Per la Casa della Cultura Democratica e Sociale a Napoli

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Raggiungiamo 500 firme!
Le petizioni con più di 1.000 sostenitori hanno 5 volte più possibilità di vincere!

Il problema

Negli ultimi anni, numerose voci si sono levate a favore dell'idea di istituire a Napoli una Casa della Cultura Democratica e Sociale. Si tratta di un progetto ambizioso, una visione condivisa da storici e personalità della cultura di vari orientamenti, da donne e uomini con molteplici percorsi di lavoro e di militanza. Tutti uniti dall'obiettivo comune di preservare la memoria delle culture fondanti della Repubblica e della Costituzione per rafforzare la democrazia e la libertà consapevole delle persone oggi.

Napoli, con la sua lunga e ricca storia, è stata spesso al centro di momenti cruciali per l'Italia intera. Immaginiamo una Casa della Cultura Democratica e Sociale che possa servire come luogo di confronto, dialogo, e progettazione tra diverse generazioni. Un luogo dove si possano organizzare eventi, incontri culturali, dibattiti e attività educative, aperto a tutta la comunità e a chiunque condivida l'importanza di mantenere viva la memoria storica e culturale del nostro paese.

Questa iniziativa non solo renderebbe omaggio al passato glorioso di Napoli, ma incentiverebbe anche il suo ruolo nel plasmare il futuro dell'Italia, favorendo la partecipazione attiva nel dibattito democratico e la costruzione di una società più giusta e consapevole.

Vi invitiamo a firmare questa petizione affinché questa visione diventi realtà. Insieme possiamo fare di Napoli una guida culturale e democratica per il paese. Unitevi a noi nel sostenere l'istituzione della Casa della Cultura Democratica e Sociale a Napoli firmando e condividendo questa petizione.

 

QUESTO E' IL TESTO INTEGRALE DELL'APPELLO CON LE PRIME ADESIONI RACCOLTE:

Appello al Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi

 

PER LA CASA DELLA CULTURA DEMOCRATICA E SOCIALE

In questo tempo ipertecnologico può apparire strano, ma non lo è, il fatto che invece uno dei terreni fondamentali di contesa sia il controllo della memoria: non solo quella collettiva, ma anche quelle individuali.

Anzi, grazie a potenza di calcolo, connessione sempre più costante alla rete, capacità delle intelligenze artificiali, l’accumulo e il controllo di ogni atto compiuto, di ogni ‘passato’ diventa  fattore decisivo di determinazione e di controllo del presente e del futuro: le dinamiche predittive si basano sul controllo più esasperato del già accaduto.

Siamo ad un passo da un processo di omologazione di lungo periodo nel quale il controllo del passato sarà sempre più funzionale a determinare le condizioni di dominio del mercato e della reificazione delle persone.

Ma questo vuol dire anche che tutto il passato che non sarà funzionale a queste dinamiche, sarà eliso, sarà rimosso o sarà deformato e piegato a queste esigenze.

E’ in questo che cova une delle minacce fondamentali per la democrazia italiana e contemporanea.

Questo vuol dire anche che, invece, il presidio di memoria e storia diventa allora, ancor di più oggi, terreno decisivo di salvaguardia delle identità aperte delle comunità, di difesa dai processi omologanti, perfino di salvaguardia delle democrazia.

Vale anche per le città.

E allora Napoli.

La nostra città nella sua storia millenaria è stata sempre riferimento alto di cultura e di dialogo. 

Uno dei grandi centri europei promotori di cultura e di idee nuove. 

Per le idee nuove, per la giustizia, per la libertà  intere generazioni si sono spese, anche fino al sacrificio supremo della vita, come con i martiri della Rivoluzione del ’99. 

E nella sua storia più recente, Napoli ha dato, con le sue Quattro Giornate, il segnale di riscossa e di riscatto all’intero paese culminato poi nella Resistenza, nella sconfitta del nazi-fascismo, nella pace, nella Costituzione repubblicana.

Ottanta anni di vita democratica del paese si sono nutriti anche del contributo originale delle culture democratiche che si sono espresse a Napoli e nel Napoletano, come nella Regione e nella loro dimensione meridionale.

Contributo di elaborazioni di pensiero, di cultura giuridica, di sperimentazioni istituzionali e partecipative.

