LE SCUOLE PROGRESSIVAMENTE CHIUDONO PER APRIRE ALLA DIDATTICA A DISTANZA.

LE SCUOLE PROGRESSIVAMENTE CHIUDONO PER APRIRE ALLA DIDATTICA A DISTANZA.
La colpa è anche nostra, non solamente del COVID 19.
Diceva Foucault che il potere ci lascia vivere ma decide sulla nostra morte. Aveva ragione se pensiamo non solamente all’eutanasia ma anche al decesso della scuola, determinato dai nostri politici.
Le hanno riaperte assembrando (mediamente) venti studenti in piccole classi, di ampiezza quasi sempre uguale a quelle pre-covid, e hanno previsto gli inutili ma costosi banchi monoposto (laddove sono arrivati) che devono, secondo il loro punto di vista, favorire il distanziamento. Poi hanno prescritto la distanza di un metro da bocca a bocca perché di più non sarebbe stato possibile, considerata l’esiguità degli spazi a disposizione. Consapevoli che questo è il giusto modo per fare sorgere nuovi focolai, hanno anche deciso, con la perizia di Eichmann, - il nazista che organizzava la deportazione degli ebrei stivandoli scientificamente dentro i treni -, che gli studenti possono riempire i bus sino all’80% della loro capienza. Insomma hanno valutato che sarebbe stato troppo costoso dimezzare le classi (massimo 9-10 studenti) e raddoppiare il numero di docenti, personale ATA e bus, perché sulla scuola si deve risparmiare.
Nessuno ha protestato. Qualche petizione (per esempio la mia), qualche articolo sui giornali, qualche proposta dei sindacalisti, spesso intervenuti fuori tempo massimo. Nessuna seria ribellione. Tutti noi, genitori, siamo stati infatti succubi di queste decisioni e sostanzialmente in silenzio.
Raccontiamo allora ai nostri figli che non siamo stati capaci di proteggerli, di salvaguardare il loro diritto allo studio. Perché questa forma di abuso all’infanzia, - l’incuria -, lascerà i segni. O pensiamo invece che con la didattica a distanza saranno ugualmente formati?
Si chiederanno, divenuti grandi, perché c’è stato un ’68 ma non un 2020. Perché i loro genitori che sembravano cosi attenti alle questioni superficiali (vestiti, scarpe, sport, tutela della salute, tablet e smartphone), non sono intervenuti per quanto riguarda la cultura. Hanno infatti permesso che la formazione venisse erogata tramite un pezzo di plastica, il PC.
Quando cresceranno, capiranno allora che aveva ragione H. Arendt (la filosofa che ha seguito il processo di Gerusalemme, quello in cui fu incriminato Eichmann): il male esiste ma è banale. E’ infatti determinato dalla difficoltà di pensare criticamente la realtà e di opporsi alle decisioni sbagliate del potente di turno.
“Senza scontro, non c’è crescita”, questa sara l’accusa (di matrice hegeliana, vedi schema servo/padrone) che ci muoveranno i nostri figli che per crescere devono contrastare i genitori. Ci diranno che non avremmo dovuto mostrare, - come il primo ministro inglese Chamberlain che sperava di ammansire Hitler assecondandolo sulle sue richieste di espansione territoriale -, il lato debole dell’appeasement, ovvero l’accomodamento a tutti i costi per evitare la guerra. Perché rispetto alle gravi ingiustizie è un imperativo categorico lottare, ovviamente dentro il diritto, per fare valere le ragioni dei più deboli. I nostri figli.
Aspetti ermeneutici.
Il post non vuole affermare che i nostri politici sono nazisti ma che si ripete, nella storia dell’uomo, uno schema psicologico: la difficoltà di contrastare il potere.