Per un'ospitalità sostenibile: semplificazione per le piccole strutture ricettive


Per un'ospitalità sostenibile: semplificazione per le piccole strutture ricettive
Il problema
Egregio Legislatore,
In qualità di cittadino e rappresentante di una vasta comunità di gestori di piccole strutture ricettive in Italia, mi rivolgo a Lei con l'intento di portare alla Sua attenzione le problematiche che affrontiamo quotidianamente.
La nostra attività non è una via per arricchirsi. Ci dedichiamo a questo mestiere per la passione verso l'ospitalità e per il piacere di interagire con viaggiatori provenienti da ogni angolo del mondo. Spesso, la nostra opera riveste anche un ruolo di utilità pubblica: offriamo alloggio in zone dove non è vantaggioso aprire strutture alberghiere tradizionali e forniamo ospitalità a chi viaggia per ragioni mediche, che si stima siano circa un milione e settecentomila persone all'anno, secondo i dati del Censis.
Rappresentiamo la categoria più monitorata sotto l'aspetto fiscale. Sin dall'introduzione dell'articolo 4 del decreto-legge del 24 aprile 2017, n. 50, e ancor più con l'attuazione della Direttiva Europea DAC7, i nostri redditi vengono annualmente segnalati all'Agenzia delle Entrate dalle piattaforme OTA (come Booking, Airbnb, Expedia), che sono la fonte della stragrande maggioranza delle nostre prenotazioni.
Negli anni, gli obblighi associati alla nostra attività hanno raggiunto un livello di complessità tale da renderli effettivamente insostenibili, specialmente per coloro che gestiscono questa attività in modo occasionale, per passione o come complemento al bilancio familiare.
Siamo tenuti a raccogliere, documentare e versare la tassa di soggiorno alle amministrazioni locali, con rischi non indifferenti in caso di errori di calcolo. Affrontiamo costi maggiorati per il canone Rai e la tassa sui rifiuti, come se fossimo strutture alberghiere, oltre al pagamento della SIAE. Siamo inoltre obbligati a segnalare gli ospiti alla Polizia entro ventiquattro ore e a registrare i flussi turistici sui siti regionali e all’ISTAT.
Molti di noi hanno iniziato con la presentazione di una SCIA, richiedendo un notevole impegno nella produzione di documentazione tecnica, per poi essere costretti ad acquisire un codice identificativo regionale per operare legalmente. Quest'anno, è richiesta l'acquisizione di un ulteriore Codice Identificativo Nazionale (CIN) entro due mesi dal lancio di una piattaforma ministeriale. Chi non riuscirà a farlo in tempo, a causa di vari motivi inclusa la difficoltà di comprendere le leggi italiane o la mancanza di informazione sui media nazionali, rischia multe da 800 a 8000 euro per non aver esposto il CIN, e l'esclusione dalle piattaforme online da cui proviene la maggior parte delle prenotazioni. Le locazioni turistiche e brevi sono obbligate ad essere dotate di rilevatori di fumo e gas, e di estintori a norma, che necessitano di costosi controlli periodici.
L’intreccio tra normative nazionali e regionali è diventato ormai kafkiano. Il codice civile ci dice che un proprietario è libero di affittare tutta o parte di un proprio immobile, anche per brevi periodi. La cosiddetta “locazione breve” o “turistica”, che trae il suo fondamento dall'inalienabile diritto di ogni proprietario di immobile di “poter godere e di poter disporre del bene a suo vantaggio e a suo piacimento” secondo il principio di pienezza ed esclusività previsto dal diritto di proprietà. Dall’altro lato le Regioni, che hanno la delega al turismo, hanno normato le varie categorie della ricettività senza alcun coordinamento. Ed ecco che in alcune regioni il B&B può avere solo tre camere, in altre sei. In alcune si devono offrire colazioni con prodotti tipici, in altre si vieta di manipolare gli ingredienti fornendo solo colazioni in “busta”. In altre l’elasticità che la Direttiva Europea sugli alimenti dispone, viene elusa obbligando chi vuole offrire una vera colazione in B&B, a seguire corsi e regole richieste solo per le grandi industrie alimentari o per i ristoranti. Alcune devono seguire il costosissimo protocollo anti-legionellosi, altre no. In altre regioni non si capisce. In alcune il proprietario deve avere una stanza a disposizione nell’alloggio, in altre entro duecento metri.
Tutte le regioni prevedono anche la tipologia di “Casa Vacanze”, che altro non è che un duplicato della “Locazione breve o turistica”. In quest’ultima, però, vengono assolutamente vietati i servizi. Il proprietario non può indicare all’alloggiato i siti turistici da visitare o offrirgli un caffè e un cornetto a colazione o non può effettuare pulizie in casa durante il soggiorno.
