Per la libertà di espressione, dentro e fuori le aule scolastiche

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Rossana e altri 19 hanno firmato di recente.

Il problema

Il liceo Vivona sta vivendo un momento drammatico: un’ispezione ministeriale si è abbattuta sulla nostra scuola. Un’ispezione volta ad accertare un fatto che non ha alcun evidente motivo di essere perseguito: una comunicazione privata, dopo la fine degli esami e la pubblicazione degli esiti, in cui il loro ex professore invitava i propri ex studenti e studentesse a restare vigili e consapevoli di fronte alle atrocità e alle violenze commesse dai forti contro i deboli, ricordando la vicenda del genocidio di Gaza. Il caso di un libero cittadino che esponga il proprio punto di vista (corredandolo di citazioni letterarie, di cui non si è volutamente afferrato il significato profondo) ad altri liberi cittadini e cittadine, è un fatto da indagare, insomma. Strano: la comunicazione, infatti, è intervenuta a rapporto docente-discenti concluso, dopo la pubblicazione degli esiti degli esami di Stato. Ciò nonostante, il quotidiano “Il Tempo” in un articolo mal scritto e capzioso, ha rivelato e commentato impudicamente il testo della comunicazione, che sarebbe stata fornita al giornale da uno studente anonimo, che parla di “un professore di latino e greco di una scuola di Roma”, fornendone un’interpretazione manipolatoria e in alcuni passaggi priva di logica. Nonostante nell’articolo del “Tempo” non sia nominata la nostra scuola, docenti, ma – soprattutto – studentesse e studenti, sono sottoposte/i ad un accertamento volto a determinare la presunta “colpevolezza” del nostro collega, stimato – come stanno testimoniando le numerose attestazioni che arrivano in queste ore - per cultura, preparazione, onestà intellettuale, impegno nella società, peraltro membro del consiglio di istituto.

Quello che ciascuna/o di noi ha fatto - nel corso dell’anno scolastico – per far comprendere ai propri studenti e alle proprie studentesse ciò che è accaduto e continua ad accadere in Palestina è certificato dai nostri registri scolastici, cui gli ispettori possono certamente accedere, senza necessità di intervistare ragazzi e ragazze appena diplomati: un’operazione di informazione, analisi, approfondimento su una circostanza storica drammatica, che è sotto gli occhi di tutti/e, che affonda le proprie radici in una storia antica; e che non noi, ma istituzioni internazionali come l’ONU, definiscono genocidio. Molte e molti di noi, come docenti della scuola della Repubblica e come educatori alla pace, hanno avvertito non solo il diritto, ma il dovere di non abbassare lo sguardo e di rispondere alle domande che studentesse e studenti ci ponevano.

Nel caso di specie, però, si tratta di altro. Un ex docente di ex studentesse e studenti si congeda da loro lasciando un messaggio: non accontentatevi di guardare la superficie, esercitate il libero arbitrio che è stato rafforzato attraverso la conoscenza che la scuola vi ha fornito, restate umani, chiunque voi sarete. Qui non si tratta di libertà di insegnamento, ma di libertà di espressione. Alcuni/e di noi hanno deciso – una volta appresa la notizia dell’audizione da parte degli ispettori – di spedire il medesimo messaggio ai propri ex studenti e studentesse: un atto di condivisione, di solidarietà, di contestazione di un evento rispetto al quale non intendiamo rimanere indifferenti, che rivendichiamo; auditeci tutti/e. E diteci chiaramente in cosa abbiamo violato leggi, norme, codice deontologico.

