Neuigkeit zur PetitionStop alle trivellazioni in mare: fermiamo il business del petrolio!La piattaforma Rospo Mare, una minaccia per le nostre coste
Legambiente OnlusRome, Italien
05.08.2018

Temperature record, siccità, incendi, fenomeni metereologici estremi, territori in ginocchio. L’emergenza climatica e la necessità di piani di adattamento è sotto gli occhi di tutti. Nonostante gli Accordi sul clima di Parigi e gli impegni presi per contrastare i cambiamenti climatici si persevera nell'incentivare l’uso dei combustibili fossili, fornendo quasi quattro volte più sussidi, in Italia pari a 14 miliardi di euro l’anno, a questo settore che alle energie rinnovabili.

Fermare le estrazioni di idrocarburi e, di conseguenza, uscire definitivamente dalla dipendenza dalle fonti fossili, è un passo fondamentale per arrestare il cambiamento climatico. Tale stop infatti permetterebbe di ridurre le emissioni di CO2 di oltre 750 milioni di tonnellate, ovvero il 5,8% al 2020, un obiettivo importante confermato anche da tutte le ricerche scientifiche che continuano a mettere in evidenza l’urgente necessità di contenere l'aumento della temperatura globale entro 1,5 °C per evitare gravi ripercussioni su persone ed ecosistemi.

Legambiente dalla spiaggia di Punta Penna, luogo minacciato dalla presenza della piattaforma petrolifera Rospo Mare di Edison ed Eni, ha ribadito il suo appello al Ministro dello Sviluppo Economomico, Luigi Di Maio, a invertire la rotta sul fronte delle politiche energetiche del nostro Paese, abbandonando le fonti fossili che portano a rischi ambientali importanti.

In Abruzzo questo rischio è rappresentato da Rospo Mare: gli impianti di produzione, che Edison gestisce in qualità di operatore al 62% in joint venture con Eni al 38%, sono installati sulle piattaforme di Rospo Mare A-B-C distanti 2 chilometri dalla nave di stoccaggio FSO Alba Marina. Il titolo minerario, concesso il 9 marzo 1978 per trenta anni, è stato prorogato una prima volta nel 2008 fino al 9 marzo 2018. È arrivata ora una nuova proroga, di altri 5 anni, fino al 9 marzo 2023, concessa ad Edison ed Eni dal Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE) per la piattaforma situata davanti alla costa tra Vasto e Termoli, in un tratto di mare prospiciente il nascente Parco della costa teatina. La decisione del dicastero è stata pubblicata nel bollettino dell’Unmig (Ufficio Nazionale Minerario per gli Idrocarburi e le Georisorse) di Ottobre 2017. Il decreto autorizza “la prosecuzione del normale esercizio della coltivazione con gli impianti e i pozzi esistenti, senza variazione del programma dei lavori già approvato” oltre alla riduzione dell’area da 369,62 kmq a 277,30 kmq.

Le tre piattaforme e la nave FPO di Rospo Mare sono all’interno delle 12 miglia per le quali Edison aveva chiesto la Valutazione di Impatto Ambientale per l’autorizzazione per la perforazione di diversi nuovi pozzi. La norma approvata dal Parlamento esclude entro le 12 miglia nuove operazioni di perforazione per tutti i titoli, ma un decreto del MiSE, assolutamente inaccettabile, sta cercando di bypassare in maniera subdola tale divieto di legge introducendo la possibilità per i concessionari di chiedere la modifica del programma dei lavori.

 

 

 

Jetzt unterstützen
Petition unterschreiben
Link kopieren
WhatsApp
Facebook
E-Mail
X