Architetti per il patrimonio tutelato - SISMA 2016

Il problema

Sisma 2016: gli architetti e la Soprintendenza Speciale! Il MiBACT dimentica…


Abbiamo appreso con soddisfazione della nomina, finalmente, di un Soprintendente Speciale per le aree colpite dal Sisma. Vi è la speranza che si possa immediatamente lavorare per portare quel necessario slancio propulsivo ad una azione che appare stagnante, in modo particolare per la salvaguardia del Patrimonio Culturale, che risulta essere incredibilmente e penosamente ancora poco efficace. Pochissimi gli interventi urgenti a garantire la salvaguardia degli edifici colpiti, incredibilmente difficoltosa la necessaria movimentazione delle opere d’arte dai luoghi a rischio stretta ancora tra incomprensibili burocratiche inefficienze da parte di chi ha responsabilità diretta.
Ciò che stupisce ancor di più è la perdita del prezioso patrimonio di esperienze che in questi anni il Paese aveva conquistato affrontando i disastri che avevano colpito il nostro sempre più fragile territorio. Scomparso il rapporto tra MiBAC e Regioni del terremoto delle Marche e Umbria del 1997, che aveva permesso di avere, nell’immediato, consapevolezza dei danni con unici sopralluoghi realizzati da squadre integrate di architetti, ingegneri, storici dell’arte e/o archeologici, responsabili regionali, referenti comunali, oggi indiscriminatamente suddivisi in più sopralluoghi da parte di personale diverso. Faticosamente recuperato (non del tutto) il coinvolgimento del volontariato specializzato in beni culturali che aveva caratterizzato il terremoto dell’Aquila nel 2009, nella corretta e rapidissima movimentazione delle opere d’arte. Dimenticata l’esemplare esperienza del deposito attrezzato del sisma Emilia 2012, con tutto il sistema di tutela e valorizzazione delle opere realizzato a Sassuolo dallo stesso MiBACT.


A questo inspiegabile azzeramento e il caos di questi mesi nei territori feriti l’unico barlume di razionalità è sembrata la volontà di creare una Soprintendenza Speciale che coordinasse tutti gli interventi di messa in sicurezza, consolidamento e restauro dei beni culturali: un organismo tecnico – specialistico in grado di contribuire ad una sapiente gestione dei cantieri sotto il duplice profilo della sicurezza e della conservazione dell’ integrità storico ed artistica degli edifici tutelati.


L’Ufficio del Soprintendente sarà affiancato da una segreteria tecnica di progettazione formata da 12 tecnici e da un’ altra ventina di tecnici che opereranno sul territorio, sia di nuova assunzione che comandati da altri Enti e Uffici.


Si apprende ora da un’intervista rilasciata dall’ing. Iannelli a Il Messaggero del 18 novembre che l’unità tecnica di progettazione sarà formata da 12 ingegneri, reclutati in tempi rapidissimi. Come non nascondere inquietudine se questa prospettiva dovesse essere effettivamente realizzata.
Sappiamo tutti come, almeno da venti anni a questa parte, in sede scientifica e in sede giudiziaria-amministrativa, si sia dovuto lottare per l’applicazione concreta del principio che debba essere la figura professionale dell’architetto a coordinare la progettazione e la direzione dei lavori di restauro di un immobile di valore culturale. E come tale impegno si sia sviluppato anche in una forma di “verifica” nei confronti delle Soprintendenze stesse affinché i progetti di restauro autorizzati fossero a firma di un architetto.
Appare perciò quanto meno paradossale che proprio la segreteria tecnica di progettazione della Soprintendenza speciale per le aree colpite dal sisma sia composta esclusivamente da 12 ingegneri! Non si entra nel merito del perché si sia deciso per una figura amministrativa a capo della Soprintendenza speciale, il cui percorso curriculare sembra mostrare esperienze in tema di appalti e non di progettazione, ma si chiede che non si azzeri anche in questa scelta operativa il valore del lavoro e delle competenze professionali specifiche.


Occorre, pertanto, in tempi più che rapidi, mobilitarsi su questo fronte.


