NO a questa riforma del trasporto pubblico della Regione Lazio

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Il problema

La riorganizzazione del trasporto pubblico locale attraverso le nuove Unità di Rete, affidate ad Astral, nasce con l'obiettivo dichiarato di migliorare la mobilità tra i Comuni del Lazio. Un obiettivo condivisibile, che però deve essere valutato sulla base dei risultati concreti e dell'impatto sulla vita quotidiana dei cittadini.

Fin dalle prime settimane di attivazione sono emerse criticità evidenti. In numerosi territori i cittadini hanno denunciato difficoltà nel comprendere il nuovo sistema, individuare le fermate e conoscere gli orari. Non è un caso che alcuni Comuni siano stati costretti a predisporre autonomamente materiale informativo per spiegare ai propri cittadini il funzionamento del servizio, evidenziando le carenze nella comunicazione istituzionale.

Ancora più discutibile è stato il metodo adottato. Regione Lazio e Astral hanno avviato numerosi tavoli di confronto con i sindaci per modificare percorsi, fermate e orari, riconoscendo di fatto che il progetto necessitava di correzioni. Tuttavia, in molti Comuni questi incontri non sono mai stati realmente condivisi con la cittadinanza. I pendolari, gli studenti, i lavoratori e le associazioni che utilizzano quotidianamente il trasporto pubblico non sono stati coinvolti nelle scelte che li riguardavano direttamente. Le modifiche sono arrivate senza un adeguato percorso di partecipazione e senza una comunicazione preventiva efficace.

Le scelte più difficili da comprendere riguardano però il nuovo sistema tariffario, il profilo tecnologico e la continuità dei percorsi.

Per quanto riguarda il SISTEMA TARIFFARIO invece di rafforzare il sistema integrato Metrebus, già conosciuto e utilizzato da migliaia di utenti, la Regione Lazio ha introdotto una tariffazione separata attraverso Metrebus Plus. Ciò significa che il cittadino deve orientarsi tra sistemi differenti, titoli di viaggio diversi, modalità di utilizzo più complesse e aumenti dei costi da sopportare.

Questa scelta non può essere letta come un intervento isolato. Solo pochi mesi fa la Regione Lazio aveva già disposto un significativo aumento del costo del BIRG, il titolo di viaggio integrato utilizzato quotidianamente da migliaia di pendolari, passato da 8,00 a 9,50 euro. Oggi, anziché rafforzare quel sistema di integrazione tariffaria rendendolo più semplice, accessibile e conveniente, si introduce Metrebus Plus, un circuito separato che rischia di aumentare ulteriormente i costi e la complessità per gli utenti. Il messaggio che arriva ai pendolari è profondamente sbagliato: invece di premiare chi sceglie ogni giorno il trasporto pubblico contribuendo a ridurre traffico, inquinamento e consumi energetici, si chiedono nuovi sacrifici economici proprio a quella categoria che dovrebbe essere maggiormente sostenuta. Le esperienze europee più efficaci dimostrano che il successo del trasporto pubblico si costruisce attraverso l'integrazione: un unico sistema tariffario, un'unica piattaforma digitale per pianificare gli spostamenti, informazioni omogenee e servizi coordinati tra tutti gli operatori. È così che si semplifica la vita degli utenti e si incentiva l'abbandono dell'auto privata. La frammentazione dei titoli di viaggio, degli strumenti informativi e delle piattaforme tecnologiche va invece nella direzione opposta, rendendo il trasporto pubblico meno attrattivo e meno competitivo rispetto all'utilizzo dell'automobile.

Questa decisione appare ancora più incomprensibile in un momento storico in cui il costo della vita continua ad aumentare. Le famiglie devono già far fronte all'aumento delle bollette, dei carburanti, dei beni alimentari e dei servizi essenziali. In questo contesto, chiedere un ulteriore titolo di viaggio per utilizzare linee che dovrebbero essere parte integrante del trasporto pubblico regionale significa aggiungere un nuovo costo a carico dei cittadini, andando nella direzione opposta rispetto a quella che dovrebbe seguire una politica di sostegno alla mobilità pubblica.

Le conseguenze rischiano di essere pesanti anche dal punto di vista ambientale. Chi dispone di un'automobile e può permetterselo sarà naturalmente portato a valutare se convenga continuare a sostenere costi aggiuntivi e maggiori disservizi per il trasporto pubblico oppure utilizzare direttamente il mezzo privato. È un meccanismo prevedibile: se il trasporto pubblico diventa più complicato e più costoso, una parte degli utenti sceglierà l'automobile. Questo significa più traffico, maggior consumo di carburante, aumento delle emissioni inquinanti e maggiore congestione delle nostre strade, in aperta contraddizione con gli obiettivi di sostenibilità ambientale che la stessa Regione dichiara di perseguire. Il peggioramento quindi alla fine toccherà anche chi non utilizza il TPL.

Ma la domanda più importante riguarda chi questa scelta non potrà permettersela. Chi non possiede un'automobile, chi è uno studente, un pensionato, un lavoratore pendolare o appartiene a una famiglia con difficoltà economiche, quali alternative avrà? Un servizio pubblico dovrebbe garantire il diritto alla mobilità, non creare nuove disuguaglianze tra chi ha la possibilità di scegliere e chi, invece, dipende esclusivamente dal trasporto collettivo.

