“Pago le tasse ma non ho diritto a lavorare: cambiamo questa legge”


“Pago le tasse ma non ho diritto a lavorare: cambiamo questa legge”
Il problema
Mi chiamo Luana, sono una cittadina brasiliana residente in Italia dal 2007.
Ho scelto consapevolmente di mettermi in regola, aprendo partita IVA con codice ATECO 96.99.92, aderendo a un sistema fiscale che mi riconosce come contribuente. Ho fatto questo passo per lavorare in modo trasparente, legale e responsabile, come qualsiasi altra lavoratrice autonoma.
Tuttavia, oggi mi trovo in una situazione profondamente contraddittoria.
Da una parte, lo Stato mi chiede di pagare le tasse.
Dall’altra, non mi garantisce i diritti minimi per poter svolgere la mia attività in modo dignitoso e sicuro.
Attualmente, a causa dell’interpretazione della normativa vigente, in particolare della Legge Merlin (Legge 75/1958), non è possibile affittare un luogo di lavoro destinato alla mia attività senza il rischio che questo venga considerato favoreggiamento.
Questo crea una situazione paradossale e ingiusta:
Chi vuole lavorare in regola viene penalizzato
Chi si nasconde è spesso costretto a pagare di più e rischia situazioni di sfruttamento
Persone innocenti (come proprietari di immobili) rischiano conseguenze legali senza reale responsabilità
Si alimenta un sistema sommerso che in Italia muove miliardi di euro ogni anno
Io NON chiedo una rivoluzione totale della legge.
Chiedo un passo concreto, realistico e necessario.
La mia richiesta
Chiedo una revisione normativa che consenta a lavoratori autonomi, maggiorenni e consenzienti, in possesso di partita IVA:
di poter affittare un locale ad uso professionale (ufficio)
con un regolare contratto di affitto ad uso business
separato dalla propria residenza
senza intermediari, senza sfruttamento, senza terze parti
Esattamente come avviene per qualsiasi altra attività lavorativa autonoma.
Questo permetterebbe di:
ridurre lo sfruttamento
aumentare la sicurezza
favorire l’emersione dal lavoro sommerso
garantire entrate fiscali più trasparenti allo Stato
dare dignità a chi sceglie di lavorare in modo regolare
Un passo avanti, non una rivoluzione
Sono grata per il primo passo fatto con l’introduzione del codice ATECO.
Ma questo non basta.
Ora serve il passo successivo:
il diritto minimo alla dignità umana e lavorativa.
Appello
Chiedo il supporto di tutte le persone che credono nella giustizia, nella libertà e nella responsabilità individuale.
Chiedo a chi ha a cuore questi valori di firmare questa petizione e contribuire a un cambiamento concreto.
È possibile firmare anche in modo riservato: non serve esporsi pubblicamente per sostenere un diritto.
Più siamo, più questa voce potrà arrivare alle istituzioni.
Conclusione
Pagare le tasse non può essere una condanna.
Deve essere un diritto accompagnato da tutela, rispetto e dignità.
Io ho fatto la mia scelta: essere in regola.
Ora chiedo allo Stato di fare la sua parte.

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Il problema
Mi chiamo Luana, sono una cittadina brasiliana residente in Italia dal 2007.
Ho scelto consapevolmente di mettermi in regola, aprendo partita IVA con codice ATECO 96.99.92, aderendo a un sistema fiscale che mi riconosce come contribuente. Ho fatto questo passo per lavorare in modo trasparente, legale e responsabile, come qualsiasi altra lavoratrice autonoma.
Tuttavia, oggi mi trovo in una situazione profondamente contraddittoria.
Da una parte, lo Stato mi chiede di pagare le tasse.
Dall’altra, non mi garantisce i diritti minimi per poter svolgere la mia attività in modo dignitoso e sicuro.
Attualmente, a causa dell’interpretazione della normativa vigente, in particolare della Legge Merlin (Legge 75/1958), non è possibile affittare un luogo di lavoro destinato alla mia attività senza il rischio che questo venga considerato favoreggiamento.
Questo crea una situazione paradossale e ingiusta:
Chi vuole lavorare in regola viene penalizzato
Chi si nasconde è spesso costretto a pagare di più e rischia situazioni di sfruttamento
Persone innocenti (come proprietari di immobili) rischiano conseguenze legali senza reale responsabilità
Si alimenta un sistema sommerso che in Italia muove miliardi di euro ogni anno
Io NON chiedo una rivoluzione totale della legge.
Chiedo un passo concreto, realistico e necessario.
La mia richiesta
Chiedo una revisione normativa che consenta a lavoratori autonomi, maggiorenni e consenzienti, in possesso di partita IVA:
di poter affittare un locale ad uso professionale (ufficio)
con un regolare contratto di affitto ad uso business
separato dalla propria residenza
senza intermediari, senza sfruttamento, senza terze parti
Esattamente come avviene per qualsiasi altra attività lavorativa autonoma.
Questo permetterebbe di:
ridurre lo sfruttamento
aumentare la sicurezza
favorire l’emersione dal lavoro sommerso
garantire entrate fiscali più trasparenti allo Stato
dare dignità a chi sceglie di lavorare in modo regolare
Un passo avanti, non una rivoluzione
Sono grata per il primo passo fatto con l’introduzione del codice ATECO.
Ma questo non basta.
Ora serve il passo successivo:
il diritto minimo alla dignità umana e lavorativa.
Appello
Chiedo il supporto di tutte le persone che credono nella giustizia, nella libertà e nella responsabilità individuale.
Chiedo a chi ha a cuore questi valori di firmare questa petizione e contribuire a un cambiamento concreto.
È possibile firmare anche in modo riservato: non serve esporsi pubblicamente per sostenere un diritto.
Più siamo, più questa voce potrà arrivare alle istituzioni.
Conclusione
Pagare le tasse non può essere una condanna.
Deve essere un diritto accompagnato da tutela, rispetto e dignità.
Io ho fatto la mia scelta: essere in regola.
Ora chiedo allo Stato di fare la sua parte.

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Petizione creata in data 14 aprile 2026