VIGILI DEL FUOCO SENZA ASSICURAZIONE INAIL. Un infortunio di Stato

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Vigili del Fuoco permanenti e volontari costretti a pagarsi le cure. 

Necessita adesione all’INAIL.

• Al Ministro dell’Interno
• Al Ministro del Lavoro
• Ai Parlamentari della XVIII Legislatura

I Vigili del Fuoco sono costretti a pagarsi le cure e i presidi sanitari occorrenti a seguito di ricorrenti infortuni professionali.

I Vigili del Fuoco: professionisti del soccorso che svolgono un lavoro difficile, rischioso, usurante che richiede elevate doti professionali abbinate ad altrettanto elevate prestazioni psicofisiche. Una professione che si svolge in ambienti che mutano costantemente, condizionata da fattori umani, sociali, tecnologici e ambientali sempre diversi, talvolta imprevedibili.
Lavoratori a rischio che, oltre ad essere pochi e scarsamente retribuiti, non godono nemmeno di sufficienti coperture previdenziali e assicurative.
Stiamo parlando di professionisti formati per affrontare ogni tipo di emergenza. Lavoratori turnisti, che sanno quando inizia il loro turno di servizio ma non sanno se e quando il loro turno finirà. Lavoratori e volontari sempre disponibili a risolvere i tanti problemi che una società sempre più fragile si trova ad affrontare. Di giorno, di notte, con il caldo o con il freddo, nei giorni festivi e in quelli feriali. Sempre. A qualsiasi costo. Talvolta a costo della vita.
La problematica è stata più volte segnalata anche nella precedente legislatura. Riteniamo debbano essere superate le persistenti e ingiustificate esclusioni dei Vigili del Fuoco dall'INAIL. Per questo chiediamo un puntuale intervento parlamentare.

Per una miglior comprensione della problematica, alleghiamo una scheda tecnica.
Grazie per la cortese attenzione.

#infortuniodiStato #vigilidelfuoco

Per informazioni: Luca Cipriani. Cell.3452364420. E-mail: lucacipriani62@gmail

SCHEDA

Vigili del Fuoco permanenti e volontari:
assenza di cure sanitarie e tutele in caso di infortunio sul lavoro. Necessita adesione all’INAIL.

1) Introduzione
Le preoccupazioni più volte espresse dai Vigili del Fuoco, costretti a pagarsi cure e presidi sanitari anche per gli infortuni e le malattie professionali, se attentamente vagliate portano ad evidenziare una ingiustificata assenza di tutele assicurative garantite a tutti i lavoratori.

Infatti, i Vigili del Fuoco non sono assicurati con l’INAIL per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Quindi, il ristoro delle spese mediche da loro anticipate dipende dal riconoscimento, lungo e incerto, della causa di servizio che interviene a distanza di molto tempo, spesso a distanza di anni.

Questa semplice puntualizzazione, richiama tutta una serie di contraddizioni, a cominciare proprio dall’esclusione dei Vigili del Fuoco, permanenti e volontari, dall'assicurazione INAIL. Assicurazione nella quale sono compresi fra i soggetti tutelati, ad esempio, gli addetti ad operazioni di salvataggio e spegnimento degli incendi, mentre permangono esclusi proprio i Vigili del Fuoco.

Eppure, come noto “tutti i dipendenti pubblici sono assicurati INAIL senza che sia di ostacolo la contestuale previsione di istituti specifici quali l'equo indennizzo, coesistente con la rendita INAIL, salva la incumulabilità fino a concorrenza”.


2) Perché i Vigili del Fuoco sono esclusi dall’INAIL?

Una responsabilità, quella della mancata adesione all’INAIL, che evidenzia una incoerenza burocratica pesante, proprio perché si persevera nel trascurare il fatto che la guarigione, oltre ad essere un diritto del lavoratore, è anche un interesse dello Stato come datore di lavoro e come istituzione.

I Vigili del fuoco sono esclusi per una restrittiva lettura dell'articolo 1 del T.U. n.1124/1965.

Più precisamente, la dicotomia si è forgiata anche a causa di una supposta autonomia di intervento del Corpo, nel presupposto che il sistema di welfare “interno al Corpo” sappia assicurare prestazioni equivalenti a quelle infortunistiche.

Infatti, chiamata ad intervenire negli scorsi anni, la Corte costituzionale, alla luce delle prove addotte dall'Amministrazione, ha ritenuto sufficienti le prestazioni infortunistiche, tutte da dimostrare, teoricamente assicurate ai Vigili del fuoco.

È rimasta, così, una evidente sperequazione fra i lavoratori civili e i Vigili del Fuoco:
 ai dipendenti civili è riconosciuto il diritto ad entrambe le prestazioni (equo indennizzo o rendita INAIL, con il limite del divieto di cumulo e comunque con la possibilità di scelta).

 ai vigili, invece, è negata la possibilità di scelta, in quanto l’incerta previsione di ipotetiche coperture da causa di servizio esclude il diritto alle prestazioni INAIL.