Il “cuore antico” del nostro Paese è stato ferito, e gravemente; il precario equilibrio economico e sociale di aree fragili e delicate è stato sconvolto ed esso si reggeva anche sull’importanza simbolica e identitaria di quel Patrimonio culturale d’interesse eccezionale e di diffusione capillare che rende(va) queste zone di un fascino e di un’ importanza unici.
Le operazioni di ricostruzione e di restauro non possono essere finalizzate esclusivamente all’ obiettivo della sicurezza antisismica perché ciò comporterebbe dei rischi enormi: perdita di identità, sradicamento, spopolamento. La sicurezza è l’esigenza primaria ma attenzione a non confonderla con puri calcoli matematici che spesso poco hanno a che fare con la concretezza d’interventi su strutture antiche complesse e poco adatte ad essere classificate attraverso modelli matematici. L’esperienza passata dei famosi cordoli in cemento armato su strutture elastiche in muratura dovrebbe far capire quanto la struttura debba essere compresa attraverso la storia, la sensibilità per i materiali e non ultimo lo stretto rapporto con suolo e contesto, per intervenire con sensibilità e sapienza.

Bisogna esigere per tanti e qualificati motivi, quindi, e per ragioni professionali, che nella segreteria di progettazione e nell’unità di supporto nei territori, ci sia un’adeguata quantità di architetti esperti in restauro e consolidamento, che i progetti siano firmati da architetti, che i direttori dei lavori siano architetti, nel rispetto della legge. Sarebbe intollerabile che proprio un Ufficio del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo aggirasse la legge!

Gli architetti italiani, figure apprezzate in tutto il mondo per le loro competenze nel settore specifico dei beni culturali, esprimono l’esigenza che il Ministro Franceschini e il Segretario Generale architetto Pasqua Recchia, non smentiscano l’operato della propria istituzione, chiedendo al Soprintendente Iannelli di muoversi nella giusta e legittima direzione.


Il Coordinamento
ARCHITETTI IN AZIONE

Questa petizione aveva 1499 sostenitori

Il problema

Sisma 2016: gli architetti e la Soprintendenza Speciale! Il MiBACT dimentica…


Abbiamo appreso con soddisfazione della nomina, finalmente, di un Soprintendente Speciale per le aree colpite dal Sisma. Vi è la speranza che si possa immediatamente lavorare per portare quel necessario slancio propulsivo ad una azione che appare stagnante, in modo particolare per la salvaguardia del Patrimonio Culturale, che risulta essere incredibilmente e penosamente ancora poco efficace. Pochissimi gli interventi urgenti a garantire la salvaguardia degli edifici colpiti, incredibilmente difficoltosa la necessaria movimentazione delle opere d’arte dai luoghi a rischio stretta ancora tra incomprensibili burocratiche inefficienze da parte di chi ha responsabilità diretta.
Ciò che stupisce ancor di più è la perdita del prezioso patrimonio di esperienze che in questi anni il Paese aveva conquistato affrontando i disastri che avevano colpito il nostro sempre più fragile territorio. Scomparso il rapporto tra MiBAC e Regioni del terremoto delle Marche e Umbria del 1997, che aveva permesso di avere, nell’immediato, consapevolezza dei danni con unici sopralluoghi realizzati da squadre integrate di architetti, ingegneri, storici dell’arte e/o archeologici, responsabili regionali, referenti comunali, oggi indiscriminatamente suddivisi in più sopralluoghi da parte di personale diverso. Faticosamente recuperato (non del tutto) il coinvolgimento del volontariato specializzato in beni culturali che aveva caratterizzato il terremoto dell’Aquila nel 2009, nella corretta e rapidissima movimentazione delle opere d’arte. Dimenticata l’esemplare esperienza del deposito attrezzato del sisma Emilia 2012, con tutto il sistema di tutela e valorizzazione delle opere realizzato a Sassuolo dallo stesso MiBACT.


A questo inspiegabile azzeramento e il caos di questi mesi nei territori feriti l’unico barlume di razionalità è sembrata la volontà di creare una Soprintendenza Speciale che coordinasse tutti gli interventi di messa in sicurezza, consolidamento e restauro dei beni culturali: un organismo tecnico – specialistico in grado di contribuire ad una sapiente gestione dei cantieri sotto il duplice profilo della sicurezza e della conservazione dell’ integrità storico ed artistica degli edifici tutelati.


