Mise à jour sur la pétitionStop alle trivellazioni in mare: fermiamo il business del petrolio!Le estrazioni di gas di Angela Angelina e il rischio subsidenza a largo di Lido Di Dante
Legambiente OnlusRome, Italie
8 août 2018

Un blitz sulla spiaggia di Lido di Dante (Ra) per fermare il fenomeno della subsidenza che sta interessando il litorale ravennate, in particolare in corrispondenza della piattaforma ENI di estrazione gas Angela Angelina, la più vicina alla costa di tutta Italia.

Legambiente, in occasione del transito di Goletta Verde verso Porto Garibaldi, ha rilanciato la petizione #NoOil (https://bit.ly/2NWh8oI) indirizzata al ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, mettendo in evidenza un altro fenomeno pericoloso determinato dalla presenza delle piattaforme a largo delle nostre coste.  

Si tratta della subsidenza: in Emilia Romagna interessa in particolare il litorale ravennate dove, dal 1984 al 2011, si è verificato un abbassamento massimo del suolo di circa 45 centimetri. Il record negativo si ha nel tratto costiero che va da Lido Adriano fino ad oltre la Bocca del T. Bevano, proprio di fronte alla piattaforma ENI di estrazione gas Angela Angelina che - a meno di 2 km dalla costa - determina un aumento della tendenza naturale alla subsidenza. 

“La piattaforma Angela Angelina, con le sue estrazioni di gas a ridosso della costa, concorre in modo significativo all’abbassamento del suolo, fenomeno che proprio sulla costa di fronte ha raggiunto livelli allarmanti - commenta Lorenzo Frattini, presidente di Legambiente Emilia Romagna - con un abbassamento di ben 45 cm dal 1984 ad oggi. Nel periodo che va dal 2011 al 2016 tali tendenze diminuiscono ma, stando ai dati forniti da ARPAE, rimane comunque il record massimo di abbassamento regionale della costa con 15 mm/anno. Proprio per l’innegabile evidenza della correlazione subsidenza-estrazioni, l’amministrazione del Comune di Ravenna sembra avere aperto una trattativa con la stessa ENI ed il MISE per anticiparne la chiusura. Al momento, però, le promesse dell’amministrazione ravennate sembrano non avere nessun riscontro oggettivo e ogni anno che passa aumenta il rischio per l’entroterra. Restiamo dunque in attesa di sapere se questo processo si attuerà o meno - conclude Frattini - e se alle dichiarazioni sui giornali del Sindaco seguiranno anche atti. Noi certo non smetteremo di batterci per la difesa della costa e del clima e per ottenere la dismissione di questa e di tutte le altre piattaforme di estrazione presenti in regione”.

In Emilia Romagna le fonti fossili coprono l’89,1% dei consumi totali regionali (Simeri GSE, 2015), contro il 10,9% da fonti rinnovabili. La produzione di petrolio, nel 2017, è stata pari a 18,4 mila tonnellate, lo 0,4% della produzione nazionale, mentre quella di gas è stata di 1.819,2 milioni di Smc, pari a circa il 32,2% della produzione nazionale che, stando agli attuali consumi, coprirebbero lo 0,03% del fabbisogno del nostro Paese attraverso la produzione di olio, e il 2,4% con quella di gas. Numeri certamente poco incidenti ma che nei territori e nei mari interessati dai progetti di trivellazione portano a rischi ambientali importanti: in caso di incidente, infatti, verrebbero messi in ginocchio turismo e pesca, come testimoniato dal disastro causato nel 2010 dalla piattaforma petrolifera della BP nel Golfo del Messico. 

Per questo rilanciamo l'appello al ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio affinché vengano bloccati i progetti di estrazione di petrolio e gas e cancellati tutti i sussidi ancora oggi garantiti alle fonti fossili.

 

 

 

Soutenir maintenant
Signez cette pétition
Copier le lien
Facebook
WhatsApp
X
E-mail