Una scelta incoerente, anche perché, come si può leggere dalla documentazione storica, nella pronuncia della Consulta poco si parla del recupero della salute e della capacità lavorativa, che richiedono, come noto, quella tempestività e accuratezza che solo l'assicurazione infortuni INAIL offre attraverso le collaudate procedure di presa in carico del lavoratore. Una evidente incoerenza che non è sfuggita ai giudici di merito i quali hanno sollevato la questione di legittimità costituzionale ritenendo la norma dell'articolo 1 discriminatoria per i Vigili del Fuoco

Detto che la cd “causa di servizio” non dovrebbe escludere il diritto a poter beneficiare delle prestazioni INAIL, soprattutto per la parte in cui questa assicurazione si evolve in una prospettiva di effettiva presa in carico del soggetto di fronte all'infortunio, vale la pena evidenziare la limitata copertura assicurativa di cui i Vigili del Fuoco dispongono a si pagano attraverso l’ONA.

3) O.N.A. (Opera Nazionale di Assistenza per il Personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco)

L'Opera Nazionale di Assistenza per il Personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco provvede all'assistenza materiale e culturale degli appartenenti al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco in servizio e in quiescenza, ai loro familiari, agli orfani.

Fra le sue attività, l’O.N.A., in mancanza di copertura INAIL, stipula una assicurazione per il personale.

Da anni, alcuni errati interventi di spending review, hanno fatto venir meno le coperture, a tal punto che si è registrato, per un lungo periodo, il mancato rinnovo da parte dell’ONA dell’assicurazione (privata) di malattia che sosteneva, seppur in parte, le cure per le lesioni o malattie riportate in servizio, e non solo.

Un fatto spiacevole, considerato che lo Stato ha erroneamente considerato l’ONA come un ente finanziato dallo Stato, facendolo rientrare nella procedura della decurtazione del 50% dei fondi in riassegnazione dal Ministero dell’Economia e Finanze.

Va precisato e sottolineato che l’ONA, in realtà, si auto-finanzia con una quota parte delle prestazione rese dal personale del Corpo Nazionale Vigili del Fuoco sui servizi di prevenzione e vigilanza, nonché con il versamento di alcune trattenute a carico del personale.

Venute meno le risorse, e quindi fortemente ridimensionata l'assicurazione ONA, gli infortunati devono fare fronte alle necessità di cura a loro spese, salvo rimborso dopo l’eventuale riconoscimento della causa di servizio. La conseguenza è evidente.

Il venir meno degli istituti minimi di salvaguardia assicurati dall’ONA, ha evidenziato un mal celato malessere, dovuto al deterioramento della salute e sicurezza di una categoria esposta a rischi e condizioni di lavoro rischiose e logoranti. Questo, in presenza di un sistema previdenziale e pensionistico incerto e un preoccupante innalzamento dell’età media del personale destinato al soccorso.

È, questo, un paradosso causato da una disattenzione grave se letta in quadro di sollecitazioni normative, rivolte a tutto il mondo del lavoro, sempre maggiori rispetto alla prevenzione non solo dei rischi, ma anche alle loro conseguenze invalidanti a breve e lungo termine.

Va valutato anche il fatto che, aggirando la questione dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni, si limita la possibilità dei Vigili del Fuoco di destinare le loro risorse, quelle dell’ONA, a moderne e più puntuali forme di welfare previdenziale o sanitario, se non addirittura impiegarle per lo sviluppo del loro Fondo Unico di Amministrazione (FUA).

4) Conclusioni

Riteniamo, per quanto sopra esposto, che i tempi siano maturi per un intervento, in sede legislativa, finalizzato a garantire, con l’adesione all’INAIL, piena e totale tutela per i rischi professionali dei Vigili del Fuoco, come di altri Corpi.

Si tratterebbe di una giusta risposta alle richieste avanzate da generosi servitori dello Stato, esposti a rischi particolari.

Si sanerebbe così anche la contraddittorietà di un sistema che:
 da un lato propone forme di prevenzione raffinate integrate con momenti assicurativi (le due “materie” sono confluite in un'unica gestione, l'INAIL);
 dall'altro, favorisce la perdita da parte del sistema generale dei dati infortunistici per larghe categorie di lavoratori che sono fuori dalla tutela generale INAIL, privando così il sistema d'informazioni e dati circa l'andamento del fenomeno in tali settori.

Risulterà a tutti evidente che il tema delle tutele garantita dall'ONA non risolve il problema della mancata copertura INAIL. E' un tema generale poiché a nostro avviso le risorse destinate all’ONA rientrano fra le forme di welfare contrattuale che devono essere ridefinite dalla categoria con lo Stato datore di lavoro, nel quadro di una contrattazione complessiva con tanti elementi collegati fra loro. Interventi trancianti dello Stato legislatore su questo tema, rafforzano, come evidenziato, la necessità di ricondurre specifiche tutele in ordinari meccanismi di assicurazione sociale.

 



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