Spiagge libere!!! Almeno il 90%!


Spiagge libere!!! Almeno il 90%!
Il problema
A QUALI SOGGETTI DEVE ESSERE AFFIDATA LA GESTIONE DEGLI STABILIMENTI? RICORRERE A UNA GARA È PRESUMIBILMENTE UN'OPZIONE PREFERIBILE ALLA CONSACRAZIONE ETERNA DELLE RENDITE DI POSIZIONE DEI SOLITI NOTI, MA ANCORA UNA VOLTA C'E UNA TERZA STRADA CHE FA SALTARE LO SCHEMA: ANCHE GLI STABILIMENTI BALNEARI POSSONO ESSERE GESTITI PUBBLICAMENTE. NON SOLO E POSSIBILE, MA FUNZIONA BENISSIMO, COME DIMOSTRA IL SISTEMA FRANCESE DOVE LE CONCESSIONI SONO ASSEGNATE PRIORITARIAMENTE AI COMUNI E SOLO IN CASO DI DINIEGO VENGONO AFFIDATE A PERSONE GIURIDICHE PUBBLICHE O PRIVATE, STAVOLTA SI, TRAMITE GARA
L'Italia ha di fatto reso private più del 90% delle spiagge balneabili su demanio pubblico rilasciando concessioni perpetue che vanno addirittura in eredità e sono oggetto di mercato. In altri paesi (persino in Costa Azzurra!) vi è la maggior parte delle spiagge libere o gestite da enti pubblici a prezzi da servizio pubblico o addirittura gratis. Nessun governo italiano ha mai fatto nulla, anzi si è agevolata nel tempo questa truffa e questa pratica illegale e iniqua raggirando le direttive europee tese ad evitare speculazioni e lasciare eventualmente alla libera concorrenza la concessione di licenze per periodi limitati. I cittadini che volessero usufruire delle spiagge e del mare, oltre a pagare spesso l'ingresso si vedono chiedere prezzi per una dotazione minima che superano in media abbondantemente i 20-25 Euro al giorno. Chi è causa del suo mal pianga se stesso e i balneari che hanno creduto di speculare su un bene collettivo costruendo, investendo, ampliando etc.. lo hanno fatto su di un bene dato loro in affitto temporaneo. Se ne facciano una ragione.
La stampa scriveva tempo fa: "Non a caso l’Italia è il caso limite d’Europa. Anche per questo nel 2008 Bruxelles analizzò il sistema italiano delle concessioni demaniali marittime ad uso turistico-ricreativo e avviò un’inevitabile procedura d’infrazione, chiusa nel 2012 dopo un comico tira e molla durato cinque anni. Richiamati all’ordine, l’Italia continuava a scrivere leggi di conversione dei decreti che recepivano le indicazioni di Bruxelles apponendo però integrazioni che vanificavano le prime: ora la preferenza in favore del concessionario uscente, ora il diritto di superficie, ora il rinnovo automatico di sei anni in sei anni. Poi arrivò la legge 217 del 2011 (legge comunitaria 2010) e tutto sembrò rientrare: basta rinnovi automatici, basta diritti acquisiti su bene demaniale, gare ad armi pari. Bruxelles dette l’ok e il 27 febbraio 2012 fu chiusa la procedura d’infrazione. Ma una “manina amica” dei balneari arrivò dieci mesi più avanti nella forma di un piccolo articoletto in un generico decreto legge (cosiddetto “Crescita 2.0”) che ha prorogato la data di scadenza di otto anni, dal 31 dicembre 2012 al 31 dicembre 2020. Se finora la Commissione Europea non pare essersi accorta dell’ennesimo raggiro, ne hanno preso coscienza invece i balneari che, forti del potere negoziale acquisito, si sono spinti oltre. Oggi il Sindacato Balneari, un’associazione che dichiara di rappresentare il 95% delle imprese del settore, promuove un pacchetto di norme in netta controtendenza rispetto a principi e direttive europee. Chiedono il riconoscimento del valore commerciale delle imprese “da utilizzare anche quale indennizzo per il concessionario qualora dovesse perdere la concessione”, una durata dei titoli di almeno “30 o più anni”, il diritto di opzione per l’attuale concessionario, l’Iva al 10% anziché al 22% e anche la modifica dell’articolo 49 del codice della navigazione. Vogliono cambiarlo perché sancisce che, terminata la concessione, ogni struttura non amovibile diventi automaticamente, e senza risarcimento alcuno, proprietà dello Stato che ne può anche disporre la demolizione a carico dell’ex concessionario stesso, al fine di ripristinare le condizioni precedenti la concessione goduta. Sarebbe una norma di buon senso, poiché l’area è demaniale e concessa temporaneamente. Ma è difficile andare a dirlo a chi si è acquistato le concessioni per milioni di euro o ha iscritto ipoteche sugli appartamenti edificati a fianco delle cabine."
