Opponiamoci alle “Nuove linee guida per l’insegnamento dell’Educazione Civica"


Opponiamoci alle “Nuove linee guida per l’insegnamento dell’Educazione Civica"
Il problema
I sottoscritti e le sottoscritte,
in linea con il parere del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI), sottolineano che le Nuove linee guida proposte dal Ministro Valditara per l’insegnamento dell’Educazione Civica presentano, in molti passaggi, una visione e dei suggerimenti non condivisibili e potenzialmente fuorvianti rispetto allo spirito costituzionale:
Il nuovo testo vede prevalere come principi fondanti:
Il sentimento di appartenenza alla Nazione: “le Linee Guida per l’insegnamento dell’educazione civica offrono una cornice efficace entro la quale poter inquadrare temi e obiettivi di apprendimento coerenti con quel sentimento di appartenenza che deriva dall’esperienza umana e sociale del nascere, crescere e convivere in un Paese chiamato Italia” (p.3)
NO, non sono condivisibili i continui riferimenti ai concetti di “Patria”, “Nazione”, “comune identità nazionale”, l’importanza data a “stemmi”, “inno e bandiere come forme di appartenenza a una Nazione”, (p.3-4) concetti nazionalistici che si contrappongono ai valori di fratellanza universale e di amicizia, di cosmopolitismo, di pace e uguaglianza tra i popoli da sempre promossi dalla Scuola pubblica, valori particolarmente importanti nel contesto di grave reviviscenza, nel mondo odierno, dei nazionalismi e dei conflitti da essi provocati. Il “nesso tra il senso civico e l’idea di appartenenza alla comunità nazionale» sostenuto dalle linee guida (p. 3) è particolarmente contraddittorio rispetto al concetto di “cittadinanza globale” che i documenti ministeriali propagandano da decenni. Risulta inoltre errata e fuorviante l’affermazione delle Linee guida secondo cui il concetto di Patria «è espressamente richiamato e valorizzato dalla Costituzione» (p. 3): esso consta infatti di due sole occorrenze [art. 52 e art. 59], denotative e in nessun modo valorizzate. La Costituzione è un documento programmatico che in radice propone un patriottismo costituzionale che assume dei valori che si oppongono al nazionalismo e all’utilizzo della nazione come elemento naturale o etnico assoluto. Il concetto di “Nazione”, inoltre, come proposto dalle Linee guida, è ormai superato sia per l’appartenenza dell’Italia ad organismi sovranazionali come l’Europa, sia per la multietnicità del nostro paese.
Lo spirito di iniziativa di imprenditorialità economica privata: “è importante educare i giovani ai concetti di sviluppo e di crescita. Per questo, la valorizzazione del lavoro, come principio cardine della nostra società, e dell’iniziativa economica privata è parte fondamentale di una educazione alla cittadinanza. La diffusione della cultura di impresa consente alle studentesse e agli studenti di potenziare attitudini e conoscenze relative al mondo del lavoro e all’autoimprenditorialità” (p.4)
“Importante risulta anche educare a riconoscere la sussidiarietà orizzontale quale principio costituzionale che promuove l’iniziativa autonoma dei cittadini, sia come “singoli” che in “forma associata”. Spirito di iniziativa e di imprenditorialità sono, inoltre, competenze sempre più richieste per affrontare le sfide e le trasformazioni sociali attuali oltre che espressione di un sentimento di autodeterminazione. Parallelamente alla valorizzazione della iniziativa economica privata si evidenzia l’importanza della proprietà privata” (p.3)
NO, la crescita economica deve essere incentivata nel rispetto del bene pubblico, finalizzata al progresso sociale e non strettamente individuale: cooperazione e non mera competizione. Lo Stato deve garantire il benessere generale dei cittadini e dell’ambiente al di là delle loro capacità imprenditoriali.
(Art.41 della Costituzione: La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali).
La promozione dell’educazione finanziaria come mero strumento per valorizzare e tutelare il patrimonio privato: “l’educazione finanziaria e assicurativa e la pianificazione previdenziale, anche con riferimento all'utilizzo delle nuove tecnologie digitali di gestione del denaro. In tale nucleo dovrà essere evidenziata l’importanza della tutela del risparmio. L’educazione finanziaria va intesa inoltre come momento per valorizzare e tutelare il patrimonio privato” (p.5).
NO, si tratta invece di elementi che vanno contestualizzati all’interno dell’orizzonte della responsabilità sociale dell’impresa e di una visione anche critica e pluralistica dell’attività economica, secondo la quale è soprattutto il lavoro e la dignità del lavoratore ad assumere centralità, in una visione della persona e della comunità non riducibili a consumatore o homo economicus. La padronanza delle teorie e delle tecniche dell’economia, e dell’economia finanziaria, non va intesa in termini strumentali in funzione di una visione competitiva e antisolidaristica, bensì come strumenti di conoscenza critica e di consapevolezza per esercitare una autentica libertà e una cittadinanza responsabile.
