O INDAGATI O MORTI? Basta! Tutela legale per chi ci difende (GPG, Sanitari, Trasporti)

Firmatari recenti
MARCO SIMONCINI e altri 19 hanno firmato di recente.

Il problema

​Il caso recente di Roma (Casal Bruciato, 10 gennaio 2026) è l'esempio perfetto di tutto ciò che non va nella legge italiana.

​Una Guardia Giurata ferma un ladro. L'episodio sembra chiudersi lì, ma la situazione degenera in un secondo momento: il soggetto torna indietro, aggressivo e minaccioso.

Il vigilante, costretto a reagire a questa nuova aggressione per difendersi, ha la meglio.

Il risultato?

Arresto immediato per tentato omicidio.

Pochi giorni dopo, il GIP ha disposto la scarcerazione, riconoscendo gli estremi della legittima difesa.

​Tutto bene quindi? NO.

Perché intanto il vigilante è stato comunque iscritto nel registro degli indagati.

Questo atto, seppur dovuto, per una Guardia Giurata (o per un medico/infermiere pubblico) è una condanna preventiva:

  • ​Significa dover pagare avvocati e periti.

 

  • ​Significa rischiare il ritiro cautelare del porto d'armi e dei titoli da parte della Prefettura.

 

  • ​Significa rischiare il licenziamento o la sospensione dal servizio, ancor prima del processo.

 

​Il paradosso è servito:

Il Giudice dice "Ti sei difeso legittimamente", ma la burocrazia dice "Sei un indagato, quindi potresti non essere idoneo al servizio".

Questa situazione è insostenibile.

Non riguarda solo le Guardie Giurate. Riguarda l'Infermiere che si difende al Pronto Soccorso, il Capotreno che reagisce a un'aggressione. Siamo lavoratori "ibridi": abbiamo il dovere di esporci, ma se ci difendiamo veniamo stritolati dall'ingranaggio giudiziario e amministrativo.

​Chiediamo alla politica di intervenire ORA.

Non chiediamo l'impunità. Chiediamo una norma che impedisca questo automatismo distruttivo.

Chiediamo l'introduzione dell'Articolo 53-bis nel Codice Penale, per proteggere chi usa gli strumenti in dotazione per necessità operativa e non per violenza.

LA NOSTRA PROPOSTA DI LEGGE:

​Inserimento dell'Art. 53-bis C.P. (Tutela nell'uso dei mezzi di coazione per gli incaricati di pubblico servizio e servizi di sicurezza)

​"Non è punibile chi, nell'esercizio di un servizio pubblico, di pubblica necessità o di sicurezza autorizzata, è costretto a reagire fisicamente per difendere la propria incolumità o la continuità del servizio stesso, utilizzando i mezzi in dotazione in misura adeguata a neutralizzare la minaccia, con esclusione dell'uso delle armi da fuoco ove non sussista pericolo grave e imminente per la vita."

Firma per dire BASTA.

Vogliamo poter fare il nostro lavoro senza la paura che difendersi significhi perdere la divisa, il lavoro e la dignità.

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Michele PetrucciPromotore della petizione

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MARCO SIMONCINI e altri 19 hanno firmato di recente.

Il problema

​Il caso recente di Roma (Casal Bruciato, 10 gennaio 2026) è l'esempio perfetto di tutto ciò che non va nella legge italiana.

​Una Guardia Giurata ferma un ladro. L'episodio sembra chiudersi lì, ma la situazione degenera in un secondo momento: il soggetto torna indietro, aggressivo e minaccioso.

Il vigilante, costretto a reagire a questa nuova aggressione per difendersi, ha la meglio.

Il risultato?

Arresto immediato per tentato omicidio.

Pochi giorni dopo, il GIP ha disposto la scarcerazione, riconoscendo gli estremi della legittima difesa.

​Tutto bene quindi? NO.

Perché intanto il vigilante è stato comunque iscritto nel registro degli indagati.

Questo atto, seppur dovuto, per una Guardia Giurata (o per un medico/infermiere pubblico) è una condanna preventiva:

  • ​Significa dover pagare avvocati e periti.

 

  • ​Significa rischiare il ritiro cautelare del porto d'armi e dei titoli da parte della Prefettura.

 

  • ​Significa rischiare il licenziamento o la sospensione dal servizio, ancor prima del processo.

 

​Il paradosso è servito:

Il Giudice dice "Ti sei difeso legittimamente", ma la burocrazia dice "Sei un indagato, quindi potresti non essere idoneo al servizio".

Questa situazione è insostenibile.

Non riguarda solo le Guardie Giurate. Riguarda l'Infermiere che si difende al Pronto Soccorso, il Capotreno che reagisce a un'aggressione. Siamo lavoratori "ibridi": abbiamo il dovere di esporci, ma se ci difendiamo veniamo stritolati dall'ingranaggio giudiziario e amministrativo.

​Chiediamo alla politica di intervenire ORA.

Non chiediamo l'impunità. Chiediamo una norma che impedisca questo automatismo distruttivo.

Chiediamo l'introduzione dell'Articolo 53-bis nel Codice Penale, per proteggere chi usa gli strumenti in dotazione per necessità operativa e non per violenza.

LA NOSTRA PROPOSTA DI LEGGE:

​Inserimento dell'Art. 53-bis C.P. (Tutela nell'uso dei mezzi di coazione per gli incaricati di pubblico servizio e servizi di sicurezza)

​"Non è punibile chi, nell'esercizio di un servizio pubblico, di pubblica necessità o di sicurezza autorizzata, è costretto a reagire fisicamente per difendere la propria incolumità o la continuità del servizio stesso, utilizzando i mezzi in dotazione in misura adeguata a neutralizzare la minaccia, con esclusione dell'uso delle armi da fuoco ove non sussista pericolo grave e imminente per la vita."

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Vogliamo poter fare il nostro lavoro senza la paura che difendersi significhi perdere la divisa, il lavoro e la dignità.

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Michele PetrucciPromotore della petizione

I decisori

Matteo Salvini
Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, Ministro dell'Interno e Segretario della Lega Nord
Giulia Bongiorno
Ministro per la Pubblica Amministrazione
Carlo Nordio
Ministro della Giustizia
Giorgia Meloni
Presidente di Fratelli d'Italia
Andrea Ostellari
Andrea Ostellari
Sottosegretario al Ministero della Giustizia

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