La settimana corta a scuola è illegale e dannosa per gli studenti

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Gentile ministro Bussetti, negli ultimi anni molte scuole medie inferiori e superiori hanno introdotto un orario scolastico articolato su cinque giorni settimanali, cioè dal lunedì al venerdì, piuttosto che sui classici sei giorni dal lunedì al sabato. Si allunga l'orario delle lezioni per accorciare il numero di giorni. Si tratta della cosiddetta “settimana corta”, che piace alle scuole, perché riescono così a risparmiare sui costi del riscaldamento e del personale.  La “settimana corta” incontra anche il favore di quei docenti e quelle famiglie che preferiscono avere il sabato libero; ma ha anche incontrato molti oppositori in quei docenti, genitori e studenti che ritengono sia dannosa per il processo formativo ed il benessere degli studenti. Consideriamo il caso di uno studente della scuola media inferiore. Non serve essere un esperto di scienze dell’educazione per comprendere che non si possono reggere con profitto sei ore di lezione, dalle ore 8 alle 14. È disumano costringere dei ragazzi appena usciti dalla scuola primaria a stare a scuola per sei ore. La sesta è un’ora persa, in quanto gli alunni sono ormai stanchi ed affamati. Ne consegue che su un monte ore settimanale di trenta ore, sono da considerarne sprecate cinque. Inoltre bisogna considerare che il carico di compiti da fare a casa è eccessivo (le materie da studiare sono sei invece di cinque e si ha un’ora in meno a disposizione). Si impone così un ritmo troppo stressante che ricade negativamente sull’efficacia del processo di apprendimento e sulla possibilità stessa di riuscire a completare tutti i compiti assegnati. Inoltre diventa difficile dedicarsi ad attività extrascolastiche (sport, corsi di musica, ecc.) anch’esse importanti per lo sviluppo psico-fisico dei ragazzi, conciliandole con corsi extracurricolari pomeridiani a scuola e compiti da fare a casa. E tutto questo è ancora più deleterio per i ragazzi fragili, con disturbi specifici di apprendimento, o che semplicemente hanno bisogno di più tempo per apprendere. Inoltre in caso di malattia degli alunni, l’orario concentrato in 5 giorni comporta più ore di lezioni perse e maggiori difficoltà nel recuperare gli argomenti spiegati ed i compiti assegnati (per esempio un’assenza di 5 giorni fa perdere 30 ore di lezione invece di 25).

Contro la “settimana corta” sono quindi stati presentati in varie regioni italiane diversi ricorsi al TAR, che hanno visto vincere chi si opponeva alla “settimana corta”. Perché comunque la si pensi sui vantaggi e sugli svantaggi, una cosa è incontestabile: la “settimana corta” è illegale, in quanto consente di svolgere solo 169 giorni di lezione e non i 200 stabiliti dalla legge, che così recita: “la determinazione delle date di inizio e di conclusione delle lezioni ed il calendario delle festività devono essere tali da consentire, lo svolgimento di almeno 200 giorni di effettive lezioni” (art. 74 d.lgs. 16 aprile 1994 n. 297). E non si può invocare a favore della “settimana corta” il principio dell’autonomia, introdotto dal D.P.R. n. 275/1999, in quanto “L'autonomia organizzativa […] si esplica […] fermi restando i giorni di attività didattica annuale previsti a livello nazionale”, (art. 21, comma 8 della L. 15 marzo 1997 n. 59). È vero che l’art. 5 del D.P.R. 8 marzo 1999 n. 275 stabilisce che: “l'orario complessivo del curricolo e quello destinato alle singole discipline e attività sono organizzati fermi restando […] il rispetto del monte ore annuale”. Ma lo stesso D.P.R. all’art. 17, abrogando alcuni articoli del suddetto d.lgs. n. 297/1994, ha conservato il citato art. 74, che resta in vigore. Ciò significa che ogni scuola non deve rispettare solo il monte ore annuale, ma anche i 200 giorni in cui si esplica tale monte ore. Infatti il TAR Liguria ha stabilito che “la determinazione del calendario scolastico è di competenza regionale, ai sensi dell’art. 138 d.lgs. 112/98 che tuttavia non può operare in contrasto con i limiti stabiliti dall’art. 74 d.lgs. 297/94 che stabilisce in 200 il numero minimo dei giorni di lezione […]. In definitiva il calendario scolastico, e prima di esso la norma di riferimento, è stabilito con riferimento ad una articolazione su sei giorni settimanali anziché cinque” (sentenza N. 59/2016 del 08/01/2016).

È grave che anche alcune regioni abbiano preso la strada del consentire alle scuole di attivare, tacitamente o esplicitamente, la “settimana corta”, violando la legge. È quanto per la prima volta ha fatto esplicitamente la Regione Campania, che con DGR n. 339 del 05/06/2018, dopo aver stabilito che “per tutti gli ordini e i gradi d’istruzione e per i percorsi formativi le lezioni abbiano inizio il giorno 12 settembre 2018 e terminino il giorno 8 giugno 2019, per un totale previsto di n. 204 giorni di lezione”, afferma che “le istituzioni scolastiche, nel rispetto del monte ore annuale, pluriennale o di ciclo, previsto per le singole discipline e attività obbligatorie potranno modulare l'articolazione delle lezioni in non meno di cinque giorni settimanali (settimana corta)”. Ma le scuole che sceglieranno la “settimana corta” non potranno svolgere 204 giorni di lezione, per cui la Regione Campania chiede alle scuole due cose incompatibili.

Gentile ministro Bussetti, chi Le scrive è un padre che ha sperimentato per il proprio figlio che frequenta la scuola media inferiore, i gravi danni apportati dalla “settimana corta”, dal punto di vista didattico ed organizzativo. Sono anche un docente di scuola media superiore, per cui Lei è il mio Ministro. Anche Lei è stato un docente ed ha insegnato legislazione scolastica all’Università Cattolica di Milano e di Pavia. Le chiedo quindi di intervenire con la Sua competenza ed autorità per ristabilire nelle scuole il principio di legalità, chiarendo che la “settimana corta” è illegale e quindi non può essere attivata. Glielo chiedo non solo perché le istituzioni scolastiche non possono operare nell’illegalità, ma soprattutto per il bene dei nostri figli, soprattutto di quelli con maggiori difficoltà nell’apprendimento, con disturbi specifici di apprendimento o bisogni educativi speciali, che sono i più danneggiati dalla “settimana corta”.

Con stima la saluto cordialmente.

                                                                 Prof. Pasquale Violante



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