Si evidenziano:
- l’assenza di un riferimento esplicito all’educazione contro ogni forma di discriminazione e violenza di genere: tale educazione rientra nel nucleo di una generica educazione alla legalità. Nessun riferimento ai beni comuni, alla cooperazione e alla collaborazione, a favore invece della competizione;
- la posizione subalterna dell’ambiente e della sostenibilità rispetto all’economia e alla cultura di impresa. L’agenda 2030 sulla sostenibilità viene nominata solo a piè pagina in una piccola nota (p.4). Affermare che lo sviluppo economico deve “ovviamente” essere rispettoso della sicurezza, dell’equità, della salute, dell’ambiente, (p.4) lascia intendere una certa gerarchia dei due concetti, a vantaggio dell’economia;
- l’assenza della parola Pace: manca qualsiasi riferimento alla cultura della pace, al rifiuto della guerra , alla risoluzione dei conflitti (se non relativamente alla gestione dei piccoli conflitti nella scuola dell’infanzia);
- l’assenza di qualsiasi riferimento all’educazione all’affettività e alla sessualità.
Le sottoscritte e i sottoscritti chiedono quindi che i docenti:
- nell’insegnamento dell’Educazione Civica non facciano riferimento a ideali nazionalisti e identitari, non valorizzino l’individualismo, il primato della sfera economica privata e del profitto, non promuovano l’educazione finanziaria al fine della valorizzazione del patrimonio privato.
- al contrario: educhino alla pace, alla cooperazione tra i popoli, all’importanza della solidarietà e dell’aiuto reciproco a livello personale e sociale, all’importanza di rispettare le regole fiscali per sostenere tutta la comunità. Educhino ad un’etica pubblica in campo economico contro speculatori e truffatori. Educhino al rispetto del bene comune, della “cosa pubblica” e dell’ambiente in maniera prioritaria rispetto ad uno sviluppo economico miope. Educhino all’affettività e alla sessualità nel rispetto di tutta la varietà delle persone. Educhino allo sviluppo di un pensiero critico e di scelte consapevoli sulla base dei valori della Costituzione.
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Il problema
I sottoscritti e le sottoscritte,
in linea con il parere del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI), sottolineano che le Nuove linee guida proposte dal Ministro Valditara per l’insegnamento dell’Educazione Civica presentano, in molti passaggi, una visione e dei suggerimenti non condivisibili e potenzialmente fuorvianti rispetto allo spirito costituzionale:
Il nuovo testo vede prevalere come principi fondanti:
Il sentimento di appartenenza alla Nazione: “le Linee Guida per l’insegnamento dell’educazione civica offrono una cornice efficace entro la quale poter inquadrare temi e obiettivi di apprendimento coerenti con quel sentimento di appartenenza che deriva dall’esperienza umana e sociale del nascere, crescere e convivere in un Paese chiamato Italia” (p.3)
NO, non sono condivisibili i continui riferimenti ai concetti di “Patria”, “Nazione”, “comune identità nazionale”, l’importanza data a “stemmi”, “inno e bandiere come forme di appartenenza a una Nazione”, (p.3-4) concetti nazionalistici che si contrappongono ai valori di fratellanza universale e di amicizia, di cosmopolitismo, di pace e uguaglianza tra i popoli da sempre promossi dalla Scuola pubblica, valori particolarmente importanti nel contesto di grave reviviscenza, nel mondo odierno, dei nazionalismi e dei conflitti da essi provocati. Il “nesso tra il senso civico e l’idea di appartenenza alla comunità nazionale» sostenuto dalle linee guida (p. 3) è particolarmente contraddittorio rispetto al concetto di “cittadinanza globale” che i documenti ministeriali propagandano da decenni. Risulta inoltre errata e fuorviante l’affermazione delle Linee guida secondo cui il concetto di Patria «è espressamente richiamato e valorizzato dalla Costituzione» (p. 3): esso consta infatti di due sole occorrenze [art. 52 e art. 59], denotative e in nessun modo valorizzate. La Costituzione è un documento programmatico che in radice propone un patriottismo costituzionale che assume dei valori che si oppongono al nazionalismo e all’utilizzo della nazione come elemento naturale o etnico assoluto. Il concetto di “Nazione”, inoltre, come proposto dalle Linee guida, è ormai superato sia per l’appartenenza dell’Italia ad organismi sovranazionali come l’Europa, sia per la multietnicità del nostro paese.