L’Ufficio del Soprintendente sarà affiancato da una segreteria tecnica di progettazione formata da 12 tecnici e da un’ altra ventina di tecnici che opereranno sul territorio, sia di nuova assunzione che comandati da altri Enti e Uffici.


Si apprende ora da un’intervista rilasciata dall’ing. Iannelli a Il Messaggero del 18 novembre che l’unità tecnica di progettazione sarà formata da 12 ingegneri, reclutati in tempi rapidissimi. Come non nascondere inquietudine se questa prospettiva dovesse essere effettivamente realizzata.
Sappiamo tutti come, almeno da venti anni a questa parte, in sede scientifica e in sede giudiziaria-amministrativa, si sia dovuto lottare per l’applicazione concreta del principio che debba essere la figura professionale dell’architetto a coordinare la progettazione e la direzione dei lavori di restauro di un immobile di valore culturale. E come tale impegno si sia sviluppato anche in una forma di “verifica” nei confronti delle Soprintendenze stesse affinché i progetti di restauro autorizzati fossero a firma di un architetto.
Appare perciò quanto meno paradossale che proprio la segreteria tecnica di progettazione della Soprintendenza speciale per le aree colpite dal sisma sia composta esclusivamente da 12 ingegneri! Non si entra nel merito del perché si sia deciso per una figura amministrativa a capo della Soprintendenza speciale, il cui percorso curriculare sembra mostrare esperienze in tema di appalti e non di progettazione, ma si chiede che non si azzeri anche in questa scelta operativa il valore del lavoro e delle competenze professionali specifiche.


Occorre, pertanto, in tempi più che rapidi, mobilitarsi su questo fronte.


Il “cuore antico” del nostro Paese è stato ferito, e gravemente; il precario equilibrio economico e sociale di aree fragili e delicate è stato sconvolto ed esso si reggeva anche sull’importanza simbolica e identitaria di quel Patrimonio culturale d’interesse eccezionale e di diffusione capillare che rende(va) queste zone di un fascino e di un’ importanza unici.
Le operazioni di ricostruzione e di restauro non possono essere finalizzate esclusivamente all’ obiettivo della sicurezza antisismica perché ciò comporterebbe dei rischi enormi: perdita di identità, sradicamento, spopolamento. La sicurezza è l’esigenza primaria ma attenzione a non confonderla con puri calcoli matematici che spesso poco hanno a che fare con la concretezza d’interventi su strutture antiche complesse e poco adatte ad essere classificate attraverso modelli matematici. L’esperienza passata dei famosi cordoli in cemento armato su strutture elastiche in muratura dovrebbe far capire quanto la struttura debba essere compresa attraverso la storia, la sensibilità per i materiali e non ultimo lo stretto rapporto con suolo e contesto, per intervenire con sensibilità e sapienza.

Bisogna esigere per tanti e qualificati motivi, quindi, e per ragioni professionali, che nella segreteria di progettazione e nell’unità di supporto nei territori, ci sia un’adeguata quantità di architetti esperti in restauro e consolidamento, che i progetti siano firmati da architetti, che i direttori dei lavori siano architetti, nel rispetto della legge. Sarebbe intollerabile che proprio un Ufficio del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo aggirasse la legge!

Gli architetti italiani, figure apprezzate in tutto il mondo per le loro competenze nel settore specifico dei beni culturali, esprimono l’esigenza che il Ministro Franceschini e il Segretario Generale architetto Pasqua Recchia, non smentiscano l’operato della propria istituzione, chiedendo al Soprintendente Iannelli di muoversi nella giusta e legittima direzione.


Il Coordinamento
ARCHITETTI IN AZIONE

I decisori

Dario Franceschini
Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
Arch. Pasqua Recchia, Segretario Generale del MIBACT
Arch. Pasqua Recchia, Segretario Generale del MIBACT

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Petizione creata in data 25 novembre 2016