

No al centro di ricerca UdA in zona alluvionale: ripensiamone la localizzazione
Il problema

Alla c.a. del Magnifico Rettore Prof. Liborio Stuppia e degli Organi di governo dell'Università degli Studi "G. d'Annunzio" di Chieti-Pescara
L'Università "G. d'Annunzio" di Chieti-Pescara ha individuato l'area dell'ex Cofa — l'ex mercato ortofrutticolo alla foce del fiume Pescara, a ridosso del porto turistico — come sede di un nuovo centro di ricerca sull'innovazione, la sostenibilità e la salute, finanziato con fondi PNRR.
L'idea è buona. Il posto è sbagliato.
Quell'area è classificata dal Piano Stralcio di Difesa dalle Alluvioni (PSDA) della Regione Abruzzo come zona di pericolosità idraulica molto elevata ed elevata. Non è una valutazione opinabile: è una classificazione tecnico-scientifica adottata dall'Autorità di Bacino competente, sulla base di dati oggettivi, per proteggere i cittadini.
Costruire qui un edificio pubblico di pregio significherebbe:
- dare un cattivo esempio, derogando alle norme di sicurezza idraulica proprio da parte dell'istituzione che ha il compito di insegnare il metodo scientifico;
- aprire la strada a richieste analoghe da parte di privati, che potrebbero pretendere di edificare nelle stesse condizioni in altre aree a rischio della città, vanificando anni di pianificazione per la sicurezza.
Chiediamo al Rettore e agli organi di governo dell'Ateneo di:
- Aprire un tavolo con il Ministero competente e con l'Agenzia per la Coesione Territoriale per discutere lo spostamento del centro di ricerca, senza perdere il finanziamento PNRR.
- Valutare localizzazioni alternative già disponibili nel patrimonio pubblico — tra cui le aree di via Tavo a Rancitelli, recentemente acquisite dal Comune dopo un lungo contenzioso e già liberate dalle palazzine Clerico demolite nel 2025: un luogo che, proprio per la sua storia di degrado e abbandono, potrebbe diventare un presidio di conoscenza e riscatto per il quartiere.
- Aprire una discussione pubblica per costruire una visione condivisa del futuro della sede pescarese dell'Ateneo: sostenibile, inclusiva, radicata nel territorio.
L'Università pubblica ha una missione. Firmiamo perché la rispetti.
Come ricorda i il Decimo Rapporto sulle città di Urban@it, Centro nazionale di studi per le politiche urbane:
“Oggi il contributo delle università pubbliche deve concentrarsi sempre più e in modo sistematico sui luoghi e sulle comunità ai quali la stessa università appartiene, così da contribuire realmente a produrre nuovo valore e ad allargare la platea di chi può beneficiare, a cominciare dagli stessi studenti che sono innanzitutto, cittadini”.
Piero Rovigatti
Professore associato di Progettazione Urbanistica, DdA – Università "G. d'Annunzio"

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Il problema

Alla c.a. del Magnifico Rettore Prof. Liborio Stuppia e degli Organi di governo dell'Università degli Studi "G. d'Annunzio" di Chieti-Pescara
L'Università "G. d'Annunzio" di Chieti-Pescara ha individuato l'area dell'ex Cofa — l'ex mercato ortofrutticolo alla foce del fiume Pescara, a ridosso del porto turistico — come sede di un nuovo centro di ricerca sull'innovazione, la sostenibilità e la salute, finanziato con fondi PNRR.
L'idea è buona. Il posto è sbagliato.
Quell'area è classificata dal Piano Stralcio di Difesa dalle Alluvioni (PSDA) della Regione Abruzzo come zona di pericolosità idraulica molto elevata ed elevata. Non è una valutazione opinabile: è una classificazione tecnico-scientifica adottata dall'Autorità di Bacino competente, sulla base di dati oggettivi, per proteggere i cittadini.
Costruire qui un edificio pubblico di pregio significherebbe:
- dare un cattivo esempio, derogando alle norme di sicurezza idraulica proprio da parte dell'istituzione che ha il compito di insegnare il metodo scientifico;
- aprire la strada a richieste analoghe da parte di privati, che potrebbero pretendere di edificare nelle stesse condizioni in altre aree a rischio della città, vanificando anni di pianificazione per la sicurezza.
Chiediamo al Rettore e agli organi di governo dell'Ateneo di:
- Aprire un tavolo con il Ministero competente e con l'Agenzia per la Coesione Territoriale per discutere lo spostamento del centro di ricerca, senza perdere il finanziamento PNRR.
- Valutare localizzazioni alternative già disponibili nel patrimonio pubblico — tra cui le aree di via Tavo a Rancitelli, recentemente acquisite dal Comune dopo un lungo contenzioso e già liberate dalle palazzine Clerico demolite nel 2025: un luogo che, proprio per la sua storia di degrado e abbandono, potrebbe diventare un presidio di conoscenza e riscatto per il quartiere.
- Aprire una discussione pubblica per costruire una visione condivisa del futuro della sede pescarese dell'Ateneo: sostenibile, inclusiva, radicata nel territorio.
L'Università pubblica ha una missione. Firmiamo perché la rispetti.
Come ricorda i il Decimo Rapporto sulle città di Urban@it, Centro nazionale di studi per le politiche urbane:
“Oggi il contributo delle università pubbliche deve concentrarsi sempre più e in modo sistematico sui luoghi e sulle comunità ai quali la stessa università appartiene, così da contribuire realmente a produrre nuovo valore e ad allargare la platea di chi può beneficiare, a cominciare dagli stessi studenti che sono innanzitutto, cittadini”.
Piero Rovigatti
Professore associato di Progettazione Urbanistica, DdA – Università "G. d'Annunzio"

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Petizione creata in data 25 giugno 2026