Lo spirito di iniziativa di imprenditorialità economica privata: “è importante educare i giovani ai concetti di sviluppo e di crescita. Per questo, la valorizzazione del lavoro, come principio cardine della nostra società, e dell’iniziativa economica privata è parte fondamentale di una educazione alla cittadinanza. La diffusione della cultura di impresa consente alle studentesse e agli studenti di potenziare attitudini e conoscenze relative al mondo del lavoro e all’autoimprenditorialità” (p.4)
“Importante risulta anche educare a riconoscere la sussidiarietà orizzontale quale principio costituzionale che promuove l’iniziativa autonoma dei cittadini, sia come “singoli” che in “forma associata”. Spirito di iniziativa e di imprenditorialità sono, inoltre, competenze sempre più richieste per affrontare le sfide e le trasformazioni sociali attuali oltre che espressione di un sentimento di autodeterminazione. Parallelamente alla valorizzazione della iniziativa economica privata si evidenzia l’importanza della proprietà privata” (p.3)
NO, la crescita economica deve essere incentivata nel rispetto del bene pubblico, finalizzata al progresso sociale e non strettamente individuale: cooperazione e non mera competizione. Lo Stato deve garantire il benessere generale dei cittadini e dell’ambiente al di là delle loro capacità imprenditoriali.
(Art.41 della Costituzione: La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali).
La promozione dell’educazione finanziaria come mero strumento per valorizzare e tutelare il patrimonio privato: “l’educazione finanziaria e assicurativa e la pianificazione previdenziale, anche con riferimento all'utilizzo delle nuove tecnologie digitali di gestione del denaro. In tale nucleo dovrà essere evidenziata l’importanza della tutela del risparmio. L’educazione finanziaria va intesa inoltre come momento per valorizzare e tutelare il patrimonio privato” (p.5).
NO, si tratta invece di elementi che vanno contestualizzati all’interno dell’orizzonte della responsabilità sociale dell’impresa e di una visione anche critica e pluralistica dell’attività economica, secondo la quale è soprattutto il lavoro e la dignità del lavoratore ad assumere centralità, in una visione della persona e della comunità non riducibili a consumatore o homo economicus. La padronanza delle teorie e delle tecniche dell’economia, e dell’economia finanziaria, non va intesa in termini strumentali in funzione di una visione competitiva e antisolidaristica, bensì come strumenti di conoscenza critica e di consapevolezza per esercitare una autentica libertà e una cittadinanza responsabile.
Si evidenziano:
- l’assenza di un riferimento esplicito all’educazione contro ogni forma di discriminazione e violenza di genere: tale educazione rientra nel nucleo di una generica educazione alla legalità. Nessun riferimento ai beni comuni, alla cooperazione e alla collaborazione, a favore invece della competizione;
- la posizione subalterna dell’ambiente e della sostenibilità rispetto all’economia e alla cultura di impresa. L’agenda 2030 sulla sostenibilità viene nominata solo a piè pagina in una piccola nota (p.4). Affermare che lo sviluppo economico deve “ovviamente” essere rispettoso della sicurezza, dell’equità, della salute, dell’ambiente, (p.4) lascia intendere una certa gerarchia dei due concetti, a vantaggio dell’economia;
- l’assenza della parola Pace: manca qualsiasi riferimento alla cultura della pace, al rifiuto della guerra , alla risoluzione dei conflitti (se non relativamente alla gestione dei piccoli conflitti nella scuola dell’infanzia);
- l’assenza di qualsiasi riferimento all’educazione all’affettività e alla sessualità.
Le sottoscritte e i sottoscritti chiedono quindi che i docenti:
- nell’insegnamento dell’Educazione Civica non facciano riferimento a ideali nazionalisti e identitari, non valorizzino l’individualismo, il primato della sfera economica privata e del profitto, non promuovano l’educazione finanziaria al fine della valorizzazione del patrimonio privato.
- al contrario: educhino alla pace, alla cooperazione tra i popoli, all’importanza della solidarietà e dell’aiuto reciproco a livello personale e sociale, all’importanza di rispettare le regole fiscali per sostenere tutta la comunità. Educhino ad un’etica pubblica in campo economico contro speculatori e truffatori. Educhino al rispetto del bene comune, della “cosa pubblica” e dell’ambiente in maniera prioritaria rispetto ad uno sviluppo economico miope. Educhino all’affettività e alla sessualità nel rispetto di tutta la varietà delle persone. Educhino allo sviluppo di un pensiero critico e di scelte consapevoli sulla base dei valori della Costituzione.
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Petizione creata in data 23 gennaio 2025