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Il problema
A QUALI SOGGETTI DEVE ESSERE AFFIDATA LA GESTIONE DEGLI STABILIMENTI? RICORRERE A UNA GARA È PRESUMIBILMENTE UN'OPZIONE PREFERIBILE ALLA CONSACRAZIONE ETERNA DELLE RENDITE DI POSIZIONE DEI SOLITI NOTI, MA ANCORA UNA VOLTA C'E UNA TERZA STRADA CHE FA SALTARE LO SCHEMA: ANCHE GLI STABILIMENTI BALNEARI POSSONO ESSERE GESTITI PUBBLICAMENTE. NON SOLO E POSSIBILE, MA FUNZIONA BENISSIMO, COME DIMOSTRA IL SISTEMA FRANCESE DOVE LE CONCESSIONI SONO ASSEGNATE PRIORITARIAMENTE AI COMUNI E SOLO IN CASO DI DINIEGO VENGONO AFFIDATE A PERSONE GIURIDICHE PUBBLICHE O PRIVATE, STAVOLTA SI, TRAMITE GARA
L'Italia ha di fatto reso private più del 90% delle spiagge balneabili su demanio pubblico rilasciando concessioni perpetue che vanno addirittura in eredità e sono oggetto di mercato. In altri paesi (persino in Costa Azzurra!) vi è la maggior parte delle spiagge libere o gestite da enti pubblici a prezzi da servizio pubblico o addirittura gratis. Nessun governo italiano ha mai fatto nulla, anzi si è agevolata nel tempo questa truffa e questa pratica illegale e iniqua raggirando le direttive europee tese ad evitare speculazioni e lasciare eventualmente alla libera concorrenza la concessione di licenze per periodi limitati. I cittadini che volessero usufruire delle spiagge e del mare, oltre a pagare spesso l'ingresso si vedono chiedere prezzi per una dotazione minima che superano in media abbondantemente i 20-25 Euro al giorno. Chi è causa del suo mal pianga se stesso e i balneari che hanno creduto di speculare su un bene collettivo costruendo, investendo, ampliando etc.. lo hanno fatto su di un bene dato loro in affitto temporaneo. Se ne facciano una ragione.
La stampa scriveva tempo fa: "Non a caso l’Italia è il caso limite d’Europa. Anche per questo nel 2008 Bruxelles analizzò il sistema italiano delle concessioni demaniali marittime ad uso turistico-ricreativo e avviò un’inevitabile procedura d’infrazione, chiusa nel 2012 dopo un comico tira e molla durato cinque anni. Richiamati all’ordine, l’Italia continuava a scrivere leggi di conversione dei decreti che recepivano le indicazioni di Bruxelles apponendo però integrazioni che vanificavano le prime: ora la preferenza in favore del concessionario uscente, ora il diritto di superficie, ora il rinnovo automatico di sei anni in sei anni. Poi arrivò la legge 217 del 2011 (legge comunitaria 2010) e tutto sembrò rientrare: basta rinnovi automatici, basta diritti acquisiti su bene demaniale, gare ad armi pari. Bruxelles dette l’ok e il 27 febbraio 2012 fu chiusa la procedura d’infrazione. Ma una “manina amica” dei balneari arrivò dieci mesi più avanti nella forma di un piccolo articoletto in un generico decreto legge (cosiddetto “Crescita 2.0”) che ha prorogato la data di scadenza di otto anni, dal 31 dicembre 2012 al 31 dicembre 2020. Se finora la Commissione Europea non pare essersi accorta dell’ennesimo raggiro, ne hanno preso coscienza invece i balneari che, forti del potere negoziale acquisito, si sono spinti oltre. Oggi il Sindacato Balneari, un’associazione che dichiara di rappresentare il 95% delle imprese del settore, promuove un pacchetto di norme in netta controtendenza rispetto a principi e direttive europee. Chiedono il riconoscimento del valore commerciale delle imprese “da utilizzare anche quale indennizzo per il concessionario qualora dovesse perdere la concessione”, una durata dei titoli di almeno “30 o più anni”, il diritto di opzione per l’attuale concessionario, l’Iva al 10% anziché al 22% e anche la modifica dell’articolo 49 del codice della navigazione. Vogliono cambiarlo perché sancisce che, terminata la concessione, ogni struttura non amovibile diventi automaticamente, e senza risarcimento alcuno, proprietà dello Stato che ne può anche disporre la demolizione a carico dell’ex concessionario stesso, al fine di ripristinare le condizioni precedenti la concessione goduta. Sarebbe una norma di buon senso, poiché l’area è demaniale e concessa temporaneamente. Ma è difficile andare a dirlo a chi si è acquistato le concessioni per milioni di euro o ha iscritto ipoteche sugli appartamenti edificati a fianco delle cabine."
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I decisori
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Petizione creata in data 22 luglio 2019