Aggiornamento sulla petizioneNon punite la whistleblower - Julia Stepanowa (Yuliya Stepanova) per Rio

È definitivo: Yuliya #Stepanova non sarà a #Rio2016. Ma non ci arrenderemo ✊!

Kaj BeuterFürstenfeldbruck, Alemanha
8 de ago. de 2016
Cari sostenitori di tutto il mondo, L’aggiornamento di oggi contiene i seguenti punti: 1. Non ci arrenderemo 2. Chiamata al crowdfunding 3. Un contributo a tutti i sostenitori 4. Comunicato stampa di Yuliya e Vitaly Stepanov ☞ 1. Non ci arrenderemo! È definitivo: Yuliya non parteciperà ai Giochi Olimpici di Rio. Il Comitato Internazionale Olimpico non ha neppure accettato di ricevere da me quelle che nel frattempo sono diventate più di 268mila firme per questa petizione. Yuliya e Vitaly mi hanno detto che il Comitato non ha risposto a nessuna delle loro ulteriori richieste di rivedere la decisione del Comitato stesso. Negli ultimi giorni sono stati contattati da parecchi media che hanno chiesto loro se si sarebbero rivolti al Tribunale Arbitrale dello Sport (CAS) per perorare la causa della partecipazione di Yuliya a Rio. Hanno diffuso un comunicato stampa che vi allego. Gli Stepanov hanno accettato che fosse una decisione del Comitato Olimpico quella di permettere a Yuliya di competere e hanno detto che non sarebbero andatui in tribunale. Con questo, non c’è più alcuna possibilità che Yuliya gareggi a Rio, visto che il Comitato non cambierà idea. La nostra petizione quindi non è servita a niente? Non ha avuto e non ha importanza? SI', CE L’HA! Lo scrittore Hermann Broch dice che l’indifferenza è il crimine più grande e credo davvero che abbia ragione. Voi, amici miei, non avete mostrato indifferenza - e questo ha fatto la differenza. Ha fatto la differenza per Yuliya e Vitaly, che ci hanno mandato un video grandioso per ringraziarvi del vostro supporto e mi hanno scritto più volte per dire quanto importante sia stato per loro sentire di non essere soli. ---> Ecco il video: https://www.youtube.com/watch?v=Zcd5VuJjAic&feature=youtu.be Hanno anche citato la nostra petizione nel loro comunicato stampa, mostrando quando abbia inciso per loro. E ha fatto la differenza per il Comitato Internazionale Olimpico e per lo sport russo. La libertà è il diritto di dire alle persone quello che non si vogliono sentire dire. E se questo arriva da così taaaaaaaaante persone, la voce arriva forte e chiara. La nostra petizione è stata commentata e promossa in tutto il mondo da alcuni dei principali giornali e delle più importanti tv. E se la differenza che abbiamo fatto forse non è enorme, resta comunque una differenza che ha reso il mondo un po’ migliore. Dovremmo tenere aperta questa petizione fino al giorno della finale degli 800 metri femminile a Rio. Per favore parlatene a più amici che potete, su Twitter, Facebook, etc, via messaggio e chiedete a tutti quelli che conoscete di firmare. Più firme abbiamo, più possiamo ricordare al mondo, nel giorno degli 800 metri, che c’è una persona che manca lì sulla linea di partenza. Una persona che ci sarebbe dovuta essere: Yuliya Stepanova. ☞☞ 2. Appello al crowdfunding Permettetemi di darvi un ulteriore suggerimento per fare la differenza. Come molti di voi sanno, gli Stepanov hanno dovuto lasciare la loro casa, il loro Paese, si sono dovuti nascondere e non hanno avuto alcun appoggio da nessuna organizzazione sportiva. Poichè i loro permessi di lavoro non sono ancora stati rilasciati, devono dipendere da sostegni esterni. Alcune grandi personalità sportive si sono riunite e hanno deciso di lanciare un’iniziativa di raccolta fondi che potete trovare a questo link: www.future-stepanov.com È in inglese, tedesco, francese, spagnolo, italiano, portoghese e giapponese. Se ognuno di noi contribuisce anche con pochissimo, possiamo fare un’enorme differenza. Agiamo insieme ancora una volta e facciamo veramente la differenza! Immaginate 250.000 persone contribuire anche solo con un dollaro o un euro. Sarebbe un segnale fantastico. Sono personalmente in contatto con le persone che stanno organizzando questo crowdfunding, e vi posso assicurare che questi soldi prenderanno la giusta direzione. Ho già contribuito e sarebbe grandioso se lo faceste anche voi. ☞☞☞ 3. Un contributo a tutti i sostenitori Permettetemi di ringraziarvi per lo splendido supporto da tutto il mondo, e permettetemi di ringraziarvi anche a nome di Yuliya e Vitaly. Siete coloro che realmente incarnano lo spirito olimpico, e questo è grandioso! Uno speciale ringraziamento ai miei traduttori Julia Scheipl, Serge Amougou e Nina Holzschneider e a tutto il team di change.org. Sono assolutamente d’accordo con il giornalista sportivo Christoph Becker che così ha commentato sul "Frankfurter Allgemeine Zeitung" (http://tinyurl.com/hpc3hmj) "La petizione non cambierà la decisione, Yuliya Stepanova non parteciperà. Ciò nonostante il numero dei sostenitori continua a crescere di diverse centinaia di persone di ora in ora. Loro hanno capito: Lasciate che il Comitato Olimpico decida a porte chiuse, su accordi le cui ragioni sono incomprensibili a chi non sia familiare con i mantra dei funzionari sportivi: di più, di più, di più. Pià potere, più soldi, più io. I sostenitori di Stepanova hanno semplicemente