Contributo dei centri di ricerca e di studio e formazione, delle Università, delle Istituzioni culturali, a cominciare dall’Istituto Campano per la Storia della Resistenza Vera Lombardi.

Contributo delle forze politiche, delle loro riviste e strumenti di informazione.

Contributo dei movimenti sociali, del mondo del lavoro e delle loro organizzazioni, del tessuto cooperativistico: delle loro lotte e conquiste.

Contributo dei movimenti femminili e femministi che tanto hanno inciso.

Contributo di un largo tessuto associativo e di volontariato, laico, cattolico e di altre confessioni religiose.

Tuttavia Napoli ha vissuto momenti difficili anche di violenza: quella neofascista e delle trame oscure; quella del terrorismo brigatista; quella della camorra. 

La mobilitazione dell’intero tessuto civile e sociale è stata decisiva per sconfiggere la logica della violenza e salvaguardare democrazia e libertà.

Pensiamo che sia venuto il momento nel quale questa storia democratica, culturale, sociale e civile della Napoli degli 80 anni di Repubblica trovi un suo spazio di raccolta di materiali, archivi, testimonianze, pubblicazioni.

Trovi la possibilità che tutto questo sia posto a base di nuove conoscenze, di nuovi studi, di nuove consapevolezze.

Possa articolarsi con programmi di attività informative, formative e di produzione culturale dedicata.

Presidiare la memoria per poter continuare a costruire il proprio percorso di comunità libera e inclusiva.

Presidiare la memoria per alimentare la democrazia e la libertà dell’oggi e del futuro.

E’ per questo che chiediamo al Comune di Napoli di individuare una sede, nelle proprie disponibilità, che possa essere adeguata ad ospitare  LA CASA DELLA CULTURA DEMOCRATICA E SOCIALE, luogo aperto di ricerca ed elaborazione culturale che possa vivere della partecipazione attiva del tessuto associativo e particolarmente indirizzato alle giovani generazioni, ed essere gestito con le forme più aperte e partecipate possibili.

Nel pomeriggio di discussione promosso da Infinitimondi lo scorso 7 luglio con la CGIL e l’ANPI una idea molto simile è emersa nei contributi di Luigi Mascilli Migliorini e nelle riflessioni di Francesco Barbgallo, Francesco Giasi, Matteo Cosenza e di tanti altri. 

Uno spazio attivo a disposizione della elaborazione anche della necessaria nuova cultura che non potrà che essere insieme Europea e Mediterranea.

E spazio vivo che invece di subire l’espropriazione della propria storia, anche con una diversa concezione e pratica delle nuove tecnologie tale da porle così al servizio di una effettiva utilità generale, possa vedere proiettata, proprio questa storia, in modo fecondo e libero, sovrano, nell’orizzonte del futuro.

Napoli 22 luglio 2026

Prime adesioni : 

Nino Ferraiuolo

Il Collettivo di Infinitimondi

Diego Belliazzi 

Giuseppe Aragno

Francesco Barbagallo

Viola Ardone  

Giulio Baffi

Rosanna Bonsignore

Erminia Bosnia

Antonio Bottiglieri

Emiliano Brancaccio

Adriana Buffardi

Salvatore Capone

Aniello Carcaterra

Enzo Caruso

Sergio Caserta

Giovanni Cerchia

Franca Chiaromonte

Domenico Ciccone

Rocco Civitelli

Conato Adriano

Mario Conforto

Matteo Cosenza  

Wanda D’Alessio  

Maurizio De Giovanni 

Iaia De Marco

Guido De Martino

Francesco Di Battista

Anna Donise

Francesca Falco

Carlo Falcone

Luca Fermariello

Luciano Ferrara

Paolo Giugliano

Antonio Grieco

Giuliano Laccetti

Giuseppe Luongo

Alessandro Hobel

Carlo Iannello 

Roberto Iavarone

Leandro Limoccia

Alessia J. Magliacane 

Nicola Malpede

Luigi Marino

Sergio Marotta

Franco Mennitto

Rosalba Mesce

Michele Mezza

Paola Milone

Nando Morra

Giovanni Nughes

Silvana Onorato

Giovanni Orsi

Domenico Pennone

Gianni Pinto

Gianmarco Pisa

Raffaele Porta

Pasquale Scialò

Antonio Siviero

Francesco Soverina   

Ugo Maria Tassinari

Biagio Terracciano

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Gianfranco NappiPromotore della petizione

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