Anche sotto il PROFILO TECNOLOGICO il nuovo sistema presenta evidenti limiti. Le linee delle Unità di Rete non risultano integrate nell'applicazione Cotral, lo strumento (da poco ristrutturato) che migliaia di pendolari utilizzano quotidianamente per programmare i propri spostamenti. Oggi un utente è spesso costretto a consultare siti diversi, documenti PDF e pagine web dedicate per ricostruire un viaggio che prima poteva essere organizzato attraverso un'unica piattaforma. Non è questo il concetto di innovazione digitale. Nel 2026 un servizio pubblico dovrebbe consentire di pianificare un viaggio in pochi secondi, con informazioni in tempo reale e strumenti integrati, non costringere i cittadini a cercare manualmente orari e coincidenze.

Per quanto concerne LA CONTINUITA’ dei percorsi l'impostazione delle UdR è diversa da quella Cotral:

Cotral privilegiava collegamenti diretti verso i poli principali;
le UdR sono progettate come una rete di adduzione verso stazioni ferroviarie e nodi di scambio.
Questo significa che alcune tratte oggi richiedono uno o più cambi dove prima esisteva una corsa diretta. La Regione presenta questa scelta come una "razionalizzazione" della rete.

Per un pendolare, però, un cambio in più significa:

  • aumento del tempo complessivo;
  • maggiore rischio di perdere la coincidenza;
  • minore affidabilità.

Questa situazione assume un rilievo ancora maggiore per le persone con disabilità e per tutti i cittadini con mobilità ridotta. L'accessibilità non riguarda soltanto la presenza di autobus attrezzati, ma anche la possibilità di accedere facilmente alle informazioni sul servizio. Il Regolamento (UE) n. 181/2011 riconosce il diritto delle persone con disabilità o a mobilità ridotta di ricevere informazioni accessibili e di poter utilizzare il trasporto pubblico senza discriminazioni. Un sistema frammentato, distribuito su portali diversi e privo di una reale integrazione digitale rischia di trasformarsi in una barriera aggiuntiva proprio per le categorie che dovrebbero essere maggiormente tutelate.

Il trasporto pubblico rappresenta un servizio essenziale e uno strumento di inclusione sociale. Per questo motivo le scelte della Regione Lazio dovrebbero andare nella direzione della semplificazione e non della complicazione; dell'integrazione e non della frammentazione; della partecipazione dei cittadini e non delle decisioni calate dall'alto.

Alla luce di tutto questo, una domanda diventa inevitabile: quale necessità ha realmente giustificato l'affidamento di una parte del servizio ad Astral attraverso un sistema separato da quello già esistente? Se il risultato è una tariffazione distinta, strumenti digitali non integrati, percorsi in parte riorganizzati con maggiori cambi, una comunicazione insufficiente e costi potenzialmente più elevati per gli utenti, qual è il beneficio concreto che il pendolare dovrebbe aver ottenuto rispetto al sistema precedente?

Le riforme del trasporto pubblico si giudicano dai vantaggi che producono per i cittadini, non dalla loro complessità amministrativa. Se il cambiamento rende il servizio più difficile da comprendere, più oneroso da utilizzare e meno immediato da pianificare, allora è legittimo chiedersi se siano stati realmente messi al centro gli interessi degli utenti o piuttosto esigenze organizzative estranee ai bisogni di chi ogni giorno utilizza autobus e treni per studiare, lavorare o accedere ai servizi essenziali.

È questa la domanda alla quale la Regione Lazio dovrebbe rispondere con chiarezza. Perché se l'obiettivo era migliorare la mobilità dei cittadini, allora ogni scelta dovrebbe tradursi in un trasporto pubblico più semplice, più integrato, più conveniente e più accessibile. Oggi, purtroppo, molti pendolari hanno la percezione di trovarsi esattamente nella situazione opposta.

Per queste ragioni chiediamo alla Regione Lazio di sospendere l'estensione del modello delle Unità di Rete ad altri territori fino a quando non saranno risolte le criticità emerse nelle aree già interessate dalla sperimentazione. È necessario aprire un vero confronto pubblico con i Comuni, i pendolari, le associazioni dei consumatori e le organizzazioni che rappresentano le persone con disabilità, affinché la riforma venga profondamente rivista.

Chiediamo inoltre il pieno reintegro delle nuove linee nel sistema tariffario Metrebus, l'integrazione di tutti i servizi nelle piattaforme digitali utilizzate dai pendolari, il mantenimento dei collegamenti diretti laddove rappresentino la soluzione più efficiente e una revisione della tariffazione affinché nessun cittadino sia costretto a sostenere costi aggiuntivi per usufruire di un servizio pubblico essenziale.

Il trasporto pubblico non può diventare un costo in più per le famiglie, né un ostacolo alla mobilità. Deve essere uno strumento di coesione sociale, di tutela ambientale e di sviluppo del territorio. Se una riforma produce maggiore complessità, nuovi costi e minore accessibilità, non va difesa per principio: va corretta. E fino a quando queste criticità non saranno superate, è doveroso fermarne l'estensione e rimettere al centro l'interesse dei cittadini.

 

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chiara ortolaniPromotore della petizione

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