Non è tempo libero, è il tessuto vivo delle nostre città

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Siamo i precari e le precarie,
siamo le professioniste e i professionisti della cultura,
siamo gli operatori e le operatrici dello sport,
siamo le lavoratrici e i lavoratori dei circoli che ogni giorno animano i nostri paesi e offrono conforto, cura e accoglienza all’intera cittadinanza,
siamo gli studenti e le studentesse che popolano le città,
siamo fantasmi, dimenticati dalla classe politica
E siamo stanch*!

La chiusura indistinta di spazi essenziali per la cultura, la cura del corpo e della mente e lo scambio di pensiero che è stata messa in atto dal governo per arginare il contagio ha dimostrato ancora una volta l’assenza di una chiara progettualità. 
I nostri settori sono stati bistrattati e relegati ai margini, considerati mero intrattenimento: lo svago di cittadin* impegnati ad attraversare velocemente le città ogni giorno per consentire al Paese di continuare a produrre.

L’associazionismo, il mondo della cultura, dello spettacolo e dello sport sono settori permeanti nel tessuto sociale, non sono il passatempo per qualcuno, sono una possibilità per molt*, una salvezza per tant*. Non essendo stati riconosciuti come tali gli spazi dedicati a questi settori sono stati fortemente penalizzati dalle chiusure imposte dall’emergenza sanitaria. Vi invitiamo a riflettere su come tutt’ora permanga questa condizione nonostante sia ormai stato assodato che non si tratta di luoghi dedicati al tempo libero, ma una risorsa da sfruttare e non da sacrificare: sono spazi con una dignità, che presentano un immediato ritorno in termini di utilità e che devono essere riconosciuti come tali.

Per questo chiediamo: 

- RICONOSCIMENTO, perché il nostro lavoro non è tempo libero;

- RISORSE, perché non è bello, è essenziale;

- SPAZI, perché senza spazio la società soffoca.

Ci mobiliteremo il 16 dicembre affinché le nostre richieste vengano ascoltate.