Gentile Legislatore, fermiamoci e riflettiamo un attimo: ci troviamo di fronte a un vero e proprio paradosso quando ad un proprietario viene proibito l'offrire anche solo un caffè o un inoffensivo cornetto nel proprio immobile in affitto. Questo ci porta a riflettere: si direbbe che il processo legislativo abbia preso una piega tanto comica quanto surreale! Diventa evidente che tali norme, inafferrabili quanto i cornetti e i caffè stessi, sono praticamente inapplicabili senza cani addestrati a fiutare cornetti o squadre di polizia anti-colazione. In questo scenario, s'innalza anche la giusta indignazione di chi ha invece aperto un B&B, aderendo a leggi regionali molto più stringenti rispetto a quelle nazionali per gli affitti brevi.
Si tratta di una situazione che frustra più di un espresso senza zucchero.
Nel corso degli anni, le Regioni hanno oltrepassato i propri limiti di competenza, invadendo ambiti che spettano al Ministero delle Finanze, come la distinzione tra strutture ricettive occasionali e quelle imprenditoriali. Hanno imposto a queste ultime restrizioni come chiusure stagionali o soggiorni minimi, e in maniera sorprendente, hanno persino vietato la loro presenza su portali popolari come Booking, Airbnb e Expedia, o vietato di possedere un proprio sito web.
Diversi studi rivelano che il costo della mala burocrazia in Italia supera i 200 miliardi di euro all'anno, un fardello notevole per l'economia del paese. È auspicabile che, liberandosi da queste inefficienze, l'Italia possa iniziare un nuovo capitolo, entrando nel ristretto circolo dei paesi virtuosi a livello mondiale e dando nuova linfa al proprio sviluppo economico e sociale.
Alla luce di ciò, due pilastri dovrebbero sostenere il nostro sistema legislativo.
Uno di questi è il criterio di proporzionalità di una legge. Ogni obbligo imposto ad un’attività produttiva dovrebbe essere proporzionato all’obiettivo che si vuole raggiungere. Questo principio, che dovrebbe guidare la creazione di normative equilibrate e non opprimenti per chi le applica, è purtroppo uno dei più disattesi nel diritto italiano, specialmente nel nostro settore.
Prendiamo ad esempio l'obbligo di segnalare i flussi turistici alle Regioni e all’ISTAT. Questa pratica, che spesso si trasforma in un mero rituale burocratico, potrebbe essere sostituita da moderne tecniche statistiche, quali le interviste a campione, per ottenere dati necessari senza l'ingombro di segnalazioni periodiche e, in alcuni casi, addirittura quotidiane.
L’obbligo di fornire tristissime colazioni imbustate sarebbe opportuno solo qualora il numero di ospiti o familiari intossicati nei B&B e famiglie Italiane raggiungesse numeri insostenibili. Prima di introdurre quest’obbligo, quindi, si dovrebbero fornire dei dati da cui emergano questi rischi. Spoiler: questi rischi non esistono, ed è la direttiva europea sugli alimenti stessa che considera le piccole strutture ricettive familiari attività a bassissimo rischio.
Non offenderemo la sua intelligenza stigmatizzando gli altri obblighi: il canone Rai maggiorato o la SIAE, ad esempio. Chiunque di buon senso capisce da sé che sono solo odiose e anacronistiche rendite di posizione. Così come la tassa sui rifiuti maggiorata ai livelli alberghieri per chi affitta una o due camere o l’intero proprio alloggio.
Il secondo pilastro deriva dai i principi di libera concorrenza contenuti nella Legge che disciplina le attività economiche (comma 1 dell'art. 3 del D.L. 138/2017 conv. l. 148/2011), che infatti prevede che "Comuni, Province, Regioni e Stato, adeguano i rispettivi ordinamenti al principio secondo cui l'iniziativa e l'attività economica privata sono libere ed è permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge nei soli casi di (fra l'altro): a) vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali; b) contrasto con i principi fondamentali della Costituzione; c) danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana e contrasto con l'utilità sociale; d) disposizioni indispensabili per la protezione della salute umana, la conservazione delle specie animali e vegetali, dell'ambiente, del paesaggio e del patrimonio culturale; e) disposizioni relative alle attività di raccolta di giochi pubblici ovvero che comunque comportano effetti sulla finanza pubblica".
Alla luce di questo principio si è già pronunciato il TAR del Lazio contro un tentativo di soffocare la ricettività extralberghiera nel 2016, annullando l’intera legge.
