La Formazione è un bene di prima necessità

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                                                                    Al Ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina

 

Egregia Ministra,

siamo un gruppo di docenti del Liceo Scientifico “Aristotele” di Roma, sinceramente preoccupati dalla deriva che la paradossale situazione scolastica attuale potrebbe prendere.

La presente lettera nasce dall’esigenza di condividere con Lei e con il mondo della Scuola non solo alcune riflessioni in merito allo stato in cui si trova oggi la nostra Istituzione, ma anche proposte e/o suggerimenti per la futura ripresa delle attività.

Come tutti i nostri colleghi in questo momento, ci stiamo impegnando e ci impegneremo in tutti i modi per attuare quella “didattica” a distanza che, in un momento emergenziale, ci consente di essere vicini ai nostri alunni, ben certi e consapevoli, tuttavia, che questa modalità debba costituire l’eccezione e non la regola del fare scuola.

Diverse sono le criticità riscontrate ed evidenziate durante questo mese di lezioni, che tuttavia non sembrano essere debitamente riconosciute e ammesse da parte Sua. Nonostante i numeri snocciolati ad ogni occasione per magnificare le qualità e le opportunità della DaD, la realtà dei fatti è che essa rimane uno strumento fortemente selettivo, elitario e, comunque, poco efficace: un pallido surrogato di scuola, che non può e non deve sostituire la didattica in presenza.

L’apprendimento è un processo complesso, che può avvenire soltanto all’interno di una cornice emotiva e relazionale che lo strumento multimediale non consente, poiché svilisce la componente esperienziale e sociale e trasforma la didattica in una mera esposizione di contenuti.

La preoccupazione diviene sgomento quando si apprende che la ripresa dell’attività didattica viene relegata in fondo alle preoccupazioni del Governo, surclassata persino dalla riapertura dei centri sportivi e degli stabilimenti balneari. Lungi da noi volerci sostituire ai Comitati tecnico-scientifici, che si occupano giustamente della salute pubblica e siedono ai tavoli di concertazione con le associazioni industriali, che fronteggiano la minaccia di una recessione, ma in questo difficile momento che il Paese sta affrontando riteniamo sia giusto rimettere al centro della discussione la Scuola, che pare essere vista come un argomento opzionale da differire ad altri momenti dell’agenda di Governo. Tutte le nazioni europee stanno prevedendo tempistiche e modalità di ritorno sui banchi, sempre tenendo conto dell’evoluzione di questa perniciosa epidemia, ma l’Italia non sembra agire allo stesso modo in tal senso.

Se dal quattro maggio potranno aprire con gradualità le aziende, perché non avviare anche una altrettanto graduale riapertura delle scuole, a partire dalle quinte classi della scuola secondaria? Perché non permettere a dei giovani adulti, come sono di fatto i ragazzi dell’ultimo anno del ciclo delle superiori, di prepararsi al meglio per un esame che Lei stessa continua a definire “un esame serio”? Le motivazioni non possono essere logistiche: se rientrano solo le quinte classi, ogni Istituto avrà aule a sufficienza per suddividere gli alunni in modo che siano rispettate tutte le norme a tutela della salute che vengono indicate; e non possono essere da ostacolo nemmeno motivazioni organizzative del lavoro dei docenti, in quanto solo una parte di essi sarebbe coinvolta e non si determinerebbe quindi lo spostamento di un numero eccessivo di persone, che sarebbe sicuramente minore rispetto ad una fabbrica che riapre.

Per quanto riguarda settembre, vorremmo qui indicarle alcune priorità di cui, a nostro parere, bisognerà tener conto, in vista di una possibile necessità di rendere graduale il rientro a scuola:

 

1.     Dedicare le prime settimane dell’anno scolastico di qualsiasi classe e ordine scolastico a chi è svantaggiato: i ragazzi con il sostegno, i ragazzi che non siamo riusciti a raggiungere con la DAD, i ragazzi che, malgrado la DAD, sono rimasti indietro. Questi ragazzi hanno bisogno di una cura particolare ed è nei loro diritti.

2.     Qualora non si possa rientrare tutti in classe, garantire la didattica esclusivamente in presenza per le classi prime di ogni ciclo di scuola: Lei sa in quanto Dirigente Scolastico quanto sia fondamentale il primo anno di scuola, cosa significhi la formazione di un gruppo classe e quanto allo sviluppo di ciascun elemento della classe faccia bene un gruppo classe coeso e solidale. Se la DAD ha potuto fare qualcosa con ragazzi che già conoscevamo, nulla potrà fare con ragazzi che non conoscono i loro docenti.

3.     Sempre nell’ipotesi di dover rendere graduale il rientro scolastico, garantire la didattica esclusivamente in presenza alle classi conclusive dei cicli di istruzione, che devono completare un percorso e prepararsi a un esame di Stato.

4.     Per tutte le altre classi, pensare a una modalità mista, con metà degli alunni in presenza e metà in streaming, con rotazione periodica.

 

Confidando nella sua sensibilità e nella disponibilità al confronto, La ringraziamo per l’attenzione che vorrà prestarci

 

                                                                                                                                             I docenti

Alessia La Barbera, Giovanna Mayer, Giorgio Zaccaria, Tiziana Abatiello, Angela Papa, Carlo Conti, Catia Mevi, Maria Cristina Sirchia, Ferdinando Galdi, Maria S. La Serra, Francesco Ardino, Cinzia Belmonte, Alessandro Pucci, Valeria Casaluce, Daniela Bucci, Stefano Ceccarelli, Nadia Pali, Loredana Adamo, Roberta Carrozzo, Lorenzo Dorelli, Maria Grazia Giannini, Giovanna Trovalusci, Marilena De Blasio, Chiara Ercoli.