NO AI BOVINI DA MACELLO E IMPIANTO BIOGAS A BORGOTREBBIA (PC)

Il problema

Chiediamo lo Stop e riconversione di questo progetto zootecnico avviato dall’azienda agricola Casabella a Borgotrebbia (Piacenza). Un’azienda italiana con un impianto di Biogas, già presente sul territorio, che ha ottenuto i permessi per costruire una maxi stalla che ospiterà 240 bovini destinati al macello, ed un altro impianto di biogas.

Come è ormai noto a tutti l’allevamento intensivo di animali è l’industria più distruttiva al mondo non solo a livello etico, ma anche e soprattutto a livello ambientale. 

Ricordiamoci che se esistesse un metodo efficace per controllare le emissioni di CO2 negli allevamenti molto probabilmente non saremmo in piena crisi climatica. 

La fermentazione enterica di una sola mucca da latte è responsabile dell’emissione di circa 2 tonnellate di anidride carbonica e 20 tonnellate di liquame all'anno dei quali 80 kg sono composti azotati gravemente inquinanti per l’ambiente. I liquami sono inoltre responsabili della formazione di una grande quantità di polveri sottili. La creazione di una nuova stalla, con 240 animali, comporterebbe un massiccio incremento di tali sostanze che avranno un grave impatto ambientale e saranno dannose per la salute umana.

Per quanto gli impianti di Biogas possano essere un’utile risorsa per contrastare l’inquinamento di CO2 dovuto ai reflui nell’ambito zootecnico, questo dovrebbe valere per gli allevamenti già esistenti.

L'attuazione di un progetto di questa portata va nella direzione esattamente contraria rispetto alla TRANSIZIONE ECOLOGICA, che in questo momento di crisi climatica e salutare dovrebbe incentivare la riduzione degli allevamenti in favore di un'agricoltura sostenibile ad uso umano.

Secondo l’Ispra (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), si deve ricorrere ad “azioni strutturali”. La decrescita della produzione di carne non può essere affidata esclusivamente alle buone abitudini alimentari dei consumatori. Vanno, invece, progettati interventi programmatici di natura politica e istituzionale a livello locale e nazionale, per limitare e controllare l’attività imprenditoriale.

Per creare questo impianto il minimo terreno necessario è di 3 ettari, quindi risulterà essere vicino al centro abitato, creando un disagio incredibile ai cittadini perché i liquami utilizzati emanano cattivi odori molto forti.

Lì vicino infatti c’è la scuola, la chiesa e i parchi giochi frequentati da bambini, l’argine dove in tantissimi vanno a fare sport. Inoltre la distanza aerea dal centro città di Piacenza è davvero ridotta. E lo smaltimento di questi liquami? Solitamente finiscono nelle falde acquifere.

I problemi che pongono queste centrali biogas sono molteplici: emissioni in atmosfera, polveri sottili, odori, scarti e rifiuti, rumori, rischi sanitari, rischi idrogeologici, traffico e inquinamento. 

Aumenterà notevolmente anche il passaggio di mezzi pesanti su strade già ampiamente trafficate (le mura di via XXI Aprile, la rotonda dell’ospedale...) per trasportare materie prime così come prodotti finali, e questo comporterà elevate emissioni di anidride carbonica (Non dimentichiamoci dell’autostrada che passa proprio di fianco al paese).

Infine sottolineiamo la riduzione dei valori delle proprietà immobiliari del quartiere e alla perdita di clientela per le attività commerciali della zona.

Per allevamenti intensivi, la Pianura Padana è messa in ginocchio da questa realtà. Greenpeace afferma che “più della metà dell’impronta ecologica del settore zootecnico dipende dalle regioni del Bacino Padano, con la Lombardia che contribuisce per oltre un quarto all’impatto nazionale e che sta divorando il 140% della biocapacità regionale”. In Emilia-Romagna siamo al 44%. Gli allevamenti intensivi in Italia sono tra le maggiori cause dell’inquinamento da particolato, infatti contaminano l’aria più degli autoveicoli. Contaminano anche la terra, le acque dolci e i mari attraverso sostanze tossiche mortali. La presenza considerevole di azoto e fosforo nell’acqua e nell’aria provoca carenza di ossigeno e uccide gli ecosistemi.

Ora vi chiedo: vi piacerebbe vivere vicino a questi impianti? Fareste crescere i vostri figli in un quartiere del genere? Noi no. Fermiamo questa oscenità! Bastano 2 minuti per firmare la petizione e aiutarci!

Chiediamo alle istituzioni competenti e al sindaco Patrizia Barbieri e al Comune di Piacenza di FERMARE l'ampliamento: la salute pubblica e la tutela dell'ambiente devono essere prioritarie.

Proponiamo la riconversione in Produzione di Alimenti più sostenibili per il pianeta, per la salute degli esseri umani e animali.