Nonostante ciò, ancora oggi, in alcune regioni viene vietata alle piccole strutture non imprenditoriali la presenza sulle OTA (Emilia Romagna) o soggiorni minimi di tre notti per le case vacanza (in Campania) o - ancora più assurdo - viene vietato il possedere un sito web per la propria attività ricettiva.
L'accoglienza degli ospiti non è un crimine, bensì un gesto di condivisione. Oggi, la stragrande maggioranza delle transazioni è tracciabile. Le strutture inadeguate vengono naturalmente eliminate dalle piattaforme grazie alle recensioni, riducendo al minimo qualsiasi "pericolo" per i milioni di viaggiatori che ci scelgono. Quindi, qual è il reale motivo dietro questo eccessivo zelo burocratico?
In conclusione, egregio Legislatore, mi rivolgo a Lei con la speranza che possa prendere in considerazione queste parole e lavorare per un cambiamento positivo, essendo parte della soluzione.
In questo caso, sappia che avrà tutto il nostro sostegno.
Fonti:
400.000 strutture ricettive iscritte ad Airbnb
https://www.repubblica.it/tecnologia/2023/06/02/news/airbnb_italia_appartamenti_dati_clienti_fatturato_legge_santanche-402663379/
ISTAT - 188 mila esercizi extra-alberghieri
https://noi-italia.istat.it/pagina.php?id=3&categoria=8&action=show&L=0#:~:text=Nel%202021%2C%20in%20Italia%2C%20si,1%20milioni%20di%20posti%20letto
Turismo sanitario - 1.700.000 all’anno
https://www.bed-and-breakfast.it/mondobb/gestione-bb/turismo-sanitario/2014
Il peso della burocrazia in Italia
https://finanza.lastampa.it/News/2023/11/30/ministro-casellati-+la-mala-burocrazia-in-italia-costa-ai-cittadini-circa-230-miliardi-di-euro-lanno-/NzlfMjAyMy0xMS0zMF9UTEI
Pronunciamento del TAR del Lazio
https://www.bed-and-breakfast.it/it/news/tar-annulla-divieti-B&B-casevacanza-regione-lazio/1597
Risoluzione ministero finanze 155/e 13 ottobre 2000
http://turismoecultura.cittametropolitana.me.it/turismo/ricettivita/legislazione-vigente/attivita-saltuaria-b-b-risoluzione-155-2000.pdf

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Il problema
Egregio Legislatore,
In qualità di cittadino e rappresentante di una vasta comunità di gestori di piccole strutture ricettive in Italia, mi rivolgo a Lei con l'intento di portare alla Sua attenzione le problematiche che affrontiamo quotidianamente.
La nostra attività non è una via per arricchirsi. Ci dedichiamo a questo mestiere per la passione verso l'ospitalità e per il piacere di interagire con viaggiatori provenienti da ogni angolo del mondo. Spesso, la nostra opera riveste anche un ruolo di utilità pubblica: offriamo alloggio in zone dove non è vantaggioso aprire strutture alberghiere tradizionali e forniamo ospitalità a chi viaggia per ragioni mediche, che si stima siano circa un milione e settecentomila persone all'anno, secondo i dati del Censis.
Rappresentiamo la categoria più monitorata sotto l'aspetto fiscale. Sin dall'introduzione dell'articolo 4 del decreto-legge del 24 aprile 2017, n. 50, e ancor più con l'attuazione della Direttiva Europea DAC7, i nostri redditi vengono annualmente segnalati all'Agenzia delle Entrate dalle piattaforme OTA (come Booking, Airbnb, Expedia), che sono la fonte della stragrande maggioranza delle nostre prenotazioni.
Negli anni, gli obblighi associati alla nostra attività hanno raggiunto un livello di complessità tale da renderli effettivamente insostenibili, specialmente per coloro che gestiscono questa attività in modo occasionale, per passione o come complemento al bilancio familiare.
Siamo tenuti a raccogliere, documentare e versare la tassa di soggiorno alle amministrazioni locali, con rischi non indifferenti in caso di errori di calcolo. Affrontiamo costi maggiorati per il canone Rai e la tassa sui rifiuti, come se fossimo strutture alberghiere, oltre al pagamento della SIAE. Siamo inoltre obbligati a segnalare gli ospiti alla Polizia entro ventiquattro ore e a registrare i flussi turistici sui siti regionali e all’ISTAT.
