Università: vogliamo chiarezza

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Come sappiamo, il nostro Paese negli ultimi mesi ha passato momenti difficili, di portata inaspettata e di complicata gestione. Il tentativo di tornare alla normalità è stato attuato in quasi tutti i campi, ha coinvolto quasi tutte le categorie della nostra società. 

Quasi, perché noi siamo rappresentanti di una categoria che sia nei mesi di lockdown sia nei mesi della ripresa si è sentita messa da parte, non considerata. Siamo studenti e studentesse universitari. In questo difficile periodo ci siamo adattati in maniera più che responsabile, limitandoci ad assistere a lezioni registrate, scritte, in videochiamata e a svolgere esami, conseguire lauree, secondo le stesse modalità. Il Ministero dell’Università non è stato in grado di fornire linee guida adeguate, i nostri Atenei si sono dovuti misurare singolarmente con numerose problematiche e si sono adattati in fretta. La nostra è stata a lungo e resta ancora oggi una condizione alienante. Lo stesso crediamo valga per i nostri professori e le nostre professoresse, che si sono dovuti reinventare tempestivamente. Nulla di tutto questo assomiglia a ciò che l’università dovrebbe essere. 

La situazione odierna è paradossale: abbiamo facoltà di ritrovarci in quasi tutti i luoghi di aggregazione che frequentiamo abitualmente, ma non possiamo accedere a quelli dedicati alla nostra formazione.

Siamo sorpresi, amareggiati e indisposti di fronte all’evidenza: per le aziende, gli uffici, i negozi, i luoghi di culto, l’impegno per cercare una soluzione è stato attivo e le soluzioni sono state trovate tempestivamente. La ricchezza del paese, la produttività, la crescita economica sono chiaramente punti fondamentali verso cui sviluppare strategie di ripresa mirate. Ciò è stato fatto, ma la stessa cura non è stata dedicata a noi studenti e studentesse. Sarebbe stato questo il momento adatto per ripensare le strutture della nostra società, riportando al centro l’istruzione. 

L’istruzione è un diritto fondamentale e il cuore pulsante di ogni società che miri all’evoluzione e al progresso. In questi mesi però questo diritto non è stato sufficientemente tutelato.

Il senso di incertezza riguardo al futuro, con cui noi giovani eravamo già abituati a convivere prima dell’emergenza sanitaria, oggi ci assale con ancora più violenza. Eppure, siamo convinti che sia possibile formulare delle strategie da adottare per il ritorno in aula. Noi studenti vorremmo essere coinvolti nello sviluppo di queste strategie, e vorremmo essere informati in maniera tempestiva sulle decisioni che ci riguardano. Siamo noi gli attori del nostro futuro e non staremo inerti a guardarlo mentre esso si sbriciola di fronte a noi.

Il nostro appello:

  1. Crediamo che il nostro tempestivo ritorno in aula sia fondamentale per poter fruire della nostra esperienza universitaria in tutte le sue parti. Pensiamo che sia possibile integrare la didattica in presenza con la didattica a distanza per coloro che si troveranno ancora lontani dall’università per le ragioni più diverse (professori, professoresse o studenti, studentesse).
  2. Svolgere gli esami in presenza, ove possibile, garantisce chiarezza, evita problemi tecnici e garantisce l’uguaglianza tra gli studenti che possiedono e quelli che non possiedono i mezzi necessari. Nel caso in cui fosse necessario continuare a ricorrere alle modalità d’esame a distanza, chiediamo la stesura di linee guida vincolanti per tutti, al fine di evitare spiacevoli incidenti.
  3. Il momento della discussione della tesi e della proclamazione della laurea è imprescindibile, alla luce del lungo e faticoso percorso universitario. Molti tra i nostri colleghi e le nostre colleghe durante questi mesi si sono sentiti proclamare dottori e dottoresse attraverso uno schermo e altrettanti hanno solamente ricevuto una cifra simbolica nella posta di Ateneo. Tutto ciò è avvilente.
  4. Le biblioteche non sono soltanto un luogo volto al prestito dei libri, sono spazi dedicati allo studio. Come sappiamo non a tutti è concesso un luogo, all’interno delle proprie abitazioni, da dedicare allo studio e non tutti possiedono i mezzi necessari per fruire della didattica a distanza. Studiare in un luogo non consono e non conciliante inficia la qualità dello studio stesso, provoca frustrazione e aumenta le difficoltà già presenti in questo momento. Osservando come altri luoghi sono stati adattati alle esigenze sanitarie, crediamo che la prolungata chiusura delle biblioteche non trovi alcuna ragione dal punto di vista sanitario e ne chiediamo la riapertura tempestiva.
  5. I nostri colleghi e le nostre colleghe fuori sede hanno vissuto e stanno vivendo una situazione complicata. Necessitano chiarezza e coerenza per poter decidere se e quando eventualmente tornare nella città in cui studiano o nella loro città natale. Inoltre hanno bisogno di chiari parametri per quanto riguarda la gestione degli affitti, non possono rischiare di dover mettere in atto ulteriori rinunce.
  6. Gli studenti e le studentesse Erasmus sono stati abbandonati all’estero all’inizio di questa pandemia, senza specifiche indicazioni su come il loro percorso si sarebbe svolto e spesso senza la facoltà di utilizzare i mezzi di trasporto per poter tornare nel loro Paese. Per quanto riguarda i programmi Erasmus per l’a.a. 2020-2021 non crediamo che la modalità di distance learning proposta dalla Commissione Europea risponda alle esigenze e ai desideri degli iscritti.
  7. Anche per quanto riguarda la ripresa degli stage curriculari, che sono stati in larga parte sospesi con l’inizio dell’emergenza, non sono state elaborate linee guida chiare e coerenti. Per molti studenti ora risulta difficile coniugare il recupero delle ore di stage obbligatorie con la preparazione degli esami e la scrittura della tesi di laurea. Chiediamo che venga definito un piano unitario che non penalizzi ulteriormente i 150000 stagisti delle università italiane.
  8. Siamo consapevoli dell’allargamento previsto dal Ministero per la no-tax area, tuttavia non crediamo sia corretto pagare per servizi che non sono stati erogati e per questo chiediamo un abbassamento della retta per tutti gli iscritti.
  9. I nostri futuri colleghi e le nostre future colleghe, non ancora iscritti presso i nostri Atenei, non stanno ricevendo informazioni chiare e consistenti per quando riguarda le iscrizioni ai test di ammissione al prossimo anno accademico; e oltretutto i nuovi iscritti si troverebbero a dover iniziare questo nuovo percorso da dietro uno schermo, senza possibilità di conoscere l’ambiente e gli studenti stessi.  Non è questo il tipo di accoglienza che vogliamo mostrare ai futuri studenti e studentesse. Non è questo il modo in cui vogliamo che le nostre Università si presentino. Soprattutto alla luce delle previsioni che vedono un abbassamento delle iscrizioni del 10-20%.

«Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza» scriveva un famoso intellettuale del secolo scorso. Mai come ora questa frase ci risuona. Noi vogliamo istruirci e vogliamo farlo attivamente: pensando, condividendo, discutendo, vivendo. Crediamo sia un nostro diritto, e come tale lo rivendichiamo.

Teresa Tessari - Università degli Studi di Milano, LT Filosofia 

Alice Biscuola - Università degli Studi di Milano, LT Scienze Politiche

Chiara Citino - Università degli Studi di Milano, LT Scienze Internazionali e Istituzioni Europee