie soggette a valutazione sanitaria periodica.
Non chiediamo che la validità della patente venga equiparata automaticamente a quella decennale prevista per la popolazione generale.
Chiediamo però una durata più ragionevole ed equilibrata (ad esempio pluriennale), che tenga conto della stabilità clinica della persona e non imponga rinnovi annuali come regola generale.
Questa situazione rischia di configurare una discriminazione indiretta, in contrasto con:
- la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (ratificata dall’Italia con la Legge n. 18/2009), che tutela il diritto alla mobilità, all’autonomia e alla piena partecipazione alla vita sociale
- l’articolo 3 della Costituzione italiana, che impone allo Stato di rimuovere gli ostacoli che limitano l’uguaglianza dei cittadini
- lo spirito dell’articolo 119 del Codice della Strada, che prevede valutazioni individuali dell’idoneità alla guida, e non automatismi penalizzanti basati sulla sola presenza di una disabilità o di una terapia farmacologica
Il sospetto è che la riduzione estrema della durata della patente risponda più a esigenze di autotutela amministrativa o a logiche economiche, piuttosto che a una reale necessità di sicurezza stradale.
Chiediamo quindi:
- criteri più equi e personalizzati nella determinazione della durata della patente
- il superamento della prassi del rinnovo annuale automatico
- il rispetto dei diritti e della dignità delle persone con disabilità, senza penalizzazioni ingiustificate
La sicurezza stradale è un obiettivo fondamentale. Ma non può essere perseguita sacrificando l’equità, l’inclusione e i diritti di una parte della cittadinanza.

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Petizione creata in data 8 febbraio 2026