Molti di noi hanno iniziato con la presentazione di una SCIA, richiedendo un notevole impegno nella produzione di documentazione tecnica, per poi essere costretti ad acquisire un codice identificativo regionale per operare legalmente. Quest'anno, è richiesta l'acquisizione di un ulteriore Codice Identificativo Nazionale (CIN) entro due mesi dal lancio di una piattaforma ministeriale. Chi non riuscirà a farlo in tempo, a causa di vari motivi inclusa la difficoltà di comprendere le leggi italiane o la mancanza di informazione sui media nazionali, rischia multe da 800 a 8000 euro per non aver esposto il CIN, e l'esclusione dalle piattaforme online da cui proviene la maggior parte delle prenotazioni. Le locazioni turistiche e brevi sono obbligate ad essere dotate di rilevatori di fumo e gas, e di estintori a norma, che necessitano di costosi controlli periodici.
L’intreccio tra normative nazionali e regionali è diventato ormai kafkiano. Il codice civile ci dice che un proprietario è libero di affittare tutta o parte di un proprio immobile, anche per brevi periodi. La cosiddetta “locazione breve” o “turistica”, che trae il suo fondamento dall'inalienabile diritto di ogni proprietario di immobile di “poter godere e di poter disporre del bene a suo vantaggio e a suo piacimento” secondo il principio di pienezza ed esclusività previsto dal diritto di proprietà. Dall’altro lato le Regioni, che hanno la delega al turismo, hanno normato le varie categorie della ricettività senza alcun coordinamento. Ed ecco che in alcune regioni il B&B può avere solo tre camere, in altre sei. In alcune si devono offrire colazioni con prodotti tipici, in altre si vieta di manipolare gli ingredienti fornendo solo colazioni in “busta”. In altre l’elasticità che la Direttiva Europea sugli alimenti dispone, viene elusa obbligando chi vuole offrire una vera colazione in B&B, a seguire corsi e regole richieste solo per le grandi industrie alimentari o per i ristoranti. Alcune devono seguire il costosissimo protocollo anti-legionellosi, altre no. In altre regioni non si capisce. In alcune il proprietario deve avere una stanza a disposizione nell’alloggio, in altre entro duecento metri.
Tutte le regioni prevedono anche la tipologia di “Casa Vacanze”, che altro non è che un duplicato della “Locazione breve o turistica”. In quest’ultima, però, vengono assolutamente vietati i servizi. Il proprietario non può indicare all’alloggiato i siti turistici da visitare o offrirgli un caffè e un cornetto a colazione o non può effettuare pulizie in casa durante il soggiorno.
Gentile Legislatore, fermiamoci e riflettiamo un attimo: ci troviamo di fronte a un vero e proprio paradosso quando ad un proprietario viene proibito l'offrire anche solo un caffè o un inoffensivo cornetto nel proprio immobile in affitto. Questo ci porta a riflettere: si direbbe che il processo legislativo abbia preso una piega tanto comica quanto surreale! Diventa evidente che tali norme, inafferrabili quanto i cornetti e i caffè stessi, sono praticamente inapplicabili senza cani addestrati a fiutare cornetti o squadre di polizia anti-colazione. In questo scenario, s'innalza anche la giusta indignazione di chi ha invece aperto un B&B, aderendo a leggi regionali molto più stringenti rispetto a quelle nazionali per gli affitti brevi.
Si tratta di una situazione che frustra più di un espresso senza zucchero.
Nel corso degli anni, le Regioni hanno oltrepassato i propri limiti di competenza, invadendo ambiti che spettano al Ministero delle Finanze, come la distinzione tra strutture ricettive occasionali e quelle imprenditoriali. Hanno imposto a queste ultime restrizioni come chiusure stagionali o soggiorni minimi, e in maniera sorprendente, hanno persino vietato la loro presenza su portali popolari come Booking, Airbnb e Expedia, o vietato di possedere un proprio sito web.
Diversi studi rivelano che il costo della mala burocrazia in Italia supera i 200 miliardi di euro all'anno, un fardello notevole per l'economia del paese. È auspicabile che, liberandosi da queste inefficienze, l'Italia possa iniziare un nuovo capitolo, entrando nel ristretto circolo dei paesi virtuosi a livello mondiale e dando nuova linfa al proprio sviluppo economico e sociale.
Alla luce di ciò, due pilastri dovrebbero sostenere il nostro sistema legislativo.
Uno di questi è il criterio di proporzionalità di una legge. Ogni obbligo imposto ad un’attività produttiva dovrebbe essere proporzionato all’obiettivo che si vuole raggiungere. Questo principio, che dovrebbe guidare la creazione di normative equilibrate e non opprimenti per chi le applica, è purtroppo uno dei più disattesi nel diritto italiano, specialmente nel nostro settore.