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Dorin Anna Di GenovaPromotore della petizione

24.632

Il problema

Chiediamo lo Stop e riconversione di questo progetto zootecnico avviato dall’azienda agricola Casabella a Borgotrebbia (Piacenza). Un’azienda italiana con un impianto di Biogas, già presente sul territorio, che ha ottenuto i permessi per costruire una maxi stalla che ospiterà 240 bovini destinati al macello, ed un altro impianto di biogas.

Come è ormai noto a tutti l’allevamento intensivo di animali è l’industria più distruttiva al mondo non solo a livello etico, ma anche e soprattutto a livello ambientale. 

Ricordiamoci che se esistesse un metodo efficace per controllare le emissioni di CO2 negli allevamenti molto probabilmente non saremmo in piena crisi climatica. 

La fermentazione enterica di una sola mucca da latte è responsabile dell’emissione di circa 2 tonnellate di anidride carbonica e 20 tonnellate di liquame all'anno dei quali 80 kg sono composti azotati gravemente inquinanti per l’ambiente. I liquami sono inoltre responsabili della formazione di una grande quantità di polveri sottili. La creazione di una nuova stalla, con 240 animali, comporterebbe un massiccio incremento di tali sostanze che avranno un grave impatto ambientale e saranno dannose per la salute umana.

Per quanto gli impianti di Biogas possano essere un’utile risorsa per contrastare l’inquinamento di CO2 dovuto ai reflui nell’ambito zootecnico, questo dovrebbe valere per gli allevamenti già esistenti.

L'attuazione di un progetto di questa portata va nella direzione esattamente contraria rispetto alla TRANSIZIONE ECOLOGICA, che in questo momento di crisi climatica e salutare dovrebbe incentivare la riduzione degli allevamenti in favore di un'agricoltura sostenibile ad uso umano.

Secondo l’Ispra (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), si deve ricorrere ad “azioni strutturali”. La decrescita della produzione di carne non può essere affidata esclusivamente alle buone abitudini alimentari dei consumatori. Vanno, invece, progettati interventi programmatici di natura politica e istituzionale a livello locale e nazionale, per limitare e controllare l’attività imprenditoriale.

Per creare questo impianto il minimo terreno necessario è di 3 ettari, quindi risulterà essere vicino al centro abitato, creando un disagio incredibile ai cittadini perché i liquami utilizzati emanano cattivi odori molto forti.

Lì vicino infatti c’è la scuola, la chiesa e i parchi giochi frequentati da bambini, l’argine dove in tantissimi vanno a fare sport. Inoltre la distanza aerea dal centro città di Piacenza è davvero ridotta. E lo smaltimento di questi liquami? Solitamente finiscono nelle falde acquifere.

I problemi che pongono queste centrali biogas sono molteplici: emissioni in atmosfera, polveri sottili, odori, scarti e rifiuti, rumori, rischi sanitari, rischi idrogeologici, traffico e inquinamento. 

Aumenterà notevolmente anche il passaggio di mezzi pesanti su strade già ampiamente trafficate (le mura di via XXI Aprile, la rotonda dell’ospedale...) per trasportare materie prime così come prodotti finali, e questo comporterà elevate emissioni di anidride carbonica (Non dimentichiamoci dell’autostrada che passa proprio di fianco al paese).

Infine sottolineiamo la riduzione dei valori delle proprietà immobiliari del quartiere e alla perdita di clientela per le attività commerciali della zona.

Per allevamenti intensivi, la Pianura Padana è messa in ginocchio da questa realtà. Greenpeace afferma che “più della metà dell’impronta ecologica del settore zootecnico dipende dalle regioni del Bacino Padano, con la Lombardia che contribuisce per oltre un quarto all’impatto nazionale e che sta divorando il 140% della biocapacità regionale”. In Emilia-Romagna siamo al 44%. Gli allevamenti intensivi in Italia sono tra le maggiori cause dell’inquinamento da particolato, infatti contaminano l’aria più degli autoveicoli. Contaminano anche la terra, le acque dolci e i mari attraverso sostanze tossiche mortali. La presenza considerevole di azoto e fosforo nell’acqua e nell’aria provoca carenza di ossigeno e uccide gli ecosistemi.

Ora vi chiedo: vi piacerebbe vivere vicino a questi impianti? Fareste crescere i vostri figli in un quartiere del genere? Noi no. Fermiamo questa oscenità! Bastano 2 minuti per firmare la petizione e aiutarci!

Chiediamo alle istituzioni competenti e al sindaco Patrizia Barbieri e al Comune di Piacenza di FERMARE l'ampliamento: la salute pubblica e la tutela dell'ambiente devono essere prioritarie.

Proponiamo la riconversione in Produzione di Alimenti più sostenibili per il pianeta, per la salute degli esseri umani e animali.

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Dorin Anna Di GenovaPromotore della petizione

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Petizione creata in data 24 novembre 2021