Aborto chirurgico o farmacologico? La scelta è della donna!

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Le donne che chiedono di interrompere una gravidanza devono avere accesso alle tecniche più moderne, più rispettose della loro integrità fisica e psichica e meno rischiose. Lo prevede, da 40 anni, la legge 194. L'aborto farmacologico è una tecnica sicura ed economica, eppure è utilizzata solo nel 15,7% dei casi, perché una serie di condizioni ingiustificate ne limita l'impiego. Chiediamo che queste limitazioni vengano rimosse perché anche in Italia, come negli altri Paesi europei dove l'aborto è legale, le donne possano ricevere il trattamento più appropriato e conforme alla propria scelta.

L'Agenzia Europea del Farmaco prevede la possibilità di utilizzare la pillola RU486 per l'aborto farmacologico entro il 63° giorno di amenorrea, cioè entro le prime nove settimane di gravidanza. In Italia, invece, l'uso del farmaco è limitato ai primi 49 giorni di amenorrea, cioè alle prime sette settimane di gravidanza. Spesso le donne che chiedono l'interruzione non fanno in tempo a ottenerla entro le prime sette settimane e quindi devono ricorrere all'aborto chirurgico, senza avere la possibilità di scegliere la tecnica che preferiscono.

Chiediamo al Ministero della Salute, alla Conferenza Stato Regioni e all'AIFA, secondo le rispettive competenze, di estendere l'autorizzazione della procedura farmacologica fino al 63° giorno di amenorrea.

Le linee di indirizzo del Ministero della Salute per l'interruzione volontaria della gravidanza farmacologica impongono il ricovero ordinario dall'assunzione della RU486 al momento dell'espulsione, che richiede in media tre giorni. Non vi è alcuna evidenza scientifica della necessità e dell'appropriatezza di questa misura, che comporta disagi per la donna e spese inutili per il servizio sanitario.

Chiediamo al Ministero della Salute, alla Conferenza Stato Regioni e all'AIFA, secondo le rispettive competenze, di rivedere le linee di indirizzo, permettendo la possibilità di espletare la procedura in regime di day hospital o in regime ambulatoriale, anche in consultori adeguatamente attrezzati. 

Nel 2017 più di 7000 firme hanno sostenuto un appello tuttora inascoltato dell'Associazione Luca Coscioni e di AMICA, Associazione Medici Italiani contraccezione e Aborto, indirizzato alla Ministra della Salute Lorenzin, per chiedere di poter scegliere l'IVG farmacologica in regime ambulatoriale.

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