Prendiamo ad esempio l'obbligo di segnalare i flussi turistici alle Regioni e all’ISTAT. Questa pratica, che spesso si trasforma in un mero rituale burocratico, potrebbe essere sostituita da moderne tecniche statistiche, quali le interviste a campione, per ottenere dati necessari senza l'ingombro di segnalazioni periodiche e, in alcuni casi, addirittura quotidiane.
L’obbligo di fornire tristissime colazioni imbustate sarebbe opportuno solo qualora il numero di ospiti o familiari intossicati nei B&B e famiglie Italiane raggiungesse numeri insostenibili. Prima di introdurre quest’obbligo, quindi, si dovrebbero fornire dei dati da cui emergano questi rischi. Spoiler: questi rischi non esistono, ed è la direttiva europea sugli alimenti stessa che considera le piccole strutture ricettive familiari attività a bassissimo rischio.
Non offenderemo la sua intelligenza stigmatizzando gli altri obblighi: il canone Rai maggiorato o la SIAE, ad esempio. Chiunque di buon senso capisce da sé che sono solo odiose e anacronistiche rendite di posizione. Così come la tassa sui rifiuti maggiorata ai livelli alberghieri per chi affitta una o due camere o l’intero proprio alloggio.
Il secondo pilastro deriva dai i principi di libera concorrenza contenuti nella Legge che disciplina le attività economiche (comma 1 dell'art. 3 del D.L. 138/2017 conv. l. 148/2011), che infatti prevede che "Comuni, Province, Regioni e Stato, adeguano i rispettivi ordinamenti al principio secondo cui l'iniziativa e l'attività economica privata sono libere ed è permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge nei soli casi di (fra l'altro): a) vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali; b) contrasto con i principi fondamentali della Costituzione; c) danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana e contrasto con l'utilità sociale; d) disposizioni indispensabili per la protezione della salute umana, la conservazione delle specie animali e vegetali, dell'ambiente, del paesaggio e del patrimonio culturale; e) disposizioni relative alle attività di raccolta di giochi pubblici ovvero che comunque comportano effetti sulla finanza pubblica".
Alla luce di questo principio si è già pronunciato il TAR del Lazio contro un tentativo di soffocare la ricettività extralberghiera nel 2016, annullando l’intera legge.
Nonostante ciò, ancora oggi, in alcune regioni viene vietata alle piccole strutture non imprenditoriali la presenza sulle OTA (Emilia Romagna) o soggiorni minimi di tre notti per le case vacanza (in Campania) o - ancora più assurdo - viene vietato il possedere un sito web per la propria attività ricettiva.
L'accoglienza degli ospiti non è un crimine, bensì un gesto di condivisione. Oggi, la stragrande maggioranza delle transazioni è tracciabile. Le strutture inadeguate vengono naturalmente eliminate dalle piattaforme grazie alle recensioni, riducendo al minimo qualsiasi "pericolo" per i milioni di viaggiatori che ci scelgono. Quindi, qual è il reale motivo dietro questo eccessivo zelo burocratico?
In conclusione, egregio Legislatore, mi rivolgo a Lei con la speranza che possa prendere in considerazione queste parole e lavorare per un cambiamento positivo, essendo parte della soluzione.
In questo caso, sappia che avrà tutto il nostro sostegno.
Fonti:
400.000 strutture ricettive iscritte ad Airbnb
https://www.repubblica.it/tecnologia/2023/06/02/news/airbnb_italia_appartamenti_dati_clienti_fatturato_legge_santanche-402663379/
ISTAT - 188 mila esercizi extra-alberghieri
https://noi-italia.istat.it/pagina.php?id=3&categoria=8&action=show&L=0#:~:text=Nel%202021%2C%20in%20Italia%2C%20si,1%20milioni%20di%20posti%20letto
Turismo sanitario - 1.700.000 all’anno
https://www.bed-and-breakfast.it/mondobb/gestione-bb/turismo-sanitario/2014
Il peso della burocrazia in Italia
https://finanza.lastampa.it/News/2023/11/30/ministro-casellati-+la-mala-burocrazia-in-italia-costa-ai-cittadini-circa-230-miliardi-di-euro-lanno-/NzlfMjAyMy0xMS0zMF9UTEI
Pronunciamento del TAR del Lazio
https://www.bed-and-breakfast.it/it/news/tar-annulla-divieti-B&B-casevacanza-regione-lazio/1597
Risoluzione ministero finanze 155/e 13 ottobre 2000
http://turismoecultura.cittametropolitana.me.it/turismo/ricettivita/legislazione-vigente/attivita-saltuaria-b-b-risoluzione-155-2000.pdf

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Petizione creata in data 3 gennaio 2024