voltato le spalle a tutto questo. Hanno votato con un click, dalla Giamaica alla Nuova Zelanda, dalla Norvegia al Sudafrica. Sembra che lo spirito Olimpico sia ancora abbastanza in forma. Sta solo ovviamente evitato il Comitato Olimpico. È un ragazzo intelligente") ☞☞☞☞ 4. "Ci è stato chiesto da numerosi media se Yuliya abbia presentato o presenterà ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport (CAS), nella speranza di rovesciare la decisione del CIO di non lasciarla competere a Rio. Queste domande seguono la recente decisione del CAS, secondo cui l'azione del CIO - che impediva agli atleti russi di partecipare alla competizione in ragione di un precedente allontanamento per doping - non è inapplicabile, in quanto non rispetta il diritto degli atleti a una naturale giustizia. Il CIO in precedenza aveva stabilito che: “Al Comitato Olimpico Russo non è permesso far entrare alle Olimpiadi di Rio 2016 nessun atleta che sia sanzionato per doping, anche se lui o lei ha scontato la sanzione". Nel nostro comunicato stampa del 25 luglio abbiamo dichiarato che lo status di Yuliya di atleta precedentemente sanzionata per doping non ha alcuna rilevanza etica o giuridica per la decisione sulla sua domanda di competere, poiché il Codice WADA prevede pienamente che gli atleti tornino a competere dopo aver scontato una sanzione per doping. Il CAS si è già pronunciato su questo tema nei confronti del CIO nel 2011, mettendo in chiaro che l'imposizione di un divieto aggiuntivo sugli atleti per una violazione antidoping precedente non è valida né applicabile. Da qui, l’ultima decisione del CAS non è stata per noi una sorpresa. Si è dimostrato ancora una volta che la decisione del CIO di negare a Yuliya il diritto di partecipare come atleta neutrale viola essa stessa i principi della giustizia naturale e non segue alcuna logica, se non il desiderio di punire un informatore pienamente credibile e di proteggere e sostenere gli atleti e i funzionari che, secondo il Rapporto McLaren, hanno imbrogliato "al di là di ogni ragionevole dubbio". Siamo delusi che il CIO abbia chiuso gli occhi di fronte ai rischi che Yuliya ha dovuto correre - e di fronte al danno alla sua carriera atletica - allo scopo di rendere nota la truffa sistematica in Russia e di tenere alti gli ideali espressi nel Codice Mondiale Anti-Doping. Per lei, essere definita "non abbastanza etica per i Giochi" nel comunicato stampa del CIO, il 24 luglio, è stato un colpo tremendo. E ancora di più, è stato profondamente deludente che la cosiddetta "Commissione Etica” del CIO abbia screditato Yuliya, fornendo informazioni false nello stesso comunicato stampa. Crediamo che l'attenzione del CIO sulla passata sanzione di Yuliya per doping sposti i riflettori lontano dal vero problema, ovvero che il CIO non ha preso alcun provvedimento contro la Russia per aver punito Yuliya in quanto informatore attendibile, impedendole di essere parte della squadra olimpica della Russia. In nessun momento il CIO, a differenza della IAAF, ha fatto pubblicamente richiesta alle autorità sportive russe affinché riconoscessero la nostra whistleblower per aver portato un contributo importante e prezioso allo sport pulito in Russia. Questo equivale a una discriminazione politica, in diretta violazione della Carta Olimpica, e non è stato da nessuna parte menzionato nella decisione del CIO. La nostra delusione e la nostra tristezza sono enormi. Abbiamo chiesto umilmente al CIO che a Yuliya - dato che il Comitato Olimpico russo non l’avrebbe mai nominata - venisse permesso di competere come atleta neutrale ai Giochi di Rio, in conformità con le norme IAAF e con l'approvazione della IAAF. Non abbiamo chiesto un trattamento speciale, essendo lei un’atleta olimpica completamente qualificata. Al contrario, abbiamo chiesto che venisse ricollocata nella posizione che avrebbe avuto se non avesse mai rischiato tutto, denunciando il programma di doping in Russia. Inoltre, nonostante le chiare dichiarazioni del Comitato Olimpico Russo e della Federazione russa di atletica affinché non venisse nominata la sua partecipazione ai Giochi, Yuliya ha confermato alla Commissione Etica del CIO che sarebbe stata disposta a competere sotto la bandiera russa. Mentre alla Russia è stato consentito di inviare centinaia di atleti ai Giochi, la richiesta di Yuliya è stata negata. Anche se abbiamo il cuore spezzato, desideriamo precisare che abbiamo fin dall'inizio scelto di non seguire un percorso giudiziario. Siamo consapevoli che il CIO ha facoltà di invitare ai Giochi chiunque ritenga. Crediamo che, esercitando tale discrezione per negare a Yuliya un posto nella competizione, mandi il messaggio che il Codice mondiale antidoping e i valori dell'Olimpiade sono solo sulla carta. Di conseguenza, non presenteremo ricorso al CAS. Più di 268mila persone hanno firmato una petizione per chiedere al CIO di rivedere la sua decisione. Ci auguriamo che sempre più cittadini si uniranno all’appello al fine di mostrare al CIO che la sua decisione è sbagliata e ingiusta. Non sentiamo, tuttavia, che combattere questo attraverso il Tribunale Sportivo sia la strada da percorrere".
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