Ai nostri colleghi, ma soprattutto agli studenti e alle studentesse che sono stati sottoposti - a 19 anni – al dilemma per decidere se essere delatori o mentitori, comunichiamo la nostra solidarietà: non è questa la scuola del c. 1 dell’art. 33 (che prevede le libertà di insegnamento e di apprendimento); la scuola dell’art. 11 (impudicamente ed erroneamente tirato in ballo dall’art. del “Tempo”, da cui sarebbe scaturito il casus belli, “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.); la scuola dell’art. 21 (“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.”). In particolare: servendosi del ruolo di docente che un libero cittadino riveste, in un contesto però differente da quello in questione (che è lo scambio di idee con ex studenti), si tenta di minare una delle garanzie costituzionali della libertà individuale e collettiva: il diritto di manifestare il proprio pensiero. Un fatto inedito. A quando l’intervento su quanto padri e madri dicono ai propri figli/figlie?

Ai nostri studenti e alle nostre studentesse chiediamo scusa: talvolta gli adulti sbagliano. E non stiamo parlando del professore oggetto dell’audizione.

I consiglieri di istituto: Marina Boscaino, Tiziana Coletta, Virginia Properzi, Massimo Sabbatini, Maria Vittoria Truini

Le RSU: Cristian Celaia, Silvia Locatelli, Daniele Vita

I membri del collegio dei docenti del LC Vivona: Sergio Abbruciati, Luca Ales, Manuela Alfani, Maura Baldelli, Simona Barile Silvia Bellisario, Giuditta Bonsangue, Ilaria Caia, Paola Cattaneo, Sabrina Ciccioli, Francesco Costa, Amedeo Costabile, Alessandra De Angelis, Donatella De Salvo, Francesca Di Lallo, Giuseppina Eianti, Barbara Evangelista, Fiammetta Filippelli, Antonella Froiio, Cristina Kotsko, Flavia Ladi, Roberta Lamonica, Stefania Lombardi, Giandomenico Madeo, Pierluigi Malizia, Maria Antonlietta Marasco, Laura Massimi, Marco Molle, Elisabetta Nudi, Maria Panaro, Maria Pina Parente, Rosella Pazzetta, Paola Piccionello, Corrado Pisanu, Daniela Pompeo, Antonella Preto, Magdala Pucci, Francesca Ricevuto, Grazia Rita Rivitti, Daniela Romani, Antonella Saragosa, Pietro Secchi, Francesca Senatore, Mariangela Tomarchio, Silvia Verzilli, Luisa Vigna

Altri firmatari: Giulia Pezzella (IC Antonio Gramsci, Roma), Marcella Raiola (Liceo Q.O. Flacco, Portici), Giuseppina Todarello (Liceo Democrito, Roma), Lorenzo Varaldo (Dirigente Scolastico IC Sibilla Aleramo, Torino), Rossella Latempa (Liceo artistico, Verona), Giovanna Colone, Liceo Socrate, Roma), Luca Malgioglio (IISS Di Vittorio Lattanzio, Roma), Giovanni Cocchi (insegnante in quiescenza, Bologna), Daniela Scaccia (IC Daniele Manin, Roma), Carlo Salmaso (insegnante in quiescenza, Padova), Salvo Bullara (L.S. Righi, Roma), Mauro Giordani, (IIS Domizia Lucilla, Roma), Federico Massari Luceri, IIS Pantaleoni-Buonarroti, Frascati), Rita Campioni (insegnante in quiescenza, Voghera), Antonella Donnini, (Liceo Tullio Levi-Civita, Roma), Alessandro Primavera (Liceo Nomentano, Roma), Mario Smargiassi (ITT Livia Bottardi, Roma), Dianella Pez (insegnante in quiescenza, Cervignano del Friuli), Anna Rita Pagliara (Liceo Tullio Levi-Civita, Roma), Salvo Claudio Fabio Amantia (IC Luca Ghini, Roma), Gianluca Coeli (ITIS Galilei, Roma), Anna Angelucci (Liceo C. Tacito, Roma), Marina Mango (IC Antonio Gramsci, Roma), Luigi Menzione (ISS Verne- Via Saponara 150, Roma), Nadia Rigatuso (Liceo Democrito, Roma), Marina Caregnato (IC Antonio Gramsci, Roma),
 
 

 

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francesco antoniniPromotore della petizione

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